Archivi categoria: recensioni

_Egitto – dalle Piramidi ad Alessandro Magno_ (mostra)

Per una volta siamo andati a una mostra appena aperta: ieri c’era infatti stata l’inaugurazione, e avete tempo fino a fine marzo per andare a Cremona (sito: www.cremonamostre.it).
L’esposizione è divisa in due parti, una a Palazzo Stanga e l’altra al Museo civico Ala Ponzone. Sono trecento metri scarsi di distanza, non preoccupatevi. Il materiale è raccolto da vari musei sparsi per l’Italia: si hanno circa 150 reperti, che non sono tantissimi, ma bisogna dire che l’allestimento è piuttosto interessante… perlomeno se si parla l’italiano e non si hanno problemi a salire scalinate.
Avremmo anche potuto avere un CD di un non meglio identificato cantautore in omaggio, ma li avevano già finiti tutti, quindi non posso dirvi che musica faceva :-)

Ultimo aggiornamento: 2014-09-24 16:47

_Storia di un enigma_ (libro)

La figura di Alan Turing direi faccia più parte della leggenda che della storia: la macchina di Turing, il test di Turing, il suo lavoro di decifrazione dell’Enigma tedesco… Questa sua biografia (Andrew Hodges, Storia di un enigma, Bollati Boringhieri “Gli Archi” 2003 [1983], p. 762, € 35, ISBN 88-339-1501-8, trad. David Mezzacapa) dovrebbe presentare il vero volto del logico e scienziato, ma secondo me Hodges ha esagerato, volendo portare a tutti i costi il tema dell’omosessualità di Turing anche quando francamente non si vede l’importanza. Può darsi che nel 1983, quando l’edizione originale inglese apparve, ci fosse più bisogno di una legittimazione formale; ma l’edizione italiana che appare vent’anni dopo sembra così irrimediabilmente datata, magari non per l’accettazione ma almeno per il riconoscimento dell’esistenza del mondo gay e dei suoi diritti. Paradossalmente per un non britannico risulta più interessante la descrizione del sistema delle public school, che permette anche di comprendere meglio i libri di Harry Potter. L’ultima parte del libro risulta poi tantalizzante per la descrizione degli ultimi lavori biologici di Turing, ma Hodges taglia incomprensibilmente il suo ultimo anno di vita e ci lascia all’oscuro. Visto anche il prezzo non proprio popolare, mi sarei aspettato di più.

Ultimo aggiornamento: 2004-09-15 10:45

<em>The Wee Free Men</em>

Terry Pratchett è una garanzia di prolificità. Quando gli hanno fatto notare che non poteva scrivere due storie del Discworld l’anno oltre a tutto il resto, ha formalmente acconsentito: adesso ne esce una solamente, ma poi c’è un juvenile solamente ambientato là, come questa sua nuova fatica (Terry Pratchett, The Wee Free Men, Corgi 2004, p. 320, 5£.99 ISBN 0-552-55186-4). “Wee” significa “piccoli” in quella specie di gaelico che gli gnomi protagonisti della storia usano, e che spesso dà qualche problema di comprensione a chi non è di madrelingua inglese. La storia è nei perfetti canoni di un racconto fantasy, e bisogna dire che il genio narrativo del nostro non viene quasi mai dispiegato. Se conoscete la filosofia pratchettiana sapete insomma cosa aspettarvi, nella solita piacevole confezione; altrimenti, forse è meglio iniziare con qualcos’altro.

Ultimo aggiornamento: 2004-09-13 10:47

Kimsooja (mostra)

Avete ancora una settimana se volete andare a vedere la mostra di questa artista coreana al PAC di Milano. L’ingresso è gratuito, quindi non ci perdete molto: però resto sempre molto scettico sulle idee di arte concettuale di questi artisti. Almeno Aldo Spinelli si diverte a farle :-)
Nella mostra “Condition of humanity” troviamo una serie di panni stesi ad asciugare, comprensiva di mollette di legno, ventilatori e canti di monaci tibetani che ti mandano in trance. Alcuni di questi copriletto sono anche molto carini, e passarci intorno è piacevole, intendiamoci. Ma poi?
Seguono una serie di video. In uno, lei è immobile di spalle davanti a un fiume indiano. In un altro lei è immobile sdraiata sulla cima di un colle. In una serie di altri video, lei è immobile di spalle mentre la gente di Londra, Shanghai, Delhi, New York, Mexico City, Lagos, Tokio, il Cairo le passa vicino, scansandosi. Il tutto per dieci minuti. Almeno negli ultimi video è interessante vedere come la gente si comporta diversamente nelle varie nazioni. Addirittura in un video più antico, dove stava immobile a terra sdraiata, al Cairo la gente ha fatto un capannello – quasi tutti uomini – mentre a Delhi nessuno si interessava a lei.
Al Pac ci sono anche le due opere che hanno vinto il Premio ACACIA (associazione amici arte contemporanea italiana): nel 2003 Là ci darem la mano di Mario Airò era anche carina, con i fiori e la musica dal Don Giovanni: quest’anno ha invece vinto Francesco by Francesco di Francesco Vezzoli che mi sembra narcisismo puro.

