recensioni

rec-2005

<em>Torino è casa mia</em>

[copertina]Culicchia è uno di quegli autori il cui stile non lascia indifferenti: o lo si ama o lo si odia. Confesso che non ho mai letto un suo libro “serio”, ma in compenso ho sempre apprezzato le sue rubriche più o meno surreali. Questo libro (Giuseppe Culicchia, Torino è casa mia, Laterza – Contromano 2005, pag. 163, €9, ISBN 88-420-7584-1) non è altro che una di queste rubriche allungata fino alla dimensione di un’opera. Se qualcuno ve l’ha venduta come una guida a Torino, vi ha preso in giro. Si parla di Torino, certo: ma l’impressione che ho avuto è quella di una chiacchierata fatta per chi la città la vive – o, come nel mio caso, l’ha vissuta – e vuole scoprire qualcosa di nuovo, o riassicurarsi a riguardo delle proprie certezze. La “cartina” allegata, ancorché perfettamente in scala, è infatti assolutamente inutile per orizzontarsi, e i temi trattati esulano spesso da quanto un turista vero o presunto cerchi. Ma che ci si può aspettare da uno che per anni ha tenuto la rubrica Muri e duri dove veniva fatta un’improbabile esegesi delle scritte sui muri sabaudi? Lettura ampiamente consigliata per autoctoni e assimilati: per gli altri, a loro rischio e pericolo.

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La pietra del cielo (libro)

[copertina]Questo primo volume della saga delle Cronache di Camelot (Jack Whyte, La pietra del cielo, Piemme Pocket 1999, pag. 544, €8.90, ISBN 88-384-4361-0, trad. Susanna Bini) non parla affatto di Camelot, Artù, Merlino e compagnia. Non può nemmeno farlo, visto che è ambientato un secolo abbondante prima…
Whyte, infatti, ha voluto fare una serie di romanzi storici, cercando di prendere le varie leggende e immaginando quali fatti realmente avvenuti avrebbero potuto distorcersi fino alle storie a noi note. La spada nella roccia? In verità era una spada dalla roccia, fusa cioè con un ferro meteoritico – la pietra del cielo del titolo. Il protagonista è un veterano romano, Publio Varro, vissuto nel quarto secolo, quando l’impero romano si stava per sgretolare e i romani iniziavano a intuire che la loro fedeltà era per la Britannia, e non per Roma o Bisanzio. Il libro racconta così le lotte coi barbari oltre il Vallo di Adriano e i primi timidi tentativi di unirsi ai celti. Ottima direi la traduzione, sempre scorrevole.

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Elenco analitico dei cornuti

[copertina]Charles Fourier non si è mai sposato… per non diventare automaticamente cornuto, diceva scherzosamente. Sicuramente era un convinto libertino, tanto che scrisse in più fasi una serie di rapidi sketch che hanno portato a questo libro (Charles Fourier, Elenco analitico dei cornuti, Il nuovo Melangolo – Nugae 2005 [2002], pag. 63 , €6.50, ISBN 88-7018-544-3, trad. Armando Lo Monaco). Come capita spesso, i discepoli sono stati più realisti del re e hanno accuratamente nascosto il testo, che è stato pubblicato per la prima volta nel 1856 in versione troncata, mentre sembra che il suo primo nucleo risale addirittura al 1808. I vari ritratti, di poche righe ciascuno, sono spesso davvero azzeccati, con quell’aria retrò acuita dalla traduzione. Conviene probabilmente centellinarsi il testo, però, per gustarselo al meglio.

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<em>Regime</em>

[copertina]Mi ha fatto un po’ specie trovarlo nello scaffalino dei libri in Blockbuster (sì, lo so che Berlusconi ha da tempo venduto la sua quota nell’azienda, ma è comunque l’ultimo posto dove ti immagini di trovare quest’opera). In questo libro (Peter Gomez e Marco Travaglio, Regime, Rizzoli BUR – futuropassato 2004, pag. 409, €9.50, ISBN 88-17-00246-1) Travaglio e Gomez spiegano perché stiamo in realtà vivendo in un regime televisivo. Regimicchio, avrebbe probabilmente scritto Montanelli: nulla di davvero eclatante, ma tante persone pronte a esaudire i desideri del Capo senza nemmeno che lui debba dare degli ordini specifici, e tante altre persone che a parole tuonano contro la situazione, epperò all’atto pratico non fanno assolutamente nulla per modificarla. La struttura del libro – un capitolo per ciascuno degli “epurati” dalla televisione statale, seguito da una cronistoria – porta inevitabilmente a una quota di ripetività; inoltre il libro è chiaramente di parte, e quando ci sono diverse possibilità per spiegare un fatto gli autori scelgono inevitabilmente quella contro Berlusconi. Però la documentazione inclusa è davvero completa, e quindi permette a nemici ed amici, purché non prevenuti, di farsi una propria idea; possibilità davvero rara al giorno d’oggi, almeno in Italia.

