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Il caso Wesolowski

L’arresto all’interno della Città del Vaticano dell’ex arcivescovo e nunzio apostolico Jozef Wesolowski è qualcosa di davvero incredibile nella storia recente della Santa Sede. Non rompiamo con la storia del maggiordomo di palazzo che duplicava i documenti di Benedetto XVI, e non guardiamo nemmeno alle dimissioni più o meno libere dei sacerdoti accusati di pedofilia – ce n’è stato uno anche oggi. Il vero punto è che papa Francesco ha esplicitamente ricordato che la giustizia divina e quella umana sono due cose distinte e che corrono ciascuna sui propri binari. Non ci dovrebbe essere nulla di così strano, almeno in teoria: ma la pratica in effetti è stata molto diversa, ed è difficile vedere il papa anche come sovrano assoluto del suo minuscolo regno. Il segnale è davvero forte, e spero non rimanga isolato.
(Poi però mi chiedo come avesse fatto Wesolowski a fare così carriera. Mica era un prete qualunque, che è molto meno visibile!)

Ultimo aggiornamento: 2014-09-25 17:36

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Sindone: crocifissione a Y?

L’articolo segnalato da Galileo a proposito di un nuovo studio della Sindone è molto interessante. Secondo Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli, infatti, le macchie di sangue sul braccio non sarebbero compatibili con una crocifissione a T, ma bensì con una a Y, cioè con le braccia molto in alto anziché orizzontali.

Naturalmente lo studio (lo trovate qui, alle pagine 205-206) si limita a scrivere che «Considering these results, the imprint on the Shroud does not correspond with the traditional artistic image of a crucifix with arms stretched out on the crossbeam», e non prosegue a valutare le altre ipotesi: tipicamente, che la crocifissione ai tempi dei romani fosse effettivamente fatta con una croce – pensate solo che fino a pochi decenni fa l’iconografia faceva portare tutta la croce al Cristo, e solo in seguito si è passati ai pali già pronti per l’uso – e che fosse usanza medievale crocifiggere qualcuno. Per questo secondo punto, il razionale è semplice: se io dovessi fare una finta Sindone potrei anche decidere di crocifiggere qualcuno perché “sembri vera”: ma a questo punto faccio le cose come credo siano avvenute, e quindi con il poveretto messo a T. Se invece mi limito a mettere il sudario su uno che era stato crocifisso per tutt’altra causa, allora è chiaro che come viene, viene…

Peccato che di tutto questo non vi sia traccia nel resoconto di Galileo, che si premura però di ricordarci che lo studio è stato “realizzato anche con il sostegno dell’Uuar” (sic – però il link arriva correttamente al sito UAAR)

Ultimo aggiornamento: 2014-04-08 10:51

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Spezziamo il monopolio di Repubblica!

E così papa Francesco ha telefonato a Eugenio Scalfari, gli ha detto che aveva voglia di vederlo per parlare un po’ (“lunedì non posso, mercoledì nemmeno… le va bene martedì?”) e ovviamente Repubblica ha le sue tante pagine dedicate alla chiacchierata tra i due. Immagino la gioia di quelli del Corsera, che ormai non sanno più a che santo votarsi.
Ma parliamo seriamente. La scelta di Bergoglio è sicuramente dirompente, ma si basa su una logica ineccepibile (e qui vediamo l’influenza gesuitica…) e a posteriori perfettamente chiara: questo è il modo più semplice per parlare alla gente. Non sto per nulla pensando alla parabola della pecorella smarrita: sono convinto che questo papa sia onesto quando afferma di non voler convertire nessuno, perché sa bene che non si può far convertire nessuno: è la singola persona che decide in piena libertà cosa farà. Ma questo significa che occorre trovare un modo per presentare il pensiero cattolico alle persone. E questo modo non può essere un’enciclica, che è l’equivalente di un discorso programmatico: importantissimo, serve a indicare la linea, ma è per pochi. Il modo più efficace è un’intervista, dove può parlare con un linguaggio più semplice – e probabilmente il fatto che l’italiano non sia la sua lingua madre aiuta. Così c’è stata la prima intervista “in casa”, a Civiltà Cattolica che poi l’ha subito resa disponibile gratuitamente a tutti (vedi anche questo status Facebook di padre Antonio Spadaro). Ma di nuovo il “tutti” qui è comunque da leggere come “tutti i cattolici”, anzi nemmeno tutti: quelli che vanno a messa giusto una volta l’anno non vengono attirati. Il passo successivo è giocoforza cercare un grande quotidiano non cattolico: non che in Italia si legga così tanto, ma un po’ di passaparola c’è già. E se leggete il testo vi accorgerete di come Francesco non solo fa (anche) teologia, ma soprattutto la fa in modo completamente diverso da quello che ci si aspettava da un papa; in un certo senso fa il divulgatore teologico, il che dovrebbe essere una bella cosa per chiunque, cattolico, cristiano, religioso o ateo. La scommessa di Bergoglio è per me chiara, come dicevo: riformare la struttura della Chiesa dall’interno, ma anche spiegare alla gente perché la Chiesa è un posto dove si può stare. Né Paolo VI, né Giovanni Paolo II, né Benedetto XVI avevano osato tanto. In bocca al lupo :-)
(anche se da quanto ho scritto il seguito più probabile dovrebbe essere vedere Bergoglio intervistato in tivù, non credo capiterà… ma questa è solo una mia sensazione personale. Un conto sono i momenti “cogli l’attimo”, un conto sono le interviste dove c’è più tempo per meditare una risposta, ma il papa è troppo saggio per non sapere i rischi del tubo catodico)

