pipponi

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E noi ci facciamo le pippe

Ieri c’è stata una (civilissima) discussione su FriendFeed con uno di Altroconsumo. Alle lamentele mie e di Stark sull’invasività delle loro pubblicità, la risposta tra l’altro è stata questa:
«In un esperimento fatto tempo fa, si è mandata la proposta di abbonamento a un campione di persone, registrando un certo tasso di adesione. A un altro campione è stata mandata la stessa identica proposta, con una sola differenza: invece di essere anonima, come un volantino, c’era sopra un adesivo con scritto “Gentile sig. Nome Cognome”. Ebbene, solo l’aggiunta del nome ha generato un tasso di risposta del 30% più alto! E il regalino esclusivo funziona ancora di più.»
Visto che mi fido dell’affermazione, il tutto mi preoccupa davvero. Certo, quando avevo dodici-tredici anni anch’io ero sinceramente convinto dell’esclusività del regalino (ai tempi era soprattutto l’ora defunta Selezione dal Reader’s Digest che faceva di queste pubblicità): ma ero appunto un ragazzino. Se però la popolazione media italiana continua ad essere allettata da simili lusinghe, è chiaro che anche passando alla politica tutte le nostre belle e meditate analisi non servono assolutamente a nulla, e Berlusconi aveva capito tutto quindici anni fa assoldando i suoi pubblicitari come principali esponenti di Forza Italia. Mi domando solo come mai non se ne siano accorti i politici degli altri schieramenti (eccetto la Lega che ha un collante molto più forte, come ce lo poteva avere il PCI trent’anni fa)

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liceo coreutico

Ho dovuto aprire il dizionario per sapere che diavolo significasse la parola (per la cronaca, “relativo alla danza”; e ancor più per la cronaca, il De Mauro registra il sostantivo “coreutica” ma non l’aggettivo).
Ad ogni modo, oggi Mary Star ha presentato la riforma dei licei. Essendo ventisette anni che non ho più a che fare con i licei non so dare un giudizio al riguardo, soprattutto poi partendo solo da un articolo di giornale. Devo però dire che il concetto della riforma mi pare Berlinguer, con la parola liceo che veniva messo davanti a tutto per nobilitare la scelta di prendersi un diploma che servisse a qualcosa subito (vabbè, al liceo coreutico in effetti non c’era arrivato nemmeno lui) e il numero abnorme di indirizzi, non mi è mai piaciuto.
Però mi chiedo: che senso ha raggruppare il tutto in sei tipi di liceo se poi ci sono gli indirizzi? E soprattutto, sarà bello aumentare le ore di matematica e di scienze e le lingue straniere, ma che senso ha fare i licei scientifici dove ufficialmente non si studierà più latino? (indirizzo scientifico-tecnologico) E che senso ha “l’insegnamento, nel quinto anno, di una disciplina non linguistica in lingua straniera” (a parte al linguistico, intendo)? Ma ce li abbiamo professori capaci a insegnare in una lingua diversa dalla loro?
Se qualcuno dei professori liceali tra i miei ventun lettori avesse voglia di commentare (o mettere un link a un post chez eux) gliene sarei grato!

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intercettazioni

Sarò il solito irresponsabile spensierato, ma non mi preoccupo più di tanto della noticina al maxiemendamento sul disegno di legge antiintercettazioni, che prevede per i titolari di “siti informatici” l’obbligo di rettifica entro 48 ore. A parte la definizione di “sito informatico” che è sempre difficile da specificare, già adesso c’è chi è capace di denunciarti: una rettifica la si aggiunge senza problemi.
Mi sembra molto più grave il blocco pratico alla possibilità di usare intercettazioni, soprattutto da parte dei giornalisti: e mi chiedo come mai Repubblica (dal Corsera sarebbe troppo, mi sa) non esca un giorno con quattro o cinque spazi bianchi in prima pagina, giusto per far capire l’effetto. Solo che adesso che scrivo questo mi viene in mente che oltre a essere un irresponsabile spensierato sono anche un inguaribile romantico…

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Simplificius, dov’eri?

