Archivi categoria: curiosita’

calendari preveggenti

Ho controllato su Santi e Beati, e non ne ho trovato traccia. Però il calendario appeso sulla parete divisoria della mia collega, nell’altro openspace, afferma che oggi – 21 aprile, Natale di Roma – è nientemeno che san Silvio. L’ha sempre detto, Lui, che si sta immolando per noi. Ma come facevano quelli del calendario a saperlo già da prima?

Ultimo aggiornamento: 2008-04-21 11:56

Venditori monoggetto

Essendoché oggi era una bella giornata di sole d’aprile che seguiva vari giorni di pioggia, e quindi senza grande possibilità di gite fuoriporta, il centro di Milano era gremito anche a quella che dal mio punto di vista piemontese sarebbe ora di pranzo. Essendoché c’era tanta gente, per la nota legge della domanda e dell’offerta c’erano anche tanti venditori più o meno improbabili. Nulla di strano nel trovare svariati venditori di quei braccialettini in filo da legarsi al posto, né ci si può stupire che ci fossero almeno sei venditori di libri – tutti senegalesi, a giudicare dal colore della pelle – nella piazzetta reale. In fin dei conti, se uno passa di là si suppone sia interessato alla cultura, e magari gli scappa anche di comperare un libro.
Quello che però mi ha basito è stato trovare in poco piu di trecento metri di corso Vittorio Emanuele ben cinque venditori di ombrelli. Attenzione: non i soliti ombrellini tascabili, quelli che spuntano come funghi sui pavimenti dei mezzanini della metropolitana non appena inizia a piovere. Proprio ombrelli veri e propri, con i tizi (pakistani? Perché anche in questo caso c’è una rigida divisione etnica) che mostravano come funzionava bene il meccanismo di apertura. Sono abituato alle mode di oggetti in vendita per strada, o per meglio dire al concetto di qualcuno che decide cosa far vendere agli ambulanti; però l’ombrello mi pare un accessorio troppo low-tech rispetto a quello che generalmente fanno vendere. Misteri markettari.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-20 19:31

Loro il segno l’hanno avuto!

Mica si vota solo in Italia, che credete! Questa settimana, a parte le elezioni nepalesi stravinte dai maoisti, ci sono state anche le elezioni in Etiopia. Occhei, le loro elezioni sono iniziate e finite domenica, né è venuto loro in mente di avere due giorni per votare: ma non è un loro problema.
In Etiopia, però, c’è stato un segno dal cielo: un alone tutto intorno al sole. Secondo alcuni etiopi, l’ultima volta che capitò qualcosa del genere fu nel 1991, negli ultimi giorni della dittatura di Menghistu. Peccato che almeno a Milano il cielo fosse coperto :-)

Ultimo aggiornamento: 2008-04-14 14:03

Non rubatevi la matita copiativa!

Xarface si è posto dei dubbi sulla matita copiativa che ti consegnano quando vai a votare, scoprendo che Wikipedia glieli poteva risolvere quasi tutti. Già che c’ero ho contribuito a risolvergliene ancora uno, aggiornando la pagina di it.wiki in questione. Ricordo quindi a tutti che non potete portarvi a casa la matita copiativa come ricordo, esattamente come non potete portarvi a casa la scheda: o meglio, se lo fate sarete sanzionati con un’ammenda da 103 a 309 euro. Sappiatelo.
Poi, finché sono qua a scrivere, ricordo agli ultimi ritardatari che fanno ricerche e capitano da me che se si vota scheda nulla è proprio come se non si fosse andati a votare, non è che il vostro voto contribuisca al premio di maggioranza. In teoria è la stessa cosa se lasciate la scheda bianca (“per non sporcare”, cit.) ma io non mi fiderei mai di cosa possa avere in mano lo scrutatore.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-12 16:29

e day

Un matematico geek ormai sa che il 14 marzo (scritto all’americana 3.14) è il \pi day, il “giorno pi greco”: qualche volta ne ho parlato anch’io.
Un matematico davvero geek, però, oggi festeggia l'”e day”, chiamato così in onore del numero di Eulero: 2.7182818284590452353… Prendendo le prime cifre, abbiamo 2.71, e quindi si festeggia… il 71 febbraio. Inutile obiettare che febbraio non ha settantun giorni: basta andare avanti a contare, dimenticandosi di cambiare mese :-)
La cosa più interessante dell’e day (mi raccomando, non eDay!) è che è una festa mobile: quest’anno infatti cade l’11 aprile, ma negli anni non bisestili i festeggiamenti si spostano al 12. L’altra cosa più interessante dell’e day è che praticamente nessuno sa che cosa è e, e così potete festeggiarvelo in santa pace!
(via Isabel)

