 #### TELEM019 - Telematicus - Volume 02 - Numero 09 - Anno 1992 - 61 pag. ####

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                               Settembre 1992                                  

   Bollettino telematico mensile a cura della region 2:33 Fidonet e di .mau.

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 Il materiale presente in Telematicus e` (C) dei singoli autori.       
 E` espressamente consentita la distribuzione e il riutilizzo del bollettino in
 tutto o in parte, purche` non a fini di lucro e citando sempre autore e  fonte
 di provenienza.

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 ***** Indice: pagina 2 - Who's Who: pagina 3 - Distribuzione: pagina 61 *****

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 ###   0  ###                                                       INDICE  ###
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 [ 1]  Editoriale, di Maurizio Codogno   .   .   .   .   .   .   .   .  pag.  4
 [ 2]  La compressione, di Marco Ghislanzoni .   .   .   .   .   .   .  pag.  5
 [ 3]  Le aree echo Fidonet: MENSA.335, di Alessandro Cangiano   .   .  pag. 20
 [ 4]  Che cos'e`... la nodelist, di Franco Carcillo .   .   .   .   .  pag. 24
 [ 5]  Il racconto telematico (?), di Andrea Giotti  .   .   .   .   .  pag. 31
 [ 6]  Curiosita`: Il gergo hacker - parte 17    .   .   .   .   .   .  pag. 42
 [ 7]  Notizie Fidonet   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .   .  pag. 55











                  Questo Telematicus e` nato con l'aiuto di...
    
 Editor festaiolus:     Maurizio Codogno | * I collaboratori dai network: *
 Editor zippator:      Marco Ghislanzoni |
 Editor intelligens: Alessandro Cangiano | Franco Carcillo (334/100.3)
 Editor virtualis:         Andrea Giotti | Giovanni Pugliese (335/211)
















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 ###   1  ###                                                   EDITORIALE  ###
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      Carissimi lettori,
 rieccoci  ai  nostri monitor dopo la pausa estiva - almeno per chi non  si  e`
 portato  portatile  e modem sulla spiaggia. E` bello scoprire  che  nonostante
 tutto qualche articolo mi e` arrivato... insomma, anche il numero di settembre
 esiste.

      Luglio ha visto una pesante serie di discussioni sul caso Euronet: adesso
 gli  animi sembrano un poco piu` calmi, ma non e` detto che le  polemiche  non
 riprendano. Da parte mia, due constatazioni e un commento. Nessuno - per  for-
 tuna  - obbliga alcunchi a fare parte di Fidonet, ne` si hanno vantaggi  cosi`
 eclatanti;  e comunque chi sceglie la via del ricatto si mette  immediatamente
 dalla parte del torto. In ogni caso, per telematicus non cambia nulla,  perlo-
 meno fino a che e` in mano mia. Chiunque voglia distribuirlo e` il  benvenuto,
 e chiunque voglia proporre qualcosa non ha che da farlo. Se il testo e`  meri-
 tevole di pubblicazione, non vado certo a controllare l'indirizzo matrix...

      ciaociao .mau.

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 ###   2  ###                                              LA COMPRESSIONE  ###
 ############                                                               ###

      Chi ha a che fare con le BBS, non puo' fare a meno di utilizzare i  soft-
 ware di compressione: e' la legge. Ormai tutto "viaggia" (in senso telematico)
 in  formato  compresso, sia per comodita' (ad esempio, si  possono  trasferire
 piu'  files in una volta), sia per cercare di dare un taglio (misero,  per  la
 verita') alla bolletta telefonica.

      L'uso  dei programmi di compressione e' diventato anche una questione  di
 moda o di abitudine, oltre che di comodita': siamo talmente abituati a "zippa-
 re" o "arcare" qualsiasi cosa ci capiti di trasferire via modem, che ormai non
 ci  chiediamo piu' quando o quanto valga la pena di farlo o che vantaggi  com-
 porti, effettivamente, inviare o ricevere un file in formato compresso piutto-
 sto che non compresso.

      Di  seguito,  troverete i risultati di alcuni test che  ho  compiuto  sui
 software  di  compressione comunemente usati: il PKZIP v.1.10,  l'ARJ  v.2.30,
 l'LHA v.2.13, lo ZOO v.2.10, il PAK v.2.51 e l'ARC 6.02. Troverete anche i da-
 ti relativi ad un compressore un po' vecchio (e' dell'87) per reggere il passo
 con  i piu' recenti: il PKARC v.3.5. L'ho incluso nelle prove  unicamente  per
 cercare di capire in che direzione si sia evoluto il panorama dei  compressori
 e cosa sia cambiato (in meglio o in peggio) rispetto ai precursori della cate-
 goria.

           Come leggere i test
           -------------------
      Per  chiarezza e onesta', occorre specificare i "termini" nei quali  sono
 stati eseguiti i test. Infatti, gli stessi test eseguiti su un hardware diver-
 so o seguendo una procedura piuttosto che un'altra potrebbero portare a risul-
 tati completamente differenti. I dati che leggerete, quindi, non sono da  con-
 siderarsi validi in senso assoluto, ma relativamente all'hardware su cui  sono
 stati  eseguiti e alla tipologia delle prove. Riguardo a  quest'ultimo  punto,
 vorrei  precisare  una cosa: a seconda delle caratteristiche dei  software  di
 compressione cui si e' interessati, e' chiaro che si faccia un test  "mirato",
 e  al cambiare dello scopo possano ragionevolmente variare anche i  risultati.
 E' per questo che, all'inizio di ciascuna tabella, troverete una breve  intro-
 duzione  che  servira' a mettere in luce proprio lo scopo delle  prova.  Senza
 conoscere il contesto della prova e' facile fraintenderne i risultati.

