Si può fare (film)
Come sembra essere diventata una tradizione (se due anni di fila possono essere etichettati “tradizione”) la sera di Capodanno siamo andati a vedere Si può fare (qui il sito ufficiale, che non è però che aggiunga molto). La trama: nei primi anni ’80 Nello (Claudio Bisio), sindacalista troppo avanti per il sindacato, è mandato a fare il direttore di una cooperativa di malati di mente uscita dai manicomi grazie alla legge Basaglia. Contro il parere dello psichiatra che li controlla, fa sì che si passi da una condizione di assistenzialismo puro a una di lavoro vero e proprio, con tutti i vantaggi e i guai del caso.
Il film è basato su storie vere (notate il plurale), si dice nei titoli di coda. Però a me ha lasciato una sensazione di troppo buonismo. Anche se è vero che c’è una parte tragica, la storia sembra comunque troppo semplicistica: a mio parere il giusto messaggio dietro il film (che si può sintetizzare nella frase della locandina: “da vicino nessuno è normale”) e il diritto di ogni persona a vivere la vita secondo la propria pienezza vengono annacquati dalla relativa semplicità con cui tutto sembra funzionare alla cooperativa. È come se praticamente tutti i malati psichici possono fare qualcosa di adatto a loro, e si può intuire immediatamente qual è il giusto posto per chiunque. Diciamo che perlomeno può fare pensare gli spettatori, e sicuramente è divertente: per le scene surreali che si hanno, non si ride dietro ai matti.
