Pensieri sull’enshittification

Last Updated on: 2026-07-05

Premessa: Ryan Levesque, l’autore del substack che sto commentando qui, ha un libro in uscita. Non ho ben capito come funzioni l’algoritmo di Substack, ma ho il sospetto che stia spingendo chi sta pubblicando roba: non so se questa spinta sia una causa o un effetto (del dare un po’ di soldi alla piattaforma, per esempio). Detto questo, può essere interessante parlare di quello che ha scritto lì, perché ha fatto un’analisi molto ad ampio spettro di cosa succede con l’IA.

Levesque comincia col parlare di uno studio dell’università del Maryland e di Google DeepSeek, che è partita da una decina di migliaia di racconti brevi piratati (non scherzo, li hanno presi dal dataset Books3), hanno fatto reverse engineering per ricavare un prompt, e l’hanno dato in pasto ai cinque principali LLM perché scrivessero loro dei racconti. Un’analisi statistica ha visto che i racconti umani hanno caratteristiche completamente distinte da quelle dei chatbot, come si vede dalla figura qui sotto. In pratica, è possibile riconoscere un racconto umano con una probabilità del 93%. (Ah, a quanto pare Hachette ha dovuto ritirare il libro horror Shy Girl dopo che un’analisi ha affermato che per il 78% era generato dall’IA).

scatterplot con l'analisi delle componenti principali di racconti umani e generati da LLM, dall'articolo su Storyscope https://arxiv.org/pdf/2604.03136 . I racconti umani si trovano in un cluster ben distinto da quello degli LLM.

Quali sono i punti che distinguono gli umani dagli LLM? L’IA spiega troppo i suoi temi, anziché lasciarli scoprire dai lettori; gli umani hanno uno stile di scrittura meno lineare, con salti temporali e flashback; le IA usano metafore corporee per spiegare un’emozione con una frequenza doppia degli umani; gli umani usano riferimenti specifici per testi, luoghi, marchi, anche qui con frequenza doppia rispetto alle IA; infine la narrativa IA ha meno diversità, nel senso di minori sottotrame e scene, e meno dialoghi. Ok, io fallisco in questo ultimo punto, ma sul resto mi sento pienamente umano. Il guaio è che ci stiamo abituando a questo stile di scrittura, l’enshittification appunto, che è più apprezzata dall’emisfero sinistro razionale del cervello rispetto al destro creativo. Arriviamo a credere che nulla di quello che vediamo o leggiamo sia autentico, e andiamo avanti a scrollare testi che ci danno un piacere immediato ma sono vuoti di contenuto.

Ci sono altri punti interessanti nell’articolo, come i cinque stadi di un social network dove l’enshittification, con il riempirsi di contenuti non creati dagli umani, è il quarto. Il primo è quello degli early adopter, il secondo è quando arrivano le masse e quindi i soldi, il terzo è quando si raggiunge la massa critica e creatori e consumatori convivono, il quinto è quando la gente si stufa della merda e se ne va via. Per quanto riguarda i libri, sicuramente i manuali standard ormai sono inutili in un mondo in cui basta fare una domanda a ChatGPT, Gemini o Claude e ottenere la risposta in un attimo, risposta che spesso è quella corretta; ma qui Levesque sostiene che i libri sulla trasformazione anziché sull’informazione diventano più cercati. Il suo concetto di trasformazione mi pare un po’ nebuloso, ma credo di capire che sia legato al partire da qualcosa di reale che non può essere simulato. Qualcosa di simile arriva con Internet. Perché Shopify scrive che la migliore piattaforma di e-commerce è… Shopify? Perché non lo scrive in modo che lo legga la gente, che generalmente si accorge di trovarsi nella situazione “oste, il tuo vino è buono?”, ma perché lo leggano i crawler, che poi mandano i risultati ai chatbot che a loro volta ce li forniscono ripuliti facendoci credere che la risposta che ci danno sia oggettiva. Comincio a capire come mai alcuni prodotti mostrano anche i concorrenti quando presentano le migliori soluzioni: non è per serietà, ma per bieche ragioni di ottimizzazione dei risultati di ricerca.

Non penso che leggerò il libro di Levesque: per quanto io riconosca che ci sarà ancora posto per qualcosa di genuinamente umano, almeno fino a che gli LLM avranno questa struttura lulliana, temo che la sua visione sia ottimista. Ma ciò non toglie che il suo racconto di cosa sta capitando dà molti spunti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Torna in alto