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pipponi, pipponi-2015

c’è chi si sveglia oggi

L’Iva sugli ebook è passata dal 22% al 4% – anche se a quanto pare ci sono problemi con Amazon: gli ebook venduti da loro infatti non hanno in genere ISBN perché Bezos usa il suo ASIN, e la legge afferma che #unlibroèunlibro solo se ha ISBN. Di per sé la cosa non è così strana, visto che ci vorrà bene un modo per distinguere un libro da qualcos’altro; poi ci sono cose buffe, tipo il fatto che un .epub e un .azw3 dovrebbero avere due ISBN diversi proprio come un rilegato e un paperback e soprattutto che gli ISBN sono assegnati da privati (che non credo verifichino se stai pubblicando un libro) e anche se esiste un sottospazio di libri italiani li si può ottenere da altre nazioni (come sopra).

Ma quello di cui vorrei parlare è un’altra cosa. Sono in tanti a lamentarsi del fatto che gli ebook non sono certo calati di prezzo con questo taglio di IVA. Strano, vero? No, non è strano per nulla. Chiunque non si fosse fermato alle reboanti affermazioni sui media non avrebbe fatto troppa fatica a scoprire che quella norma nasceva per evitare che gli editori perdessero soldi, visto che da Capodanno gli acquisti fatti sugli store lussemburghesi (Amazon, ma anche Apple e Kobo) non avrebbero più goduto dell’Iva al 3% ma di quella al 22%. Ho fatto un po’ di conti, e i miei dati (piccoli ma non piccolissimi) danno un 75% abbondante di vendite di ebook con quell’IVA minima. Ci credo che i prezzi non varino…

Ma il bello è che tutto questo io l’avevo scritto a fine settembre, e non sono certo stato il primo. Com’è che vi svegliate tutti oggi?

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Lodovico Sonego, che ti ho fatto di male?

Stamattina mi sono trovato (al mio indirizzo come portavoce di Wikimedia Italia) una copia di una newsletter di “lodovico sonego” tuttoinminuscolo, dal titolo «Sonego, Serracchiani, il Ministro Pinotti, torio a Cordenons, trasporto su rotaia e molto altro». Da quello che posso immaginare, Lodovico Sonego è un politico friulano: piuttosto che perdere tempo a cercare maggiori informazioni su di lui, preferisco perderlo scrivendo questo post.

Caro (si fa per dire) Sonego, non gliel’ha mai insegnato nessuno che non si mandano messaggi pubblicitari non richiesti? Peggio ancora, non si è mai accorto che Wikipedia in generale e Wikimedia Italia in particolare sono apolitiche, e quindi inviare messaggi di questo tipo è doppiamente nocivo? Infine, si rende conto che siamo nel 2014, e quello che sto scrivendo dovrebbe essere noto da anni a chiunque abbia un minimo di esperienza pubblica?

(Lo so, sono domande retoriche. Ma hanno il loro senso)

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l’Iva sugli ebook

Lasciamo perdere per il momento tutte le tecnicalità legalistiche (tipo il fatto che l’Iva al 4% sui libri è assolta alla fonte perché diventava troppo difficile fare i conti con i libri presi dalle librerie e restituite dopo qualche mese) e quindi c’è una differenza di partenza tra libro cartaceo ed ebook.
Ammesso e non concesso che l’Iva sugli ebook verrà portata al 4% – voi vi fidereste di quello che scrive un sito convinto che l’aliquota Iva standard sia al 20%? – devo dare una brutta notizia a Mantellini e a tutti quelli che pensano che questo taglio abbasserà il costo degli ebook. Fino al 31 dicembre, infatti, l’Iva sugli ebook è pagata con l’aliquota della nazione dove il libro viene comprato (preso in licenza d’uso?). Amazon fattura gli ebook dal Lussemburgo (Iva al 3%); Apple dal Lussemburgo; Kobo dal Lussemburgo. In pratica, la stragrande maggioranza degli ebook paga l’Iva al 3%. Dal 2015 l’Iva sarà calcolata su quella della nazione dell’acquirente, per evitare una distorsione del mercato interno: in pratica, insomma, la campagna #unlibroèunlibro che l’Associazione Italiana Editori ha fatto per tramite dei lettori serve semplicemente per mantenere lo status quo.

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Eternit

Io non sono Matteo Renzi, e quindi non twitto. Però qualche cosa mi chiedo, a proposito della sentenza Eternit in cui la Cassazione ha annullato le condanne (penali: sul civile non so che potrà succedere).

Mi spiego. Dal mio ingenuo punto di vista, era sufficientemente ovvio che il “momento consumativo del disastro”, come si dice in legalese, termina quando la bonifica è terminata e non quando si ammala l’ultima persona, cosa che potrebbe capitare anche tra cinquant’anni. Ma ero anche convinto che avere avuto così tanti morti – con i vertici dell’azienda che sapevano del pericolo ma avevano fatto finta di nulla, quindi con il dolo e non con la semplice colpa – facesse per così dire salire di livello l’azione, portandola a livello di strage e quindi alla non prescrittibilità, esattamente come per esempio capita per le azioni di guerra. Ma evidentemente questo salto non esiste. Ecco: parliamo di questo?

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ebreo, mi raccomando.

Mentre stavo facendo le mie ricerche sullo scoop di Libero, sono capitato su questa voce. Niente di che, un abbozzo come ce ne sono a migliaia su Wikipedia. La cosa che mi ha lasciato perplesso è che Jed Sunden era definito ebreo statunitense.

