Alla fine degli anni 1980 avevo una connessione Internet dall’ufficio, ma serviva praticamente solo per chiacchierare con gli americani (e qualche europeo e neozelandese): in Italia non c’era praticamente nessuno che usasse la rete per questi scopi. Però c’era una sparuta minoranza di persone che con i modem a 2400 bit al secondo (o addirittura 9600 se erano dei ricconi) pagavano bollette del telefono esorbitanti per connettersi a sistemi amatoriali – sempre via telefono – sparsi per l’Italia. La rete più importante di questi sistemi si chiamava Fidonet, ed era presente in tutto il mondo, anche se le connessioni internazionali erano di solito aleatorie: ma in Italia avevamo una rete abbastanza ampia, costruita ad albero: i nodi della rete si scambiavano i messaggi di notte quando il telefono costava meno, e in un paio di giorni al massimo un messaggio arrivava ovunque. Adesso può sembrare incredibilmente lento, ma allora era un enorme miglioramento rispetto a spedire una lettera cartacea e quindi eravamo tutti eccitatissimi.
A fine 1990, vedendo che sulla allora giovanissima Internet cominciavano ad apparire quelle che poi si sarebbero chiamate newsletter ma al tempo avevano il nome e-zine, mi è venuto in mente che avremmo potuto averne una anche su Fidonet Italia. Detto fatto, a novembre uscì il numero zero scritto rigorosamente in ASCII a 7 bit, quindi senza lettere accentate, e con “pagine” rigorosamente a caratteri monospaziati e di dimensione 24×80 in modo da poter essere viste nei monitor che erano se andava bene a fosfori ambra. Che nome dargli? Una parola che andava di moda ai tempi era “telematica”: Fidonet era detta una rete telematica amatoriale. Solo che il nome era appunto inflazionato, e ci voleva una variante. Mi venne così in mente di scriverlo alla latina, “Telematicus”: e da lì fu un attimo decidere di dare una specificazione in finto latino a tutti coloro che ci scrivevano, un po’ come nei titoli di testa dei cartoni animati di Bip Bip e Wile E. Coyote. Telematicus durò ben 50 numeri: i primi 26 ebbero me come editor principale, poi seguì Renato Rolando (anche se io continuai a collaborare fino alla fine). I curiosi possono trovare qui la collezione completa.
Una delle primissime rubriche di Telematicus, presente già dal numero 5, fu la mia traduzione del Jargon File di Eric Raymond. Ok, non era stato lui a idearlo, ma fu colui che lo rese noto alla ancora sparuta comunità di internettari. Solo che i termini venivano spesso resi in italiano piuttosto approssimativo, con calchi angloitalici: così pensai di raccogliere questi termini e creare una versione italiana. Nacque così nel 1993 il Gergo Telematico, che portai avanti per alcuni anni e ha avuto anche una qualche pubblicità: lo si trova per esempio citato nel magazine della Treccani e in alcune consulenze della Crusca, su “surfare” e “deprecato“.
Paradossalmente questi miei lavori sono però praticamente invisibili, perché nati nel periodo in cui i testi elettronici erano pensati come usa e getta…
ultima modifica: 15 maggio 2026