Ritorno a casa è stato ideato da Harold Pinter nel 1965, quindi l’anno scorso ha compiuto 60 anni e Massimo Popolizio ha portando in scena lo spettacolo, che in queste settimane è al Piccolo Teatro Grassi (con tutto esaurito). Che posso dire? Come afferma il libretto di scena, la nuova traduzione a cura di Alessandra Serra aggiunge dei tratti più da commedia a quelli di un’opera che nasce per essere politica, anche se Pinter ai tempi lo negò espressamente: basti pensare al “ci ha fregato” con cui lo spettacolo si chiude.
Personalmente ho trovato la prima parte piuttosto pesante, con l’interazione tra Max e Lenny – ma anche quella tra Teddy e Ruth – piuttosto pesanti. la recitazione si risolleva a partire dall’incontro tra Ruth e Joey, dove si intravede dove si sta andando a parare: da lì in poi l’affiatamento è molto maggiore. Tenuto conto che Popolizio ha costruito la rappresentazione su sé stesso, essendo anche il regista, non ha molto senso parlare degli altri attori, se non per dire che i movimenti fatti fare a Lenny e Joey, soprattutto al primo (passi per il secondo, che fa il pugile dall’inizio alla fine…) sono piuttosto incongrui. Popolizio mantiene bene la scena, per fortuna. La parte di Sam serve soprattutto come contraltare, e il suo lavoro è fatto bene.
Ritorno a casa (teatro)
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