           L'hardware
           ----------
      I test sono stati eseguiti su un 386 33Mhz Intel con coprocessore matema-
 tico a 33Mhz sempre Intel. L'indice LM per questo tipo di macchina riporta  un
 valore di 58Mhz (turbo on). Inoltre, il sistema e' dotato di un controller in-
 telligente  Promise Technology con una cache propria da 2 Mb. Si verifica  fa-
 cilmente che la presenza di una cache, sia software che hardware, migliora, in
 linea di massima, le prestazione delle utilities di compressione, specialmente
 quando queste ultime utilizzano un file temporaneo. L'HD montato e' un  CONNER
 da 210 Mb con un tempo medio di accesso "naturale" di 15ms. Il controller  in-
 telligente  abbassa ulteriormente questo tempo intorno a 1ms. Se si  tralascia
 la scheda video, il resto dell'hardware non e' rilevante ai fini dei test.

           Come sono stati eseguiti i test
           -------------------------------
      Tutti i test sono stati eseguiti in una sottodirectory della radice prin-
 cipale  dell'HD contenente unicamente il/i file/s da comprimere, l'utility  di
 compressione di volta in volta testata e il programma timer.exe . Quest'ultimo
 e' un programmino che ho scritto ad hoc per la prova e che consente di misura-
 re il tempo di esecuzione di un programma. Timer.exe lancia un programma  come
 child process, passandogli tutti i parametri, e ne cronometra la durata basan-
 dosi sul clock interno del PC. il valore di output viene arrotondato in output
 ai centesimi di secondo.


      Dopo questa "pallosissima" (si puo' dire?) ma doverosaintroduzione, ecco-
 ci alle prove vere e proprie...

           2 milioni di "A"
           ----------------
      Lo scopo di questa prova e' vedere come si comportano le utility di  com-
 pressione  di fronte a un caso estremamente favorevole. Con un editor  di  te-
 sti...  ehm, d'accordo, era un balla... con apposito programmino ho  preparato
 un file contenente la lettera "A" ripetuta 2 milioni di volte. Per i programmi
 di  compressione, che si basano sull'individuazione e traduzione  di  sequenze
 ripetute, questo e' un vero invito a nozze.

      Per spiegare meglio questo concetto, facciamo un esempio: questo articolo
 e' lungo 17Kb e contiene 2400 parole circa. Ammettiamo che la parola "compres-
 sione" sia ripetuta 50 volte in tutto il testo, per un totale di 12 * 50 = 600
 caratteri.  Volendo "comprimere" il testo dell'articolo,  potremmo  sostituire
 questa  parola con, ad esempio, la sequenza "wxy", che comparirebbe  difficil-
 mente in un testo italiano (e anche in uno inglese), in modo da non avere  poi
 problemi  in fase di decompressione. La nuova sequenza, dunque, occupera' 3  *
 50 = 150 caratteri, ovvero ora il testo sara' lungo 450 bytes in meno.

      Ma  andiamo oltre: scorrendo il testo, mettiamo in una tabella le  parole
 piu' ripetute, stilando cosi' una hit parade delle piu' usate. Avremo ad esem-
 pio:

        compressione    50 volte
        programma       35 volte
        utility         20 volte
        ...               ...

      Prendiamo  le prime 100 in classifica e numeriamole usando due cifre  (da
 00  a 99). Ora, scegliamo un carattere che non viene mai usato nel  testo,  la
 "&" ("e" commerciale) ad esempio (anche se non avrei dovuto scriverla esplici-
 tamente perche'...) Chiameremo questo carattere speciale marker (demarcatore).
 L'operazione  successiva e' molto semplice: ogni volta che compare una  parola
 fra le prime 100, sostituiamo ad essa la sequenza "&nn" dove nn sara' il nume-
 ro di due cifre con cui avremo numerato quella parole nella tabella. Ecco fat-
 to: dopo un breve calcolo constateremo che il testo si e' ridotto di molto, in
 alcuni  casi addirittura di piu' della meta'.  Ci siamo appena  costruiti  una
 semplice  utility di compressione fatta in casa. E' anche vero che  adesso  il
 testo, con tutte quelle &10, &91, &43, ecc. sara' illeggibile...  Ci viene  in
 aiuto  la fase di decompressione: avendo avuto l'accortezza di salvare la  ta-
 bella delle corrispondenze fra parole e numeri (magari proprio in cima al  te-
 sto  stesso), ora, scorrendo il testo, ogni volta che incontreremo  un  marker
 ("&"), leggendo le due cifre successive, saremo in grado di sostituire la  pa-
 rola  corretta prendendola proprio dalla tabella.  I software evoluti di  com-
 pressione  fanno piu' o meno questo.  Anch'essi costruiscono e poi salvano  le
 tabelle di corrispondenze grazie alle quali potranno poi ricreare i files ori-
 ginali.   Questo ci fa comprendere come mai, quando un file compresso si  dan-
 neggia,  sia cosi' difficile recuperarlo: il peggio che puo' succedere e'  che
 si danneggi la tabella delle corrispondenze, e allora sono guai, mentre, nella
 migliore delle ipotesi, basta che un solo marker "sparisca" perche' il file si
 ingarbugli in quel punto. Se e' un file di testo, pazienza, con un po' di fan-
 tasia si puo' leggere lo stesso, ma se e' (o meglio, era) un eseguibile, anche
 un solo byte cambiato puo' pregiudicarne il funzionamento.

      Torniamo dunque ai nostri 2 milioni di "A". Dicevamo che la situazione e'
 estremamente  favorevole.  Ecco perche': supponendo che la nostra  utility  di
 compressione fatta in casa possa sostituire al massimo parole lunghe 50 carat-
 teri, nella "hit parade" delle ripetizioni comparira', in questo caso, un'uni-
 ca parola: "AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA" che risultera'
 ripetuta  2000000/50 = 40000 volte. Sostituendola con la sequenza "&00" avremo
 un  file compresso di 3*40000 = 120000 bytes con un risparmio di  ben  1880000
 bytes !

