Archivi categoria: pipponi

Noi non ci saremo

Innanzitutto, scusate il plurale majestatis, ma mi serviva per la citazione musicale.
Domenica, come ormai sanno anche i sassi, ci saranno le Grandi Primarie per la Designazione del Segretario e della Costituente del Futuro Partito Democratico. Garantisco che non mi farò assolutamente vedere, anche se almeno in teoria questo partito dovrebbe essere quello più vicino alle mie posizioni.
Il problema non è certamente l’euro da cacciare: fossero stati anche cinque, non mi avrebbero cambiato la vita.
Il problema non è nemmeno il fatto che si sa già che stravincerà Vuoto Weltroni (no, Rosy, non saranno necessari brogli. Basta quel poco di apparato che è rimasto). Fosse solo per questo, non mi sarei per nulla preoccupato e sarei andato a votare il candidato più a sinistra di quello che in fin dei conti è un partito di centro. (Il candidato più a sinistra è appunto la Bindi, cosa che dovrebbe fare riflettere… ma non credo che nessuno lo faccia)
Il problema è che, secondo i dettami del Porcellum, le liste per la Costituente del PD sono bloccate, il che significa che non posso scegliere chi mi rappresenterà. L’ho fatto una volta l’anno scorso, e mi sono detto “mai più”: non vedo perché cambiare idea.
Tra l’altro, non so se avete notato che la frase “democrazia rappresentativa” è scomparsa dal panorama italiano. I “referendum”, o se preferite le grillate, non sono democrazia rappresentativa: non si rappresenta un tubo, perché tutti dicono la loro (il che non è affatto Una Buona Cosa, se non in casi eccezionali: moltiplicare le occasioni di scelta diretta è il modo più semplice per annullarne gli effetti, visto che è impossibile farsi un’idea ragionata di tutto e quindi alla fine si va a fare i pecoroni). Le liste bloccate non sono democrazia rappresentativa, perché il concetto di rappresentanza è stato accuratamente eliminato, in favore del dire “non preoccuparti, caro elettore: fidati di me, che so perfettamente chi ti rappresenta di più e chi un po’ di meno e quindi sta più giù in lista”. Così, con questa simpatica manovra a tenaglia, sono riusciti a farci dimenticare l’unica via democratica utilizzabile in pratica.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-11 10:21

“referendum” sul welfare

In questi giorni i lavoratori e pensionati di tutta Italia sono chiamati a votare a favore o contro l’accordo siglato lo scorso 23 luglio tra governo e sindacati sul “welfare”, quella misteriosa parola che si è incuneata nella nostra lingua senza che nessuno sappia esattamente di che si parli. Nella mia sede di lavoro il seggio c’era oggi, dalle 10 alle 16, in sala mensa; dopo pranzo ho posato il vassoio, ho preso il pezzo di carta che vale come scheda, e l’ho coscienziosamente annullata, scrivendo qualcosa tipo “perché devo essere io a pararvi il culo?” Solo che lasciare la cosa così non ha un grande senso, e dunque ora vi spiego che cosa penso io di tutta la cosa.
La votazione, a differenza di quanto capita dal prof. Farfi, richiede l’esibizione del nostro badge i cui dati vengono coscienziosamente trascritti dai due delegati che ci fanno anche firmare il registro. C’è persino stata un’assemblea un paio di settimane fa: è vero che noi l’abbiamo scoperto solo perché ho casualmente telefonato al sindacato il venerdì a mezzogiorno e mi è stato detto che lunedì mattina ci sarebbero stati i rappresentanti, ed è anche vero che si è praticamente solo parlato dei risultati del nostro metà contratto, ma non sottilizziamo su tali quisquilie.
Quello che vedo io è che l’accordo è un brutto accordo, nel senso che non aiuta nessuno. Lo scalone viene sostituito da una enorme scalinata, tanto che quelli della mia età andranno probabilmente in pensione più tardi; i coefficienti di trasformazione per abbassare la rendita pensionistica all’allungarsi della vita media sono stati fatti ripartire, come del resto si sarebbe dovuto fare già due anni fa; le modifiche alla legge Biagi sono state solamente cosmetiche; gli aumenti alle pensioni sono stati stralciati e messi in Finanziaria. Il tutto ha comunque un costo, stimato in dieci miliardi di euro in dieci anni, che è alto in assoluto ma non certo in relativo, visto che il bilancio annuale INPS supera i duecento miliardi di euro.
Però votare contro l’accordo non ha senso, dal mio punto di vista. Diciamocela tutta: al metodo contributivo per il calcolo delle pensioni ci si doveva arrivare, visto che una crescita esponenziale dei lavoratori è impossibile. E col metodo contributivo, o si alzano i coefficienti pagati dai lavoratori, o si decide che lo stato si accolla certi costi, e quindi dobbiamo tutti pagare più tasse, o si lavora per più anni, o la rendita della pensione si deve abbassare. Questi sono numeri, non opinioni. Piuttosto, la Triplice avrebbe dovuto lottare sul fronte della legge Biagi, costringendo Confindustria a pagare di più per i lavoratori non a tempo indeterminato e usando quei soldi – oltre che per la pensione futura dei co.pro – per ammortizzatori sociali seri.
Il punto è proprio questo: il sindacato, che è ormai fondato soprattutto da pensionati e gente che in pensione ci starebbe per arrivare, non ha avuto il coraggio di un’azione incisiva su quel fronte che “non gli dà soldi” (e ci credo), e ha preferito una minima rendita di posizione sui “suoi”. Non solo, ma non ha nemmeno avuto il coraggio di firmarlo, quell’accordo: non stiamo parlando di un contratto di settore, dove l’ipotesi finale è un compromesso ovviamente a perdere rispetto alla proposta votata dai lavoratori e ci si può chiedere se non ci è calati troppo le braghe, ma di un accordo in piena regola. E forse che chiedere la firma dei lavoratori non è un pararsi il culo?

