▪ § 3 - quando alcuni obiettavano che la Chiesa non doveva sprecare energie in questioni mondane, ma preoccuparsi di comunicare un messaggio di vita eterna, egli rispondeva con realismo e sapienza che l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli.
▪ § 7 - il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione.
la Torre di Babele
▪ § 8 - L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.
con Neemia
▪ § 9 - non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa.
la tecnologia
▪ § 17 - anche l’intelligenza artificiale va compresa non come un’appendice tematica, o come un’emergenza da gestire, ma come una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale e ne domanda un ulteriore sviluppo, nella fedeltà al Vangelo.
▪ § 18 - In realtà essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità, riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene comune.
la Dottrina sociale della Chiesa) ▪ § 20 - La chiamata e l’impegno a camminare con l’umanità nella concretezza della storia inducono la Chiesa a riconoscere che le realtà terrene possiedono una loro consistenza e un ordine proprio. ▪ § 24 - Nutrita da questo dialogo fecondo tra Vangelo e saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina sociale ▪ § 24 - È da qui che scaturisce la funzione propria della Dottrina sociale, che non pretende di sostituirsi alle responsabilità della politica e delle istituzioni, ma si offre come sostegno al discernimento comune, aiutando a riconoscere e promuovere ciò che serve alla dignità delle persone, alla vitalità delle comunità e al bene di tutti. ▪ § 26 - San Paolo VI riconosceva che, data la grande varietà delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti; - notate la differenza con la dottrina teologica ▪ § 30 - propone forme di collaborazione tra le diverse componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di classe” Rerum Novarum. Leo dà una lettura essenzialmente antimarxista. ▪ § 31 - allarga lo sguardo alla configurazione complessiva dell’ordine economico e politico. Denuncia la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica sia la concorrenza senza limiti sia quei progetti collettivistici che annullano la libertà e la responsabilità delle persone Quadragesimo anno. Abbiamo il baluardo contro il comunismo, ma anche contro le plutocrazie il che in quel momento storico è strano. ===== CAPITOLO SECONDO ===== ▪ § 46 - per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale. è più profondo di quanto appaia. L'IA è un mezzo, in fin dei conti, e non un fine. ▪ § 54 - nella prospettiva cristiana, i diritti umani non sono un’aggiunta esterna alla persona, ma una traduzione storica della sua dignità intrinseca, che la comunità internazionale è chiamata a tutelare e promuovere. se ci pensate, anche solo centocinquanta anni fa non era così per la Chiesa cattolica)
▪ § 55 - il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, [70] senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto. Quando questo diritto fondamentale viene negato, come accade nell’aborto provocato, nell’uccisione di innocenti e nell’eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite.
non può non metterlo, però qui l'aggiunta pare incongrua, anche leggendolo come postulato
▪ § 60 - il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si può costruire, accrescere e custodire.
attenzione a questa definizione dei Commons. Non è banale, perché indica che non ci limitiamo a mettere insieme, ma costruiamo insieme anche per gli altri (Neemia vs. Babele)
▪ § 63 - Allo Stato spetta il compito di garantire coesione, unità e una giusta organizzazione della società civile, così che il bene comune possa essere realmente perseguito con il contributo di tutti.
▪ § 66 - La tradizione della Chiesa ha visto nella proprietà un mezzo per custodire e amministrare i beni in modo che possano servire meglio al bene comune. P
-davvero?
▪ § 67 - Oggi, tra i beni che sono universalmente destinati a tutti, dobbiamo annoverare anche le nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati […] In un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini
tecnicamente nulla da eccepire, si dice “destinati”, non “di” tutti. Ma non so quanto funzioni in pratica.
▪ § 69 - a partire da Leone XIII, la Chiesa ha insistito sul fatto che né la persona né la famiglia devono essere assorbite dallo Stato, ma vanno lasciate agire liberamente, per quanto possibile, senza recare danno al bene comune. […] l’intervento pubblico è richiesto proprio per permettere a tutti i soggetti sociali di svolgere la loro missione senza essere schiacciati.
prima ancora che arrivasse il comunismo :)
▪ § 71 - Il principio di sussidiarietà vale in modo particolare nel contesto della rivoluzione digitale. Qui il livello superiore non è lo Stato, ma ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune. Il livello che assorbe competenze, dati e capacità decisionale è costituito da aziende e piattaforme, che definiscono condizioni di accesso, regole di visibilità, forme di relazione e perfino opportunità economiche.
