recensioni

rec-2004

_Incontri con la sfinge_ (libro)

Dev’essere dura, sentirsi confondere con il proprio padre. Del resto, generazioni di cruciverbisti si sono scontrati con la pagina quarantuno della Settimana Enigmistica e il cruciverba di “P. Bartezzaghi”. (Oggi la pagina quarantuno è feudo di A. Bartezzaghi, che sarebbe il figlio di Piero e il fratello di Stefano)
È un peccato, perché Stefano Bartezzaghi merita indubbiamente di essere conosciuto per quello che fa lui: oltre che tenere la rubrica di giochi attualmente su Repubblica (Lessico e Nuvole), ha scritto vari libri sull’argomento tra cui il recentissimo Incontri con la sfinge (“Nuove lezioni di enigmistica”, Einaudi Saggi 2004, X-235 pagine, 18€, ISBN 88-06-16776-6), nato dalle Lezioni Magistrali che ha tenuto l’anno scorso all’Università di Bologna.
Il libro narra la storia di alcuni dei giochi di base dell’enigmistica, come l’anagramma, la sciarada, il rebus. Mi pare che questo tipo di approccio, rispetto a quello più didascalico del suo precedente Lezioni di enigmistica, permette al libro di essere pienamente godibile anche da chi non è un fanatico dei giochi con le parole: lo consiglio insomma come piacevole lettura. Certo che costasse qualche euro in meno…

rec-2004

Vecchi tempi (teatro)

Harold Pinter, oltre che essere stato un marito di Marylin Monroe, è un famoso drammaturgo del ‘900. Il mio problema è che non riesco a capirlo.
Prendiamo questa Vecchi tempi che ci siamo visti ieri. Pièce del 1971, breve (un’ora e in quarto, atto unico in due scene), e con tre soli attori. Che attori, intendiamoci: Umberto Orsini, Greta Scacchi e Valentina Sperlì. L’interpretazione è indubbiamente stata di prim’ordine. Però io sarò gnugnu ma la storia mica l’ho capita… Sì, c’è questa coppia (Deeley e Kate) nella loro villa nella campagna inglese che riceve la visita di un’amica di lei (Anna), che non vedeva da vent’anni; seguono una serie di dialoghi tra i tre, con lui che scopre di avere conosciuto la donna in quel periodo, una gelosia neanche troppo latente tra Deeley e Anna che vogliono entrambi Kate, che alla fine si mostra non realmente interessata a nessuno. Ma saranno veri i ricordi che ognuno inserisce nella storia, o sono solo dei sogni di ciascuno? E cosa significano le scene filmate che appaiono sui pannelli ai lati, che a volte sembrano degli anni ’50, altre volte sono gli stessi attori ma non ripresi al momento? Urge insomma una spiegazione più completa.
Ah, Greta Scacchi è stonata forte.

