Numeroni!

Su Repubblica di oggi Andrea Bonanni parla di come la crescita del Pil italiano superiore alle attese non basti, e fin qui anche noi possiamo essere d’accordo. Quello su cui io ho dei forti dubbi è uno dei punti del suo ragionamento, che riporto qui (grassetto mio):

Con grande intelligenza politica, il ministro Padoan ha già concordato a giugno con la Commissione uno “sconto” sulla prossima manovra, che la riduce dallo 0,6 allo 0,3 per cento del Pil. Questo accordo, verosimilmente, sarà mantenuto. Va da sé però che lo 0,3 per cento di un Pil aumentato rappresenta una cifra superiore a quella che era stata preventivata a giugno.

Mamma mia! Chissà quanti soldi in più dovranno essere recuperati! Proviamo a fare un conto spannometrico? Il Pil italiano è 2000 miliardi (un po’ meno, in realtà). Passare dall’1% all’1,5% di crescita del Pil significa avere 10 miliardi in più. Lo 0,3% di questi 10 miliardi sono 30 milioni. Questi sono i tanti soldi di cui Bonanni si preoccupa: una cifra che viene banalmente naecosta accrescendo appena il gettito previsto da qualche imposta.

Però volete mettere il pericolo percepito?

3 comments

  1. E il fiscal compact? Al momento la previsione di fallimento per il 2018 (cioè di non rimborso dei debiti in modo “normale” ma in modo “fantasioso” + inflazione) viene da li, non certo da previsioni insignificanti e rutinarie.
    Forse è di questo che, sia pure prima delle elezioni, si proccupano.

    • Il fiscal compact è un problema, di cui dobbiamo ringraziare Monti e il passato Parlamento. Però non ne vedo traccia nell’articolo di Bonanni.

      • Beh, neanche io guarderò l’articolo allora 🙂

        (La modifica alla costituzione dipende dal tale, ma del fiscal compact non accuserei un dipendente. E’ un ordine dei capi ed è standardizzato per tutto l’impero, non c’è nulla di personale.)