Sabato sera abbiamo sfidato le zanzare – beh, ci siamo spalmati chili di autan – e siamo andati al Paolo Pini a vedere lo spettacolo teatrale in questione, nel cartellone di quest’anno di “Da vicino nessuno è normale”.
Non venitemi a dire che pensavano a me: al limite questo era vero l’anno scorso, quando c’era il filo conduttore “ma i matematici sono davvero tutti matti?” Più che altro, il Paolo Pini era il manicomio di Milano, da cui il nome dell’associazione culturale.
Biglietto di ingresso, 8 €, di cui una non meglio identificata parte devoluta per le spese legali per il 25 aprile 2001. E chi si ricorda esattamente cosa era successo? Inizio teorico, ore 21:30. Siamo arrivati alle 21:40 e non si poteva nemmeno entrare, e poi abbiamo dovuto aspettare fino alle 22:10. Peggio che noi a impro.
La produzione era di chiaro stile sperimentale: tre attori del Teatro della Cooperativa – Marta Marangoni, Rossana Mola e Renato Sarti che è anche il regista – si alternano a rievocare le scene raccontate dalle donne che hanno fatto la Resistenza a Niguarda, partendo da un po’ di storia spicciola con il ricordo delle cooperative nate alla fine dell’800 quando Niguarda era ancora un comune separato da Milano. Palco spoglio, proiezione con le vie della zona alla fine, quando si racconta la morte della compagna Lia. Le storie erano un po’ confuse, perché hanno voluto lasciare le testimonianze intatte: certo che passare da una storia all’altra senza nemmeno uno stacco lascia piuttosto perplessi, e richiede un minimo di attenzione per capire che l’attrice adesso è un’altra persona.
Commento? il testo è molto interessante. Ho dei dubbi però sulla resa teatrale, oltre che essere certo che lo spettacolo non è stato affatto provato in maniera completa: non è bello che le attrici coprano il video, quando sarebbe bastato spostare un po’ il video per avere la scena completa… Spero che nelle prossime repliche – ne ho vista una pubblicizzata per metà settimana – migliori la resa scenica.