recensioni

rec-2004

_Il Grigio_ (teatro)

Certe cose bisogna confessarle. Siamo usciti alla fine del primo atto.
Non è che Fausto Russo Alesi non sia bravo, anzi. Gli è che il testo stesso non regge secondo me. La fregatura è la lentezza della storia, e il non avere nessuno tipo di stacco – a differenza del teatro canzone, non ci sono brani musicali che intervallano il monologo. Dire che lo spettacolo risale al 1988, quindi non è nemmeno così vecchio… Vabbé, non si può avere tutto.

rec-2004

<em>Il signor Rossi e la Costituzione</em>

“Serata di delirio organizzato”, dice la locandina. Sicuramente la biglietteria del Piccolo era in delirio disorganizzato: un quarto d’ora per riuscire a ritirare i miei biglietti (che non avevo potuto prendere la settimana scorsa perché erano già stati emessi, e probabilmente a questo punto conservati in un caveau fino a un’ora prima dello spettacolo). Almeno avevamo i posti in quinta fila, il che non è affatto male, anche un mezzo cecato come me non ha avuto problemi.
Non lasciatevi ingannare: lo spettacolo è tutto meno che improvvisato. Ho solo un dubbio: all’inizio, dopo l’introduzione di Paolo Rossi, quando è entrato il resto del cast si sono accese le luci e sono entrate una quarantina di persone, al che il comico ha detto “vabbé, facciamo un sunto dell’inizio… ma lo faccio in slavo, sennò non mi diverto” e parte appunto col grammelot slavo. Forse (forse) questo era improvvisato. Il resto no, è chiaro che il copione può modificarsi giorno per giorno ma la base è indubbiamente standard: anche le richieste di domande dal pubblico nell’intervallo sono finte (ho verificato di persona): e credo che gli articoli della Costituzione vengano sì estratti, ma da un insieme di sette-otto al massimo. Per la cronaca, ieri è uscito il 68, seguito dal 21 e dal 34: se qualcuno vuole confrontare…
Queste non sono critiche, ma semplici constatazioni. Io e Anna ci siamo scompisciati dalle risa per tutto il tempo, ben superiore alle due ore previste: il signor Rossi sarà piccino, ma ha un’energia da vendere, e una mimica eccezionale: Max Loizzi che gli fa da valletto è anche lui tosto, e non è facile fare da spalla a un mattatore: i musicisti oltre a suonare bene hanno il loro siparietto, così come il (pseudo?) vigile del fuoco. Vale davvero la pena di vederlo, anche se non si è di sinistra :-)

rec-2004

Quantum Leap: Mirror’s Edge (libro)

Non ho vergogna di ammetterlo. Mi piacevano i telefilm della serie Quantum Leap, dove Scott Bakula alias Samuel Beckett aveva avuto qualche problema con il suo acceleratore temporale e finiva al posto di una serie di persone, con lo scopo di migliorare in un modo non specificato a priori le proprie vite. Al tempo avevo anche comprato alcuni dei libri della serie omonima, generalmente tratti dalle sceneggiature dei telefilm come capita anche ad esempio con Star Trek.
Questo (C.Davis, C.Davis e E.D.Reese, Mirror’s Edge, Boulevard 2000, 304 pag, ISBN 0425173518, 9.50$ almeno in teoria) è il diciottesimo e ultimo libro della serie, che tra l’altro non ha mai avuto una versione televisiva. Io me l’ero tenuto da parte per un po’, e finalmente ho trovato il tempo di leggerlo. Il risultato purtroppo è stato molto inferiore alle aspettative.
Ovviamente parto dal principio che il lettore sappia cosa si trova, come in ogni libro seriale. Le prime pagine sono troppo lente, poi la storia inizia a crescere in maniera accattivante… e si blocca. La trama si avvita per rimettere insieme tutti i cocci dei vari racconti, crea sottotrame che si perdono nel nulla, e alla fine… boh. Confesso di non essere riuscito a capire il finale, e non penso sia solamente per la mia non completa conoscenza dell’inglese.
Insomma, se vi era piaciuto QL e lo trovate su una bancarella, male non fa. Ma non vale la pena di cercarlo.

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_Dopo mezzanotte_ (film)

Sabato Anna mi ha gentilmente fatto notare che sarebbe stato simpatico che io andassi al cinema con lei e altri due amici nostri. Io ho doverosamente acconsentito, ma mi sono riservato il diritto di scegliere il film, e mi sono deciso per questo, dato che almeno potevo vedermi un po’ Torino almeno in pellicola, anzi in digitale.
Il risultato è stato una piacevole sorpresa. Il film non è nulla di eccezionale, ma è comunque carino anche prescindendo dalle immagini torinesi. L’interpretazione di Giorgio Pasotti nella parte di Martino, custode della Mole Antonelliana, è ottima, fa delle facce semplicemente favolose; sugli altri si vede probabilmente una minor abitudine alla recitazione soprattutto negli accenti. L’Angelo (Fabio Troiano) sembra essere marchigiano/umbro, il che alla Falchera non è una cosa comune; Amanda (Francesca Inaudi) è un po’ schizofrenica. Ha delle belle tette, però :-) La storia non la racconto per ovvie ragioni, ma è un po’ sognante e un po’ retrò, aiutata dalla voce di Silvio Orlando come narratore.
Due note negative: il riferimento al nostro presidente del consiglio alla fine, che non c’entra nulla col film – e non ditemi che è perché si parla della gioventù scapestrata di oggi; e il 63 non arriva alla Falchera, ma a Mirafiori Sud.
State invece attenti a quando nella colonna sonora (molto bella) appare per la seconda volta Ricominciamo

