scala
A questa mattina le nuove previsioni danno lunedì o martedì mattina. Quelle per il camino: non pervenute. O meglio: “dopo Pasqua” (non si sa quale Pasqua, né quanto dopo Pasqua. Evviva la precisione)
L’avevo già cancellato al volo (ho un’abilità ormai da professionista), ma un neurone che era rimasto attivato me l’ha fatto recuperare dal cestino.
Il titolo è Prevent SARS from spreading through mobile phones – Coin Operated Mobile Phone Charger (Seeking distributors) che per chi preferisce la lingua dove il sì suona sta a significare “Previeni il contagio della SARS attraverso i cellulari! Carichino a moneta per telefonini (si cercano distributori)”. Può anche essere senza monetina, si affrettano anche ad aggiungere.
Mah. Se mi avessero presentato un sanitizzatore di telefoni a gettone, avrei forse potuto capirlo. Ma i telefonini? siamo proprio sicuri che non ci sia qualcuno a cui il virus è già entrato nel cervello?
Sarà divertente portare qui a Milano il mio pianoforte. Non tanto per fargli scendere un piano, quanto per salire di tre!
Purtroppo non siamo stati abbastanza pronti a fiondarci sulla finestra temporale in cui farci montare la scala interna e il camino: il guaio è stato che in quella settimana ci era stato promesso (invano, ça va sans dire) che venivano a installare il parquet.
Risultato: prima nuova data proposta, 3 e 4 aprile. Con noi già in casa, ma tant’è. Peccato che il giorno prima ci venga detto “Per il camino non se ne parla neanche. Per la scala, se proprio va bene ci vediamo lunedì 7 alle 8:30”. E noi aspettiamo.
Ieri mattina, restiamo entrambi in casa, e non si vede nessuno – no, alle 8:30 sono arrivati quelli del tavolo, almeno qualcosa è capitato!
Alla fine cerchiamo il titolare dell’impresa, che ci dice “Eh, sono stato male, entro ed esco dall’ospedale, e mi sono dimenticato di avvisarvi che non potevo arrivare” (grazie per aver fatto perdere mezza giornata a due persone, tra l’altro”). Nuovo risultato: forse giovedì 10 o venerdì 11 (sempre grazie per dare date precise…) verrò io o l’operaio”. E noi aspettiamo.
Si accettano scommesse.
In queste ultime settimane – mesi? in parecchi newsgroup della gerarchia it. è partita una proliferazione di articoli il cui titolo inizia con [OT]: questo dovrebbe significare che l’articolo in questione è fuori tema (off topic) e a dire di chi usa questa convenzione il tutto è una Buona Cosa.
Io non sono d’accordo: ecco quello che penso.
E’ il nome su un’ambulanza che ho visto passare venerdì sera a sirene spiegate mentre tornavo a casa.
Ora, mi sono già abituato a vedere “croci” di ogni nuance, anche se continuo a pensare che un servizio come quello del centro commerciale di Rozzano, vale a dire croce viola, faccia venire voglia di fare scongiuri doppi. Ma con tutto il rispetto per la signora Maria Barbara che probabilmente ha dato il nome al servizio: avere delle ambulanze è un servizio così lucroso, se ci provano proprio tutti a entrarci?
Aggiornamento (1/4/2004): La “croce” è Maria Bambina che continua per me ad avere poco senso – nemmeno i vangeli apocrifi mi pare parlino di Maria che da bambina gestiva malati o simili – ma almeno non è ridicolo. L’ineffabile corrispondente che me l’ha fatto notare non ha purtroppo risposto alla domanda più interessante: perché ci sono decine di “croci” diverse. Non si può pretendere tutto dalla vita.
Beh, almeno i titoli devono essere beneducati, credo!
Oggi su TorinoSette la Littizzetto si lamenta perché gli uomini quando vanno in bagno “ci stanno delle ore, delle mezze giornate”, mentre “alle donne bastano pochi minuti”.
Io sono indubbiamente fuori dal coro, essendo della scuola “falla tutta, falla in fretta”, ma vorrei che non si pensasse al sottoscritto in questo frangente, dedicandosi piuttosto alle statistiche globali.
Siete certo stati tutti in un centro commerciale, o anche solo in un autogrill, e probabilmente siete andati anche in bagno. Bene, la coda dalla parte maschile, ammesso che ce ne sia, è sempre infinitamente minore di quella “femminile”. Purtroppo non conosco nessun antropologo che abbia fatto un ponderato studio sulla questione, che gli avrebbe potuto far vincere un IgNobel Prize, e quindi mi devo accontentare di esporre alcune possibilità.
Datto questo, passiamo però alle cose pratiche. Anche se le mie limitate capacità non mi permettono di affermare con sicurezza le ragioni alla base di questo comportamento, nondimeno esiste. Allora, perché mai i cessi per gli uomini sono sempre tanti quanti quelli delle donne?.
E non venitemi a dire “beh, non è una fortuna per un maschietto come tu sei”? No. Non è una fortuna. Devo sempre perdere tempo ad aspettare le fanciulle del gruppo, e starmene lì in piedi come un cretino davanti agli ingressi dei bagni… non è un’ottimizzazione, lasciatevelo dire.
Ieri sera sono passato dalla mia vecchia casa – tanto devo pagarla fino a fine maggio, e Anna è in trasferta – e ne ho approfittato per mangiare un po’ di carne che era rimasta in freezer, prima di uscire per andare al corso di impro teatrale.
Alle 20:50 mi squilla il telefono. Rispondo, ed era una società di sondaggi romana che doveva valutare i mezzi pubblici milanesi (ah, la globalizzazione!) e cercava un maschio tra i 15 e i 54 anni. Vabbé, avevo giusto voglia di sparlare dei bus AMP ed ero di buon umore, quindi mi sono sottoposto alla tortura.
Poso il telefono, e squilla di nuovo. Questa volta era un telemarchettaro di WindInfostrada che mi dice “ma lo sa che può evitare di pagare il canone a Telecom?” A questo punto però mi sono anche scocciato, e ho fatto presente al tipo che sono un dipendente Telecom. Non sapendo lui che il canone lo paghiamo come tutti, ha subito riattaccato…
Ora mi chiedo: sono stato per un anno e mezzo in quella casa e non ho mai avuto di queste chiamate. Com’è che ne sono arrivate due contemporaneamente? Mica credo alle statistiche, io!