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Alitalia e gli smacchi

Berlusconi, almeno in questo momento, non sembra essere molto sicuro di riuscire a ottenere qualcosa per Alitalia. Basta vedere la sua dichiarazione odierna: «Il destino di Alitalia è messo in forse dal comportamento irragionevole da alcune categorie di dipendenti: in questo noi vediamo la forte influenza della sinistra che, pur di dare smacco al governo, non esita a considerare poco importante il disastro che arrecherebbe a tutto il Paese se Alitalia dovesse portasse i libri in tribunale: spero che questo non accada».
Nulla da eccepire sul comportamento di alcune categorie di dipendenti (i piloti in primis, giusto per non fare nomi di categorie). Chi però non ha ancora la mente obnubilata del tutto può ricordarsi che a fine marzo, durante la trattativa con Air France, la situazione fu esattamente la stessa (sempre con i piloti). Immagino che il nostro PresConsMin sia convinto che ai tempi ci fu la forte influenza della sinistra che, pur di dare smacco al governo, ecc. ecc… pur essendo la sinistra al governo. Beh, a rileggermi potrebbe anche avere ragione :-(
Ah, una notizia che non mi pare nessuno abbia rimarcato. Nelle trattative al momento le sigle sindacali presenti, delle nove in cui i piloti sono divisi, sono la Triplice CGIL-CISL-UIL e l’UGL. Insomma abbiamo avuto lo sdoganamento dell’ex CISNAL. I tempi sono davvero cambiati.

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Ignazio La Russa

Chissà se il nostro attuale ministro della difesa pensa che le SS «soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia».
Mi sa di sì.

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Recessione

Occhei, ufficialmente non siamo in recessione – occorrono due trimestri consecutivi con crescita negativa, e noi ne abbiamo solo due su tre, con quello in mezzo positivo – ma anche il secondo trimestre 2008, come il quarto 2007, è stato negativo, come si può leggere dalla BBC. Probabilmente l’hanno anche scritto da noi, ma non
Immagino che Tremonti abbia già fatto sapere a tutte le agenzie di stampa che il deficit è “un’evedità del pvecedente govevno”, oltre che “colpa della congiuntuva mondiale” e pvesum… ehm, presumo dei cinesi e della globalizzazione. Io mi preoccuperei invece di un’altra cosa. In teoria il cambio di governo, con una maggioranza anche ampia del paese che ha dato fiducia a PdL e Lega, avrebbe dovuto dare una botta di ottimismo che si sarebbe dovuta ripercuotere anche sul prodotto interno lordo. Poi magari sarebbe stata una breve fiammata, ma almeno ci sarebbe stata. Invece no. Mezzo punto in meno di PIL. Per fare un paragone più comprensibile a metà degli italiani, è come quando il presidente di una squadra di calcio caccia l’allenatore “perché lo spogliatoio non lo vuole”, e nella prima partita con il sostituto finisce sconfitta 4 a 0. Che si pensa? che è una squadra di brocchi, e l’allenatore non c’entrava nulla? Appunto. Peggio ancora: è come se tutti noi italiani (tranne i pochi superricchi) ormai non avessimo più fiducia in nulla.

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la cultura della fretta

Farebbero persino sorridere, le giustificazioni del leghista Bragantini, su come il parlamento sia riuscito a fare in modo che l’assegno sociale (istituto assistenziale, quindi pensato per chi non ha prodotto reddito) sarà erogato solo a chi ha avuto dieci anni continuativi di contributi – ma meno di 15 totali, visto che altrimenti arriva la pensione. Farebbero sorridere, si intende, se non fosse che quei nemmeno quattrocento euro al mese sono per molti l’unico reddito. Per chi non lo sapesse, la pensione sociale nacque con la legge 30 aprile 1969, n. 153, ed è avversata da chi tuona contro gli sporchi extracomunitari.
Tralasciamo il banale fatto che sarebbe bastato togliere l’estensione agli extracomunitari dell’assegno (che è appunto per i cittadini italiani e quindi comunitari) e legaioli e neofiammisti sarebbero stati tanto felici; e cerchiamo di vedere le cose in una prospettiva più ampia. Avevo già scritto qualche giorno fa del governo a colpi di fiducia. Sarà che Sìlviolo si sente invecchiare, sarà che si è scocciato di dovere fare il mediatore – cosa che non gli è mai venuta troppo bene, in effetti – ma il risultato finale è che il governo Berlusconi IV è partito alla carica, con enormi decreti legge contenenti di tutto e di più, tipo il 112/08. (Il lodo Alfano non c’entra, la storia dietro di esso è un’altra) Peccato che un decreto legge debba essere convertito in legge in 60 giorni, il che significa che le Camere non possono mettersi a guardare attentamente quello che c’è scritto, e hanno al più una possibilità di fare qualche modifica prima che il tempo inesorabilmente scada. Così c’è l’assalto alla diligenza, e alle cinque del mattino si mischiano le cose più invereconde pensando di essere dei figaccioni.
Forse in un’azienda un approccio del genere può funzionare, perché tanto l’amministratore delegato può buttare tutto all’aria quando vuole; ma il nostro Parlamento non è (ancora) un’azienda, e magari le cose si potrebbero fare in modo diverso. Qualcuno glielo potrebbe spiegare?

