#osservatorioMagister

Ognuno ha i suoi divertimenti, e io leggo sempre quello che il vaticanista Sandro Magister scrive nel suo blog sull’Espresso (una volta aveva anche una rubrica, ma mi sa che poi Scalfari abbia costretto gli attuali vertici a farlo fuori 🙂 )

Non è un segreto per nessuno che Magister non sia un grande estimatore di papa Francesco (e neppure di Giovanni Paolo II, a dirla tutta); con Benedetto XVI andava meglio, anche se a mio parere non ha ancora digerito il fatto che si sia dimesso. Ma ogni tanto la sua crociata diventa buffa. Oggi si è lamentato perché Francesco ha cazziato pubblicamente il cardinale Sarah. Il tema del contendere sono le traduzioni dei testi liturgici ecclesiastici nelle varie lingue, una insomma di quelle pessime cose uscite fuori cinquant’anni fa perché i cattolici hanno voluto seguire quell’eretico di Martin Lutero. Francesco ha scritto che le varie conferenze episcopali nazionali preparano le traduzioni, e poi ci sono “recognitio” (revisione) degli adattamenti e “confirmatio” (conferma) delle traduzioni. Sarah, come capo (prefetto) della congregazione per il culto divino ha commentato “no, revisioniamo tutto qui in curia” e Francesco ha controcommentato “se ho usato due termini diversi è perché sono due cose diverse”.

Fin qua nulla di strano, ma il bello è che l’articolo inizia con uno dei leit motiv di Magister, che cioè «Quando Francesco vuole introdurre delle novità, non lo fa mai con parole chiare e distinte. Preferisce far nascere discussioni, mettere in moto “processi”, dentro i quali le novità man mano si affermino» e poi «quando gli si chiede di fare chiarezza, egli rifiuta». Quando invece fa chiarezza non gli va comunque bene… Dev’essere dura la vita di uno che vuole certezze certissime.

10 comments

  1. Le cose non stanno proprio così Maurizio:

    «Francesco ha scritto che le varie conferenze episcopali nazionali preparano le traduzioni, e poi ci sono “recognitio” (revisione) degli adattamenti e “confirmatio” (conferma) delle traduzioni.»

    No. Francesco ha scritto che la precedente regola, per cui le conferenze episcopali preparavano le traduzioni dovessero poi passare per una revisione (recognitio) della Congregazione di cui Sarah è il capo, ora prevede solo una conferma senza revisione (confirmatio).

    «Sarah, come capo (prefetto) della congregazione per il culto divino ha commentato “no, revisioniamo tutto qui in curia”»

    Questo è vero e Sarah non l’ha sparata tanto per… I precedenti documenti vaticani che trattavano il tema usavano le parole “recognitio” e “confirmatio” come sostanziali sinonimi e tutti che prevedevano una revisione della Sede Apostolica.

    «e Francesco ha controcommentato “se ho usato due termini diversi è perché sono due cose diverse”.»

    Sì, ma solo da oggi! Vedere il testo del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi sul tema nel suo documento del 2006. Il Papa si sta dimostrando un pessimo canonista (o meglio si sta circondando di pessimi canonisti. Vedi anche il pasticciaccio sulla riforma delle cause di nullità matrimoniale).

    «Fin qua nulla di strano, ma il bello è che l’articolo inizia con uno dei leit motiv di Magister, che cioè «Quando Francesco vuole introdurre delle novità, non lo fa mai con parole chiare e distinte. Preferisce far nascere discussioni, mettere in moto “processi”, dentro i quali le novità man mano si affermino» e poi «quando gli si chiede di fare chiarezza, egli rifiuta». Quando invece fa chiarezza non gli va comunque bene… Dev’essere dura la vita di uno che vuole certezze certissime.»

    Beh non ha tutti i torti Magister: risponde solo quando gli si rema palesemente contro (nonostante fosse vago prima del chiarimento per iscritto al card. Sarah si capiva benissimo il senso del suo infausto Motu Proprio). Mentre se gli si chiedono chiarimenti tace inesorabilmente, nonostante i sacrilegi non siano proprio temi secondari nella dottrina cattolica…

  2. Comunque ci sarà da sbellicarsi nell’attendere un documento finale da una Conferenza Episcopale: perché un atto normativo di una CE sia vincolante è necessario che

    a) ci sia il consenso di almeno 2/3 dei vescovi di quella CE eppoi una recognitio della Santa Sede;
    b) ci sia il consenso di tutti i vescovi di quella CE e nessun bisogno di recognitio della Santa Sede.

    Questa una legge di san Giovanni Paolo II che trova piena applicazione anche ora, dopo la modifica del CDC di quei due commi voluta da Papa Francesco.

    Ora quindi solo per i messali vale solo la lettera b) e tu ce li vedi tutti i vescovi di una CE andare all’unisono su una traduzione??? Pensare che ha fatto tutto sto casino per eliminare il rimpallo tra CCDDS e CE di “correggi e rimanda”, che ha fatto sì che il terzo Messale in italiano sia ancora fermo dopo 15 anni esatti.