Ultimo aggiornamento: 2008-04-11 12:31

Come volevasi dimostrare

[verde...]Ho fatto il quissss di che colore dovrebbe essere il tuo blog? (come sempre, via la mia pusher) ed è venuto fuori che il mio colore è il verde:
Your blog is smart and thoughtful – not a lot of fluff.
You enjoy a good discussion, especially if it involves picking apart ideas.
However, you tend to get easily annoyed by any thoughtless comments in your blog.
Ma io lo sapevo già, che il mio colore era il verde (non padano né islamico)…
Per la cronaca, al secondo quisss di Annarella mi è venuto fuori “Introverted Sensing”:
Responsible, ethical, and trustworthy
Loyal, with a sense of roots in your community
Someone who treasures and remembers the past
Adverse to surprises and the unknown
L’ultima frase è assolutamente vera.

Ultimo aggiornamento: 2008-04-11 08:27

Fast food alla tedesca

Avete presente quei ristoranti giapponesi dove il cibo ti arriva sui piattini che girano amabilmente su un sistema a rotaie? Bene. In Germania sembrano avere fatto le cose ancora più in grande, a giudicare da questo articolo della BBC comprensivo di video. In pratica c’è tutto un sistema di ottovolante che dalla cucina (in alto) manda giù i vari piatti, ma anche le bevande, al cliente; in questo modo non c’è più un cameriere, e non ci si può più lamentare con nessuno dell’attesa indefinita! No, non è vero: un po’ come quando da noi misero i primi distributori self-serve di benzina, ci sono alcune persone lì per spiegare il funzionamento del marchingegno a chi non è nato a pane e Pac-Man. Ma l’idea è quella.
Dal mio punto di vista è un po’ esagerato, però devo ammettere che se mi capitasse di dover tornare a Norimberga un saltino là ce lo farei anche…

Ultimo aggiornamento: 2008-04-08 14:25

Silvie Berlusco, quomodo Latine loqui?

È vero che nel weekend l’unico quotidiano che ho letto è stato La Stampa, però mi sa che la notizia non è apparsa sui soliti giornali che scorro: la si trova solo sul quotidiano di famiglia, oltre che ad esempio sulla BBC dove stamattina l’ho letta. L’articolo britannico termina con “A trial for alleged fraud is set to resume after the legislative elections”, ma quelle sono le solite cattiverie comuniste, e non è di questo che voglio parlare.
In una delle sue interviste a braccio che tanto piacciono soprattutto ai corrispondenti esteri, il presidente latinista ha ricordato che a scuola dai salesiani era lui quello deputato a fare i discorsi in latino agli ospiti illustri (tipo i cardinali), e termina dicendo «Il mio latino dunque credo che mi permetterebbe anche un pranzo con Giulio Cesare». A parte i problemucci con l’italiano – avrebbe dovuto dire “Credo che il mio latino mi permetterebbe…” oppure “Il mio latino credo mi permetterebbe…” – e a parte la scelta di una persona il cui latino era piuttosto secco, mi chiedo quali voti in più dovrebbe portargli una simile affermazione. È forse convinto che l’elettore quadratico medio rimanga folgorato da tale sfoggio di (supposta) cultura? O non riesce proprio a fare a meno di farsi notare in ogni modo possibile e immaginabile? Il tutto, naturalmente, tralasciando la banale constatazione che probabilmente Silvio non capirebbe una parola di quanto Cesare pronunciasse, considerando che il latino che insegnano alle scuole italiane va appunto bene per parlare con i cardinali ma ha una pronuncia completamente diversa da quella probabile ai tempi dell’Impero sui fatali colli…

Ultimo aggiornamento: 2008-04-07 10:08