Debunking sì, debunking no

Roberta Villa su Stradeonline racconta di un nuovo studio di Fabiana Zollo e del gruppo di Walter Quattrociocchi sull’effetto in Facebook delle echo chamber (le camere ad eco, i gruppi di amici in rete ma non solo) dove senti dire solo le cose che piacciono a te. Non solo sono impermeabili agli accessi esterni, ma i tentativi di debunking, cioè di smontare razionalmente le credenze false, di solito sortiscono l’effetto opposto. Peggio ancora i “blastatori”, coloro che assumono un atteggiamento molto aggressivo: generano cori da stadio tra i loro fan, ma non spostano di una virgola i consensi.

Io ho il vantaggio di fare divulgazione matematica, e quindi la gente scappa prima. Ma che si può fare in genere? Non lo so. Io è da un pezzo che non entro in queste questioni, perché ho capito che non c’è sordo peggiore di chi non vuole sentire; se escono argomenti nuovi vado a cercare dati e li fornisco, ma nulla di più. Non ho tempo per impelagarmi in risse verbali inutili. Credo però che una cosa utile sia produrre informazioni, che è cosa diversa dal darle. Dando per perso chiunque abbia opinioni tagliate con l’accetta (ce ne sono da entrambe le parti, altrimenti i blastatori non avrebbero tutto quel successo) resta il grosso di chi non sa le cose, e seminare in rete i mezzi per informarsi può giovare loro. È poi vero che se la stampa non facesse da cassa di risonanza certi atteggiamenti acritici avrebbero meno successo: ma è anche vero che io avrei meno possibilità di vedere cosa c’è fuori dalla mia bolla informativa, e forse sarebbe peggio.

Voi che ne pensate?

12 comments

  1. quello che vedo io è che, da un lato, la gran parte delle presunte vittime delle “fake news” sono, in realtà, gente che “vuole credere”: non è raro vedere qualcuno che ha appena scontato l’opinione di un professionista del settore perché “è solo X”, per portare, subito dopo, come prova delle sue convinzioni, link ad pagine web demenziali e/o dichiarazioni di personaggi totalmente fuori dall’argomento. dall’altro lato, una percentuale preoccupante dei “cavalieri della pura verità” è composta da individui senza arte né parte che, fuori dal temporaneo alone di luce che gli arriva dall’essere “debunker”, sarebbero “a zappare la terra” e che, quindi, hanno un netto guadagno a prolungare il problema.

  2. Mah, non riesco proprio a vedere questi temi come un problema quanto come una caratteristica.Cioè date determinate premesse come demolizione della scuola, soppressione del rispetto per la cultura, pseudoscienza, mito dell’indipendenza delle informazioni, esigenze di pubblicità delle lotterie e del fumo, bambinizzazione, appiattimento della storia, ecc. + determinati mezzi di comunicazione o di diffusione delle informazioni il risultato coerente è quello che descrivi.
    Partendo da questa idea sono d’accordo che la soluzione è completamente al di fuori dal mezzo, cioè se si vuole influire sui comportamenti in essere bisogna fare altro e altrove ma non “discutere”.
    Io non mi sogno di farlo, ma mi rendo conto che sempre più spesso devo rileggere post e articoli di giornale due volte perché fatico a capire testi completamente privi di senso logico.

    • @bubboni: non so. Cinquant’anni fa c’era l’accettazione fideistica degli scienziati, e dovevamo leggere due volte gli articoli del giornale perché scrivevano per i pochi acculturati. Insomma, è cambiato poco nella struttura, solo nei comportamenti.

      • Mah, non direi che si tratta della stessa struttura.
        E’ vero che tra le premesse della situazione ci sono taluni aspetti delle agenzie formative e delle centrali di fiducia pre-televisive, ma il vecchio scienziato *sceglieva* di comunicare nel modo che più gli aggradava.
        Il poveretto contemporaneo, spesso fregato da una falsa istruzione obbligatoria, non ha nessuna strada aperta. Infatti non solo comunica e argomenta male ma non riesce neanche a pensare meglio, non potendo ricorrere alle normali protesi e tecniche che si usano per strutturare il pensiero.

  3. io lo vedo come un problema di privacy.. Le ditte che possiedono i nostri dati e ci “profilano” si permettono anche di chiuderci in una echo chamber.. è un problema di rispetto della Costituzione da parte di queste ditte (per me irrisolvibile.. ) ma un problema comunque, che si amplifica quando la gente comincia a credere che questo sia normale.A 20 o 30 anni litigavo su queste cose, per es. anche solo se un commesso di Blockbuster voleva la mia carta d’identità per farmi la tessera piantavo un casino.. Ora di anni ne ho quasi 45, ho degli altri modi di protestare ma non riesco sicuramente a stare più così sul pezzo dei piccoli abusi quotidiani..

    • @Carolina: il profilamento è indipendente dalle bolle informative. A Google e Facebook serve mandarti la pubblicità, e non è che ci siano tante aziende che vendano prodotti antivax o similari.

  4. I problemi che tu elenchi predatano internet. Al mitico Bar Sport da ragazzo c’erano le stesse dinamiche nel commentare le partite di calcio, l’arbitro cornuto, o nell’osservare e dileggiare il cliente foresto rispetto a quello abituale.

    Quel che posso dire che Internet ha notevolmente ampliato da un lato il numero e la tipologia dei Bar Sport, estendendoli a qualsiasi tipo di contesto, dalla fregnaccia alla roba seria mantenendo lo stesso approccio al problema, dall’altro la platea, planetaria.

    Le dinamiche son rimaste quele perché la natura umana è rimasta quela, solo sfruttata fino all’ultimo soldo e senza dignità, da chi produce o da chi distribuisce.

  5. Sto progressivamente convincendomi che il blastaggio serva: si vive sempre di più nel compiacimento della propria bolla, scoprire che per le stesse cose per cui di solito ricevi approvazione puoi essere considerato ridicolo e “blastato” è una doccia fredda necessaria (e non sufficiente)

    • @Wilson : a me pare di vedere un effetto “gnegnegne, non ti sento”, più che altro.

  6. Sai il blastatore di solito è un superesperto di una materia che deve ribattere alle idiozie dei ciarlatani. E’ difficile mantenere la pazienza.
    Uno come Burioni, che è fra i più noti praticanti, è un immunologo di fama e si trova a che fare con gente che dice che le malattie non esistono o che le malattie sono regredite da sole, non avendo una cognizione nemmeno superficialmente etimologica della stessa parola “vaccino”.
    Hai voglia a divulgare con pazienza.

    Invece per quel che ti riguarda le controversie in matematica sono poche e le capite in mezza dozzina in tutto. Non è che sia mainstream mettersi a discutere sulla “crisi dei fondamenti della matematica”.

    • L’ho scritto, che nel mio campo la gente scappa prima 🙂

      Il punto con Burioni è che è ovvio che uno si incazzi. Ma blastare non porta comunque nessun risultato pratico per quanto riguarda la divulgazione. (fa sentire meglio il blastatore, ma quella è un’altra storia)