Ultimo aggiornamento: 2007-10-08 18:16

stupido sciovinismo

Sembra che man mano l’italica stampa si stia accorgendo della figuraccia che stava facendo, ma il Corsera titola ancora “È italiano il Nobel per la medicina”. La Stampa (“Nobel Medicina, premiato un italo-americano”: ma in home page è ancora scritto “italiano premiato”) e Repubblica (“L’italoamericano Mario Capecchi tra i Nobel per la medicina”) hanno già pensato a smorzare i toni.
Considerato che in questo caso non si può nemmeno parlare di “cervelli all’estero”, dato che Capecchi si è trasferito negli USA a nove anni, e non posso certo dargli tutti i torti, e tenuto conto che è cittadino USA (e non ci voleva molto a scoprirlo), magari si potevano evitare tutti quei peana. Ma l’esempio ci arriva dall’alto, considerando che Napolitano si è affrettato a inviare un messaggio di congratulazioni. Per fortuna che non ha accennato all’italianità, o a roba del genere… Ma poi Capecchi lo parla ancora, l’italiano?

Ultimo aggiornamento: 2007-10-08 17:07

articulus mortis

Dal mio punto di vista la cosa non sembrava così interessante, ma leggendo il buon Farfi ho visto che in giro sono in tanti che stanno montando un nuovo caso, e chi sono io per non tuffarmici a pesce?
Stamattina è morto Lorenzo D’Auria, l’agente del Sismi rapito dieci giorni fa in Afghanistan. D’Auria aveva tre figli e una compagna. Peccato non fosse sposato, quindi per il governo italiano la sua compagna non era assolutamente nessuno, esattamente come non è nessuno Adele Parrillo, la compagna di Stefano Rolla ucciso a Nassiriya; lei non può nemmeno partecipare alle commemorazioni ufficiali in onore dei nostri soldati morti.
Cosa ha fatto allora il nostro governo? Ha riportato in Italia D’Auria, che era ancora in vita, e l’ha fatto sposare in tutta fretta sabato scorso. Peccato che per il nostro codice civile (articolo 101) ci sia sì la possibilità di un “Matrimonio in imminente pericolo di vita”, ma gli sposi devono comunque essere coscienti. Ma c’è una gabola. Il codice di diritto canonico (canoni 1068 e 1079) sciolgono da un qualunque impedimento nel caso di pericolo di vita: basta che ci sia la volontà di sposarsi, anche per mezzo di testimoni. È per l’appunto il matrimonio in articulo mortis. Una volta sposati religiosamente, il Concordato (articolo 24) lo fa immediatamente diventare lecito per la legge italiana, e la povera Francesca diventa una vedova a tutti gli effetti.
Dato tutto questo, quello che a me verrebbe in mente è che è una vergogna che lo stato italiano non sia capace a fare qualcosa per coloro che sono morti per esso, e debba ricorrere a quello che – diciamocela tutta – è un mezzuccio. Su questo concordo con Brodo. Riesco a capire chi (Anelli di fumo) afferma che quella norma concordataria è da abrogare perché non ha senso. (Ah, una nota per Farfi che sicuramente mi legge: se guardi bene il codice di diritto canonico, il default di un matrimonio è che sia valido, quindi se qualcuno afferma che D’Auria aveva intenzione di sposarsi questo è quanto fa testo a meno che non saltino fuori prove certe del contrario). Quelli che proprio non riesco a capire sono quelli che si lamentano perché “ancora una volta il governo è stato succubo del Vaticano (Scalfarotto e miic: non so di altri, ho solo recuperato i link di Farfi). Per una volta che, a differenza ad esempio del caso Welby, c’è stato un parroco che ha scelto di fare un atto di carità cristiana, non dico di intonargli peana: ma almeno si potrebbe evitare di polemizzare con chi non ne può nulla.
Un paio di aggiunte: è vero che c’è un’ingiustizia di base perché solo ai cattolici è permessa una cosa del genere, ma fare notare questa cosa sposta semplicemente il problema, visto che come ho detto all’inizio la colpa è dello stato che non riconosce il diritto, non della chiesa che in questo caso non ci ha guadagnato nulla. Il tutto senza contare che non sono nemmeno poi così certo che la coppia fosse cattolica praticante, visto che per il diritto canonico bastava che uno di loro fosse battezzato. Inoltre sono ragionevolmente certo che D’Auria non fosse assolutamente cosciente, avrei anche dei dubbi sul fatto che avesse davvero voluto sposarsi, e che quindi il parroco abbia compiuto un illecito; bene, sono felice che l’abbia fatto, anche se sarei stato più felice se non avesse dovuto farlo e lo Stato in cui sono nato e vivo fosse più serio.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-04 23:04

Giustizia (?) trionferà (??)