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ostruzionismo della maggioranza

Il governo Berlusconi IV è partito a tamburo battente, forte della netta maggioranza di voti ottenuti alle elezioni e della ancor più ampia maggioranza nei due rami del parlamento. Ha delocalizzato la rumenta napoletana, ha cancellato col decreto legge 112 non so quante centinaia di leggi tendenzialmente inutili o dannose (almeno per qualcuno); ha fatto approvare il decreto sicurezza, sospendendo “per sicurezza” i processi non d’interesse; ha fatto in modo che il PresConsMin possa lodare il Lodo, grazie a quell’angelino di Angelino. È vero, con Alitalia sta ancora traccheggiando, ma la colpa è sicuramente di Intesa-Sanpaolo che non si decide a presentare il piano di salvataggio.
Epperò c’è ancora una Commissione Parlamentare che non è ancora riuscita a costituirsi. Per l’ennesima volta, la nomina del presidente della Vigilanza Rai è andata buca.
Piccola parentesi per chi non è esperto di politica. La prassi prevede che la maggioranza lasci alla minoranza la presidenza delle commissioni parlamentari di controllo: ad esempio nella scorsa legislatura la Vigilanza Rai era presieduta dall’aennino Mario Landolfi. In effetti, al Copasir (Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, ex Co.pa.co.) nel maggio scorso è stato eletto all’unanimità Piacione Rutelli, che evidentemente piaceva a tutti. L’altra commissione bicamerale, per l’appunto la Vigilanza Rai, non ha avuto questa fortuna. Come mai? Semplice.
PD e IdV si sono accordati per proporre come presidente Leoluca Orlando. La cosa non è piaciuta affatto alla maggioranza di governo, che è anche maggioranza all’interno della commissione: così tutte le volte che viene convocata una riunione i rappresentanti di PdL e Lega si guardano bene dall’andare a partecipare, non si arriva al numero legale, e ai pochi presenti non resta che salutarsi e andare in buvette a bersi qualcosa.
Se a qualcuno non fosse ancora chiaro che il Pdl-pensiero si può riassumere in “voi scegliete chi vi pare, basta che scegliate quello che vi segnaliamo noi” vi cito letteralmente le parole di Alessio Butti, capogruppo PdL in commissione, come riportate da Repubblica: «Non essendoci state novità sostanziali il Pdl non parteciperà al voto e continuerà su questa linea fino a quando non vi saranno le condizioni per procedere, di comune accordo, sia all’elezione del presidente della Vigilanza sia al rinnovo del cda Rai con la condivisione del presidente». Come volevasi dimostrare.
C’è solo una cosa peggiore di questo ennesimo aspetto del rispetto delle minoranze da parte dell’accoppiata PdL-Lega: il silenzio dei quotidiani non politici (rep.it da questo punto di vista è chiaramente schierato, quindi non fa testo). Chissà, forse conviene anche a loro che in Rai stiano tutti bloccati e zitti.

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La fiducia è una cosa seria

Il voto di fiducia è sempre stato usato e abusato nella politica italiana per zittire i malumori interni alla maggioranza che di volta in volta governa il nostro paese. Spesso produce l’effetto opposto, chiedere a Romano Prodi per informazioni, ma in genere permette di allungare almeno un po’ la vita dei governi.
In questa legislatura non si direbbe che ci sia bisogno di chiedere voti di fiducia: la maggioranza ha un solido margine sia alla Camera che al Senato, e almeno al momento non si notano grandi scollature tra i partiti della coalizione. Eppure, come si può anche leggere in questo fondo del Corsera, Berlusconi l’ha già chiesta per tre volte – tralasciando quella formale per l’approvazione del nuovo governo.
Può darsi che la ragione sia “perché abbiamo fretta di fare le cose”, anche se non mi pare che l’attuale opposizione brilli per capacità ostruzionistiche; a me però pare più che altro un ennesimo segno della “visione aziendale” del nostro attuale PresConsMin, che si può sintetizzare come “Io decido, voi dovete semplicemente approvare”. In effetti, visto che i nostri parlamentari non sono stati scelti da noi elettori ma piazzati in lista al posto giusto, mi sa che i conti dal suo punto di vista tornino perfettamente; ma tutto ciò non fa che aumentare il mio sconforto.

