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pipponi-2007

Ho perso una buona occasione

Io ci avevo anche fatto un pensierino, a candidarmi alla guida del costituendo Partito Democratico. A un certo punto sembrava che fosse lo sport più gettonato in questo periodo; d’altra parte siamo in un anno dispari senza calcio, non c’è stato gusto a guardare la America’s Cup senza farsi le nottate, il Tour di quest’anno è stato davvero triste e né Formula1 né MotoGP vanno così bene. Il problema è stato che io sono un pigro, e non sapevo assolutamente come andare a trovare duemila firme: i lettori del blog non arrivano nemmeno a un quinto del numero. Vabbè, sopravviverò anche a questo.
D’altra parte, probabilmente non sarei stato ammesso lo stesso, visti tutti i nomi illustri che per il momento sono stati esclusi, da Furio Colombo a Giacinto Pannella detto Marco a Tonino Di Pietro (e qua Maramotti è stato un mito).
A parte che si sa che deve vincere Uòlter (non certo col mio voto), non si capisce bene perché i maggiorenti abbiano così paura dei due leader “esterni”, che non avrebbero spostato gli equilibri interni né avrebbero possibilità di vittoria. Avrei capito la richiesta che i due entro la data delle primarie sciogliessero i radicali – che tanto poi sono come il mercurio: velenosi e autoriaggregantisi – e IdV, ma farli fuori così a priori non mi sembra un bel modo per iniziare un partito.

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C’è sempre di peggio

Onestamente, non è che me ne importi più di tanto se un deputato si fa un festino hard con ragazze squillo e pasticche di droga varia. Sì, è vero che farebbe parte di un partito che afferma con forza i valori della famiglia (altrui?) e che è impegnato contro la droga, ma quello è un problema dei vertici di partito che l’hanno candidato e del Calderolium. Mi fa ridere il fatto che si sia dimesso dal suo partito mantenendo il cadreghino da onorevole, ma non sono del partito “lo si cacci da Montecitorio”. Quelli sono problemi suoi, non miei.
Però il tipo in questione dovrebbe avere almeno il buon gusto di evitare di uscire con frasi tipo «Non posso non essere un buon padre, un buon marito solo perché dopo cinque, sei giorni fuori casa capita un’occasione…», che sono insultanti per tutti quelli che devono lavorare lontano da casa. E il suo (ex-)segretario di partito potrebbe anche evitare di tenergli bordone affermando «la vita del parlamentare è molto dura» e quindi bisognerebbe pensare all’ipotesi di un ricongiungimento familiare, leggasi di un bel po’ di soldi in più per questi poveretti che lavorano indefessamente. È anche vero che il segretario in questione è stato graziato da un accusa di concussione da lui stesso ammessa (ma i soldi non erano per lui, aveva aggiunto): si può immaginare come sappia della necessità di raccattare qualche euro qua e là.

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La bussola d’oro (libro)

[copertina] Supponiamo di trovarci in un college a Oxford agli inizi del ventesimo secolo. Solo che non è esattamente la stessa Oxford, o meglio non è esattamente la stessa Terra. Qui infatti la Chiesa cristiana ha un potere molto più pervasivo: non da parte del Papa, visto che dopo lo spostamento della sede a Ginevra e la morte dell’ultimo papa Giovanni Calvino non ne sono stati eletti altri, ma da una guida collegiale detta Magisterium. Ma quello che è ancora più diverso è che ogni persona ha accanto a sé un daimon, una seconda parte di sé sotto forma di animale. Questa è l’ambientazione del libro (Philip Pullman, La bussola d’oro [His Dark Materials 1: Northern Lights], Salani 1996 [1995], pag. 354, € 14.50, ISBN 978-88-8451-182-9, trad. Marina Astrologo e Alfredo Tutino). La protagonista è Lyra, una bambina undicenne che si trova suo malgrado coinvolta in una lotta più grande di lei nel tentativo di scoprire un passaggio tra i mondi paralleli, che si avvicinano tra loro nell’estremo nord per mezzo dell’aurora boreale. Il tutto è condito da streghe, orsi senzienti con armature di ferro meteoritico… e un texano, che si sa fa sempre il suo bell’effetto: ti accorgi che è texano anche dall’ottima traduzione :-). Devo dire che per la prima cinquantina di pagine non è che la storia mi appassionasse, ma poi mi ha preso davvero, anche se tirare fuori il libero arbitrio come hanno fatto alcuni commentatori mi sembra un po’ eccessivo. Ah, il titolo non c’entra nulla, visto che lo strumento di cui si parlerà non è una bussola ma un aletiometro, che non vi dico cosa sia… leggetevelo!

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Il bacio gay

Beh, i casi sono tre, o magari quattro. O i carabinieri che hanno denunciato per atti osceni in luogo pubblico una coppia di gay che si baciava davanti al Colosseo avrebbero fatto la stessa cosa se a baciarsi fossero stati un uomo e una donna; o quei carabinieri hanno commesso un abuso; o in realtà i due non si stavano semplicemente baciando, come da verbale dei carabinieri dove si parla di “atto sessuale esplicito” (probabilmente bisognerebbe vedere qual è la definizione di “petto” dei due in questione). Questa terza ipotesi si può per l’appunto sdoppiare chiedendosi cosa avrebbero fatto i carabinieri in questione nel caso la coppia fosse stata eterosessuale.
Tutto il resto, fino ad arrivare a Volontè che sta cercando di superare Calderoli e afferma che si vuole arrivare a “una richiesta di discriminazione nei confronti degli eterosessuali e la non applicazione del codice penale per la casta gay”, è assolutamente inutile giusto ad essere buoni.

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