La notizia è di ieri: le elezioni comunali e circoscrizionali al comune di Messina sono state annullate, e quindi i cittadini dovranno tornare alle urne. La storia completa la trovate qua: in pratica, il Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo ha affermato che il Tar siculo non avrebbe dovuto bocciare la lista del Nuovo Psi e il suo candidato sindaco.
Vorrei fare notare due cose. Innanzitutto una banalità: le elezioni sono state fatte due anni fa (novembre 2005). Per quanti gradi di giudizio ci possano essere stati, è una durata inaccettabile. Come seconda cosa, il CGA non è entrato nel merito dell’ammissibilità o meno della lista: ha semplicemente affermato che il Tar non doveva immischiarsi. A questo punto uno si chiede cosa sarebbe successo se qualcuno dopo le elezioni avesse fatto e vinto il ricorso contro quella lista: immagino si sarebbero rifatte le elezioni. Ma allora tanto vale fare una legge che impedisca i ricorsi pre-elezioni, e almeno qualcosa si semplifica.
Infine, consiglierei di andare a vedere i risultati (del primo turno, ovvio), e chiedersi come le elezioni possano essere state inficiate…
ps: non cito per scelta Repubblica. Loro non hanno dato la notizia, ma hanno spiegato perché quella lista del Nuovo Psi era fasulla, ecc. ecc.: vero o falso, il CGA ha esplicitamente detto che non l’ha considerato, quindi sono andati fuori tema. Non che il Giornale non l’abbia buttata sulla politica, ma ha separato la notizia dai commenti.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-04 11:00

ecchissenefrega

Il Corriere della Sera, quello che in teoria dovrebbe essere il quotidiano più prestigioso d’Italia, ci fa sapere le seguenti cose:
– che Silvio B. ha seguito le votazioni di ieri al Senato da casa sua (affaracci suoi, direi, ma passi. Ah, ovviamente in questo caso non è un assenteista, essendo lui un deputato)
– che gli hanno regalato un gatto persiano (mai più senza)
– che ha un topolino meccanico che ha chiamato Romano, “per far divertire i presenti”
– che dorme con lui (il gatto, non il topo meccanico)
Sto cominciando a pentirmi di avere usato adblock per eliminare tutte le pubblicità in flash dal sito del Corsera: rischio di avere tolto la parte più interessante delle pagine.

Ultimo aggiornamento: 2007-10-04 09:19

quando le tette fanno richiamo

Ieri su Repubblica (cartaceo, pagina 37) c’era un articolo Geometrie e colori – così la scienza diventa arte. Tra gli zoom dell’articolo, quelle frasette messe in risalto sotto forma di riquadri qua e là, ce n’era uno che diceva «Menzione speciale a un software che visualizza l’anatomia del seno». Di per sé è vero. Peccato che i seni fossero… no, non la funzione trigonometrica, che di anatomia ne ha ben poca, ma quelli delle cavità nasali.
Certo che sono capaci a fare di tutto, pur di convincerti a leggere gli articoli.

Ultimo aggiornamento: 2007-09-29 14:10

non-notizie

Stavolta non è rep.it ma il Corsera, che dileggia Giorgino Doppiavu Bush perché nel discorso preparatogli in occasione dell’assemblea dell’ONU erano indicate le pronunce figurate dei “nomi strani”, come “sar-KO-zee” (Sarkozy) oppure “moor-EH-tain-ee-a” (Mauritania).
Ci sono tante cose su cui sbeffeggiare Bush, e anch’io l’ho fatto spesso. Ma onestamente non riesco a capire dove fosse stavolta il problema. Nessuno nasce imparato, e occorrerà bene capire come pronunciare nomi stranieri. Le “indicazioni per la dizione”, con la pronuncia similamericana e le sillabe accentate in maiuscolo, sono il metodo standard usato nei paesi di lingua inglese: chi non ci credesse può vedere ad esempio il Merriam-Webster. Che ci fossero “nomi e numeri di cellulare degli speechwriter di Bush” significa semplicemente che c’era la possibilità che il presidente chiedesse loro lumi: il che oggettivamente mi pare una cosa positiva e non negativa, tranne per chi crede alle favole e immagina che i discorsi di un leader siano tutti scritti di proprio pugno dal leader stesso.
L’unica cosa che mi viene in mente è che si voglia far passare il concetto che “i nostri politici non fanno così”. Insomma, che pronuncino a caso i nomi stranieri e che non chiedano nulla a nessuno, non fosse mai che arrivino loro degli utili suggerimenti.
Aggiornamento: anche la Stampa si accoda. Stupisce ancora più l’assenza di Repubblica.

Ultimo aggiornamento: 2007-09-26 12:02