conformismo

Oggi piovicchiava; non troppo da dovere usare un ombrello, ma abbastanza da bagnarsi. Così mi sono messo in testa il cappello da ciclista-sotto-la-pioggia (lo vedete nel mio avatar sul Friendfeed, per esempio) e sono uscito così a pranzo. Bene: la gente mi guardava e ridacchiava.
Sono vecchio, e me ne accorgo anche da queste piccole cose: una volta mi arrabbiavo oppure arrossivo per queste cose, adesso guardo in faccia la gente con lo sguardo “embè?”. Però c’è una cosa che mi è rimasta a frullare in testa. Il cappellaccio al posto dell’ombrello ha degli indubbi vantaggi: ti lascia entrambe le mani libere e non ti fa rischiare, quando è smesso di piovere e hai chiuso l’ombrello, di ficcarlo nelle gambe se non peggio di chi passa vicino a te. Però il cappello non è il modo standard per ripararsi dalla pioggia, e quindi la gente per default si mette a ridere invece che provare a pensare se ha un senso oppure no. Ecco: il non pensare mi pare sì qualcosa di preoccupante.
Ad ogni modo, quando torno a casa il cappello lo uso ancora :-)

9 commenti su “conformismo”

  1. Non ti è mai venuto in mente che la gente ridacchi non per l’uso del cappello in sé, ma per il colore/(mancato) accostamento dello stesso con il resto dell’abbigliamento? Lo dico avendo visto la foto su FF ;-).

  2. @.mau.: è qui che volevo arrivare…giallo su nero fa pugno in un occhio ;-). Va bene per essere visti (e non investiti) in bici, ma a piedi val bene una ridacchiata :-). Senza offesa eh…

  3. @ mau
    Cappello giallo e giubbotto nero… no, non è strano… ma solo sei tifoso del Borussia Dortmund :)
    Per il resto del mondo, invece…

  4. Perché dici “è smesso di piovere” e non “ha smesso di piovere”?

  5. @Lele: immagino perché ho sentito l’influsso del verbo meteorologico, che una volta prediligeva l’ausiliare essere, anche se oggi si può usare a piacere l’uno o l’altro ausiliare, e ho considerato “smettere di” un verbo modale.
    Ciò detto, non garantisco che sia una forma corretta in italiano.

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