  3. posso sommessamente far notare che mi pare strano che in documenti curiali si usassero due termini diversi per dire la stessa cosa? È un po’ come nel linguaggio legale (o in quello matematico, del resto).

    Che Francesco risponda solo quando gli serve non è in contraddizione con il fatto che in genere preferisca lasciare parlare tutti per vedere l’effetto che fa. In realtà la famigerata postilla nell’Amoris Laetita non nega affatto l’indissolubilità del matrimonio (mica apre a seconde nozze…), ma più che altro afferma che il peccato relativo, pur essendo continuativo per definizione, non è necessariamente mortale.

    Per le traduzioni, bisogna riconoscere che sono comunque un problema da qualunque parte le si prenda.

  4. «posso sommessamente far notare che mi pare strano che in documenti curiali si usassero due termini diversi per dire la stessa cosa? È un po’ come nel linguaggio legale (o in quello matematico, del resto).»

    Epperò è così. Vuoi perché sono stati scritti a qualche decade di distanza. Vuoi perché gli scopi per cui sono stati scritti erano diversi, ma se leggi la nota esplicativa a Magnum Principium e i documenti in essa citati te ne puoi convincere.

    «Che Francesco risponda solo quando gli serve non è in contraddizione con il fatto che in genere preferisca lasciare parlare tutti per vedere l’effetto che fa.»

    Non “quando gli serve”, ma “quando gli fa comodo”. Non gli fa comodo rispondere ai dubia, perché sarebbe controproducente per i suoi scopi. Ma ormai anche i meno informati se ne stanno accorgendo, e infatti alza sempre più l’asticella.

    «In realtà la famigerata postilla nell’Amoris Laetita non nega affatto l’indissolubilità del matrimonio (mica apre a seconde nozze…)»

    No, infatti fa di peggio. Dice (senza chiarire in quali condizioni) che si può essere in peccato mortale e uscire da tale condizione comunicandosi.

    «ma più che altro afferma che il peccato relativo, pur essendo continuativo per definizione, non è necessariamente mortale.»

    E se non è mortale che bisogno c’è di specificare che possono accedere alla comunione per essere fortificati? Capisci bene che non regge: l’hanno sempre potuto fare.

    Rileggiamo i punti:

    A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.[351]

    [351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

    Cosa si intende per “non pienezza della colpevolezza”? Siamo nell’ambito del peccato veniale? Ma se siamo nell’ambito del peccato veniale perché dire “ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa. In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti“? Se è veniale ciò è sempre stato possibile! Perché scriverci addirittura una nota? Inoltre perché quell'”anche” nel senso di “addirittura”? Non è forse l’aiuto ordinario quello sacramentale? Evidentemente il Papa non sta parlando di peccato veniale… Ed è per questo che 4 Cardinali hanno chiesto ragguagli.

    I condizionamenti e i fattori attenuanti restano dei mitigatori della colpa, non la annullano (se sussistono le tre ben note condizioni). Insomma se ci sono le tre condizioni un peccato con i condizionamenti e i fattori attenuanti non passerà mai da mortale a veniale. Questa è la dottrina della Chiesa.

    «Per le traduzioni, bisogna riconoscere che sono comunque un problema da qualunque parte le si prenda.»

    Assolutamente sì! Una gran brutta rogna.

    • “non pienezza della consapevolezza” è la non “piena consapevolezza” del catechismo di Pio X, su questo dovremmo essere d’accordo. Se non c’è piena consapevolezza non c’è peccato mortale per definizione; il punto è che la non piena consapevolezza era nel momento del matrimonio, e non in quello attuale (dove è chiaro che il matrimonio non c’è più).
      Tradotto in altri termini, viene implicitamente riconosciuto che non tutti i matrimoni sono stati fatti con piena consapevolezza: solo che specificarlo così apparirebbe un “liberi tutti” mentre invece viene lasciata ufficialmente ai sacerdoti la decisione che spesso prendevano ufficiosamente.

        • Su quanto hai scritto ovviamente sono d’accordo, ma non rientra nel discorso di quella nota di AL.

          Anche la semplificazione dei processi di nullità voluta dal Papa va sulla strada che hai detto: avere un gran numero di matrimoni dichiarati nulli, perché che siano nulli non penso ci siano dubbi! Il fatto è che così facendo si scoprirà che 7 matrimoni su 10 celebrati in chiesa sono in realtà nulli. E quindi? 😀

        • vedi? nonostante tutto io sono un’anima pura e non penso come prima cosa alla colpevolezza.

          (che sette matrimoni su dieci siano in realtà nulli è probabile. Possiamo a questo punto discutere se è meglio far finta di niente oppure prenderne atto: sono due posizioni evidentemente ben diverse. Nota che non sto dicendo che una sia necessariamente migliore dell’altra per Santa Romana Chiesa)

    • Naturalmente la Pavia Conferenza Episcopale Statunitense l’ha immediatamente licenziato (non era il suo lavoro principale, ma chissà tra quanto perderà anche quello)…

      Misericordiagite!

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