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più impronte per tutti

Leggo in giro (ecco ad esempio il Corsera che con un emendamento al “pacchetto sicurezza” approvato in modo bipartitico in commissione Bilancio e Finanze – avete letto bene: Bilancio e Finanze – con il plauso del piddì abbiamo finalmente superato il problema delle impronte digitali da prendere agli zingari. Infatti entro capodanno 2010 – meno di un anno e mezzo da oggi – tutti noi dovremo apporre nella nostra carta d’identità i nostri ditini. Più precisamente l’articolo che raddoppiava da 5 a 10 anni la validità della carta d’identità ora dice «La carta di identità ha durata dieci anni e deve essere munita della fotografia e delle impronte digitali della persona a cui si riferisce». Tanto, dice il deputato PD Giulio Calvisi (il cui sito è in ristrutturazione dallo scorso 25 aprile), “esiste una direttiva comunitaria che porterà tutti gli stati ad avere questa novità”.
A me avere o no il dito spiaccicato sulla carta d’identità cale poco o punto. Posso poi immaginare che l’Unione Europea abbia detto in maniera più o meno ufficiosa a Sìlvolo che se voleva togliersi dal vespaio in cui si era cacciato l’unica soluzione decente per non perdere la faccia era questa. Peccato però per parecchi piccoli particolari:[*]
– si vuole raddoppiare la durata della carta d’identità, immagino per risparmiare un po’ di soldi, e poi si obbliga comunque la gente a rifarla e perdere tempo… a meno naturalmente che il 2010 sia il limite dell’introduzione delle nuove carte.
– naturalmente quello che succederà in pratica è che prima tutti i cattivi neocomunitari verranno schedati (tanto sono quelli da schedare sul serio, no?) e poi, con mooooolta calma, si può vedere cosa fare degli altri.
– per quello che ricordo, la carta di identità la si può fare dai quindici anni in poi. I bambini sinti e rom, che bisogna schedare “per la loro tutela” (e sto aspettando ancora che qualcuno mi spieghi come effettivamente sarebbero tutelati) quindici anni non ce li hanno certo. Dobbiamo aspettarci un altro emendamento per obbligare anche i neonati ad avere la carta d’identità?
– può darsi che le moderne tecniche informatiche permettano di confrontare un’impronta digitale con sessanta milioni di altre impronte in un tempo breve, ma ne dubito. In pratica, insomma, cinquantanove milioni e mezzo di file rimarranno lì a fare nulla e si verificheranno solo i brutti e cattivi. Però l’uguaglianza di fronte alla legge è chiarissima.
Capisco che qua da noi abbiamo un’opposizione di lotta e di governo: ma almeno provare a dire che cosa non va, invece che aprire con gioia la bocca per ricevere la zolletta? È davvero chiedere troppo?
[*] non ce la faccio proprio ad essere serio, se vedo la possibilità di un gioco di parole, come una frase allitterativa, non riesco a evitarlo.

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googlismo-leninismo

Nella nostra Camera dei Deputati abbiamo una Commissione Cultura, Scienza e Istruzione. Visto che si tratta del Parlamento Italiano, non c’è nulla di strano che tra i membri della commissione ci sia Renato “Betulla” Farina, che indubbiamente è un esperto di editoria. Per quanto riguarda il resto, può essere istruttivo leggere questo resoconto, della seduta della commissione del 18 giugno scorso. Rimarcando subito che «Il livello degli interventi si è attenuto su questioni specifiche, oppure a livello del sistema» (Aristotele non gli fa un baffo), naturalmente ha scelto di parlare a quest’ultimo livello, toccando finalmente il conflitto di interessi che ci troviamo in casa («è curioso che Di Pietro, che gestisce uno dei blog più importanti d’Italia, chieda un sostegno ai blog». Che sia un «piccolo conflitto di interessi» lo dice lui, non io) e arrivando a insospettabili punte di Cultura, Scienza e Istruzione. Non posso esimermi dal citare letteralmente questi due paragrafi:
«Se digitate il vostro nome su un motore di ricerca e siete di centrodestra, verranno fuori le cose più atroci del mondo. Se siete di sinistra, vedrete le cose migliori. (Commenti) Ve lo garantisco. Google Italia è così, provate. Ci saranno al suo interno certi algoritmi che permettono questo.»
«Faccio un esempio che mi riguarda: esistono siti che vengono divisi equamente, ma quelli che appaiono nella prima pagina sono tutti contro di me, dicendo in proposito peste e corna, tanto che, se mi vedessi per strada, mi prenderei a schiaffi.»
Devo aggiungere che subito dopo l’intervento del nostro miglior internettologo, il sottosegretario all’Editoria (Bonaiuti, mica uno qualunque) si è ricordato di un suo impegno al Governo e la sessione si è immediatamente conclusa.
(via Mantellini)

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