Ultimo aggiornamento: 2013-10-01 12:06

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l’Anello del Pescatore

Leggo che l’Anello del Pescatore di papa Francesco non sarà d’oro come è sempre stato, ma di argento dorato.
Posso sommessamente far notare che non mi pare il caso, senza per questo essere tacciato di eresia? Io capisco la ricerca di uno stile più sobrio. Ma quell’anello è importante non per sé ma in quanto è un simbolo, tanto che come ricorderete l’anello di Benedetto XVI è stato ufficialmente rotto quando la rinuncia di Ratzinger al papato è divenuta effettiva. Bene. Pensate quale può essere il valore venale dell’oro che compone l’anello e immaginate qual è il risparmio nell’averlo di argento. O se volete vederla in un altro modo, pensate alla vostra vera, se siete sposati: avrebbe senso sostituirla con una d’argento? Per me no. Per altri evidentemente sì.

Ultimo aggiornamento: 2013-03-18 18:35

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papa Francesco (senza il primo)

Padre Federico Lombardi ha spiegato che con GP1 si erano sbagliati: Albino Luciani aveva preso il nome di Giovanni Paolo e basta, perché – nonostante Gesù sia definito nel vangelo di Luca primogenito – finché non c’è un secondo papa che prende un nome quello che c’è non deve avere un ordinale vicino. Dan Brown potrebbe scrivere un bestseller raccontando come, una volta accortisi dell’errore, l’unica soluzione venuta in mente ai curiali sia stata quella di eleggere immediatamente un GP2: io non sono così bravo a inventarmi trame, quindi passo ad altro, non prima di aver notato come la pagina di Wikipedia in questo momento è protetta dallo spostamento, perché evidentemente c’era un po’ di gente che non era d’accordo. E poi dicono che l’infallibilità non serve :-)
Quando ho saputo che Bergoglio era stato scelto come papa, il mio primo commento è stato “ma non dovevano farlo al giro prima?” In effetti non mi è molto chiaro come mai sia stato scelto adesso, anche se la mia impressione è che i cardinali abbiano voluto scegliere un outsider per evitare blocchi contrapposti. Né mi è chiara la scelta del nome Francesco: per me, più che il Poverello d’Assisi, è in ricordo di Francesco Saverio. Non che importi più di tanto. Non sapevo che è il primo papa gesuita, il che mi pare molto più importante che essere il primo papa dell’America Latina, o se preferite il primo papa non europeo dopo lo Scisma d’Occidente (che in un certo senso ha sancito la nascita dell’Europa, almeno da un punto di vista religioso).
Per il resto che dire? Sono già (ri)partite le voci sulla sua connivenza col regime di Videla, anche se sono in pochi a notare come tutte queste voci partano da un’unica fonte: il libro L’isola del silenzio di Horacio Verbitsky. Io non mi fido dell’agiografia, ma nemmeno delle fonti uniche. È invece abbastanza chiaro che dal punto di vista dottrinale papa Francesco è un conservatore, il che nel cattolicesimo non significa assolutamente nulla. Ho ben presente un altro papa eletto da vecchio e scelto apposta come figura di transizione, del quale l’ortodossia conservatrice era ben notoria: Angelo Roncalli, papa Giovanni XXIII. Non credo che Jorge Mario Bergoglio indirà un nuovo Concilio, ma ho l’idea che – se ne avrà il tempo – cambierà la struttura della chiesa cattolica, cosa probabilmente ancora più importante che la dottrina. Ma per tutte queste cose occorre aspettare e vedere.
Aggiornamento: (13:15) Leggo da qui che Timothy Dolan ha esplicitato che Bergoglio si è invece davvero ispirato a san Francesco d’Assisi per il suo nome da papa. Un’ulteriore prova della mia incapacità congenita nel fare ipotesi “politiche”.

