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la sentenza contro Google

Non avrei voluto parlare della sentenza di condanna in primo grado di tre dirigenti Google per il video pubblicato su Google Videos dove un disabile veniva filmato mentre era picchiato. Finché non ci sono le motivazioni della sentenza non è che si possa dire chissà che cosa. Però, soprattutto dopo questo bel post di De Biase, qualcosa forse posso aggiungerlo anche io.
Innanzitutto non c’è stata una condanna per diffamazione, e questo è importante; il principio si direbbe essere che fornire semplicemente il supporto non è un problema. La condanna è stata infatti per violazione della privacy. Sfogliando i miei quasi decennali archivi, ho scoperto che in effetti quella era la ragione per cui avevano sequestrato i server; quindi tutto torna.
Quello che manca ancora – ed è per questo che bisognerebbe leggere il dispositivo della sentenza – è se è vero che Google Videos ai tempi del fatto affermava che avrebbe controllato tutti i filmati aggiunti, o comunque non facesse esplicitamente affermare che chi li postava aveva tutti i diritti. Se la cosa è effettivamente così, potremmo tirare tutti un sospiro di sollievo, scoprire che per una volta non c’è stato un tentativo di imbavagliare la rete e tenerci all’erta per i prossimi attacchi, mentre facendo finta di niente cancelliamo tutto quanto scritto a caldo. Altrimenti, preoccupiamoci eccome.
[spero non sia necessario aggiungere che per quelli che hanno picchiato il ragazzo ci sarebbe dovuta essere l’aggravante dell’avere girato il video e l’ulteriore aggravante di averlo pubblicato]

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Non è più la blogosfera di una volta!

Dopo più di tre anni, la scorsa settimana Ludo ha fatto un’altra istantanea dell’italica blogosfera. Bisogna però dire che a differenza dell’altra volta non è che ci siano stati chissà quali commenti, il che se ci pensate un attimo su sembra strano, considerando quanto ci parliamo addosso. Forse il tutto non è più una novità, forse i vecchi blogghettari si sono ritrovati cacciati all’esterno, verso la periferia più degradata (per la cronaca, queste notiziole stanno a sudovest di Spinoza.it, e non c’è nemmeno la metropolitana in quella zona); amen. Però un paio di cose interessanti le ho comunque notate, e vorrei proporvele.
Innanzitutto non possiamo più parlare di blogocono, come ai tempi scherzavo; anche una rapida occhiata alla mappa a risoluzione minima ci fa vedere come i punti di aggregazione principale sono parecchi e piuttosto separati tra di loro, il che è un bene perché significa che c’è finalmente un po’ di pluralismo. Se però zummiamo a sufficienza per vedere i nomi di questi punti di aggregazione, scopriamo che la maggior parte di essi sono persone (o entità) che erano già note per conto loro, e semplicemente ora che hanno un blog vengono linkate da tutti. Lasciamo per una volta perdere beppegrillo™ e pensiamo a Gilioli col suo Piovono Rane, o a De Biase, o agli scrittori di Nazione Indiana. Chi vede il bicchiere mezzo pieno può dire che tutto ciò è Molto Bello, visto che significa che la gente si mette a leggere e citare persone che sanno sicuramente scrivere e hanno delle idee, condivisibili o no che siano; il tutto dovrebbe acculturare la gente di cui sopra. (Detto tra noi, questo vale anche per beppegrillo™, visto che quello è un sito redazionale). Io però vedo il bicchiere mezzo vuoto; so che tra i blog c’è molta gente che sa sicuramente scrivere e ha delle idee, condivisibili o no che siano, e soprattutto so che le idee di queste ultime persone le posso solo trovare qua in giro, mentre il primo gruppo ha molti altri modi per farsi sentire.
Insomma, credo che siamo arrivati a un riflusso, dove il pluralismo di cui parlavo poc’anzi è molto meno plurale di quanto sembri a prima vista. Sarà che tutti noi cazzari siamo finiti a perder tempo sui socialcosi?

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molto paperless

Mentre cercavo di rimettere a posto un po’ di opzioni della mia carta di credito corporate Bankamericard Deutsche Card, ho visto che c’era l’opzione di ricevere online la lettera di addebito. Che bello, dico, almeno non devo tenerle da parte.
Bene, ho scoperto che per la “spedizione”, cioè per inviarmi una email, dovrei pagare un euro per ogni invio. Il bello è che io non pago per l’invio cartaceo, come da convenzione Telecom.
Per amor di completezza, c’è una sibillina frase che recita «Per il costo delle Spese di Generazione della Lettera di Addebito verrà applicato l’importo minore tra l’invio online e l’invio cartaceo (valori riportati nel Documento di Sintesi inviato annualmente).», quindi potrebbe essere possibile che – bontà loro – non pagherei per le email; ma non mi fido affatto della cosa, e comunque un sistema informativo decente avrebbe dovuto controllare la mia situazione e scrivere qualcosa tipo “il servizio costerebbe 1 euro a invio, ma per Lei è gratuito”… tralasciando la logica di dover pagare per una cosa di costo nullo.

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grande risultato per la privacy!