Ora io non so se Sunden sia o no ebreo, né vedo come la cosa possa interessare in alcun modo, anche considerando che né in questa voce né in quella del Kyiv Post c’è un qualsivoglia riferimento relativo alla questione ebraica. Però qualcuno l’aveva scritto. Ho guardato velocemente la cronologia, e ho trovato che è stato l’utente LucaGhiri91, che ha fatto quest’unica modifica senza peraltro accorgersi che nella prima riga della voce (che aveva sette righe in tutto) c’era scritto “revista” anziché “rivista”.

Morale? ricordatevi sempre di accendere il cervello, prima di usare Wikipedia :-)

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“non confacente alla drammaticità”

Come avete probabilmente letto, la sentenza d’appello nel processo contro la Commissione Grandi Rischi in seguito al terremoto dell’Aquila ha assolto sei degli imputati e ridotto la condanna a Bernardo De Bernardinis. Ovviamente non si può dare un giudizio complessivo sulla sentenza senza avere ancora a disposizione le motivazioni: così a prima vista posso solo ipotizzare, anche rileggendo quello che scrissi all’epoca, che De Bernardinis sia stato considerato colpevole per avere detto esplicitamente che “non c’erano pericoli” (invece che “non abbiamo idea di cosa capiterà”).

Radio Popolare ha intervistato Stefania Pezzopane, attualmente senatrice PD e al tempo presidente della provincia dell’Aquila; potete ascoltare direttamente l’intervista e ascoltare il tono di voce, che è di chi sta scegliendo le parole. Bene, analizziamo qualche frase del suo discorso; il grassetto naturalmente è mio.

«E anche questa contraddizione […] tra l’assoluzione di sei dei condannati in primo grado e invece la condanna, seppur parziale, di De Bernardinis fa comprendere che c’è stato davvero un atteggiamento non confacente alla drammaticità degli eventi

Traduciamo quest’ultima frase in italiano corrente: ci sono stati tanti morti, il terremoto è stato un dramma, e quindi dobbiamo trovare i colpevoli e linciarli; assolverli quasi tutti ci toglie il capro espiatorio. Bell’idea di giustizia.
Se non credete che il concetto espresso sia quello, ecco un’altra frase:

«[questa sentenza] contraddice completamente la sentenza di primo grado, che aveva dato soddisfazione alle parti civili e alle famiglie delle vittime».

Quasi un guidrigildo per interposta autorità, insomma. Tra l’altro, come fa rilevare Marco Mucciarelli, in questi anni sono stati fatti vari processi contro chi ha costruito case non antisismiche in una zona sismica, e ci sono state varie condanne: però – chissà perché – non se ne parla mai.

Termino con un suggerimento all’onorevole Pezzopane, che dice anche

«la bontà di queste ragioni è dimostrata dal fatto che in tutte le vicende successive la Protezione civile ha cambiato atteggiamento: non solo non rassicura più, ma addirittura invita agli allerta pure quando non accadono poi i fenomeni naturali».

Secondo voi, quando qualcuno deve scegliere tra il rischio di essere incriminato per non aver previsto un possibile pericolo e il rischio di un procurato allarme che però non verrà mai portato a giudizio, cosa volete che faccia? Bene: ora l’onorevole Pezzopane pensi all’effetto “al lupo al lupo” che si sta verificando, e a cosa succederà quando la gente si stuferà di sfollare di continuo per allerta inutili e morirà per un allerta serio. La scienza non può dare certezze, ma solo segnalare possibilità più o meno probabili; scienziati, divulgatori e politici devono imparare a sapersi spiegare e a fare in modo che la gente non “si fidi di loro”, ma possa farsi una propria idea del rischio.

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aspetta aspetta

Ho scoperto che sta per concludersi il processo in primo grado per «minacce aggravate dalla finalità mafiosa» che esponenti del clan dei Casalesi hanno fatto contro Roberto Saviano e Rosaria Capacchione.
Non entro nella logica del processo, perché ovviamente non ho seguito la vicenda. Mi limito a notare che le minacce in questione sono del 2008 e il processo è iniziato nel 2012. Le minacce sono state pronunciate all’interno di un altro processo e quindi non ci sono volute chissà quali inchieste, eppure sono passati quattro anni prima che il processo iniziasse, e altri due per farlo arrivare al primo grado.
Siete sempre convinti che non ci sia qualcosa che non va nell’italica giustizia?

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Decrescita infelice

In sei mesi a casa nostra si sono rotti ben due piccoli elettrodomestici: un tostapane (no, era qualcosa di ben più spacchiuso a dire il vero) e il food processor. Per due volte mi sono pericolosamente portato in bicicletta l’elettrodomestico in un centro riparazione (lo stesso, anche se le marche erano Kenwood e Philips: non so bene come funzionino le cose). Per due volte mi hanno detto che la riparazione sarebbe stata troppo costosa; per dire, cambiare il motore del food processor da solo sarebbe costato cento euro, con un rischio di aggiungere un’altra trentina per la scheda; il food processor ha una decina d’anni abbondante e comprarne uno nuovo costerà duecento-trecento euro, il che a questo punto diventa competitivo.

Io però continuo a pensare che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato se riparare qualcosa costi più della metà di acquistare qualcosa di nuovo. Non penso nemmeno ci sia un problema di manodopera, qui saremmo comunque a una sostituzione di un pezzo. Come possiamo pensare a una civiltà del riciclo?

(sì, lo so che la riparazione costa la metà di un oggetto nuovo. Ma è improbabile che l’oggetto riparato mi duri altri dieci anni e più: c’è da tenere conto anche questo)

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