Ok, lo sappiamo tutti ma è sempre opportuno ricordare che c'è chi è ancora più importante degli Stati.
▪ § 71 - La sussidiarietà chiede che tali processi non si impongano dall’alto in modo opaco e unilaterale, ma siano orientati al bene comune mediante trasparenza, responsabilità e forme reali di partecipazione (verifiche indipendenti, trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, strumenti di ricorso).
▪ § 84 - non è vero progresso ciò che accresce il benessere di alcuni degradando gli ecosistemi, scaricando costi sulle comunità più vulnerabili o pregiudicando le condizioni di vita di chi verrà dopo di noi.
altro che PIL!
▪ § 85 - Le innovazioni tecnologiche – compresa l’intelligenza artificiale – non sono neutrali: possono accrescere partecipazione e giustizia, oppure ampliare disuguaglianze, controllo ed esclusione. Per questo vanno valutate con una domanda decisiva: contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanità e fraternità, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future?
come la Chiesa vede l'IA
▪ § 91 - il modo concreto di vivere i rapporti sociali alla luce del Vangelo non sia stabilito una volta per sempre, ma resti un compito affidato, di generazione in generazione, alla comunità cristiana.
notate ancora una volta la differenza con il magistero della Chiesa
▪ § 95 - in molti casi nel contesto digitale, il controllo delle piattaforme, delle infrastrutture, dei dati e della capacità di calcolo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze.
▪ § 98 - . È opportuno premettere due considerazioni: la prima è che qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocità di sviluppo di questi sistemi. La seconda è che tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”:
notate il termine “coltivate”
▪ § 99 - occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati
quindi Leo non vuole sentire parlare di IA ma solo di dati, un LLM non ha coscienza
▪ § 100 - tre aspetti, in particolare, devono essere tenuti in debita considerazione: la facilità di ottenere il risultato, l’impressione di oggettività e la simulazione della comunicazione umana.
quello che a me preoccupa è il secondo
▪ § 100 - La velocità e la semplicità con cui è possibile ottenere indicazioni, elaborazioni complesse, contenuti mediatici e forme di assistenza concreta semplificano le nostre vite, ma possono anche abituarci a delegare troppo e a cercare risposte pronte, indebolendo il giudizio personale e la creatività
scarico cognitivo
▪ § 102 - L’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà.
come tutte le cose
▪ § 104. - Da questo deriva una conseguenza semplice ma stringente: non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Se un sistema viene concepito o impiegato in modo da trattare alcune vite come meno degne, o da escluderle senza possibilità di appello, esso non è un semplice strumento “da usare bene”: introduce già un criterio che contraddice la dignità inalienabile della persona.
▪ § 106 - Non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile, finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo.
tutto giusto, ma non lo si vede
▪ § 107 - Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi.
ma cosa vuol dire “morale” in questo contesto?
▪ § 108 - In effetti, come accade per ogni grande svolta tecnologica, l’IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati.
sempre meglio ricordarlo
▪ § 108 - Inoltre, la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Serve una creatività in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione
da buon wikipediano sono ovviamente d'accordo, ma oggettivamente non so come trovarlo (la creatività indicata nello snippet
▪ § 109 - In un mondo dove pochi soggetti concentrano dati, capitale computazionale e capacità normativa, parlare di bene comune significa smascherare questa nuova asimmetria epistemica, economica e politica, nominando i nuovi monopoli dell’IA.
non capisco bene l'asimmetria epistemica. Non è che chi possiede le chiavi dell'IA ha anche un monopolio della conoscenza; al limite ce l'ha nel senso che ti fa vedere solo quello che lui vuole.
▪ § 109 - Parlare di sussidiarietà chiede di proteggere la capacità delle comunità di scegliere e correggere, senza relegare il loro intervento a una vigilanza, dopo che gli standard sono stati scritti altrove.
come se fosse facile…
▪ § 109 - Parlare di solidarietà obbliga a riconoscere il lavoro invisibile, spesso sfruttato, che alimenta i modelli algoritmici.
il reinforcement…
▪ § 110 - Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita.
questo non l'ho capito
▪ § 112 - Dopo aver richiamato le questioni della responsabilità e del governo dell’IA, è necessario tornare al nostro tema centrale: che cosa significa custodire l’umano.
ricordiamoci che è un'enciclica!