      Nella realta', i programmi testati usano algoritmi ben piu' potenti,  ot-
 tenendo, in questo caso, prestazioni incredibili (guardate l'ARC!):

         +----------------+-----------------+
         |   compressed   |   compression   |
         |  size (bytes)  |    time (s)     |
 +-------+----------------+-----------------+
 |  ZIP  |     23664      |      23.62      |
 |  LHA  |      1029      |      37.84      |
 |  ARJ  |      1090      |      38.01      |
 |  ARC  |       470      |      14.44      |
 |  PAK  |     45870      |      32.07      |
 |  ZOO  |      2820      |      41.14      |
 | PKARC |      2679      |      13.34      |
 +-------+----------------+-----------------+

      Due software, lo ZIP e il PAK, sono fuori media.  Probabilmente chi li ha
 realizzati  era pessimista e non ha pensato che si potessero  verificare  casi
 cosi' favorevoli... (e in effetti ha pensato bene). Scherzi a parte, delle due
 l'una:  o l'algoritmo scelto dai due software (tra i vari a  disposizione)  al
 momento  della compressione non e' risultato essere adeguato alla  situazione,
 oppure  non potevano proprio fare di meglio (il che confermerebbe la tesi  del
 pessimismo). Smanettando un po' con gli switch dei metodi di compressione,  si
 capisce che la seconda ipotesi e' la piu' probabile.

      Strabiliante  la  prestazione  dell'ARC: il file e'  stato  ridotto  allo
 0.0235%  delle dimensioni originali in un tempo, oltre tutto, tra i  migliori! 
 Anche il PKARC, seppure vecchio, si e' comportato bene.

           1000 alfabeti
           -------------
      Questa prova vuole evidenziare quanto gravano sul risultato  complessivo,
 specialmente quando il numero dei file trattati e' molto alto, le varie infor-
 mazioni aggiuntive e le tabelle di conversione che i programmi di compressione
 salvano nel file d'archivio. Al contrario di quanto avveniva nella prova  pre-
 cedente, qui i programmi di compressione sono di fronte ad una situazione  fra
 le peggiori: ben 1000 file molto corti, formati con le 26 lettere dell'alfabe-
 to inglese e percio' privi di sequenza ripetute. Essendo ciascun file lungo 26
 bytes,  la dimensione complessiva e' di 26000 bytes (slack a parte!). Un  com-
 pressore  molto molto intelligente (quasi umano, insomma), accortosi  dell'in-
 ghippo avrebbe concatenato i file uno dietro l'altro, limitandosi ad  indicare
 come risuddividerli e non avrebbe tentato di comprimerli. In realta',  sebbene
 tutti  i programmi di compressione abbiano si' desistito dal comprimere e  ab-
 biano semplicemente immagazzinato il file ("stored" come dice lo ZIP), si nota
 subito  quanto "pesino" le informazioni aggiuntive. Per  correttezza,  occorre
 dire  che tra queste ve ne sono alcune vitali quali: la data e l'ora del  file
 originale,  il metodo di compressione (o di non compressione, come  in  questo
 caso),  il CRC, ecc. Tuttavia, la dimensione di queste  informazioni  (salvate
 nel  cosiddetto HEADER) e' molto ingente se paragonata a file cosi' piccoli  e
 per di piu' cosi' numerosi.

      Ammettendo  che in media il programma salvi 50 bytes di informazione  ag-
 giuntive  per file: 50*1000 = 50000 bytes in piu'. 50000+26000 =  76000  bytes
 totali. Paragonando questo il risultato con i dati, i "torni contano":

         +----------------+-----------------+
         |   compressed   |   compression   |
         |  size (bytes)  |    time (s)     |
 +-------+----------------+-----------------+
 |  ZIP  |    116022      |      53.49      |
 |  LHA  |     60001      |     170.65      |
 |  ARJ  |     75054      |     261.66      |
 |  ARC  |     55002      |      55.09      |
 |  PAK  |     63004      |      64.32      |
 |  ZOO  |     97098      |      90.79      |
 | PKARC |       -        |        -        |  Too many files
 +-------+----------------+-----------------+

      Lo  ZIP ha il primato del peggior lavoro (anche se compiuto piu'  veloce-
 mente):  ha portato 26000 bytes effettivi a 116022, con un aumento del 446%  .
 Facendo qualche conto si vede che ben 116022 - 26000 = 90022 bytes se ne  sono
 andati in informazioni aggiuntive. Il primato positivo, invece, spetta  ancora
 all'ARC: tempo buono e minimo dispendio di spazio per le informazioni  aggiun-
 tive (211% della dimensione teorica). Il PKARC se n'e' uscito con un bel  "Too
 many files"... il peso degli anni, in questo caso, si e' fatto sentire.

           La casualita'
           -------------
      Questa prova e' analoga alla precedente. I programmi di compressione sono
 di  fronte ad un altro caso sfavorevole: 100000 bytes di caratteri casuali  (o
 meglio, pseudo casuali) scelti tra i 256 disponibile dell'ascii esteso.

      Perche'  la situazione e' sfavorevole? Il motivo e' sempre lo stesso:  e'
 difficile che ci siano sequenze ripetute. Difficile, ma quanto? vi chiederete.
 Eccovi  accontentati... Facciamo un esempio, sempre con il nostro  compressore
 fatto in casa. Ammettiamo che il nostro programmino cerchi di sostituire,  per
 convenienza, parole lunghe minimo 8 caratteri, in modo da guadagnare almeno  5
 bytes per sostituzione. In una sequenza generata a caso, qual e' la probabili-
 ta' che si ripeta una sequenza di almeno 8 caratteri? Facciamo qualche  conto:
 data la sequenza "ABCDEFGH" casualmente presente nel file generato, la  proba-
 bilita' che essa si ripeta in un qualsiasi altro punto del file e':

    1                1                           1
 ------- ~= ----------------------- = ----------------------------
  256^8      1.84467440737 * 10^19     18.446.744.073.700.000.000

      Insomma,  le probabilita' che la sequenza si ripeta sono un  po'  bassine
 (per  usare un eufemismo): ecco perche' un file cosi' ottenuto non sara'  com-
 primibile dal nostro programma.

