Le truffe editoriali di Stelvio La Faina (libro)
Stefano Tonietto è noto – o almeno io lo conosco – per le sue parodie letterarie. Anche in questo caso, a parte la cornice dove un sedicente editore Stelvio La Faina cerca di pubblicare testi evidentemente falsi, troviamo una serie di parodie; ma forse il fatto stesso che il volume sia per buona parte una raccolta di quanto pubblicato in precedenza, e quindi manchi di un’unità reale, lo rende molto debole. Per dire, ho saltato quasi tutto il Canzoniere di Laula, ho letto giusto le ultime tre poesie quando è arrivata la madre; Una nuova isola per Pantagruele è probabilmente troppo lungo, così come le ristesure del Pinocchio. Non mancano però brani interessanti: tra i falsi leopardiani, il dialogo tra Messalina, Agrippina e Ottavia non è male, così come quello tra il cacciatore di unicorni e la donzella, soprattutto per il twist finale inaspettato come anche in La pizzeria di Babele. Anche Si fa ma non si dice e Che avrebbe scritto Dante da vecchio sono ben fatti e divertenti. In definitiva un libro per i fan di Tonietto.
Stefano Tonietto, Le truffe editoriali di Stelvio La Faina, Exórma 2024, pag. 208, € 16, ISBN 9788831461603 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 3/5

A Trieste la SISSA organizza da una decina d’anni un festival del libro scientifico, Scienza e Virgola. Nel 2019 sono andato a presentare il mio Numeralia al Caffè san Marco, mica albicocche artiche. Detto questo, per il decennale del festival hanno pensato di fare un libriccino fuori commercio che raccoglie alcuni “suggerimenti emozionali di letture scientifiche” (500 battute al massimo) chiesti agli autori che hanno presentato un libro nella rassegna. Tra i suggerimenti c’è così anche il mio, per un libro quando sei solo/a (tema assegnato a caso). Per i curiosi, ho scelto come libro Gödel, Escher, Bach, che è stata una delle mie opere di formazione. Quello che non sono però riuscito a capire è se il libro, che è in CC BY-NC-ND, sarà anche disponibile in formato ebook…
Il pensiero che in Olanda ci sia il concetto di “numeracy correspondent” di un sito di news online (De Correspondent) ci fa capire quanto noi siamo indietro. In questo libretto Sanne Blauw, l’Inviata nel mondo dei numeri in questione, racconta di come non basti avere i numeri anche corretti, ma sia sempre opportuno capire osa vogliono davvero dire. Parte così dagli assiro-babilonesi (e Florence Nightingale con le sue prime infografiche…) e prosegue con alcuni casi tutti molto bene documentati, sfuggendo alla facile divulgazione a livello di curiosità ed entrando invece a mostrare cosa è davvero successo al di là della narrazione usuale. I capitoli che ho trovato più interessanti sono quelli sul rapporto Kinsey, e soprattutto sul fatto che avesse chiesto l’aiuto di tre statistici che si sono messi le mani nei capelli, e quello su come i produttori di tabacco hanno anche assoldato Darrell Huff, l’autore di “How to Lie with Statistics” che mostrò in pratica come si potesse intortare la gente. La traduzione di Suzanne Heukensfeldt Jansen mi pare scorrevole, anche se non sarei in grado di leggere l’originale e quindi non ho davvero un’idea. Ah: il titolo originale olandese si traduce più o meno con “Il libro più venduto (con questo titolo) : come i numeri ci guidano e ci fanno sbagliare strada”. Molto più carino, non trovate?
Mettiamola così: se volete sapere qualcosa di come fanno le IA a essere più brave di noi, avete sbagliato libro. Qui Cristianini parla della grande gara tra valutatori – chi crea i test per stabilire quanto le IA siano brave – e addestratori – chi appunto addestra le IA per superare i test. Da questo punto di vista il libro diventa utile, perché ci fa scoprire quanti test diversi sono stati sviluppati negli anni e come le IA sono sempre riuscite a ottenere risultati prima paragonabili e poi migliori degli esseri umani in un tempo brevissimo. Lo stile di scrittura è leggero e piacevole, ma come dicevo quello della gara è l’unico motivo per cui potrei consigliarne la lettura.