▪ § 116 - In generale, il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità. Il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo.
definizione di trans- e postumanesimo
▪ § 128 - Per un algoritmo, l’errore è qualcosa da correggere; per una persona, può essere l’inizio di un cambiamento profondo.
Non so se nemmeno l'algoritmo se ne accorge…
▪ § 134 - Il disinteresse per la verità porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo, per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma «la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più»
▪ § 135 - I contenuti che circolano negli ambienti digitali influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo e introducono nella coscienza comune immagini e racconti che orientano i desideri e influenzano le scelte quotidiane. «Non è un mondo parallelo o puramente virtuale», [145] perché ciò che nasce in rete entra ormai a far parte della vita delle persone, soprattutto dei più giovani.
mi sono sempre chiesto se davvero c'è questa confusione tra i due mondi. A me pare più che altro che siano visti come due ambienti diversi, non necessariamente collegati.
▪ § 138 - la vigilanza e la trasparenza sono anzitutto una grave responsabilità della Chiesa stessa e non dobbiamo attendere che altri ci costringano ad affrontare verità scomode su noi stessi.
Ottima teoria, speriamo nella pratica…
▪ § 139 - La pervasività dei media digitali genera una cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione, che alimenta stanchezza, noia e apatia di fronte alla fatica necessaria per cercare la verità.
purtroppo è così
▪ § 140 - Educare all’uso dell’IA implica quindi educare a decidere quando e per cosa non usarla.
nì. È una frase a effetto, ma messa così non affronta il problema di come usarla quando la so può usare.
▪ § 140 - Come scrive Platone, le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione.
beh, io lo faccio anche con l'IA…
▪ § 150 - In realtà, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori, perché «mentre l’IA promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste ultime a essere progettate per aiutare chi lavora. Per questo, contrariamente ai benefici dell’IA che vengono pubblicizzati, gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive.
Vero, ma a pensarci bene è la stessa cosa che si poteva dire per l'automazione. Forse per l'IA sarebbe stato meglio parlare di uso acritico
▪ § 153 - Al tempo stesso, dobbiamo riconoscere che ogni transizione reale procede per discontinuità: è disuguale, frammentaria, talvolta conflittuale. Non esiste quindi un modello di cambiamento unico, né una soluzione globale: esistono territori e storie che chiedono risposte diverse. Data la disuguaglianza che caratterizza il nostro mondo, la diffusione dell’IA e dei sistemi computazionali produce effetti differenti nei diversi luoghi. Le società ricche si automatizzano rapidamente e in modo caotico, riducendo la necessità di manodopera, producendo aree di disoccupazione e frizioni istituzionali. Vaste regioni del mondo, invece, rimangono intrappolate in economie ibride, dove lavoro umano sottopagato e tecnologie parziali convivono senza mai trasformarsi davvero.
sociologia, più che teologia, ma come dargli torto?
▪ § 154 - Una società che garantisse lavoro solo a una piccola parte della popolazione esporrebbe molti a una condizione di inattività forzata, di assenza di responsabilità, di mancanza di impegni e stimoli quotidiani, con esiti di impoverimento umano e culturale in contrasto con l’elevato livello di sviluppo tecnico.
altro che reddito di cittadinanza! Ma questo è coerente con l'idea cristiana di lavoro cone abbiamo visto nella Genesi
▪ § 155 - Le organizzazioni sindacali, che la Chiesa ha sempre sostenuto, sono chiamate ad aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori, per rappresentarli e difenderli in uno scenario in cui, senza scelte coraggiose, si profilano più povertà e più disuguaglianze, con una moltitudine di esclusi circondati da macchine e sistemi automatizzati che hanno preso il loro posto.
davvero le ha sempre sostenute?