      Lo stesso discorso vale per quegli algoritmi che si basano sulla frequen-
 za dei caratteri (tipo Huffman): dato che ogni codice ascii (da 0 a 255) ha la
 stessa probabilita' di un altro, ovvero 1/256, di essere presente nel file  in
 una  data posizione, ne segue che ciascun carattere sara' presente, in  media,
 lo stesso numero di volte nel file. Questa media si avvicina molto, per  tutti
 i caratteri, a quella teorica di 100000/256 = 390 volte. Quindi, costruendo la
 tavola  delle frequenze e da essa l'albero per la  compressione,  quest'ultimo
 risultera' perfettamente bilanciato indicando l'impossibilita' di ottenere una
 qualsiasi compressione.

      Anche  in questo caso, per quanto i programmi si siano "impegnati",  alla
 fine  tutti hanno desistito immagazzinando ("storing") e aumentando di  dimen-
 sioni il file:

         +----------------+-----------------+
         |   compressed   |   compression   |
         |  size (bytes)  |    time (s)     |
 +-------+----------------+-----------------+
 |  ZIP  |    100114      |       2.48      |
 |  LHA  |    100036      |       4.67      |
 |  ARJ  |    100104      |       5.82      |
 |  ARC  |    100031      |       4.62      |
 |  PAK  |    100041      |       5.77      |
 |  ZOO  |    100169      |       9.34      |
 | PKARC |    100031      |       2.80      |                
 +-------+----------------+-----------------+

      Di  nuovo si mette in luce l'ARC per aver gonfiato il file con  il  minor
 numero  di informazioni aggiuntive. Spicca invece il buon vecchio PKARC,  che,
 pur  ottenendo le stesse prestazioni dell'ARC (stesso algoritmo), lo fa in  un
 tempo nettamente minore.


           Finalmente qualche caso possibile
           ---------------------------------
      Ed eccoci agli ultimi 3 test. Si tratta stavolta di casi possibili, anzi,
 possibilissimi.  In pratica, siamo di fronte a tre classici  del  trasfermento
 compresso: un documento, un eseguibile e due pacchetti di posta. Stavolta  non
 mi  dilungo in commenti, ma lascia a ciascuno il compito di trarre le  conclu-
 sioni...

           File DOC (doc dell'ARC 6.02, ARC.DOC 138990 bytes)

         +----------------+-----------------+
         |   compressed   |   compression   |
         |  size (bytes)  |    time (s)     |
 +-------+----------------+-----------------+
 |  ZIP  |     46626      |       4.67      |
 |  LHA  |     46048      |       5.99      |
 |  ARJ  |     43854      |       5.65      |
 |  ARC  |     64397      |       2.92      |
 |  PAK  |     48110      |       5.82      |
 |  ZOO  |     60407      |       4.89      |
 | PKARC |     59185      |       1.70      |                
 +-------+----------------+-----------------+

           File EXE (eseguibile di TELIX 3.15, TELIX.EXE 252048 bytes)        

         +----------------+-----------------+
         |   compressed   |   compression   |
         |  size (bytes)  |    time (s)     |
 +-------+----------------+-----------------+
 |  ZIP  |    131701      |       6.92      |
 |  LHA  |    123393      |       9.45      |
 |  ARJ  |    119665      |       9.12      |
 |  ARC  |    177734      |       5.93      |
 |  PAK  |    130714      |       9.01      |
 |  ZOO  |    173468      |      11.26      |
 | PKARC |    174208      |       3.68      |                
 +-------+----------------+-----------------+

           2 pacchetti di posta formato Fido (186132 bytes e 820 bytes)

         +----------------+-----------------+
         |   compressed   |   compression   |
         |  size (bytes)  |    time (s)     |
 +-------+----------------+-----------------+
 |  ZIP  |     65877      |       5.49      |
 |  LHA  |     64626      |       7.52      |
 |  ARJ  |     61750      |       6.76      |
 |  ARC  |    100480      |       4.01      |
 |  PAK  |     67727      |       6.71      |
 |  ZOO  |     93816      |       6.98      |
 | PKARC |     92510      |       2.48      |                
 +-------+----------------+-----------------+


      Con questo e' tutto... spero che questa "disquisizione" sia stata utile e
 non vi abbia annoiato troppo.

      Commenti, suggerimenti e/o insulti saranno ben accetti...


                                    Marco Ghislanzoni
                                    2:331/120.1@fidonet.org




 ############                                                               ###
 ###   3  ###                              LE AREE ECHO FIDONET: MENSA.335  ###
 ############                                                               ###

      Per ben comprendere il significato e gli scopi di quest'area,  preferisco
 partire dalla policy d'area scritta a quattro mani con Frank Stajano,  coordi-
 natore  del SIG Computer del Mensa Italia. Quest'area e' intitolata al  Mensa,
 una societa' internazionale fondata nel 1946 a Oxford per valorizzare l'intel-
 ligenza  e promuovere i contatti fra le menti. Il Mensa abbatte ogni  barriera
 razziale,  politica, linguistica o di ceto sociale: unico requisito per  l'am-
 missione a socio e' il raggiungimento di un alto punteggio in un test psicolo-
 gico di quoziente intellettivo.

      Raccogliendo persone dai piu' svariati interessi, il Mensa vuole  offrire
 ai propri soci un pubblico attento e stimolante al quale presentare le proprie
 idee. Inoltre la rete mondiale di contatti permette di stabilire, per via epi-
 stolare  quando non di persona, nuovi contatti ed amicizie con persone  altri-
 menti irraggiungibili. Il Mensa non ha fini politici, ideologici ne' di lucro.
 I suoi membri vengono selezionati secondo un criterio obiettivo e non  perche'
 aderiscano ad un particolare ordine di idee. Il Mensa rappresenta tutti i pun-
 ti di vista e non esprime opinioni come associazione.

