Divisioni sul caffè

Stefano mi segnala questo post della Stampa (qui la copia di backup) a proposito del possibile ingresso di Starbucks in Italia, dove secondo la FIPE «Ogni bar, ogni giorno, serve 175 tazzine per un incasso di 184 euro, con un prezzo medio di 0,96 euro a tazzina.» Secondo Stefano hanno scambiato dividendo e divisore, oltre ad avere sbagliato l’arrotondamento (175/184 è circa 0,951). La mia sensazione è diversa. Andando a cercare la fonte originaria possiamo vedere che si parla di 175 caffè e cappuccini serviti al giorno, il che fa capire perché il costo medio supera l’euro nonostante sia raro trovare un caffè che costi più di un euro. Se devo fare un’ipotesi, Giuseppe Bottero non abbia notato “cappuccini”, si sia chiesto come mai un caffè potesse costare più di un euro, e ha fatto tornare i conti. (Non mi preoccupo nemmeno dell’arrotondamento per eccesso, fossero quelli i problemi…)

Una nota non matematica: Gianluca, davvero adesso “experience” nel senso di “fare le cose come noi pensiamo dobbiate farle” (che già non sopporto in inglese) viene usato in italiano come “esperienza”?

5 comments

  1. In neretto le probabili parole mancanti in una delle tue frasi:

    «Se devo fare un’ipotesi, credo che Giuseppe Bottero non abbia notato “cappuccini”, e si sia chiesto come mai un caffè potesse costare più di un euro, perciò/quindi/sicché ha fatto tornare i conti.»

    • sul “credo che” d’accordo, ma i conti (del caffè che costa meno di un euro) li ha fatti tornare.

  2. “Ogni bar, ogni giorno, serve 175 tazzine per un incasso di 184 euro” anche una breve riflessione sul significato della parola ogni non ci starebbe male.

    • Credo che la riflessione andrebbe fatta sugli errori caratteristici della scrittura con tastiera, così come si fa con gli errori dei copisti.

      Quello di “experience” non l’ho capito/sentito ma ho notato che è diventato comune l’uso di “educazione” nel senso di “education” perdendosi nella traduzione parole e concetti che era meglio lasciare in versione originale.