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apriorismi

Massimo Mantellini racconta che da ieri è attivo un numero verde (800732999) per segnalare a Telecom “la ricezione sulla propria linea telefonica di chiamate indesiderate a fini commerciali e promozionali da parte di operatori telefonici effettuate diirettamente o per conto di Telecom Italia.” Dopo un po’ di commenti e di battute varie (contro Telecom e contro Mantellini che è ormai visto come un embedded bloggher) Pier Luigi Tolardo fa notare come “è stata l’Agcom con un’apposita delibera ad imporre a Telecom l’istituzione del Numero Verde” (e già ancora battute su Telecom che si bulla di fare una cosa che è stata costretta a fare)
Mi sembra molto indicativo il fatto che parecchi non pensino ad aspettare a vedere se l’iniziativa funzionerà o no, ma affermino subito che è tutta fuffa, salvo poi essere costretti a cambiare idea (un po’ come Telecom è stata costretta a mettere il numero verde…) e dire che è una vergogna che lo pubblicizzino. In effetti se la cosa fosse stata tenuta ben nascosta non ci sarebbero state segnalazioni e sarebbe andato tutto bene, no? Dal mio punto di vista, Telecom ha fatto bene a sfruttare l’obbligo per metterlo in positivo e pubblicizzarsi: peccato che ormai ci siano così tanti pre-giudizi che forse sarebbe meglio rivedere la strategia complessiva. Non che si possa rendere tutti felici e contenti; sicuramente gli aprioristi non cambieranno mai idea. Ma iniziare a fare piccole cose, come avvisare immediatamente di un consumo anomalo, potrebbe fare molto.

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Se non traggono un film dal tuo libro, non sei nessuno

[Ballard cyberpunk?] Ieri è morto lo scrittore J.G. Ballard. A parte quelli che impaginano repubblica.it e corriere.it, non so quanti l’avrebbero definito “cyberpunk”; avrei già dei dubbi a definirlo scrittore di fantascienza, per quello che possono valere le etichette letterarie.
Però mi ha colpito un’altra cosa. Nel ricordo di radio Popolare, Ballard è stato l’autore di L’impero del Sole e di Crash. Lo stesso per il Corsera. Il primo dei libri è indicato anche da Repubblica, anche se oggettivamente insieme a The Atrocity Exhibition e alla sua autobiografia. Quello che mi ha stupito non è tanto che io di Ballard abbia letto altri libri, quanto che i due in questione hanno una cosa in comune: da essi sono stati tratti dei film. È come se uno scrittore possa raggiungere la fama solo quando un cineasta si interessa a lui e tragga una sceneggiatura da uno dei suoi libri.
Beh, è anche vero che i film si duplicano più economicamente dei libri: inizio a capire perché gli ebook non sfondino.

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Emergenza e referendum

Adesso c’è l’Unità che la butta lì: accorpiamo elezioni europee e referendum, e risparmiamo 460 milioni di euro da dare ai terremotati abruzzesi. Beh, se lo si farà per questa ragione, avremo dimostrato di essere una nazione di quaqquaraquà.
Io sono sempre stato favorevole all’accorpamento, a differenza di altri; in parte per i soldi e il tempo spesi (che poi a dirla giusta saranno meno della metà), ma paradossalmente anche proprio per lo stesso principio: quello di chi afferma che il non andare a votare è una scelta legittima. Principio che io contesto, almeno fino a che non si modificherà la legge per tenere conto dell’astensionismo fisiologico; d’altra parte non avrei nessun problema a istruire i commissari di seggio a chiedere esplicitamente agli elettori “volete votare anche per il referendum, o no?”. (Nota: dei referendum di quest’anno voterò sì solo a quello sulla candidatura in un solo collegio, che oggettivamente non conta molto; sono contrarissimo agli altri due. Insomma, la mia è una posizione di principio).
Ma proprio perché l’accorpamento per me è una scelta di principio, vederlo fare solo sull’onda dell’emozione – e dando per accettata la buona fede della Concita – mostra semplicemente la nostra italica incapacità di fare le cose per una ragione ponderata: lo vediamo nei vari “pacchetti emergenze” e lo stiamo per vedere qua. Che tristezza.

