Paolo Giordano e il luddismo anti-IA

Paolo Giordano ha deciso: scriverà il suo nuovo romanzo su un computer non connesso alla rete, salverà il tutto su una chiavetta USB e lo consegnerà così alla sua agente, che dovrà fare lo stesso con la casa editrice. Per il momento ha tolto dall’altro computer tutte le “migliorie IA”, compreso il filtro che catalogava le mail che arrivano (ma vivaddio, non puoi filtrare mailing list e simili con un indirizzo email specializzato?) Il tutto perché non si fida delle IA che gli prendono tutto quello che scrive (presumbilmente vero) per farne chissà cosa. Le fa da controcanto Chiara Valerio, che dice di avere imparato a a non guardare il riassunto IA di Google quando lei fa una ricerca. (Anche qui, vivaddio, basta aggiungere un nuovo motore di ricerca che appende alla stringa di ricerca il codice magico &udm=14 e il riassunto IA sparisce automaticamente).

Vi dirò: non riesco proprio a capire queste prese di posizione. Un tassonomista come me capisce perfettamente il concetto di avere tutte le versioni del proprio manoscritto: in genere non lo faccio ma solo perché sono pigro. Posso anche capire il non voler mettere nel cloud il proprio testo, per la serie “non si sa mai”; ma credo che se un agente IA riesce a penetrare nei nostri hard disk i manoscritti sono l’ultimo dei problemi, considerando quello che teniamo. Ma quello che mi chiedo è se uno scrittore è preoccupato perché un’IA potrebbe pubblicare prima di lui un libro con le idee che ha faticosamente raccolto; perché se il problema è semplicemente non volere che l’intelligenza artificiale si appropri delle idee, credo che tutti concordino che il giorno dopo che un libro è uscito questo accade, legalmente oppure no. E poi, sia Giordano che Valerio hanno una formazione scientifica, con un curriculum anche maggiore del mio: se loro hanno queste idee, cosa devono fare gli umanisti? Andare in una comunità amish?

Ultimo aggiornamento:: 2026-10-14

9 commenti su “Paolo Giordano e il luddismo anti-IA”

  1. Anche a me sembra un metodo poco valido per evitare l’inquinamento AI. Infatti il punto non è che l’AI si appropria di quando scritto, finito o meno che sia, ma che il cervello naturale possa inquinarsi con idee prodotte dall’AI o da cervelli a loro volta già compromessi.
    L’unico modo per sicuro per evitare che i neuroni naturali possano conservare delle informazioni poi difficili da rimuovere è non leggere nulla e, soprattutto, non capire niente di quello che arriva da fuori.
    Vedo che molti fanno già così e funziona alla grande per restare puri animali naturali!

  2. Prima avevo letto solo il tuo post, ora mi sono preso qualche minuto per leggere l’intero articolo del corriere. Ma dai, possibile che non ve ne siate accorti? Ciro Ascione ha colpito ancora! Vi ha gabbati tutti! Rimane solo da stabilire se il corriere è vittima o complice.
    Questo passaggio per esempio è esilarante: “Ho dovuto rovistare nei cassetti per trovare una chiavetta usb funzionante. Conteneva un backup del 2010. L’ho ripulita e adesso è la mia memoria di riserva.” Il mio primo pensiero è stato: auguri! Il secondo è stato un po’ più scurrile, tanto che non me la sento di riportarlo qui. Poi, finalmente, ho capito!!!!

      1. Maurizio, magari ti piacerebbe il film “”Il prezzo dell’arte””. Permettimi di prendere le cose in modo scanzonato e divagare un po’. :)

  3. OT ma per non far comparire AI Overview, ancora più semplice e facile da ricordare: basta aggiungere -ai come ultima parola nella ricerca

    1. per salvare le bozze e spedirle, indubbiamente la crittografia aiuta: ma le chiavette USB per spostare i file su un PC non in rete servono loro ancora!

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