Ricordate il messaggio di veto su una legge scritto da Arnold Schwarzenegger, le cui prime lettere di ogni riga compitavano “Fuck You”? Istigato da Stefano Bartezzaghi, ho provato a vedere qual era la probabilità di ottenere casualmente una frase di senso compiuto. (Per la cronaca, lo spazio più ampio segnalato da Bartezzaghi alla fine di ogni frase è una caratteristica standard delle regole tipografiche americane, e l'”I” iniziale secondo me non fa parte del presunto messaggio nascosto, visto che tutte le lettere di veto del simpatico ex-culturista iniziano con quelle due righe standard)
Il conto che faccio è molto spannometrico, come spiego in seguito; iniziamo con la parte di stima semplice. Il numero di combinazioni di tre lettere con o senza senso, da aaa a zzz, è 26*26*26 = 17576 mentre quello di combinazioni di quattro lettere è 26*26*26*26 = 456976. Il numero di parole inglesi effettivamente esistenti è molto minore: qui sono riportate 1108 parole di tre lettere e qui il numero di parole di quattro lettere viene stimato essere intorno a 7000. Quindi c’è circa una possibilità su 16 di avere una parola di tre lettere e una su 65 di averne una di quattro, il che dà come probabilità totale 1 su 1000.
Questa è un’analisi molto grossolana, che soffre almeno di tre distorsioni.
– Le due parole devono avere senso messe insieme come frase; questo in una lingua virtualmente posizionale come sta diventando l’inglese non è un grosso problema e non mi preoccupa più di tanto.
– Ho presupposto che le lettere iniziali delle parole inglesi siano tutte equiprobabili, il che è chiaramente falso, ma di brutto. Una distribuzione anisotropa dovrebbe rendere più probabile il riuscire a creare combinazioni, ma non è detto; bisogna anche vedere se una lettera molto frequente come iniziale è anche molto frequente all’interno o alla fine di una parola.
– Bisogna tenere conto che molte delle parole inglesi esistenti sono in realtà arcaiche e non usate, e quindi non verrebbero riconosciute da un cacciatore di acrostici che non sia davvero appassionato alla cosa. Tanto per dire, io mica so che significhi “wog” o “uts”! (beh, no; a dire il vero “uts” è il plurale di “ut”, quindi significa “le arcaiche note do”)
Dare una stima di questi punti è un tipico Problema di Fermi, e bisognerebbe mettersi di buzzo buono a fare delle stime sensate, magari scegliendo a caso un po’ di parole per vedere la loro distribuzione. La mia sensazione è che il primo punto riduce la probabilità di un fattore 3, il secondo la accresce fino a un fattore 10, mentre il terzo è più difficile da valutare visto che l’accorgersi che un insieme di lettere forma una parola dipende dalla cultura di chi sta leggendo quelle lettere; secondo me la probabilità si riduce di un fattore 100 (ricordatevi che qua e nel caso precedente sono due le parole da considerare, e quindi bisogna moltiplicare le probabilità relative)
Qualcuno vuole lanciarsi in stime più accurate?
7 commenti su “acrostiSchwarzy 2”
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Visto che?
(comunque non sapevo che stimare un valore tramite una catena di assunzioni numeriche concatenate si chiamasse “problema di Fermi”, al Politecnico ce l’hanno sempre insegnato come “stima spannometrica” o più confidenzialmente “tric e branca”…)
Il guaio di scrivere un post come una wave, andando su e giù a seconda di quello che mi viene in mente… ho modificato)
Anch’io ho sempre detto “stima spannometrica”, e comunque al limite è truch e branca. Ma vuoi mettere chiamarlo “problema di Fermi”?
.mau., lo sai che, proprio su problemi di Fermi e dintorni, è uscito o sta uscendo da Zanichelli “Più o meno quanto? L’arte di fare stime sul mondo” di L. Weinstein e J.A. Adam, che in originale si intitola “Guesstimation” (e uno dei “working title” della cui edizione italiana era proprio “Spannometria”)? E sono molto carucce anche le dispense del corso “Lies and Damn Lies: The Art of Approximation in Science” tenuto al MIT da Sanjoy Mahajan, e relativa bibliografia (in cui si parla anche delle tue mucche sferiche).
@Daniele: Guesstimation me lo stavo tenendo nella mia wish list (e secondo me “Spannometria” sarebbe stato un titolo bellissimo :-) )
solo una segnalazione
http://blogs.wsj.com/numbersguy/cracking-the-code-math-for-a-veto-message-833/
Non sei l’unico a interessarsi di queste cose
(non commento mai, ma leggo sempre con interesse…)
@ilaria: grazie per la segnalazione! (anche per la segnalazione della rubrica del WSJ, che non conoscevo…)
Ho trovato interessante notare che il mio approccio è completamente diverso da quelli indicati nell’articolo e nei suoi link: io non stavo cercando la probabilità di ottenere “fuck you” ma quella di avere una qualunque frase di senso compiuto.
Oggi il mitico Bartezzaghi risponde a .mau. su Lessico e Nuvole. Bella soddisfazione, vero?