Ieri sera sono passato in farmacia a prendere del Tantum Verde (che poi mi sono dimenticato di usare stanotte e stamattina, peggio per me). Mentre pagavo, ho visto sul bancone un foglio che spiegava come “per tutelare la privacy dell’utente” dal primo gennaio scorso negli scontrini non si indica più il nome del farmaco acquistato, ma il suo codice. In effetti mi sono trovato scritto FARMACO 022088076; sfrucugliando tra i vecchi scontrini ho scoperto che già il 30 dicembre ho acquistato 2 X FARMACO 032182038 (per i curiosoni: soluzione fisiologica per la Tortura delle Cento Fontane da fare a quelle due povere creature innocenti dei miei gemelli).
Come immagino sappiate, i medicinali sono detraibili dai redditi oltre una franchigia (mi pare 250 euro); qualcuno potrebbe immaginare che tutta la cosa è nata per evitare che quei curiosoni dei commercialisti vedano quante pastigline blu mi sono comprato l’anno precedente. (L’alternativa, che cioè qualcuno ti aspetti fuori dalla farmacia con una pistola in mano e ti imponga di fargli vedere il tuo scontrino, mi sembra leggermente più improbabile, anche se non di molto). Lasciamo perdere che non ho mai capito se io posso usare il mio codice fiscale per pagare (non “farmi prescrivere”, proprio solo pagare) la medicina di un altro, e lasciamo perdere che io facendo il 730 tengo gli scontrini a casa e non faccio nemmeno copia. Però sono andato dal signor Google, ho scritto codice medicinali e mi è arrivato come primo risultato questa pagina di FederFarma da cui non solo posso scoprire che il FARMACO 022088076 ha “prezzo a discrezione”, ma anche che la pastiglina blu (confezione singola, 100 mg per essere sicuri del risultato) ha ad esempio codice 034076099.
Sono sicuro che l’ipotetico perfido commercialista riesce anche lui a fare questa complicatissima ricerca, alla facciaccia della praivasi. Però volete mettere il Grande Risultato ottenuto non so se dal nostro beneamato governo o dal nostro ancora più beneamato Garante per la Privacy? Non vi sentite tutti più tranquilli?

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i vaccini che non ci sono

Lunedì avrei dovuto potare i gemelli a fare il richiamo della vaccinazione. Invece non ci andrò. Come mai? Semplice: ieri a pranzo mi hanno telefonato dal consultorio spiegandomi che non erano state consegnate le dosi del vaccino esavalente, e che quindi c’era solamente quello per il pneumococco. A questo punto, piuttosto che dover fare due giri per la vaccinazione, ho preferito rimandare il tutto ai primi di marzo.
Quello che però mi chiedo è se questa mancanza di vaccini è semplicemente dovuta a un errore da qualche parte nella catena di fornitura, oppure se le case farmaceutiche abbiano preferito dedicarsi a produrre più vaccini contro l’influenza H1N1 che servono sicuramente a rimpinguare le casse delle case farmaceutiche stesse.

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Stragi senza prescrizione

Stavolta sono d’accordo con la chiusa di Mario Calabresi nella sua risposta all’odierna lettera al direttore. Nel nostro ordinamento (e non solo da noi, immagino) il reato di strage non va mai in prescrizione; quindi se come è capitato in questi giorni si scoprono responsabilità di più o meno arzilli novantenni nella strage di Cefalonia è giusto – e doveroso, aggiunge Calabresi e io con lui &nash; celebrare il processo, perché la verità emerga. Detto questo, non è affatto detto che i colpevoli debbano scontare la loro pena; dopo sessant’anni la cosa ha ben poco senso e diventa semplicemente sete di vendetta.

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il galateo secondo Alba

Interessante l’articolo di gossip su Novella 2000… pardon, sul Corsera, dove la signora Parietti Alba racconta un paio di cose.
Per la precisione, non ho nessun problema con l’affermazione della signora Parietti che afferma di essersi pentita di aver rifiutato un contratto di 9 miliardi di lire con Berlusconi per ragioni ideologiche. Mi attirerò le ire di molti, ma se come immagino il contratto era per la semplice conduzione di trasmissioni televisive (comprese o no cene e dopocene con Silvio, la cosa è ininfluente) ha fatto molto male a lasciarlo perdere, e ha pieno diritto di aver cambiato idea. Quello che non mi torna è la frase in cui spiega che Berlusconi «ogni volta che ti vede si alza e ti viene subito a salutare. Questo a sinistra non succede. Se sono in un ristorante è c’è ad esempio Prodi, neanche si alza per venirmi a salutare». Scusassero, ma perché mai Prodi (o Fini, o qualunque altro uomo politico) dovrebbe alzarsi a rendere omaggio alla signora Parietti? Sono forse amiconi? Essere una showperson dà diritti regali?

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Vaccini in saldo

Secondo questo articolo di Le Monde, l’Italia avrebbe comprato 48 milioni di dosi del vaccino contro l’influenza suina di cui ne sarebbero state usate 840.000. Credo che la moglie del viceministro Fazio ministro Sacconi dovrebbe essere fiera del risultato ottenuto. Ma non siamo messi nemmeno così male; l’articolo racconta infatti delle operazioni di “vendita in saldo” delle dosi di vaccino – che dopo un po’ scadono – a paesi africani e dell’est europeo, e così si scopre che la Francia ha acquistato 94 milioni di dosi e i Paesi Bassi (popolazione: 16 milioni di abitanti) ben 34 milioni. È vero che c’è chi dice “mah, sembrava che il vaccino dovesse essere somministrato in due dosi” (e quindi la copertura francese sarebbe confrontabile con quella italiana), ma gli olandesi hanno superato tutti. Diciamocelo, insomma: sarà una magra consolazione ma non siamo stati i soli a regalare soldi alle aziende farmaceutiche.

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