rec-2004, recensioni

Storia degli ebrei

Altro libro scritto da un rabbino e che parla degli ebrei, come Celebrazione talmudica. Il libro (Chaim Potok, Storia degli ebrei, Garzanti 2003, 595 pagine, 25 €, ISBN 8811597420) è in un certo senso una storia del mondo vista dal punto di vista degli ebrei, e si può dividere in tre parti: quella corrispondente al periodo biblico, il tempo del talmud (fino diciamo al basso medioevo), e l’epoca moderna. La prima parte è semplicemente favolosa: da un lato Potok fa le pulci al testo storico biblico, dicendo ad esempio che l’estensore ha volutamente invertito l’offerta di Salomone di alcune città nel territorio ebreo a Tiro. Dall’altra vedi un amore per quel popolo prescelto e per il suo Dio che “è lì”. Un bellissimo sguardo sulla storia mondiale. Nella seconda parte si sente una vena polemica, curiosamente minore verso gli arabi e maggiore verso il periodo ellenistico. Dire che da Alessandro Magno in poi l’unico prodotto valido ellenista sia Tolomeo mi pare esagerato. Anche qui interessante vedere la storia dell’inizio del cristianesimo, e soprattutto di Paolo di Tarso, vista “dall’altra parte”. La terza parte è soprattutto un insieme di spot su varie figure ebree europee. Viene volontariamente lasciato da parte il ‘900, e non posso dargli torto.
In complessiva, un libro storico che si legge come un romanzo, e non è poco. Per i completisti, il titolo originale è “Wanderings. Chaim Potok’s History of the Jews” e i traduttori sono Maria Luisa Sgargetta e Piero Stefani.

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_Le ferrovie_ (libro)

L’autore non ha problemi ad ammettere di essere cresciuto in mezzo ai treni. Io posso solo dire che – come tantissimi bambini – venivo portato da piccolo a vedere passare i treni e che l’amore per i binari mi è rimasto. Questo libro (Stefano Maggi, Le ferrovie, Il Mulino 2003, 260 pagine, 12.50 € ISBN 8815093893) racconta la storia delle ferrovie in Italia, dai primi tratti preunitari allo sviluppo tra il 1870 e il 1940, con le successive scelte penalizzanti per sostenere la crescita delle strade. Il dopoguerra, e soprattutto gli ultimi quindici anni, sono forse un po’ troppo tirati: peccato, perché attraverso la storia delle ferrovie Maggi fa vedere uno spaccato della vita italiana negli ultimi centocinquanta anni.
Mi sarebbe anche piaciuto che il libro contenesse più cartine, per vedere lo sviluppo – e l’inviluppo – della rete e quindi cosa ha comportato la scelta di eliminare i rami secchi; ma nel complesso la lettura è più che godibile.

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Celebrazione talmudica (libro)

Elie Wiesel è stato premio Nobel per la pace nel 1986. È anche stato deportato a Buchenwald durante la seconda guerra mondiale. Ma quello che è più importante in questo contesto è che Wiesel è un rabbino. Questo libro (Celebrazione talmudica – ritratti e leggende, Lulav, 504 pagine, ISBN 88-87848-30-0, 18.60 €, http://www.lulav.it/) non parla del Talmud, ma dei maestri in esso citati, che hanno tutti contribuito a formare il corpo di norme in esso contenuto. Soprattutto traspaiono due cose: l’amore di Wiesel per il Talmud inteso non tanto come libro ma come modo per avvicinarsi a Dio, e una comprensione migliore del motivo per cui gli ebrei sono noti per trovare sempre delle scappatoie a leggi e regolamenti. In realtà la Torah per loro è fissata, ma è compito dell’uomo riuscire a capire cosa YHWH voleva davvero dirci. Gli studiosi insomma non fanno semplicemente accademia, ma bensì la volontà divina.

rec-2004

Quando i numeri ingannano

L’idea di base era ottima: riuscire a dimostrare anche a chi non ha studiato statistica che le probabilità assegnate ad alcuni eventi non sono affatto quelle che si pensa. Anche gli esempi sono scelti in maniera da interessare: vedere come al processo contro O.J.Simpson l’avvocato difensore è riuscito a girare le carte in tavola e convincere la giuria che la probabilità che il suo cliente fosse un assassino fosse molto più bassa della realtà; oppure calcolare come essere positivi a un test antiaids non significa poi molto se non si appartiene a un gruppo a rischio.
Però Quando i numeri ingannano (Gerd Gigerenzer, Cortina, 352 pagine, ISBN 88-7078-843-1, 25.50 €) è stato almeno per me una delusione. Non so se è perché i concetti io almeno in teoria li conosco, oppure perché il libro è troppo ripetitivo e io mi annoio in fretta. Ma garantisco che lo stesso materiale io l’avrei condensato in duecento pagine.

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