▪ § 158 - Invece di attendere i benefici di una crescita che “alla fine” ricadrà anche sui poveri, occorrono scelte che rendano la crescita inctlusiva fin dall’inizio. L
vedo bene i neoliberisti
▪ § 159 - Si rileva la necessità di superare gli attuali parametri di misurazione del grado di sviluppo – da oltre ottant’anni ancorati al concetto di Prodotto Interno Lordo – che tralasciano quasi sistematicamente profili essenziali per il benessere complessivo delle persone e dell’ambiente.
e se te lo dice anche il papa…
▪ § 160 - Ed è altrettanto vero che la rendita da capitale rischia di sostituirsi al reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico.
e prima parla anche di criptovalute!
▪ § 163 - A maggior ragione, nell’epoca dell’IA e della robotica non è più possibile affidarsi alla sola “mano invisibile” del mercato
però non vedo da dove arriva la conseguenza logica.
▪ § 170 - È urgente promuovere un uso delle tecnologie che rafforzi la libertà interiore: educazione alla sobrietà digitale, protezione dei minori e contrasto a modelli che prosperano sulla vulnerabilità.
sì, ma come? ok, non è il papa a dover dare risposte, ma domande così non portano da nessuna parte.
▪ § 171 - Inoltre, il controllo non passa solo da divieti espliciti, ma dall’architettura della visibilità: ciò che viene amplificato o reso invisibile, ciò che è premiato o penalizzato, finisce per modellare opinioni e scelte, generando conformismo e autocensura
questo è più interessante della solita profilazione.
▪ § 173 - Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti – spesso pessimi –, addestramento dei modelli.
mi sa che ormai la moderazione dei commenti è l'ultimo dei pensieri. più facile il reinforcement degli LLM
▪ § 176 - Nella maturazione della sua dottrina, la Chiesa ha progressivamente acquisito coscienza della gravità di queste realtà.
non si può non ribattere che ci hanno messo 1900 anni… Magari poco per la Chiesa, ma molto per noi
▪ § 178 - restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilità di decidere come verranno usati, da chi e per chi. Altrimenti, l’era digitale non sarà post-coloniale, ma coloniale sotto altra forma.
più che altro ci sarà un colonialismo frattale, nel senso che non ci saranno popoli più o meno colonizzati ma lo saranno le singole persone.
===== CAPITOLO QUINTO
▪ § 190 - Oggi, invece, assistiamo a un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso.
▪ § 191 - in un clima in cui false notizie e manipolazioni narrative offuscano le lezioni apprese. Senza una memoria viva degli orrori della guerra, le decisioni politiche rischiano di essere prese sulla base di calcoli di forza, privi di una visione delle conseguenze a lungo termine.
vabbè quello è successo sempre
▪ § 192 - Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto. [182] L’umanità ha strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono.
il perdono c'era anche sin dall'inizio del Vangelo, però… Scherzi a parte, scrivere che non esiste una guerra giusta è un duro colpo per molti
▪ § 196 - La scena è resa ancora più instabile dalla presenza di nuovi attori armati – gruppi jihadisti, milizie private, reti criminali – che segnano la fine del monopolio statale della forza. Spesso questi soggetti intrecciano motivazioni ideologiche vaghe con interessi economici molto concreti, trasformando la guerra in un vero modo di vivere per intere generazioni di giovani e bambini: l’obiettivo non è più una vittoria definitiva, ma la perpetuazione del conflitto come fonte di potere e rendita.
che aggiungere?
▪ § 197 - A questo scenario si collega lo sviluppo incessante dei sistemi d’arma, e in particolare delle armi legate all’IA. La Santa Sede ha recentemente osservato che la crescente facilità con cui sistemi d’arma ad autonomia operativa possono essere impiegati rende la guerra più “praticabile” e meno soggetta al controllo umano
Ender's game, insomma
▪ § 198 - il giudizio morale non è riducibile a un calcolo: esso implica coscienza, responsabilità personale e riconoscimento dell’altro come persona
questo è forse il punto teologicamente più forte
▪ § 199 - la catena delle responsabilità deve restare identificabile e verificabile: chi progetta, chi addestra, chi autorizza, chi impiega deve poter rendere conto delle proprie scelte
e questo non vale solo per la guerra, tra l'altro
▪ § 212 - In questo punto, però, si insinua una tentazione sottile: pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla. È una forma elegante di resa, spesso mascherata da realismo.
strano che non abbia ri-citato Neemia
▪ § 214 - Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien,
mi chiedo perché ribadire il “cattolico”
▪ § 243 - Per questo, come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità
eccolo!