La mia auto è vecchiotta: ha un navigatore GPS, ma le mappe sono statiche. Né io né Anna spesso ci ricordiamo di usare Google Maps o Waze sui nostri telefoni e tablet e così può capitare che ci troviamo imbottigliati come la scorsa settimana. Ma questi sistemi sono davvero un toccasana? Un paio di settimane fa un articolo di Guerre di rete parlava proprio di questo. Questi algoritmi danno a tutti gli utenti lo stesso percorso, giudicato migliore in base alle condizioni istantanee del traffico: è insomma un’ottimizzazione locale. Ma quando ci si trova in situazioni congestionate, il risultato pratico è che spostare tanti veicoli da una strada molto trafficata ma ampia a una strada momentaneamente meno trafficata ma più stretta la rende più trafficata e dà a tutti un risultato peggiore sia in termini di tempo che di inquinamento. Questo è ben noto almeno ai matematici e spero a qualche urbanista: è il paradosso di Braess, di cui ho già parlato in passato.
Il fatto è che il traffico è un sistema complesso, il che significa che un’ottimizzazione locale (ognuno segue il percorso migliore qualunque cosa facciano gli altri: è l’equilibrio di Nash) non corrisponde necessariamente a un’ottimizzazione globale (i percorsi sono studiati in modo che tutti abbiano un vantaggio). Gli studi citati da Guerre di rete mostrano che in presenza di traffico elevato la soglia di adozione dei navigatori oltre la quale si ha un peggioramento delle condizioni è il 60%. Google potrebbe fare qualcosa per ovviare a questo problema? Chiaramente sì. Sa quanti dispositivi sono in movimento in quella zona in quell’istante e potrebbe smistarli casualmente su due o più strade distinte per equilibrare il traffico. Google ha voglia di fare qualcosa per ovviare a questo problema? Evidentemente non lo ritiene così importante, altrimenti l’avrebbe già fatto. Poi è ovvio che nel caso mio personale dell’autostrada chiusa avrebbe comunque fatto uscire tutti al casello precedente, ma quello è un caso diverso: non ingorgo ma blocco vero e proprio.
Che possiamo fare noi, allora? Niente. Non è nemmeno utile un comportamento luddista che chiuda il cellulare e faccia ritornare alle mappe cartacee: il guaio del paradosso di Braess è che proprio perché la nuova soluzione è un equilibrio di Nash la risposta non può essere di una singola persona. Insomma preparatevi a una transumanza di pecoroni guidati da un algoritmo.
Ultimo aggiornamento:: 2026-09-21
Muovendoci spesso sulla principale direttrice autostradale italiana, molto trafficata e soggetta a cantieri e incidenti, in casi di intoppi maggiori del solito, la decisione sul da farsi la prendiamo sulla base di vari parametri, fra i quali la valutazione di strade alternative, non necessariamente quelle consigliate da google (che peraltro spesso risultano già “più trafficate del solito”) e informazioni desunte da altri siti, se disponibili (es. tipo di incidente, reale lunghezza della coda, stato della risoluzione dell’incidente, etc.). Il più delle volte comunque – a meno di blocchi totali -, data la viabilità ordinaria secondaria italiana (un attraversamento di paesi dietro l’altro con limiti e autovelox) nella nostra esperienza pluriennale, conviene rimanere in autostrada e magari, se fortunati di esserci vicini prima della coda, aspettare in un’area di sosta. (Come abbiamo fatto di recente anche su una tratta per noi non frequente, da Milano a Venezia, dopo il terzo incidente oltre alla solita coda pomeridiana in una delle tangenziali milanesi, godendoci il panorama dei monti bergamaschi: devo andare a farci un giro)