Grazie a VonAusterliz ho scoperto questo articolo di Shanaka Anslem Perera che vede la bolla AI dal punto di vista di un analista finanziario che guarda al di là della finanza vera e propria. O meglio: c’è un punto puramente finanziario, il crollo del valore delle azioni di Oracle dopo che nel report trimestrale ha indicato il valore totale di contratti non ancora incassati a 523 miliardi di dollari (il 438% in più dell’anno scorso); ma c’è un altro punto che hanno segnalato in pochi. In Texas le richieste di future connessioni alla rete elettrica sono per un totale di 230 gigawatt. L’anno scorso erano 63. Il numero da solo non dice molto, ma per fare un confronto la potenza capacità totale negli USA l’anno scorso era 1200 gigawatt. In pratica il solo Texas aumenterebbe la produzione del 20%: e per cosa? Ovvio, per i datacenter AI.
Il problema non è solo il calore generato da questi data center con chip sempre più energivori, con le ben note conseguenze sul riscaldamento. (Anche se la quantità di energia dal sole sta aumentando tantissimo persino negli USA nonostante Trump, si pensa di ricorrere soprattutto all’energia nucleare: ricordo che Microsoft ha fatto un contratto per far ripartire la centrale di Three Mile Island, per esempio). Il problema è la termodinamica. Secondo Anslem Perera, superando i 20-30 kilowatt per rack non è più fisicamente possibile usare la convezione per raffreddarli con l’aria, e occorre passare ai liquidi refrigeranti con tutti i problemi del caso. Certo, continua, a settembre Microsoft ha annunciato un sistema per inserire i tubi di raffreddamento direttamente nel silicio, triplicando la capacità refrigerante: ma come lui nota «questo non è un miglioramento incrementale. Si tratta di un’innovazione dettata dalla disperazione, dal riconoscere che la fisica dei calcoli necessari per l’IA sta raggiungendo i propri limiti fondamentali.» E non è detto che la disperazione porti sempre ai risultati cercati.
Anslem Perera non è del tutto pessimista sulla bolla. Guardando gli esempi passati, come le ferrovie negli anni 1840 in Inghilterra e la bolla delle telecomunicazioni degli anni 1990 – per fortuna ci ha risparmiato la bolla dei bulbi di tulipano… – nota infatti una differenza fondamentale. I grandi player, con l’eccezione appunto di Oracle, stanno mettendo soldi veri del loro cashflow nello sviluppo di AI, e infatti i mercati considerano il rischio di Microsoft, Google, Amazon, e Meta minore. E indubbiamente il mondo enterprise si è già mosso verso l’uso dell’intelligenza artificiale. Quello che lui vede però è un sistema in equilibrio instabile, e che non ci permette di prevedere con sicurezza da che parte si muoverà. Ma soprattutto, come dicevo sopra, stiamo cominciando a fare i conti con le leggi fisiche molto prima che ce lo aspettassimo: con la legge di Moore siamo andati avanti per decenni, ma qui non avremo tutto questo tempo. L’ho sempre detto io: la fisica è una brutta bestia.
Ultimo aggiornamento: 2025-12-29 18:46
“potenza totale negli USA l’anno scorso era 1200 gigawatt” umm, non è un po’ pochino? tanto per avere un confronto europeo “CERN uses 1.3 terawatt hours of electricity annually”.
Quello che invece non vedo mai nei conti è una qualche ipotesi di sostituzione. Es. spesso si legge che mandare una mail equivale a sterminare non so quanti piccioni, ma se anziché la mail mando una lettera cartacea? Nessun piccione perderebbe le piume tra carta, inchiostro, giri per trovare francobollo e buca, ecc.? Ah già! L’AI non sostituisce lavoratori! Peccato, altrimenti qualche risparmio (anche energetico) saltava fuori.
Molto probabile che ci sia almeno un fattore 1000 di errore, mi sa per le solite conversioni alla CDC.
Sul costo delle richieste fatte alle IA, se noti non ne parlo perché mi sono sempre sembrato numeri fuori contesto.
Sul costo delle richieste, dopo le cretinate che sono circolate sul “per favore” in coda ai prompt, è meglio non avanzare ipotesi.
Però credo che ci siano tecnologie fortemente “sostitutive” (es. il teleriscaldamento vs. le stufette) e altre più spiccatamente “additive” (es. più labubu che prima non esistevano).
L’AI o il cloud sono “sostitutivi”/”centralizzatori”, quindi per valutare l’impatto bisogna anche capire cosa si spegne (a parte le teste, che comunque restano alimentate anche quando non combinano molto).
il “per favore” è un token che viene cancellato nelle richieste, il costo è zero e come nei memi potrebbe servire a salvarci :-)
Sulla potenza, ho sbagliato a scrivere potenza: avrei dovuto dire “capacità” che è effettivamente quella, anzi si sta avvicinando ai 1300 GW: vedi per esempio qui. Poi in un anno ci sono 365*24 = 8760 ore, anche se gli impianti non sono sempre al 100% (così ad occhio sono al 25%). Mi scuso per l’imprecisione.
potenza in W è corretto, non sarai stato sostituito da un’ IA … che si scusa a prescindere ;-)
I “terawatt hours” sono energia.
( non entro nel merito dei valori, se siano veritieri o no )
Teniamo buone le virgolette per la capacità e lasciamo stare Farad
No, avevi fatto bene a dire potenza: probabilmente ti sei fatto ingannare dall’infelice espressione inglese “nameplate capacity” o “nominal capacity” o “installed capacity”, che in Italia spesso è reso con capacità di generazione ma che per fortuna viene usata meno del corretto potenza nominale di produzione/generazione (e che è la massima potenza erogabile dall’insieme delle centrali elettriche di quel paese in un dato istante). Guarda a tal riguardo la voce nameplate capacity nella Wikipedia in lingua inglese (che non ha una voce corrispettiva in italiano, ma se ci fosse mi auguro non sarebbe “capacità di generazione”).
Quanto ai numeri: se parliamo di potenza, la potenza nominale degli Stati Uniti si aggira davvero intorno all’1,2-1,3 TW, mentre se parliamo di energia prodotta di 4.300 TWh.
Qui trovi i dati esatti di energia prodotta (riferendoci sempre al 2024, il dato viene riportato come 4.308.634 milioni di MWh nella tabella)
https://www.eia.gov/totalenergy/data/monthly/pdf/sec7_5.pdf