Votanti anziché percentuali

intenzioni di voto settembre 2026 Oggi sul Corriere c’è un’analisi delle intenzioni di voto degli italiani, con un sondaggio di Nando Pagnoncelli; qui a destra potete vedere l’infografica con i risultati del sondaggio. Come sempre le analisi dei risultati di questo sondaggio si sprecano; ma c’è un punto che non mi pare proprio di avere visto, relativo alla differenza con i risultati delle europee 2024.

Il punto è che il numero di non votanti (soprattutto astenuti e indecisi, visto che schede bianche e nulle sono relativamente poche sul totale dei voti espressi) si è molto ridotto, passando dal 53,1% al 40,5%. Ho allora provato a calcolare il numero di votanti (reali per il 2024, presunti per il 2026) per i sei maggiori partiti di allora; non considero Futuro Nazionale perché per definizione tutti i suoi votanti sono nuovi. Ecco qua i dati, in milioni di votanti.

    Anno 2024  2026  diff
    FdI   6,7   8,2  +1,5
    PD    5,6   6,1  +0,5
    M5S   2,3   4,5  +2,2
    FI    2,2   2,3  +0,1
    Lega  2,1   1,5  -0,6
    AVS   1,6   2,0  +0,4

Aumentando il numero di votanti è ovvio che generalmente il numero di voti per partito cresce, con l’unica eccezione della Lega che paga molto cara la scommessa di avere candidato Vannacci sperando restasse nel partito. Direi che la calma piatta di Forza Italia mostra che Tajani non è esattamente un leader carismatico. Spiccano però due cose nel campo largo, e cioè i risultati di PD e M5S. Quest’ultimo raddoppia quasi il numero di persone disposte a votarlo, il che mi fa pensare che sta recuperando parte di quel voto dei delusi che l’aveva fatto balzare in alto nel decennio scorso; il PD invece lagga, come direbbero i miei figli quando si arrabbiano con le prestazioni di rete; tiene i suoi elettori storici, ma non riesce a sfondare nel mare degli indecisi e degli sconfortati.

Ovviamente tutto quello che ho calcolato deve essere preso con le pinze. Un sondaggio è pur sempre un sondaggio, e può sbagliarsi di grosso; inoltre mentre le europee sono elezioni dove si vota con il metodo proporzionale nelle politiche la legge elettorale può far sì che si vada a votare turandosi il naso. Quello che però mi preme fare notare è come gli stessi numeri possano essere letti in modo molto diverso cambiando il contesto. Qual è il modo migliore di leggerli? Non c’è. Le percentuali sui votanti sono quelle su cui poi si elegge il parlamento, e quindi sono le più importanti dopo che si è votato. Ma il numero di votanti per partito, e soprattutto la differenza con il psssato, sono importanti prima di votare, perché possono indurre i leader di partito a cambiare linea, vedendo che non riescono ad attrarre nuovi votanti. L’importante è appunto sapere che ci sono queste diverse letture possibili, e scegliere volta per volta quella più utile.

Ultimo aggiornamento: 2026-09-26 18:50

2 commenti su “Votanti anziché percentuali”

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