Je suis Byoblu

Come potete leggere sul Post, Google ha deciso che non accetterà più di fare pubblicità mediante AdSense su Byoblu, il blog di Claudio Messora, ritenendo che faccia parte dei siti «che diffondono bufale o che, in altre parole, “nascondono, falsano o travisano le informazioni sull’editore, sui contenuti o sullo scopo principale del sito”».
Anch’io concordo che Byoblu sia un sito complottista (ma a livello tale che persino BeppeGrillo™, dopo aver appoggiato l’autocandidatura di Messora a comunicatore di M5S, l’ha poi fatto fuori per prendere Rocco Casalino…). Ma mi preoccupa ancora di più l’idea che Google e Facebook decidano con i loro soldi – no, con i soldi che loro raccolgono… – chi sia degno di fede. Certo, è meno peggio così che avere una leggina che lo stabilisca, cosa che non potrebbe essere poi così lontana nel tempo; ma resta sempre il problema di base. Bisogna insegnare alla gente a capire quello che sta leggendo, altrimenti ci sarà sempre qualcuno più furbo degli altri che ci fregherà. Ed è per questo che preferisco andare controcorrente e parlare in favore della pubblicità sul sito di Messora.

6 comments

  1. Non conosco Byoblu, ma non dovrebbe Google avere la libertà di fare affari con chi preferisce, qualsiasi sia la motivazione? La cosa preoccupante è che operi in regime di sostanziale monopolio, ma questo è colpa dei competitori che non sono stati capaci di tenere il passo.

  2. Sono d’accordo con procellaria.
    Anche perché, dal punto di vista degli inserzionisti è importante pubblicare su siti di livello. Sinceramente se la mia pubblicità finisse sul blog di byoblu, sarei infastidito.

    • che io sappia l’inserzionista può dire di non volere che la sua pubblicità finisca in una certa categoria di siti, e su questo non ho nulla da eccepire (i soldi sono dell’inserzionista)

      • Sì, i soldi sono dell’inserzionista che può scegliere di farsi pubblicità tramite altri canali, non decidere come qualcuno debba lavorare.

      • Sì esiste una possibilità di scelta di categoria dell’inserzionista, ma le scelte possibili poco ed indirettamente hanno a che vedere con la qualità del sito.

        C’è anche il problema opposto: il detentore di un sito non può scegliere quali contenuti pubblicitari ospitare con effetti alle volte comici.

  3. Io invece sono d’accordo, poiché la maggior parte di queste bufale sono infami carognate costruite per colpire la “pancia”, e come tali trovano sempre un’ampia platea di gente disposta a crederle vere e a diffonderle.
    Colpirli dove fa più male (il portafogli) è il sistema ideale.

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