Tagli alle pensioni: basta spostare l’asticella

Pensioni, i tagli fanno perdere fino a 35 mila euro: le simulazioni da 1.000 a 4.000 euro al mese - Le simulazioni della Cgil misurano l’effetto cumulativo delle revisioni dei coefficienti

Quello che vedete sopra è il lancio in prima pagina (e mentre scrivo come primo articolo, quando apri il sito non puoi fare a meno di vederlo) sul sito del Corriere della sera. Nell’articolo si trovano una serie di simulazioni usando i nuovi coefficienti di trasformazione che sono stati appena definiti per l’assegno pensionistico nel 2027-28. Per prima cosa, forse è meglio che io spieghi cosa sono e come funzionano i coefficienti di trasformazione. Da quando il sistema pensionistico italiano è diventato contributivo, la pensione viene calcolata a partire dai contributi (rivalutati) versati negli anni in cui si è lavorato; si guarda la speranza di vita futura al momento di andare in pensione e la rivalutazione prevista nel futuro e con una formula matematica standard si ricava quanti soldi al mese saranno erogati; il coefficiente di trasformazione è proprio il risultato di quella formula. Insomma è un po’ come calcolare la rata del mutuo, con la differenza che si sa a priori quando si finisce di pagare il mutuo, mentre la pensione viene pagata fintantoché siamo vivi (poi c’è la reversibilità, ma non complichiamoci qui la vita). La legge prevede che ogni due anni si verifichi qual è la speranza di vita e quindi si ricalcolino i coefficienti.

Il significato pratico di questo metodo di calcolo è che più si va in pensione tardi il coefficiente di trasformazione cresce, perché banalmente la nostra speranza di vita si riduce; ma anche che se la statistica dice che in media viviamo più a lungo allora i coefficienti devono scendere, perché l’INPS dovrà pagare la pensione più a lungo. La grande fregatura si ha appunto a cavallo dell’aggiornamento dei coefficienti: andare in pensione a dicembre 2026 o a gennaio 2027 cambia abbastanza le cose, mentre almeno in teoria andare a gennaio 2025 o gennaio 2027 dovrebbe semplicemente spalmare gli stessi soldi in modo diverso. Fin qua la teoria.

Cosa ha fatto la CGIL? Per prima cosa, quando ha calcolato la perdita totale data dai nuovi coefficienti di trasformazione, ha usato anche per il 2025 i dati di aspettativa di vita del 2027, sconfessando la logica stessa alla base della legge. Ma soprattutto ha scelto di fare i conteggi dal 2023 e non dal 2025, mettendo insieme due aggiornamenti; evidentemente limitarsi a vedere cosa succedeva nel singolo passaggio non permetteva di tirare fuori numeri sufficientemente grandi da meritare un titolone. E perché fermarsi al 2023 e non prendere il 2021, potreste chiedervi? La risposta è in questa tabella, che ho preso da pensionioggi.it (ma immagino ci sia anche sul sito INPS).

andamento dei coefficienti di trasformazione

Quando sono stati fatti i conteggi per il valore dei coefficienti nel biennio 2021-22 c’era appena stata la pandemia di Covid. La speranza di vita era crollata, anche perché la maggior parte delle vittime era anziana; la formula matematica è agnostica, ha recepito quel crollo e alzato i coefficienti. Se confrontiamo i coefficienti 2021 con quelli 2027 vediamo che la differenza è dell’ordine dell’1%, oggettivamente quasi invisibile in pratica: perdiamo molto di più con il fiscal drag che a parità di potere di acquisto del nostro stipendio ci fa pagare più tasse. Se cambi la definizione sulla quale ti basi per i conti stai spostando l’asticella: è ovvio che i risultati cambiano.

Un’ultima considerazione. Non c’è nulla di tecnicamente sbagliato in quell’articolo e nei conteggi: le ipotesi sono esplicitate fin dall’occhiello. Il mio punto di vista è un altro: la matematica è corretta ma non è neutrale, ed è semplice sfruttarla per portare acqua al proprio mulino. La CGIL può dire che il governo è brutto e cattivo e toglie soldi ai nuovi pensionati, il Corriere può ricevere più clic. Siamo noi che dobbiamo imparare a difenderci dall’uso propagandistico della matematica.

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