Ultimo aggiornamento: 2013-03-14 12:02

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Scegliere la data giusta

Una cosa che mi ha stupito dei millemila commenti sulle dimissioni di papa Benedetto XVI (dimissioni e non abdicazione: mica ha nominato il proprio successore!) è che praticamente nessuno ha notato la data in cui ha comunicato la sua scelta: l’11 febbraio è dedicato alla Madonna di Lourdes, ma soprattutto è la Giornata del Malato, e come ho già scritto la voce di Ratzinger, che mai è stata vibrante, era ancora più debole del solito. L’unico opinionista che ha citato la secondo me non-coincidenza è stato Vittorio Messori sul Corriere: Messori che probabilmente ha ragione a dire che la presenza di cardinali durante la cerimonia di canonizzazione di tre martiri è sembrato a Ratzinger il miglior consesso per esternare la sua decisione, e che quasi sicuramente non ha capito per nulla il perché della scelta di esprimersi in latino (con qualche errore di concordanza, notava piccato Luciano Canfora sempre sul Corsera). Il latino è la lingua ufficiale della Chiesa Cattolica Romana: perché avrebbe dovuto parlare in italiano?

Ultimo aggiornamento: 2013-02-12 11:57

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Comunioni sgradite

Nel socialino dell’odio (il nome è tutto un programma, no?) è in corso un’animata discussione, a partire da una foto di Ilona Staller (mi dicono) che sta facendo la comunione al funerale del pornomanager Riccardo Schicchi, e un gruppetto di persone che comunque stanno ben lontane da un’ostia anche non consacrata hanno gridato allo scandalo, nel senso di Mt 18,7… nemmeno tanto per il passato di pornostar della signora Staller (non credo che quello di parlamentare sia considerato) quanto per l’avere avuto almeno due mariti (e qui si dimenticano Gv 4,18, ma va bene lo stesso).
Nel mio piccolo angolo di moralizzatore, mi può scandalizzare il Pierferdi che va a fare la comunione in conclamato concubinaggio; però non so assolutamente quale sia la vita sentimentale attuale della signora Staller, né se si sia mai sposata con rito religioso, dato che in caso contrario di per sé non possiamo certo sapere se si fosse appena confessata e assolta, quindi dal punto di vista cattolico fosse in grazia di Dio. Evidentemente i commentatori di cui sopra sono molto più attenti di me alle vicende di Cicciolina…

Ultimo aggiornamento: 2012-12-12 11:42

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Il Perdono d’Assisi

Lo so, oggi si dovrebbe parlare della strage di Bologna. Ci sono tanti blog in giro, che probabilmente sapranno erudirvi molto più di me. Io invece parlo di una cosa di cui sapevo l’esistenza, ma non avevo mai considerato attentamente: il Perdono d’Assisi.
Innanzitutto, per i poco versati nelle cose della chiesa cattolica romana, spiego in due parole che cos’è l’indulgenza plenaria. Per i cattolici la confessione rimette i (manda via la colpa dei) peccati, quindi dopo essersi confessato si rientra in grazia di Dio. Ma resta la pena per i peccati commessi: come diceva il buonanima del mio professore di religione al liceo, io ti posso anche perdonare se con una pallonata hai rotto il vetro della finestra del soggiorno, ma il vetro bisogna comunque ricomprarlo. Risultato? Avrai da stare per un po’ in Purgatorio, ad espiare la pena; a fare lavori socialmente utili, diremmo oggi. Bene: l’indulgenza cancella anche la pena, in parte o – se plenaria – tutta. Essendo Dio infinito, per Lui il costo marginale di un vetro nuovo è nullo, e può permettersi di queste cose.
L’indulgenza si può lucrare (notate il termine) per sé stessi o per i defunti, partendo evidentemente dal principio che non siano finiti all’inferno. Storicamente c’erano due modi per ottenerla: facendo un pellegrinaggio in Terra Santo o altri luoghi importanti e soprattutto sganciando un po’ di soldi alla Chiesa, in un do ut des che ricorda pericolosamente il vigile urbano o il finanziere che si prende la mazzetta se non vuoi avere una multa e che fu una delle cause, anche se non quella scatenante, dello scisma Protestante. Ordunque: leggo da Wikipedia che il Perdono d’Assisi, voluto fortemente da san Francesco che andò appositamente dal neoeletto papa Onorio III, fu il primo esempio di delocalizzazione, e soprattutto gratuità pratica, dell’indulgenza plenaria. Certo furono messi dei paletti, tipo la possibilità di ottenerla solo un giorno ogni anno; però è comunque un segno di quella che poi (non) è stata la Grande Riforma Medievale della Chiesa Cattolica. Sicuramente aiutava il fatto che Francesco, a differenza per esempio di Valdo, stava relativamente vicino a Roma. Però…

Ultimo aggiornamento: 2012-08-02 10:42

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