Link tax e controllo copyright

Quando ieri durante l’Internet Day 2018 Luigi Di Maio ha parlato di voler proporre il diritto ad Internet, con mezz’ora di connessione gratuita al giorno, è riuscito con rara maestria a rendere irrilevante l’altra sua affermazione, quella che era davvero importante e che riguarda un tema caldo di cui in Italia si parla ancora poco: la possibile introduzione della cosiddetta link tax e del controllo preventivo degli upload.

Facciamo un passo indietro. La scorsa settimana la Commissione giuridica del Parlamento Europeo ha esaminato una serie di modifiche al testo della direttiva Digital Single Market che ora andrà al voto dell’Europarlamento. In questo frangente è stato scelto di approvare alcuni emendamenti – in linguaggio burocratico, si è preparato un testo di compromesso rispetto a quanto le varie lobby hanno proposto per bocca dei parlamentari – che renderanno più difficile, anziché più semplice, condividere materiale. Gli articoli relativi sono l’11 e il 13. Nel primo, viene introdotto il divieto di aggregare piccole porzioni di testo relative alle notizie prodotte dai media – porzioni che naturalmente hanno un collegamento al testo completo nel sito originale – senza un previo pagamento al sito originario; il termine tecnico è “ancillary copyright”, ma tutti la chiamano Google tax. Il secondo articolo, invece, inverte invece l’onere della prova e obbliga i siti che ricevono materiale da parte degli utenti di verificare preventivamente che esso non sia sotto copyright, mentre ora sono solo tenuti a eliminarlo dietro notifica degli aventi diritto.

A prima vista forse non si direbbe che ci sia nulla di male, anzi si afferma un sacrosanto diritto. Guardiamo però più attentamente quali possono essere le conseguenze pratiche. Per la link tax si fa molto in fretta, perché essa è già stata implementata in due nazioni europee, Germania nel 2013 e Spagna nel 2014. Risultato? In Germania la tassa la pagano (forse) i piccoli provider ma i media più importanti hanno dato a Google una licenza gratuita; in Spagna Google aveva semplicemente deciso di eliminare la sezione news (anche se a onor del vero io le vedo, ma non so che succede da un computer posizionato in Spagna). Trovate qualcosa in più raccontato qui. Per il controllo preventivo del copyright, il testo attuale – che potete vedere espanso in questo “semplice” diagramma di flusso – ha una serie di clausole di salvaguardia, come quella per l’uso non commerciale e la “clausola Wikipedia” che fanno capire come il principio degli Online Content Sharing Service Provider non sia poi così limpido da capire al volo chi è il buono e chi il cattivo.

Per come la vedo io, l’ancillary copyright va contro il diritto di citazione. Se le notizie appaiono davvero interessanti, qualche riga non è sufficiente e il lettore è portato a cliccare e andare sul sito originale, che a questo punto potrà guadagnare accessi e pubblicità: quindi chi fa le cose bene non stava perdendo nulla, e ora rischierà un calo di accessi non eccezionale (valutabile tra l’1 e il 2%) ma comunque nemmeno trascurabile, anche perché per Google quello delle news non è certo il servizio da cui ricava più soldi. Sull’articolo 13 potete scegliere i vostri benchmark leggendo quanto scrivono i guru di Internet da un lato e il presidente dei discografici italiani dall’altra (ma abbiamo anche il presidente di Confindustria Cultura e quello dell’associazione editori citati nell’articolo di Repubblica su in cima). Nel mio piccolo noto una cosa: ogni settimana o giù di lì il mio alert di Google mi segnala la presenza di copie piratate dei miei libri, e non credo proprio che la promulgazione di questa direttiva cambierà le carte in tavola. In pratica, i piccoli creatori di contenuti continueranno a non essere tutelati mentre i grandi non dovranno nemmeno più fare la fatica di specificare esattamente le violazioni di copyright nei loro confronti, limitandosi a una segnalazione generica “tanto qualcosa lo trovate sicuramente”. Un risultato favoloso, come vedete: aggiungiamo il fatto che un’altra commissione UE aveva preparato da un anno un testo molto più equilibrato ma è stata allegramente bypassata da quella dei giuristi. Bel mondo, vero?

PS: leggere cosa scrive chi è favorevole alla formulazione è sempre molto istruttivo, perché dimostrano che la loro preoccupazione non è rispettare i diritti dei detentori di copyright – cosa su cui concordiamo tutti – ma ottenere più soldi a ogni costo.

Ultimo aggiornamento: 2018-06-27 16:47

Un pensiero su “Link tax e controllo copyright

  1. valepert

    se vai su news.google.es vieni reindirizzato a “Google Noticias en España”. quello che link tu credo sia Google News USA in lingua spagnola, come indicato in basso a sinistra della pagina.

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