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Michele Mezza - Il contagio dell'algoritmo

(I miei commenti sono in corsivo)

pag. 34 - i dati sul contagio non possono mai essere contabilizzati per quello che immediatamente rappresentano, ma sempre decifrati per il trend dinamico a cui possono preludere.

Probabilmente per Mezza questa è un'eresia, ma dal mio punto di vista è il punto fondamentale per il costruire un modello. D'altra parte, se oggi ho una pagnotta ma so che il trend dinamico del cibo che avrò è in discesa, cercherò di tenermene un po' da parte per domani; se invece so che il trend è in ascesa, me la posso mangiare senza problemi. Lo stesso con il giro degli armadi; a parità di temperatura aspetterò a spostare i vestiti se so che quella di questi giorni è solo una parentesi fuori dalla media.

pag. 35 - Lovelock [in Novacene, Bollati Boringhieri 2020] ci soccorre anche per capire come considerare allora la cascata di valutazioni numeriche che ancora cercano di ingabbiare le metamorfosi virali in una semplice tabella: «ciò che hanno fatto gli ingegneri è stato un elegante inganno: è sembrato che spiegassero il funzionamento del sistema, ma in realtà si sono limitati a descriverlo nei dettagli».

Anche qua per me non c'è molto di strano. Ma secondo me nemmeno gli ingegneri pensano di voler spiegare il funzionamento del sistema (i matematici sicuramente non lo pensano, dopo essere stati scottati dalle geometrie non euclidee e dai teoremi di Gödel).

pag. 47 - determinismo computazionale

Leggendo il resto del libro, non mi è chiaro perché Mezza usi questa espressione. Per un matematico o un informatico non è necessariamente vera, un algoritmo - nel senso di procedura che a partire da un certo insieme di dati ti tira fuori un risultato - può avere al suo interno procedure casuali come nel caso dei metodi Montecarlo. Ma anche dando alla parola algoritmo il significato che credo sia usato da Mezza, più che di “determinismo” avrei usato “terrorismo”.

pag. 77 - (su Immuni)

ma non era lo Stato che dovrebbe gestire il tutto? Perché passare la palla alle autorità sanitarie che in Italia sono su base regionale?

pag. 118 - Tutta la storia dell'informatica è contenuta in un'altra, fulminante, definizione di Shannon: l’automatizzazione sincronizza utenti e comunicatori lungo un'unica linea di scambio. La rete ha separato questa linea dal sistema dei media, facendola coincidere con la vita globale dell'umanità.

In realtà la sincronizzazione non è necessaria, o meglio si ottiene a posteriori: il protocollo TCP/IP può fare arrivare i pacchetti di dati in ordine sparso e sarà il ricevente a rimetterseli a posto. Ma soprattutto la linea di scambio secondo me non esiste, perché ognuno prende i segnali che gli interessano.

pag. 120 - Le principali testate italiane, come quelle europee, hanno ormai un fornitore di intelligenza editoriale, che in poche settimane di allenamento è in grado di automatizzare titoli e sommari, oltre che la scansione logica della notizia che non deve mai rivelare il suo contenuto giornalistico prima del terzo o quarto paragrafo.

Questo è indubbiamente un problema per la professione giornalistica e anche per i lettori, perché non vedo una necessità da chi mette in campo questi algoritmi di fare loro avere punti di vista diversi e quindi si avrebbe un appiattimento delle news. Non mi è chiaro però l'ultimo punto. Anche un giornalista umano può scegliere di - o può essere caldamente invitato a - posporre il contenuto informativo più avanti nel testo, no?

pag. 195 - Tanto più che proprio nei giorni in cui si rivendicava, come chiedevano i proprietari di Android e iOS, di utilizzare solo il discutibile bluetooth come forma di connessione escludendo la georeferenziazione sicura dei possibili contagiati tramite il Gps, Google vendeva dati tracciati con il suo sistema di localizzazione satellitare diretto alle agenzie del traffico di Milano e Roma: per i tram si può tracciare con il Gps, per gli ospedali no?