      Questo  forum telematico si ispira al Mensa ma e' aperto, come ogni  area
 Fido, a tutti gli utenti. Esso vuole essere una estensione delle riunioni  che
 il  nostro club organizza periodicamente, riunioni alle quali ogni socio  puo'
 invitare degli ospiti esterni. In quest'area siete tutti permanentemente invi-
 tati.

      L'area e' del tipo general purpose. Essa infatti non ha delle precise li-
 mitazioni  sul genere di argomenti da trattare, purche' tali  argomenti  siano
 uno  stimolo al dibattito e quindi all'approfondimento culturale dei  parteci-
 panti e dei lettori dell'area. In essa appaiono articoli selezionati dai  bol-
 lettini del Mensa Italia (ACTA ed HUMUS) che sono spesso spunto per  approfon-
 dimenti  successivi o motivi di dibattito. Non mancano dei giochini che  hanno
 sempre come obiettivo lo stimolo intellettivo (quiz d'intelligenza o giochi di
 fantasia), l'area poi serve anche come mezzo di comunicazione rapido ed  effi-
 ciente  tra i soci ed inoltre e' un bollettino delle attivita' del Mensa:  in-
 fatti vengono presentati in area dei brevi resoconti delle riunioni regionali;
 a volte anche questi forniscono motivi di dibattito.

      L'area e' un prodotto del S.I.G. Computer. Tale Special Interest Group si
 occupa di tutto cio' che riguarda l'informatica, dall'intelligenza artificiale
 al  DTP, ai videogames, tale SIG emette periodicamente un bollettino (MINDS  &
 BITS)  i  cui articoli compaiono integralmente anche nell'area  MENSA.335.  Il
 coordinatore  del  SIG e' Frank Stajano (2:335/317.10) che insieme  al  sotto-
 scritto e con la collaborazione di altri soci e di pazienti Sysop (una  giusta
 menzione  la merita l'imperturbabile Pasquale Cantiello che ha dovuto  soppor-
 tarmi,  ma anche il povero Alex Palmese che ha dovuto sopportare Frank)  siamo
 riusciti a creare un'area funzionale e sicuramente seguita da un gruppo di af-
 fezionati che saltuariamente si fanno sentire garantendo una media di una  de-
 cina di messaggi per settimana. Un esempio degli argomenti trattati finora:

      la religione
      il Brainstorming
      le donne ed il Mensa
      le donne ed il computer
      Nostradamus
      il fisco e le sue perversioni.

      Il  linguaggio  ufficiale dell'area e' l'italiano,  e'  comunque  ammesso
 l'uso  della lingua inglese per la diffusione di comunicati e/o produzioni  di
 carattere internazionale. Questo si e' reso necessario in quanto sono molti  i
 contatti che sopratutto il coordinatore del SIG ha con analoghe iniziative te-
 desche e spagnole.

      Per ora l'area e' estesa al solo 335 ed e' agganciata da circa venti  no-
 di, da settembre iniziero' una serie di contatti con gli Host e gli Hub  degli
 altri  Net che spero si mostrino interessati all'iniziativa facilitando  cosi'
 anche  i contatti con gli altri membri del Mensa sparsi per l'Italia  che  po-
 tranno dare il loro apporto all'area insieme agli utenti Fidonet che  vorranno
 seguirci in questa nostra avventura.

      Chiunque fosse interessato ad avere ulteriori ragguagli circa l'area,  il
 Mensa  o il SIG Computer puo' scrivermi in Matrix e saro' felicissimo  di  ri-
 spondere.


                                         Alessandro Cangiano
                                         moderatore  MENSA.335
                                         Fast Forward  2:335/2.8








 ############                                                               ###
 ###   4  ###                                       CHE COS'E` LA NODELIST  ###
 ############                                                               ###

                Nodelist: un elenco per postini
                ===============================

      La  nodelist, ovvero l'elenco dei nodi aderenti ad una  rete  telematica,
 e',  nella sua essenza, un archivio contenente informazioni dirette ad  essere
 elaborati,  direttamente o indirettamente, dai programmi  cosidetti  `mailer',
 ovvero dai `postini' quali BinkleyTerm (uno dei primi ad apparire), Seadog (il
 primo  in assoluto credo), Dutchie (il primo scritto in Europa),  Dbridge  (il
 piu'  amato/odiato), FrontDoor (o InterMail). Le informazioni contenute  nella
 nodelist identificano, infatti, gli altri sistemi partecipanti e consentono di
 inoltrare  messaggi  a loro `indirizzati'. Inoltre sono proprio i  mailer  che
 `rispondono' alle chiamate, discernono se trattasi di altro sistema o di  sem-
 plice  utente, predisponendosi, rispettivamente, a ricevere/trasmettere  posta
 (messaggi  e file) ovvero lanciando il programma del BBS. (A dir il vero  esi-
 stono ancora alcuni programmi di BBS che hanno invece il mailer integrato, co-
 me OPUS 1.10 e Fido 12).

      Generalmente la nodelist grezza (in gergo detta in formato St'Louis) vie-
 ne  data in pasto ad un programma che, oltre ad operare gli opportuni  aggior-
 namenti, genera, tra l'altro, una serie di file accessori nonche' una versione
 `leggibile'  della medesima. L'aggiornamento mondiale avviene ogni  settimana,
 al  venerdi' (nei giorni precedenti avvengono quelli a livello di  hub/net/re-
 gion e zone); per distinguere le varie versioni queste si caratterizzano, nel-
 la parte estensione, per il numero progressivo nell'ambito dell'anno, riferito
 al  venerdi' della settimana di emissione. Ogni venerdi' e' anche  fornito  un
 file `differenza' che riporta solo gli aggiornamenti alla precedente versione:
 si  evita  cosi' la necessita' di ritrasferisi tutta la  nodelist  aggiornata,
 basta infatti fornire tale file ad un opportuno programma per ottenere una no-
 delist assolutamente aggiornata.