rec-2004

castello di Lardirago

Essendochè oggi c’è la giornata del FAI, abbiamo deciso di andare a vedere uno dei monumenti aperti solo oggi, e per la precisione il castello di Lardirago, vicino a Pavia. Così oggi pomeriggio io, Anna e i suoi ci siamo messi in macchina e ci siamo lanciati per la bassa pavese.
Il navigatore ci ha sicuramente aiutato a non perderci, ma non ci aveva preavvisato dei nomi dei paesini nel percorso, assolutamente esilaranti: non parlo di Vidigulfo, che è un bellissimo nome longobardo, ma piuttosto delle località Grugnetto e Grugnettino… Io devo comunque tacere, visto che continuo a chiamare il paese “Langhirano” pensando evidentemente al prosciutto.
Arrivati al paese, non abbiamo ovviamente avuto problemi nello scoprire dove stava il castello, che svettava tranquillo e beato. C’è una diatriba irrisolta tra me e Anna: il castello sorge sopra l’unico cocuzzolo in un raggio di dieci chilometri. Forse sono cinque metri di altezza, volete mettere? E’ chiaro che il castello è stato fatto là perché il cocuzzolo era là, ma io affermo che per caso lì c’era un po’ di terra in più, mentre la mia gentil consorte ritiene che ce l’abbiano portata loro la terra: al limite c’era qualche campo neolitico e i medievali hanno semplicemente alzato un po’ il cumulo che c’era. Se qualcuno tra i miei lettori ha la soluzione del quesito, me lo comunichi.
Abbiamo anche visto una coda di gente che non finiva più, anche se il tipo del FAI garantiva – ed effettivamente è stato così – che in mezz’ora saremmo riusciti ad entrare. Dopo questa simpatica attesa siamo così arrivati nella parte compresa tra i due edifici che formano il castello, dove ci siamo comprati due t-shirt marchiate FAI (10 euro cadauna) e finalmente siamo entrati nel castello vero e proprio, con le “aspiranti ciceroni”, due ragazzine della locale scuola media, che ci hanno raccontato i risultati della loro ricerca. Ad essere sincero, ho preferito i disegni che hanno fatto, che purtroppo rimanevano un po’ negletti, senza nessuno che li segnalasse.
La gentile signorina che ci ha fatto da guida era carina, ma aveva un piccolo problema di base: spiegava le cose come a un seminario di storia dell’arte. Tutti voi potete immaginare cosa sia una monofora multilobata, vero? Ecco. Magari ci si può arrivare, se si ha studiato: ma non mi pare esattamente questo lo scopo delle giornate FAI.
Ad ogni modo, il castello è molto bello, anche se prima che riusciranno a finire i lavori di ristrutturazione – tra l’altro strutturale, quindi anche necessari – ce ne vorrà di tempo. I vari rimaneggiamenti, con archi murati o tagliati per fare nuove finestre, danno un’aria favolosa al complesso. Anche il passaggio elicoidale interno, che non è una scala perché è stato studiato in modo da far salire le bestie da soma, è molto carino. Gli affreschi che sono rimasti, invece, non ci hanno detto molto: nulla di eccezionale, insomma.
Il più grosso peccato è che il castello non sarà comunque visitabile nemmeno quando restaurato. I proprietari, il collegio Ghislieri di Pavia, ne faranno infatti un “centro di eccellenza per tenere master”, o almeno è quello che ci hanno detto.

rec-2004

Cristianesimo – essenza e storia

Alcune decine di anni or sono, il nome del teologo tedesco Hans Küng era diventato noto anche all’italico pubblico, per via di una serie di polemiche contro il papato. Adesso che ha una certa età e ormai di ricerca teologica non ne riesce a fare più (la definizione non è mia, ma di un professore della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale) ha pensato di scrivere una trilogia sulle grandi religioni monoteiste. Ho iniziato col leggere il secondo volume (Cristianesimo, Rizzoli 1999, pag. 939, ISBN 8817118664, €11.50), dedicato al cristianesimo.
C’è tanta roba, anche se bisogna togliere 150 pagine di note, per la maggior parte bibliografiche. Küng vuole mostrare come si possano vedere vari paradigmi della cristianità, che lui intende come modi diversi di vedere la stessa cosa, anche se ormai si sono sclerotizzati: si parte dalla visione giudaico-apocalittica ormai scomparsa, passando per l’ortodossia, il cattolicesimo, l’evangelismo, e arrivando a quello che chiama “il paradigma della modernità”, con le religioni spiazzate da scienza e tecnica. Nel fare questo, dà mazzolate a tutti, a partire ovviamente da papa Wojty?a con cui deve avere proprio il dente avvelenato. Gli resta comunque la speranza di riuscire a rimettere insieme tutti questi paradigmi in una nuova visione sfaccettata, che non significa sincretismo.
Ho trovato molto interessanti le parti di storia della religione, soprattutto per la spiegazione delle separazioni cattolico-ortodossa ed evangelico-cattolica che sono molto più complesse di quanto uno avesse capito a scuola, ammesso che fosse stato attento a lezione. La parte moderna è stata tirata un po’ in fretta, invece. Poi non si può dire che il libro sia costoso, anche se non è esattamente una lettura di svago: insomma si può pensare di guardarselo se non si ha fretta.

rec-2004

_Giorni Felici_ (teatro)

Oggi siamo andati a vedere l’ultima rappresentazione al Piccolo – quello vero, in via Rovello – dell’opera di Samuel Beckett, nella rappresentazione di Giulia Lazzarini. A quanto ho letto, Happy Days dovrebbe essere l’opera più allegra del nostro simpatico dublinese. All’anima. L’opera mi è stata relativamente incomprensibile, il che non è poi così strano considerando come funziona il teatro contemporaneo: il testo serve a te a pensare, non ti viene certo detto tutto.
La scena è minimale a dir poco, in una specie di deserto con Winnie all’inizio immersa fino alla vita e poi nel secondo tempo con solo la testa fuori, e il suo marito Willie che ogni tanto sbuca in parte da una buca, oltre a leggere gli annunci economici. Eppure Winnie è sempre felice, non importa che la sua vita si riduca sempre più: qualunque cosa la rende gioiosa.
Il mio problema, lo ammetto, è stato reggere soprattutto il primo tempo. Un monologo così lungo non è mica semplice, nonostante la bravura della Lazzarini. In effetti tra il primo e il secondo atto il tipo davanti a me se l’è telata.
Nota sulla sala: fa un caldo boia, e almeno noi all’ultima fila (che però ha abbastanza spazio per le gambe…) sentivamo passare la metropolitana.