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i costi della Stramilano

Domenica pomeriggio verso le 15:30 sono passato da viale Elvezia e via Melzi d’Eril (per i non milanesi: sono in centro, dalle parti del Parco Sempione immortalato dal simpatico complessino di EELST) e ho fatto fatica a passare in mezzo a uno strato più o meno uniforme di bottigliette d’acqua e bicchieri di polistirene. Mi sono chiesto come mai la movida milanese fosse diventata così salutista; poi ho visto i cartelli temporanei di divieto di sosta e mi sono ricordato che di là passava la Stramilano.
Non ce l’ho con l’AMSA: mentre passavo stavano arrivando i camion della nettezza urbana, e non credo sarebbero potuti muoversi prima. Non ce l’ho nemmeno troppo contro i corridori: anche tralasciando quelli che corrono davvero, o qualcuno pensa a fare i megacestoni dove lanciare la bottiglietta bevuta oppure non si può pretendere che vadano alla caccia di un cestino non ancora strapieno. Però mi pare che, come e fors’anche più che negli eventi “statici”, il costo delle pulizie non venga mai tenuto in conto. E una festa così è un po’ meno festa.

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Radio Erevan

Se avete letto “Lavoratori di tutto il mondo, ridete!” magari vi ricordate di questa storiella russa, che vede come protagonisti gli ineffabili speaker “fedeli alla linea” di Radio Erevan. La storiella fa così: “Qui Radio Erevan: un ascoltatore ci chiede se è vero che il compagno Grigory abbia vinto cinquemila rubli alla lotteria. Sì, è vero: però non è stato il compagno Grigory ma il compagno Abramovich, non erano cinquemila rubli ma diecimila, non è stato alla lotteria ma a un torneo di carte, e non li ha vinti ma li ha persi”.
Ecco: la vicenda del predittore di terremoti Gioacchino Giampiero Giuliani mi pare proprio la stessa cosa. Cito da Marco Cattaneo:
– il 24 marzo Giuliani dice: “Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo.” (e fin qua nulla di male)
– il 29 marzo, mentre è a Sulmona, cambia idea e dice che di lì a poche ore la città (Sulmona, non l’Aquila) arà colpita da un sisma devastante.
– la notte del 29 marzo c’è un terremoto poco intenso.
– il 5 aprile Giuliani non dice nulla.
Potete pensare quello che volete, ma per quanto mi riguarda un terremoto a Sulmona il 29 marzo non è un terremoto dietro l’Aquila il 6 di aprile. Tutto quello che si poteva prevedere era insomma “è possibile che prima o poi ci sia un terremoto davvero forte, e sarà più prima che poi”, il che avrebbe dovuto far allertare la Protezione Civile, ma non certo far sfollare per non si sa quanto tempo non si sa quali persone. Che sarebbe successo che tutti i sulmonesi a rischio fossero stati mandati per una settimana all’Aquila, considerata meno a rischio?
Quello che vedo è un tentativo di affidarsi a un guru qualsivoglia pur di dire “non è colpa nostra se sono morte centinaia di persone e le case e i palazzi teoricamente antisismici sono crollati”; solo pochi illuminati si mettono a fare un ragionamento intellettuale, e nessuno li sta a sentire. E questo è un problema forse ancora più grave del terremoto, perché a lungo andare può fare più vittime.

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Disastri naturali e donazione di sangue

Anche stavolta, dopo il terremoto in Abruzzo, si leggono svariati appelli che invitano chi può, soprattutto se di gruppo zero negativo, a fare una donazione di sangue. Quando sento queste cose, mi torna subito in mente il commento piuttosto cinico che quasi trent’anni fa il mio professore di italiano al liceo fece in un’occasione simile: “il sangue che vi prendono adesso serve solamente agli ospedali per costituirsi una scorta”.
L’Ernesto Bellone aveva perfettamente ragione, e ve lo dice uno che è un regolare donatore di sangue. Anche in casi come questo, la quantità di sangue necessaria sul momento non è poi così grande, e può essere tranquillamente gestita con le scorte attuali; se c’è un picco di donazioni, la cosa più probabile che capita è che il sangue raccolto venga usato per fare emoderivati (per dire: i globuli rossi si conservano per un mese e mezzo al massimo). Insomma, se proprio volete fare la buona azione dovreste cercare di farla ancora meglio e aspettare un paio di settimane, se non anche un mese, prima di recarvi in un centro trasfusionale. Lo so, passata la festa gabbato lo santo; però potreste tentarci :-)