Possiamo discutere se sarebbe stato più opportuno aggiungere anche la georeferenziazione a Immuni per migliorare il tracciamento e geolocalizzare i focolai. Però i dati di localizzazione satellitare venduti sono aggregati e anonimizzati, e quindi sono ben diversi da quelli personali di Immuni. Con questi dati venduti alle agenzie di mobilità non avremmo comunque potuto tracciare i contagiati. Poi possiamo discutere se Google ed Apple mettano insieme per conto loro questi dati, e che ne facciano. Però è una domanda diversa.

pag. 210 - Lo scontro che abbiamo visto andare in scena fra governo e alcune regioni, a volte persino al di là degli stessi schieramenti ideologici o politici, dove ognuno brandiva dati e tabelle apparentemente oggettive, ci dice che ormai le singole strategie, supportate da altrettanto singole proiezioni matematiche, sono strettamente connesse agli interessi delle leadership che le diffondono. Il premier, un presidente di regione, un assessore tendono a identificarsi con una scelta sanitaria, facendo coincidere l'intera azione politica con le dinamiche di quella soluzione che privilegia a volte la funzionalità degli ospedali, a volte l'assistenza territoriale.

Su questo sono d'accordo. Però leggo la cosa in modo diverso: secondo me il problema è proprio che ci sono troppi algoritmi in giro e soprattutto che non è se ne scelga uno perché lo si pensi migliore, ma solo perché fa più comodo per la propria visione del problema. Insomma, il guaio più che negli algoritmi sta nelle persone.

pag. 225 - Gli algoritmi sono dunque espressioni di calcolo pianificato finalizzate a ottenere un risultato sociale, automaticamente. La potenza che esprimono si esplica proprio nell'applicare alle relazioni sociali, in tutta la loro pervasività, il determinismo matematico. Come scrive Zellini, e come abbiamo più volte ripetuto, gli algoritmi estendono le funzioni di controllo e ripartizione dei numeri «in modi che possono diventare inaccessibili, autoritari e categorici».
Autoritarismo, inaccessibilità e categoricità sono le tre dimensioni che nello scorrere dei secoli non si sono mai perse nell'applicazione di queste macchine cognitive, attraversando ogni ambito sociale e subordinando ogni individuo che entra in contatto con esse.

Qua finalmente ho compreso il motivo per cui io non riesco a capire la gente che “ce l'ha con gli algoritmi”. Mezza, e immagino tutti coloro che non hanno una formazione matematico-informatica - ma anche persone come Zellini che matematico lo è eccome - quando parlano di “algoritmo” pensano a come sono usati gli algoritmi mentre io distinguo concettualmente le operazioni dal significato che vuole essere dato a esse. Notate che il significato può arrivare anche dai dati che vengono forniti all'algoritmo. Però a questo punto non vedo una grande differenza con tutto quello che si fa di solito… tranne che molta gente ha un timore atavico dei numeri e quindi può essere convinta più facilmente che ci sia una Verità dietro di essi.

pag. 232 - Come si fa a negoziare con un flusso che scorre? Con un altro flusso di pari velocità: un algoritmo è infatti negoziabile solo con un altro algoritmo con un’altra piattaforma.
Il terreno di confronto è costituito dalle black box, le scatole nere che rendono invisibile la struttura e i fini dell'algoritmo, e permettono di tracciare e controllare l'uso dei dati, propri e dei cittadini.

Anche con la premessa della nota precedente, non mi è chiaro cosa Mezza intenda per “negoziabilità dell'algoritmo' e perché una black box sarebbe un terreno di confronto. Io mi limito a prendere atto dell'esistenza delle black box, ma non capisco la logica del confronto.

note/9788855220996.1619436700.txt.gz · Last modified: 2021/04/26 11:31 by xmau