rec-2004

<em>Come Together</em>

Termino la mia trilogia di cover beatlesiane con questo disco (AA.VV., Hot Lips Records 8-23087-10052-0, 2002, 16.98$), che ha come sottotitolo “An A Cappella Tribute to The Beatles”. I suoi quattordici brani sono stati scelti per avere un esempio da ciascuno degli album degli Scarafaggi; alcuni di essi sono stati commissionati per questa raccolta. Per chi non è avvezzo al gergo musicale, “a cappella” significa “solo con le voci”, niente strumenti. I Beatles, che amavano fare armonie a più voci, sono generalmente un ottimo banco di prova.
Che dire? il mio giudizio è leggermente calato al decimo ascolto, anche se indubbiamente l’album merita di spenderci i soldi. A parte i bari come i five o’ clock shadow che hanno aggiunto suoni elettronici a Tomorrow never knows, è piacevole vedere come si può cantare senza strumenti in modi completamente diversi, che possono essere più o meno gustosi ma sempre interessanti. Mi è dispiaciuta la versione di All I’ve got to do dei Toxic Audio, che avrei visto più tendente al soul; meritevole Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band; dai Bobs non mi aspettavo nulla di meno che la loro Strawberry Fields Forever; Let it be è ovviamente gospel, mentre Come Together ha quella punta gotica che fa pensare a John Lennon che sibilava “shoot me”. Ma la cover di gran lunga migliore è All you need is love cantata dagli House Jacks. Oserei quasi dire che è meglio dell’originale…
Il libretto è smilzo, ma piuttosto informativo, e soprattutto pieno di puntatori ai siti dei gruppi.

rec-2004

Problem-Solving Strategies (libro)

Il titolo è un po’ fuorviante. Forse è meglio dire subito la collana: “Problem Books in Mathematics”. Il libro (Arthur Engel, pp. 403, Springer 1998, ISBN 0-387-98219-1, 54.95$) è soprattutto un’enorme raccolta di problemi di quelli che danno alle gare di matematica, divisi in sezioni. Alcuni di questi problemi hanno una specie di spiegazione, che permette di capire il punto di vista da seguire: ad esempio, cercare di trovare un invariante che permetta di dare velocemente la soluzione a un problema. Pensiamo ad esempio di togliere due caselle agli angoli opposti di una scacchiera e chiederci se possiamo coprire la parte rimasta con trentuno rettangoli 1×2. L’invarianza è data dalla parità, ogni rettangolo copre lo stesso numero di caselle bianche e nere, ma la scacchiera mutilata ha 32 e 30 caselle.
Non preoccupatevi: tutti i problemi – e sono 1300! hanno, se non proprio una soluzione, gli aiutini che portano alla soluzione stessa. Se vi piace la matematica, è il vostro libro; altrimenti forse è meglio cercare qualcos’altro.

rec-2004

Memorie di un cuoco di un bordello spaziale (libro)

Il libro (Massimo Mongai; 299 pagine; Robin 2003; ISBN 8873710212; 15 €) è il secondo nella serie delle avventure del cuoco Rudy “Basilico” Turturro a spasso per la galassia. Non ho letto il primo, che pure è stato Premio Urania 1997: le mie letture fantascientifiche sono un po’ erratiche.
Dico subito che questo libro non mi è affatto piaciuto. Buona l’idea di vedere tutto dal punto di vista di uno che ami la cucina, e interessanti i flashback con estratti di altri libri del Turturro. Ma avere i nomi di pianeti e razze da dover leggere in stile “eenglehseh” per ritrovarsi con termini romaneschi come “L’Antica Piccola Magione Al Di Là Del Fiume” vale a dire “Kuhsaettuhdaetruhstaevaerae” può essere divertente all’inizio, ma alla lunga scoccia: e gli intermezzi di sesso mi sembrano nello stile dei libri porno-sf degli anni ’70, della serie cioè “fàmolo strano, che tanto basta aggiungere qualche particolare non terrestre e la gente sbava”.
Insomma, non penso leggerò altro del nostro.

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