Martedì scorso il Post ha pubblicato un articolo: Andare molto forte in autostrada serve a poco. (Interessante notare che il titolo originale era più o meno “Superare il limite in autostrada è inutile”…) Io sono stato contento, perché finalmente mia moglie si è convinta di quello che dico sempre, che cioè andare ai 130 da Milano a Torino anziché ai 120 come faccio io fa risparmiare meno di cinque minuti su un’ora abbondante di tempo. Ma nell’articolo c’è ancora un’inesattezza, o per meglio dire una frase con poco senso:
In alcuni casi può essere sufficiente un rallentamento a 60 km/h di qualche minuto, per via di un cantiere o di un sorpasso difficoltoso, per annullare del tutto il vantaggio accumulato viaggiando a 150 km/h. Il rallentamento non penalizza meno chi va a 130 km/h in senso assoluto: penalizza entrambi allo stesso modo (ma pesa di più sul vantaggio di chi andava più veloce).
Tecnicamente è vero che il rallentamento penalizza allo stesso modo sia chi va più veloce che chi rimane entro i limiti: per definizione il tempo impiegato a percorrere il tratto a 60 all’ora è esattamente lo stesso per entrambi. Ma poi c’è la parentesi. Cosa vuol dire “pesa di più sul vantaggio di chi andava più veloce”? Nulla. La cosa più caritatevole che posso immaginare è che la percentuale di tempo aggiunto a Speedy Gonzales è maggiore di quella di tempo aggiunto al guidatore normale. Ma a nessuno interessa dire “ho perso il 10% del tempo in coda”! Quello che diciamo è “ho perso venti minuti perché c’era coda”, e quei venti minuti sono la stessa cosa sia che per il resto del percorso si andasse ai 150 che se si andasse ai 110. Come vedete, è facile sbagliare il punto di vista: e in questi casi la matematica non perdona.

Forse non sono ancora sveglio del tutto, ma se da 120 vado a 60, vengo penalizzato di 60, se da 150 vengo penalizzato di 90. Non mi sembra sia la stessa cosa… non entro nel merito delle percentuali, non ho ancora preso caffè ;-)
La penalizzazione come differenza di velocità è maggiore. Ma a te che stai andando da A a B importa sapere il tempo che ci metti, non quanta differenza di velocità hai perso.
Quindi, se andavo più forte è perché volevo arrivare prima ( o volevo avercelo più grosso ;-) ) , perdo più tempo del previsto ( o mi rendo conto di essere come gli altri ) , quindi sono penalizzato maggiormente.
Ora basta, vado a prendere caffè ;-)
Quindi si desume che neanche su argomenti matematici, il matematico .mau. riesce a convincere la moglie :-)
poniamo tre auto che vadano a 110, 130 e 150 km/h e che si trovano costrette a percorrere un tratto a 60 km/h.
Il tempo che impiegano a percorrere il tratto è il medesimo (un minuto), ma il tempo che perdono non è il medesimo: difatti, la più lenta perderà circa 27 secondi, avendo in tabella di marcia un tempo previsto di circa 33 secondi; la più veloce perderà 36 sec., avendo in tabella un tempo previsto di 24 sec.
Se Lei assume questa ipotesi, allora è falsa la frase “Il rallentamento non penalizza meno chi va a 130 km/h in senso assoluto”.
Concordo con Mauro (forse perchè sono in crisi d’astinenza da caffè).