Se vi steste chiedendo come mai vi stanno arrivando tante mail con un testo tipo «Per garantire la massima trasparenza, desideriamo informarti che le nostre e-mail possono includere tecnologie di rilevazione, come tracking pixel e strumenti analoghi, che ci consentono di comprendere come vengono visualizzate le comunicazioni che inviamo» la risposta è semplice: il 29 ottobre scade il termine per adeguarsi alle linee guida del Garante sui tracking pixel nelle email, e tutti hanno aspettato l’ultimo momento possibile per avvisare i più o meno ignari utenti di quello che fanno da una trentina d’anni a questa parte.
Se vi steste chiedendo cosa solo i tracking pixel, sono delle immagini di dimensione 1 pixel per un pixel (quindi praticamente invisibili, soprattutto se il “colore” è trasparente) inserite nelle email. Voi aprite l’email e il browser trullo trullo vede che c’è un link e va subito a scaricarlo e a (non) farvelo vedere. Guardando i suoi log, il mittente dell’email sa così chi l’ha aperta. L’immagine naturalmente è sempre la stessa ma il link all’immagine è sempre diverso, sia per riconoscere quali utenti hanno effettivamente aperto la mail sia per evitare che il browser sia abbastanza intelligente da accorgersi che l’immagine se l’aveva già salvata e quindi non scaricarla di nuovo. Se siete curiosi, qui c’è un esempio di tracking pixel preso dall’email che ho ricevuto da GEDI Digital e che segnalava l’aggiornamento delle loro condizioni d’uso. Il parametro mso-hide nelle istruzioni di stile dice di non mostrare il testo; posso immaginare che mupckp sia il mio identificativo interno GEDI mentre q è quello del messaggio in sé.
<img alt="" src="https://nl-kataweb.musvc2.net/e/c?q=0%3dLWKZL%26D%3dGcL%26F%3dFXOaGd%267%3dWNfM8s3pWOc%26z%3daN0uUKYs-8HdJ-VtcI-4Mdt-ZudQaq8t7HXx%26A8%3dXKZLcL%266%3d2RANrY.679%26Q%3d-IbLaLZKbNZ&mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" width="1" height="1" border="0" style="mso-hide:all;display:none!important;min-height:1px!important;width:1px!important;border-width:0!important;margin-top:0!important;margin-bottom:0!important;margin-right:0!important;margin-left:0!important;padding-top:0!important;padding-bottom:0!important;padding-right:0!important;padding-left:0!important">
Come dicevo, la pratica dei tracking pixel è vecchia quasi quanto il web, e mi stupisco che il Garante Privacy abbia deciso che gli utenti debbano esserne a conoscenza. Certo, in teoria ci sarebbe il flag di lettura messaggio che può essere richiesto dal mittente, ma in pratica penso siano in tanti, me compreso, a bloccarlo automaticamente; il tracking pixel è più subdolo. In compenso GEDI non solo obbliga gli utenti a negare esplicitamente il consenso ai tracking pixel, come del resto immagino stiano facendo tutti, ma ha avuto il coraggio di scrivere questo nelle condizioni d’uso:
La base giuridica del trattamento in questione è individuata nell’esenzione dalla raccolta del consenso di cui all’art. 122, comma 1, del Codice Privacy, in quanto, sulla base delle indicazioni fornite da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, si ritiene l’uso di tali tracking pixel possa rientrare nella deroga normativa, in quanto funzionale a garantirle, in quanto destinatario delle comunicazioni mandate via e-mail da GEDI Digital, un servizio più efficace ed efficiente, a suo beneficio, nonché un corretto recapito delle comunicazioni dovute ai sensi dei rapporti contrattuali in essere e/o per legge.
Se uno va a leggersi la nota del Garante, le deroghe sono ammesse in questi casi: (a) conteggio statistico, ma allora si dice che i pixel non devono essere univoci per utente ma identici per la stessa campagna, e quindi inutili per tracciare l’utente; (b) misure di sicurezza per l’autenticazione; (c) obblighi di legge – attenzione: non contrattuali. D’altra parte, se a GEDI fossero stati davvero convinti di quello che hanno scritto non si sarebbero limitati a citare il generico codice privacy ma la nota specifica del Garante, con tanto di link.
Ciò detto, che possiamo fare noi poveri utenti? Ben poco. Possiamo dire al browser di non caricare automaticamente le immagini, funzione retaggio di quando le connessioni erano lente e le mail generalmente testuali; ma è appunto un flag tutto-o-niente, e spesso è necessario vedere le immagini per sapere cosa bisogna fare. Certo, potremmo immaginare che tra i settaggi di un browser ci fosse “non caricare automaticamente le immagini 1×1”. Non sarebbe una risposta definitiva – il tracking può essere messo all’interno del link a un’altra immagine, anche se poi è più scomodo estrarre i dati – ma sarebbe meglio di niente. Però chissà come mai nessuno implementa tale funzione… (domanda retorica, se non l’aveste capito).
Ho chiesto a ChatGPT se ci fossero estensioni che fanno quello che cercavo e mi ha trovato Mailshade e Trocker: vedrò se funzionano almeno in parte.
Ultimo aggiornamento:: 2026-10-26