Ultimo aggiornamento: 2004-09-11 21:47

Fahrenheit 9/11 (film)

È un film biecamente di parte, e lo si vede in certe scelte fatte, che non si possono esattamente definire oggettive. Non credo che potrà far cambiare idea anche solo a una persona su cosa è successo. Ma che importa? Ritengo che sia comunque necessario che la gente abbia la possibilità di conoscere le cose, a differenza di quanto cercano in genere di fare i media. E forse Michael Moore ha persino mancato, quando ad esempio non ha provato a chiedersi e chiederci “ma dove è stato Giorgino Doppiavù nelle ore seguenti la notizia dell’attentato alle Torri Gemelle”? (vorrei saperlo anche io)
I due tempi in cui il film è diviso sono molto differenti tra loro: nella prima parte rimane molto più sul comico – strabilianti le immagini delle espressioni del Giorgino nei minuti immediatamente successivi all’attacco – e ci fa pensare che la nostra repubblichetta delle banane non è poi un caso così isolato. Il secondo tempo è molto più crudo (ma non è così la guerra in Iraq?).
Trovo ottima la scelta di avere solo tradotto la voce narrante, e sottotitolati tutti i vari interventi, che erano tra l’altro pronunciati in modo comprensibilissimo. Un’altra possibilità per noi di capire un po’ di più gli americani.

Ultimo aggiornamento: 2004-09-05 18:00

_Notizie dalla fine del mondo_ (libro)

Il nome di Anthony Burgess può non suonare a vuoto – aiutino: è l’autore di Arancia meccanica. Ma lo scrittore inglese – forse anche perché di famiglia cattolica, si sa come vanno le cose lassù – ha una produzione molto più vasta. Prendiamo questo libro (Anthony Burgess, Notizie dalla fine del mondo, pag. 541, Fanucci Immaginario, 2003 [orig. 1982], 17 €, ISBN 88-347-0978-0, traduzione Liana Burgess). È uno e trino: al suo interno c’è uno sceneggiato sulla vita di Freud, un musical su Trotsky a New York prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale, e un romanzo di fantascienza sulla fine della Terra ad opera di un pianeta celeste vagante. Ad essere sinceri, non è che le tre storie si intersechino così bene: viaggiano ciascuna sul proprio binario. Il libro si regge soprattutto sull’ironia e la capacità di Burgess di creare termini nuovi o di frammischiare quelli già esistenti, oltre a tutta una serie di stilettate satiriche messe qua e là, come la nota en passant che gli inglesi non sono riusciti a costruire in tempo la loro astronave astrale perché le maestranze hanno scioperato a lungo per il salario. Liana, forse perché di famiglia, si sente in dovere di aggiungere una serie di note che spiegano alcune scelte di traduzione, la quale comunque mantiene intatta la gioia verbale del testo, e che forse sono superflue. Ma vale comunque la pena di leggerlo.

Ultimo aggiornamento: 2018-05-04 14:52

_La misteriosa fiamma della regina Loana_ (libro)

Comincio subito con dire a chi sconsiglio il libro. Se sei uno di quelli che pensa che i libri servano giusto per riempire qualche spazio vuoto in casa, oppure ti sta sulle palle uno come Eco che sembra sempre sapere tutto, anche se si parla dei fumetti di inizio anni ’40, lascia perdere: non fa per te, e ti arrabbieresti solo a leggerlo. In caso contrario, corri subito a prenderlo.
Il libro (Umberto Eco, La misteriosa fiamma della regina Loana, pagine 451, Bompiani 2004, € 19, ISBN 8845214257) è un “romanzo illustrato”, nel senso che ci sono tante immagini a colori qua e là per il testo. La storia è quasi una finta autobiografia, visto che Eco è coetaneo del protagonista Yambo e probabilmente ha vissuto la sua infanzia in tempo di guerra da quelle parti. In pratica è un tour de force, a partire dall’inizio dove Yambo ha perso la memoria e parla solamente per citazioni da libri. Io l’ho letto di un fiato, ma capisco chi non lo sopporta.

Ultimo aggiornamento: 2016-02-20 09:50

_Big Fish_ (film)

Sono sempre in ritardo, ma sono riuscito a vedere il film prima che uscisse dalla programmazione nei cinema. A dire il vero non ne ero molto convinto, ma Anna mi ha trascinato, facendomi sbuffare nel primo quarto d’ora. Poi mi sono ricreduto, e nonostante la durata di oltre due ore sia ben superiore alle mie usuali capacità di sopportazione cinematografica sono arrivato alla fine senza nessun problema, anzi.
“Big Fish” significa anche “cacciaballe”: la storia è infatti quella di un tizio che ha sempre raccontato storie inverosimili sulla sua vita, e che sta morendo di cancro. Suo figlio, che non sopporta da molto tempo questo modo di fare del padre, vuole scoprire la verità. La storia si snoda tra fantasia e realtà: man mano si scopre che la realtà è diversa ma non poi così tanto, e che “una persona diventa le sue storie; queste gli sopravvivono, ed è così che diventa immortale”.
È davvero bello. Ci sono i momenti divertenti e quelli che fanno venire le lacrime a un romanticone quale io sono; mi stupisce che quel figlio di puttana di Tim Robbins Burton sia riuscito a tirare fuori tutta questa poesia, anche se secondo me non è ad esempio un caso che la sorority dove sta la giovane Sandra sia Sigma Omega Delta: provate a cercare “sod” in un dizionario :-)

Ultimo aggiornamento: 2014-05-18 11:12