Nuovo libro di Rocco Dedda, che stavolta si assume il compito improbo di spiegare a cosa serve tutta la matematica che si studia alle superiori. Troviamo così cinque sezioni: numeri, forme, rapporti, equazioni e funzioni, tutti composti da brevi capitoli e terminanti con “l’angolo del prof”, un’ottima idea perché Dedda può uscire dalla parte più prettamente di spiegazione e avere uno sguardo più ad ampio raggio su cosa facciamo davvero con la matematica, anche quando non ce ne accorgiamo. Credo che il risultato finale sia ottimo, e tra l’altro – cosa non scontata, vi assicuro – permette anche di avere una comprensione migliore della fisica insegnata alle superiori, che nella mia esperienza di genitore di due studenti delle superiori è davvero qualcosa di ancora meno afferrabile della matematica. L’unica mia remora è sul fatto che molto spesso, soprattutto nella prima parte, ripete che sta semplificando oppure tralasciando qualcosa, perché complicherebbe la lettura. Credo che questo mettere le mani avanti sia controproducente: il lettore tipico, lo dice anche Dedda, è semplicemente curioso, sia esso un adulto che voglia finalmente capire cos’è davvero la matematica oppure uno studente che vuole trovare qualche senso in ciò che gli tocca studiare; e gli insegnanti – la terza categoria di lettori – si spera sappiano applicare con un pizzico di sale le spiegazioni giustamente semplificate… Occhei, temo che molti professori (non Dedda!) potrebbero avere dei problemi, ma non credo che loro leggeranno il libro. Se vi ritrovate nelle prime due categorie, invece, prendetevi questo libro. Vi assicuro che Dedda spiega meglio di me la matematica!
Credo che questo sia il primo libro in assoluto di Codice che non mi sia piaciuto. (Ok, magari posso aggiungere la prima edizione di Tutto, e di più di DF Wallace; ma lì era un problema di traduzione che poi è stata rivista). Già ho dei dubbi sul non aver tradotto il titolo letteralmente “la simplessità”, richiedendo salti mortali nel capitolo dove si parla dei simplessi in geometria; inoltre la traduzione di Federica Niola mi è parsa piuttosto pesante. Ma i dubbi sono soprattutto sull’assunto di base di Berthoz, o meglio sulla sua implementazione. La semplessità sarebbe il fatto che l’evoluzione ha spesso portato gli esseri viventi a scegliere soluzioni apparentemente complesse, ma che semplificano molto il processamento successivo dei dati sensoriali: semplicità attraverso la complessità, insomma. L’ipotesi ha assolutamente senso, però a me è parso che Berthoz si sia spinto troppo in là, ed etichetti come soluzioni semplesse tutto quello che ha trovato; in questo modo indebolisce la sua tesi.
La polemica tra Croce ed Enriques sulla matematica, che per don Benedetto era uno strumento privo di contenuto speculativo autonomo, è ben nota; e del resto anche l’impostazione gentiliana del liceo scientifico. Quello che non sapevo è che la polemica era molto più ampia, soprattutto contro l’ideaismo crociano, tanto che Papini e Prezzolini nella loro rivista Leonardo accettavano volentieri contributi contro Croce da parte di matematici come Giovanni Vacca (curiosità: era il padre del futurologo Roberto Vacca), qui messo in forma di ebook. Alcuni punti del suo discorso non mi sono chiarissimi: ma ho trovato molto interessante il suo spostare il discorso dalla matematica all’arte, facendo notare che non si vede perché uno non debba rimanere estasiato dalle costruzioni di Euclide e Archimede. Una lettura molto breve ma interessante per un punto di vista spesso negletto.
Come si sa, delle collane kiosk non si butta mai via nulla. Ecco che così dalla collana del Corsera Le parole dell’italiano a cura di Giuseppe Antonelli è stato prodotto prima il libro La vita delle parole e poi questo Parola per parola. Qui troviamo la storia etimologica di 158 parole ed espressioni, divise in cinque sezioni: lessico comune e familiare, parole che arrivano direttamente da latino e greco, prestiti da altre lingue, espressioni gergali o dialettali, e infine le parole arcaiche o “d’autore”. Da quest’ultimo capitolo lasciatemi segnalare “gibigianna” (io la scrivo raddoppiando la n: per chi non l’avesse mai sentita, è l’effetto di far riflettere i raggi di sole muovendo un vetro), che a quanto pare era amatissima da Manzoni che ci rimase anche male quando scoprì che non c’era un termine toscano equivalente. Io imparai la parola al liceo, quando il professore di storia e filosofica (per l’appunto lombardo) si fermò in mezzo alla lezione chiedendo “chi è che sta facendo la gibigianna?” e ottenendo ventisei sguardi stile mucca-guarda-treno. Ma tutte le storie del volume sono bellissime: soprattutto quelle dove l’etimologia è ancora dubbia e i compilatori delle singole voci raccontano la storia delle ipotesi. Se amate l’italiano non potete perdervi questo volume.