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Sherlock Holmes, anarchici e siluri (libro)

Ogni tanto mi piace leggere qualche apocrifo holmesiano, per vedere come gli autori riescono a muoversi con i vincoli posti da altri. In questo caso (Joyce Lussu, Sherlock Holmes, anarchici e siluri, Robin edizioni – finzioni 2000 (1. ediz. 1986), pag. 154 , € 7.74, ISBN 88-86312-56-3) sono restato però abbastanza deluso. Non perché, come hanno rimarcato i puristi, non è possibile ambientare un’avventura dell’investigatore nel 1908, quando Holmes era a fare tutt’altro, e nemmeno perché non c’è Watson, o per l’ambientazione nelle Marche. Il guaio è che la Lussu, ancorché scrittrice e traduttrice ben nota, ha scelto di mettere troppa carne al fuoco in un libretto breve – va bene parlare della Triplice Alleanza, ma che diavolo c’entra Mata Hari? – e soprattutto nella prima parte è stata troppo didascalica. Non so se questo sia dovuto all’età avanzata in cui scrisse il libro – aveva più di 70 anni – o perché voleva in realtà fare un omaggio alla sua regione natia e alle lotte anarchiche; resta però un risultato un po’ discutibile.

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The New Discworld Companion

[copertina]La saga del Discworld ormai ha superato i trenta volumi, senza contare gli spinoff. Non è spesso semplice orizzontarsi in mezzo a tutti i personaggi che sono apparsi, e sono ragionevolmente certo che Pratchett stesso abbia ogni tanto qualche problema. Ecco forse una delle ragioni per cui ha accettato la proposta di Stephen Briggs per pubblicare questo libro (Terry Pratchett e Stephen Briggs, The New Discworld Companion, Gollancz 2004, pag. 472, Lst 6.99, ISBN 057075554) che raccoglie informazioni sui vari personaggi e luoghi del Discworld. Generalmente le informazioni sono tratte dai vari libri della serie, ma ci sono alcune aggiunte, come la descrizione delle sedi delle varie gilde. Non è certo un libro da comprare se non si è appassionati della serie: d’altra parte, se si è già riempito uno scaffale della libreria con la saga non sarebbe bello lasciarlo da parte.

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<em>Monstrous Regiment</em>

[copertina]Diventa sempre più difficile parlare di un libro di Pratchett senza ripetersi troppo e senza svelare la trama. In questo ventottesimo libro del Discworld (Terry Pratchett, Monstrous Regiment, Corgi 2004, pag. 494, Lst. 6.99, ISBN 0-552-14941-1) ci troviamo a Borogravia, un paese montagnoso e in genere sfigato che segue i dettami pazzi di un loro dio e che è in guerra con tutti i suoi vicini, e più precisamente sul punto di perderla. La protagonista è Polly, una ragazza che si traveste da uomo e si arruola per cercare suo fratello: non solo per amore fraterno, ma anche perché in quella nazione una donna non conta nulla. La storia ovviamente fa venire subito in mente l’Afghanistan: non svelo la trama – che è però meno coesa del solito, mi tocca dire – ma non c’è problema a svelare che i temi sono quelli delle differenze sociali tra uomini e donne e della vita militare. I collegamenti con gli altri romanzi del ciclo sono pochi: Sam Vimes con Angua, e William de Worde, il giornalista dell’A-M Times con il fotografo vampiro Otto Criek.
Non posso però esimermi dal citare la battuta che mi ha fatto piegare in due dalle risa, dopo qualche secondo per riuscire a capirla (chi vuole che gliela spieghi, mi scriva in privato). Polly è davanti a Vimes, in missione speciale, il quale dice “Ze chzy Brogocia proztfik!”, al che Polly lo guarda stupita. Il dialogo prosegue con Polly che perplessa chiede: “Perché mai ha detto che è un pancake alla ciliegia?” “Come? Non ho detto di essere un cittadino di Borogravia?” “No. Brogocia è un pancake, Borogvia la nazione”.

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Semplicità insormontabili – 39 storie filosofiche (libro)

[copertina]Si può fare filosofia terra terra? Direi proprio di sì, leggendo questo libro (Roberto Casati e Achille Varzi, Semplicità insormontabili – 39 storie filosofiche, Laterza – i Robinson 2004, p. 194, € 14, ISBN 88-420-7304-0). Il libro comprende una serie di raccontini, già apparsi in parte sulle pagine de La Stampa, dove i personaggi si trovano in situazioni paradossali e che però in un certo senso sono logicamente possibili. Occhei, non esiste un’ameba che dopo la scissione vede entrambe le nuove cellule rivendicare il diritto ad essere quella originaria, né esiste l’Isola delle Quattro Stagioni, che non è a forma di pizza ma è stata costruita sull’equatore e sulla linea di cambiamento di data. Però concettualmente possono esistere, e ci fanno notare che le nostre “certezze” sono problematiche. La cosa bella – o brutta? – è che non ci sono discussioni: si presentano semplicemente queste storie. La cosa sicuramente bella è che i racconti sono davvero piacevoli.

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