Notizia di oggi: ATM ha affermato, per bocca dei suoi legali, che «si può comprendere, dunque, se il Legislatore italiano ha ritenuto di limitare l’accesso all’impiego nel settore dettando determinati requisiti, tra i quali quello della cittadinanza, ritenendo – forse – che il legame personale del cittadino allo Stato dia maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica». Il tutto nella memoria difensiva contro il ricorso fatto da un elettricista marocchino, che afferma di non poter essere assunto dall’azienda dei trasporti milanese perché il Regio Decreto 148 del 1931 impone di avere la cittadinanza italiana.
Vabbè, ci sono alcune cose che non quadrano in tutto l’articolo. Innanzitutto non si capisce se l’elettricista ha presentato o no domanda ufficiale, né è chiaro perché gli avvocati non si siano limitati a dire “abbiamo seguito la legge”: per amor di pignoleria non il Regio Decreto di cui sopra ma il suo regolamento attuativo. Tale regolamento tra l’altro prevede anche che «deve essere data la precedenza a coloro che appartengono al partito nazionale fascista ed ai sindacati fascisti, nonchè le altre precedenze stabilite dalle disposizioni della legge 6 giugno 1929, n. 1024, portante provvedimenti sull’incremento demografico.» (art. 9) e che «Nelle località designate come malariche dalla direzione generale di sanità, l’azienda somministra gratuitamente a tutti gli agenti ed alle persone di famiglia, conviventi ed a carico, i chinacei ed adotta tutte le altre misure e difese prescritte dalla legge per la prevenzione e per la cura delle febbri palustri.» (art. 8), giusto per dare un’idea. Potrebbe anche valere la pena rileggere l’affermazione dei legali ATM, e ricordarsi chi era il Legislatore cui fanno riferimento: ma credo che per molti tutto ciò sarebbe assolutamente naturale e anzi finalmente qualcosa di serio.
Ma la cosa che non quadra a me è che o il regolamento è stato cambiato nei decenni oppure non è già rispettato: l’articolo 10 dice anche che gli assunti in prova non devono avere superato «i trent’anni di età per i servizi attivi ed i trentacinque per gli altri servizi», e ad esempio questo bando di concorso per autisti a Gorizia prevede un’età massima di 40 anni. Quindi, caro Simplificius: non è che a suo tempo ti sia dimenticato qualcosa? E quindi, cara pseudoopposizione: non è che magari provate a chiedere lumi su questa cosa?

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Dietrologia spicciola sull’Airbus

Non so voi, ma a me questo improvviso aprirsi di una pista terroristica come causa che ha fatto precipitare l’Airbus francese (vedi ad esempio La Stampa, ma lo scrivono tutti) puzza molto di un tentativo di tirare fuori un colpevole – che pure stranamente non si era nemmeno preso la briga di rivendicare l’attentato – ed evitare così che si continui a parlare dei problemi di sicurezza meccanica che sono stati riscontrati.
Penso troppo male?

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(ex?) monopolista

Giovedì ero a Torino a un incontro per dirigenti e quadri Telecom. Ci è stato chiesto di compilare un questionario – via telefonino, peccato che nell’auditorium i telefonini non pigliassero – dove occorreva mettere in ordine di importanza quindici concetti chiave. Purtroppo non esiste un dio dell’usabilità, altrimenti quelli di Comunicazione Interna sarebbero già stati fulminati da mo’.
Inutile dire che a vincere il sondaggio è stato il magico sintagma “Customer Satisfaction” che fa tanto fine al giorno d’oggi, un po’ come dire “duepuntozero” se si parla di internet. Meno inutile, almeno per quanto mi riguarda, notare che “Etica” è finito al dodicesimo posto; sempre comunque meglio di “Autonomia decisionale e operativa” che è tredicesima e di “Chiarezza degli obiettivi” quattordicesima. Mi sembrava di essere tornato in SIP.

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Arrestate quel giornale!

Leggo che Niccolò “Ruthless” Ghedini ha annunciato urbi et orbi – o almeno ad Affaritaliani – che sta “provvedendo a depositare in Spagna una denuncia nei confronti de El País” per le foto di Villa Certosa pubblicate dal quotidiano spagnolo, che nell’occasione mette anche la traduzione italiana dell’articolo: sono cose.
Non sono un leguleio e quindi potrei sbagliarmi, ma c’è una cosa che non mi torna nel ragionamento del successore di Previti. Il fatto che quelle foto siano state sequestrate in Italia non implica certo automaticamente che acquistarle all’estero sia un reato. Il cittadino italiano Zappaddu potrebbe in effetti essere incriminato per aver scattato foto e averle poi vendute, ancorché all’estero; ma se la legge spagnola non vieta quelle cose, El País non ha problemi. Lo so che non è nemmeno detto che Ghedini la faccia davvero, la denuncia, e che tanto la sciura Maria non si accorge della differenza: ma qualcuno mi sa illuminare?
(poi è chiaro che nel ventunesimo secolo o si fa come la Cina o bisogna rivedere completamente il concetto di censura, visto che per l’informazione i confini nazionali non esistono più: ma quello è un altro post)

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Viaggio in treno

Michele Boldrin scrive di come si viaggia in alta velocità in Spagna.
Casualmente ieri ho preso il Frecciarossa da Milano a Torino e ritorno. Non mi metto a parlare dell’enorme velocità media di 125 Km/h – e non sono nemmeno partito da Porta Nuova, ma di una piccola cosa. All’andata una signorina ha distribuito ai passeggeri una brochure sull’aumento di capitale Enel: sembrava uno dei “viaggi delle pentole”, il tutto al modico prezzo di 30.50 euro.

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