      Che informazioni contiene la nodelist? Per rispondere a questa angoscian-
 te  domanda  facciamo il classico passo indietro. La rete  amatoriale  FidoNet
 (splendida idea di Tom Jennings) raggruppa, in modo gerarchico, sistemi di per
 se' autonomi: i raggruppamenti sono nati essenzialmente per instradare in modo
 efficiente le comunicazioni tra i sistemi partecipanti, puntando  all'ottimiz-
 zazione dei costi per il singolo operatore. Ecco dunque affacciarsi i livelli,
 percorriamoli dal basso verso l'alto:

      1) nodo, puro e semplice (qualcuno dice `nodo terminale')
      2) (opzionale) HUB
      3) HOST  ovvero Net Coordinator
      4) REGION un insieme di NET (e nodi indipendenti)
      5) ZONE , insieme di REGION.

      All'inizio vi era una sola divisione in Region e con lo `sbarco' in Euro-
 pa si passo' ad una suddivisione in ZONE e REGION. Le suddivisioni, salvo  ec-
 cezioni,  seguono le classiche ripartizioni geografiche. La ZONE,  per  quanto
 riguarda FidoNet (altre reti possono adottare altri criteri, s'intende), e' un
 Continente, la REGION uno Stato, il NET una porzione di esso, l'HUB una  ulte-
 riore divisione del NET.

      La ZONE 1 e', manco a dirlo, l'America del Nord, la 2 l'Europa (con qual-
 che  sconfinamento!), la 3 l'Oceania, la 4 l'America del Sud, la 5 l'Africa  e
 la  6 l'Asia. Altri valori indicano reti autonome da FidoNet,  che  utilizzano
 pero' le stesse convenzioni.

      In Europa vi sono queste REGION FidoNet, cosi' numerate:

 20 Svezia     21 Norvegia    22 Finlandia      23 Danimarca
 24 Germania   25 Regno Unito 26 Irlanda        27 Lussemburgo
 28 Olanda     29 Belgio      30 Svizzera       31 Austria
 32 Francia    33 Italia      34 Spagna         35 Bulgaria
 36 Portogallo 37 Ungheria    38 Slovenia-Croazia
 39 Islanda    40 Israele     41 Grecia         42 Cecoslovacchia
 43 Turchia    46 Ucraina     47 Lituania       48 Polonia
 49 Estonia    50 Russia

      Ogni Region e' divisa in NET, sempre con l'obbiettivo di aumentare  l'ef-
 ficienza della rete; tutte le region europee sono suddivise in net:  l'Italia,
 ad esempio, si suddivise in NET quando si raggiunse la sessantina di nodi, nel
 1988.

      Torniamo alla nodelist: essa non puo' che essere organizzata per  riflet-
 tere  tali suddivisioni. Infatti vi trovate subito una riga che identifica  la
 Zone; questa e' la stessa per tutti i nodi sottostanti (stessa regola vale per
 la riga REGION e HOST). La numerazione di Region e di Hub non ha fini  pratici
 per  l'indirizzo del singolo nodo; questi infatti e' composto  utilizzando  il
 numero della ZONE, quello del proprio NET (solo in caso di nodo  indipendente,
 non appartenente a nessun net, viene preso quello della Region), ed infine  il
 proprio  numero identificativo (ad es: 2:333/1 e' il nodo 1 del net 333  della
 zona 2, in generale il net ha 3 cifre, mentre la region ne ha solo 2).

      Oltre  ad una nodelist mondiale sono disponibili anche nodelist  parziali
 relative  ad una sola Zona: infatti il numero di sistemi elencati e' tale  che
 la  nodelist mondiale sfiora il Mega e mezzo, mentre quella dei  soli  sistemi
 europei e' abbondantemente sotto il mezzo mega.

      I campi che compongono la nodelist sono separati da virgole e si  riferi-
 scono a:

 a) divisione  (contiene  le parole ZONE, REGION, HOST, HUB) ovvero per i  nodi
      terminali DOWN, HOLD, o nulla (vedi oltre)
 b) numerazione nell'ambito della divisione
 c) nome del sistema (ovvero denominazione della ZONA, REGION, HOST  o HUB)
 d) localita' (per la Zona e' indicato il Continente, ecc..)
 e) Sysop  (per la  ZONE e' indicato il coordinatore di Zona, per la REGION  il
      Region Coordinator, per l'HOST il NETWORK coordinator, per HUB il respon-
      sabile di HUB)
 f) numero telefonico, comprensivo di prefisso internazionale
 g) velocita' massima del modem
 h) tipo di mailer utilizzato
 i) operativita'
 l) indicatori accessori per il modem (protocolli...)
 m) altri indicatori (flag U).

      In a) viene inoltre indicato lo stato del nodo terminale: se omesso,  ov-
 vero  se c'e' una semplice virgola, il nodo e' operativo, se invece appare  la
 scritta  DOWN oppure HOLD il nodo non e' funzionante oppure e'  stato  escluso
 della rete. In ambedue i casi i mailer non generano chiamate verso tali siste-
 mi.  Un nodo non dovrebbe essere indicato come DOWN per piu' di  2  settimane:
 ovvero  qualora permanga la condizione di inoperativita' il nodo dovrebbe  co-
 munque essere eliminato dalla lista. In genere il DOWN e' indice di un provve-
 dimento del coordinatore competente per la propria porzione di nodelist e vie-
 ne indicato qualora il sistema non dia piu' segni di vita e non si e' riusciti
 a contattare l'operatore, ovvero a seguito di provvedimenti disciplinari. HOLD
 viene  invece  indicato quando l'operatore richiede esplicitamente  di  essere
 segnalato  come inattivo per un certo periodo.
      Arriviamo subito ai campi piu' criptici, da h) in avanti. Dunque in h) si
 indica il tipo di mailer che il sistema utilizza soprattuto per quanto riguar-
 da il tipo di protocollo primario (Bark o WaZoo) e se viene onorato sia il fi-
 le che l'update request. Tipici valori sono XA (ultime versioni di FrontDoor e
 Binkley) o XX (per Dbridge 1.30).
      In i) si indica se il sistema puo' ricevere posta 24 su 24: tempo  addie-
 tro, quando i mailer non erano cosi' flessibili, questi venivano lanciati solo
 a determinate ore, per cui l'inoltro di posta in ore diverse comportava  chia-
 mate  senza successo. Oltre a CM (continuos mail) vi puo' essere indicato  MO,
 ovvero mail only, che identifica un nodo che non accetta utenti ma solo `altri
 postini'.