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solo noi possiamo sparlarci addosso

Io non mi sento toccato dall’ultimo moto di stizza di Berlusconi contro i media (per la cronaca, Silvio dice che “contro di lui siano state riportate, dai media, niente più che «calunnie»”, e dunque “è tentato dal compiere «azioni dure» nei confronti di quei mezzi di informazione che a suo dire non hanno rispettato la verità.”) In primo luogo io non sono un media; inoltre non ho nemmeno guardato quello che ha scritto l’italica stampa, visto che la mia fonte è stata la BBC.
Il punto che mi ha maggiormente preoccupato è però un altro. Io ho visto il video della telefonata berlusconica, e mi sembrava il trailer del nuovo film dei Vanzina, Vacanze a Strasburgo. L’unica differenza è che i nostri registi non prenderebbero mai Angela Merkel come primattrice: non avrebbe il physique du role. Leggendo i commenti, sembra però che anche tra i miei ventun lettori ci fosse qualcuno che per questa volta dicesse che il nostro PresConsMin aveva ragione; e mi sa che il motivo è che sono stati i giornali stranieri a prenderlo in giro (da Gilioli ho visto una foto di un giornale tedesco, che però non considero visto che immagino sia Bild a cui in effetti non si può dare troppa corda.)
Sappiamo che la stampa europea non è mai stata tenera verso i nostri leader: non so se vi ricordate di quando Prodi era presidente della Commissione Europea e i giornali francesi e inglesi lo pigliavano per i fondelli, dimenticando che il nostro Mortadella era stato preso in tutta fretta dopo lo scandalo della commissione Santer proprio perché lui è tutto meno che spumeggiante. Però la situazione adesso è molto peggiore: Berlusconi è trattato più o meno come il suo amico Giorgino Bush. Magari messa così la cosa fa sentire meglio Lui; ma mi chiedo perché qui non si batta ciglio quando le cose le scrivono i nostri, mentre se lo fanno gli altri bisogna fare scudo intorno al nostro compatriota… il tutto naturalmente fatto dai pochissimi che la stampa estera la guardano: non è un caso che Lui non ne faccia cenno nel suo iroso commento, perché sa bene che i suoi elettori – e anche molti dei comunisti che elettori suoi non sono – non si metterebbero mai a usare due delle famose I per cercare informazioni in inglese sull’internette.

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Maroni non ha tutti i torti

In questi giorni Radio Popolare, e immagino tutta la stampa di sinistra, sta cercando di montare un caso a proposito della morte di non si sa quante centinaia di migranti affondati mentre cercavano di arrivare in Sicilia dalla Libia. Il direttore Danilo De Blasio chiosava “se fossero precipitati due charter con trecento turisti stranieri, ci sarebbe stata tutta un’altra attenzione mediatica”, e si lamentava delle parole di Maroni che a suo parere se ne lavava sostanzialmente le mani.
Per quanto scarso sia il mio amore per questo governo e per il sassofonista ministro degli interni, non posso però essere d’accordo con questo giudizio sprezzante. Innanzitutto se fossero cascati due aerei di turisti americani ci sarebbe stato qualche titolone sui giornali, ma si sarebbe comunque dimenticato tutto il giorno dopo. Quanto al ruolo dell’Italia, onestamente non possiamo pattugliare tutto il Mediterraneo né tanto meno finire dlle parti della Libia, che non sarebbe contenta. Certo, c’è un (brutto) gioco delle parti tra Italia e Libia, ed è probabilmente vero che Gheddafi fa chiudere più di un occhio a chi dovrebbe pattugliare le coste libiche; ma non vedo come si sarebbe potuto fare altimenti in questo caso. E comunque diciamolo: rispetto alla strage del Venerdì Santo di alcuni anni fa siamo molto migliorati.

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