      Gli  indicatori  accessori per i protocolli danno informazioni  circa  la
 presenza di modem con MNP, oppure V42, ovvero PEP (protocollo del modem Trail-
 blazer)  o HST (della Robotics) o V32. Alcuni programmi permettono di  inviare
 stringhe  diverse di inizializzazione al proprio modem a seconda del  tipo  di
 modem che si sta chiamando, superando, a volte, problemi di incompatibilita'.

      Esistono  infine  i flag di tipo G (per i gateway verso altre reti)  e  U
 (informazioni libere). Da g) in poi si possono usare tutti gli indicatori  che
 aggradano, senza attenersi ad una precisa sequenza (obbligatoria invece per  i
 campi da a) a f).

      Ovviamente  non abbiamo trattato tutti i possibili valori dei vari  flag,
 per i piu' curiosi la nodelist mondiale ed europea riporta, alla fine, l'elen-
 co completo dei valori ammessi. Buona lettura!


                                    Franco Carcillo
                                    2:334/100.3



 ############                                                               ###
 ###   5  ###                                       IL RACCONTO TELEMATICO  ###
 ############                                                               ###

                               "Z"
                              =====

                Capitolo 3

      Marana  era un uomo grasso e scostante, ma non sembrava a  disagio.  Alle
 sue spalle, il Magnifico Rettore Giulio Strozzi-Cambiaghi lucidava con  noncu-
 ranza  le insegne accademiche di famiglia. Le pareti del suo ufficio, in  cri-
 stallo di Murano, erano tappezzate dalle glorie di tre generazioni di Rettori.
 Aveva preteso di essere presente all'incontro, nonostante avesse  sottolineato
 piu` volte il fatto di essere molto, molto occupato.
      - Venga al dunque, ispettore. L'ingegner Marana e` a sua disposizione, ma
 dovrebbe sfruttare meglio il tempo che le concediamo.
      - Non dubiti. Dica, ingegnere, ha mai prodotto qualcosa per il Flor Tech?
      - Non mi pare proprio.
      - Ci pensi. Una libreria.
      - Oh, quella.  Non l'ho prodotta per loro, ma per me. La piu` compatta  e
 leggera libreria 3D di pubblico dominio. Non che qualcuno la usi, con lo stan-
 dard Dersey che domina...
      - Mi scusi, come ha fatto a capire a cosa mi riferivo?
      - Un giorno  il professor Rosetta telefono` per congratularsi per il  mio
 lavoro.  Mi disse che non aveva mai visto niente di cosi` semplice, e che  sa-
 rebbe stata ideale per una macchina del secolo scorso.
      - Noto ironia nelle sue parole?
      - Niente affatto. Intendeva davvero usarla, in coppia con le sue  Dersey,
 quando  era necessario diminuire il peso sui processori per permettere un  de-
 bugging veloce.
      - E lei cosa fece?
      - Lo ringraziai. Il protocollo accademico non mi permise di dirgli quello
 che pensavo di lui e dei suoi sponsor.
      - Cioe`?
      Il  Rettore  dell'ateneo pisano alzo` la mano destra, e Tersi  passo`  ad
 un'altra domanda. Strozzi-Cambiaghi aveva piu` stile del rivale, ma era un am-
 ministratore meno abile. Attraverso il cristallo delle pareti, le sue terre si
 stendevano  fin dove lo sguardo spaziava. L'ufficio era infatti situato  sulla
 cima di un'altissima torre in vetroresina, folle incubo di un architetto giap-
 ponese. Nemmeno uno come lui puo` permettersi simili lussi, penso` Tersi.
      - Ha saputo di Luca Rosetta?
      - Ne hanno parlato un po` tutti.
      - Cosa ne pensa?
      - Una perdita per la Peach, un guadagno per Miranda.
      - E per lei?
      - Niente. Non siamo in diretta concorrenza.
      Falso, penso` Tersi. Ma cosa ci si poteva aspettare di diverso? Marana si
 avvicino` ad una lavagna murale, afferro` lo stilo con la sinistra e si mise a
 tracciare simboli fosforescenti. Scriveva velocemente, ed a Tersi non  sfuggi`
 la  mossa. Poi poso` lo stilo e sfioro`, con il polpastrello  dell'indice,  un
 riquadro appena disegnato. L'impronta digitale animo` la lavagna, che  conver-
 ti`  gli  scarabocchi in un prospetto leggibile, con tanto di grafici  e  note
 esplicative. C'era anche un minuscolo riquadro pubblicitario della Coca-Cola.
      - Cosa vuol farmi vedere?
      - Solo i fatti.  Rosetta era un ricercatore a bassa produttivita`,  nono-
 stante la sua fama. Non ci saremmo certo scomodati per lui.
      - In che senso?
      - Nel senso a cui lei sta pensando.
      - Ma non ho mai pensato di dirlo.
      Mentre  Marana cancellava la lavagna con il palmo della sinistra,  Stroz-
 zi-Cambiaghi si intromise con un freddo sorriso di circostanza:
      - E fara` bene a continuare a non dirlo.  Si ricordi a cosa puo`  portare
 un'indebita  ingerenza negli istituti ad autonomia universitaria.  La  vecchia
 legge del '96 gia` prevedeva...
      L'uomo  entro` senza bussare. Aveva un aspetto trasandato, e  si  guardo`
 attorno con aria confusa. Il Magnifico Rettore sembro` gonfiarsi come un pavo-
 ne, prima di sibilare:
      - Chi le ha detto di entrare?
      - Oh,  salve.  Cercavo il dipartimento di filosofia teoretica.  Mi  hanno
 detto di prendere l'ascensore.
      - Quello che va giu`, idiota! Non questo, e` riservato! Hans, Klaus!
      - Ma il settimo piano...
      - Sotto il livello del suolo, nei pozzi! Accanto al reattore, assieme al-
 le vasche di biomassa da esperimento! Quando mai si e` visto...
      Due guardie in alta uniforme emersero da dietro un tendaggio, e lo porta-
 rono  via prima che Strozzi-Cambiaghi concludesse la frase. Tersi  approfitto`
 dell'occasione  per  congedarsi  frettolosamente e  segui`  le  guardie  verso
 l'ascensore.
      Non  noto` il volto di Marana che, senza ragioni evidenti, era  diventato
 impercettibilmente piu` pallido.

                Capitolo 4

      La minestra era insipida, e fredda. Laura Tersi ascolto` con interesse il
 racconto  del marito, annuendo silenziosamente. Poi lo interruppe a  meta`  di
 una frase:
      - Possibile che stesse scappando da qualcosa?
      - Eh?
      - Anche una persona che ci vede benissimo puo` cadere da una scala.
      - Non c'era nessun altro con lui.
      - Non dico nel laboratorio. Magari nel suo universo privato.
      - Ma non si puo` aver paura di porte, finestre e classificatori!
      - Non poteva aver visto qualcosa d'altro?
      Tersi  poso`  il cucchiaio e si puli` le labbra con  una  salvietta.  Poi
 scosse la testa.
      - La rappresentazione era realistica.  E nessuno avrebbe potuto  intrufo-
 larvisi per manometterla.
      - Claustrofobia?
      - Macche`, ci avevo pensato anch'io. Ma tra i numerosi problemi  psicolo-
 gici del nostro questo non c'era. Altrimenti un bello zoom avrebbe potuto met-
 terlo fuori gioco... la tua idea sarebbe stata ottima, peccato.
      - E se un gruppo di linee gli fosse apparso come un mostro terribile?  Il
 cervello rischia ogni istante di cadere in questi tranelli visivi.
      - Ma non vi cade, di solito.
      - E neanche viene ingannato per ore da due display, di solito. I processi
 mentali alla base della visione saranno calibrati per il mondo reale.
      - Non regge, e non riuscirei mai a provarlo. Sarebbe il primo caso su de-
 cine  di ricercatori. Il suo lavoro era pionieristico, ma questo non basta  ad
 una corte.
      - Ed uno spettro?
      - Come?
      - Una di quelle cose che abitano laggiu`.  Ne parlavano stasera al  tele-
 giornale.
      - Laura! Dovresti smettere di guardare il telegiornale. Non ci hanno  mai
 capito niente, in queste cose.
      - Scusa,  sai che non me ne intendo neppure io.  Ma c'era un  hacker  che
 raccontava di averne visto uno, nel network statale sovietico.
      - Ed un matto  stara` tutta la notte in attesa del Ritorno degli  Antichi
 Venuti dallo Spazio. Lui ed i suoi adepti hanno il compito di riceverli degna-
 mente.  Un angelo gli e` apparso in sogno per ordinargli la costruzione di  un
 osservatorio. Prima pagina della Nazione.
      - Oh... Franco, finisci il pollo.
      Tersi fini` il pollo ed ando` nel suo studio. Il casco ingombrava, con il
 suo profilo da insetto, il centro della scrivania di noce. A lato, il  vecchio
 orologio  a cristalli liquidi segnava le 00:00:00 in cifre lampeggianti,  muta
 testimonianza dell'ultimo blackout.
       L'idea  della libreria assassina lo solleticava, ma doveva credere  alle
 parole di Schaffembaum. Che non si era pero` degnato di impegnarsi in  qualche
 verifica sperimentale.
      Provare.  La capacita` di provare qualcosa andava scomparendo, nel  mondo
 accademico.  Tutto era vero o falso per mutua convenzione. Schaffembaum  aveva
 fissato  i report e li aveva dichiarati attendibili. Non era diverso  da  quel
 manipolo di invasati che avrebbe passato la notte al freddo, in struggente at-
 tesa di un segno da Betelgeuse. La voce di Dio che ti parla suadente al  tele-
 fono, per confermare le tue piu` profonde convinzioni.
      Forse  solo provando qualcosa si poteva provare un sentimento  per  essa.
 Try  and feel. La lingua italiana, nella sua apparente ambiguita`,  la  diceva
 lunga a riguardo. Prova, prima di pontificare. Non fermarti agli indizi,  sem-
 brava ripetergli anche adesso il suo vecchio istruttore all'accademia, ma cer-
 ca sempre qualcosa che ti possa smentire. Cerca...
      Cerca una prova. Test to proof. Ambiguita` nell'ambiguita`.
      Tersi indosso` il casco. Bestemmio`, alla ricerca cieca  dell'interrutto-
 re: lo spostavano da modello a modello, nascondendolo nei piu` improbabili an-
 fratti. Alla fine lo trovo`, minuscolo, dietro l'orecchio sinistro.
      Il gel dei display balugino` di un viola sporco, e sembro` diventare tra-
 sparente.  Ecco la stanza, approssimata in un reticolo di linee nere su  fondo
 bianco.  Tersi vario` in fretta la saturazione, prima di perdere la  vista  in
 quel cielo in reverse. Gli scaffali della sua libreria, che arrivavano da  pa-
 vimento a soffitto, gli vennero mostrati come anonimi classificatori da  pare-
 te. Icone standard per gli oggetti ignoti.
      La  sua scrivania era scomparsa. In quello schizzo di mondo,  che  pareva
 uscito  dalle mani di un vignettista di scarsa immaginazione, non c'era  posto
 per le scrivanie. Solida, concreta al tatto, ma cancellata nel vortice  elabo-
 rativo dei processori sistolici.
      Apri`  la porta, con un movimento fluido che lo stupi`. Giocherello`  con
 lo  spessore  del legno, muovendo la testa in brusche  torsioni.  Qualcosa  di
 speciale, dopotutto, pareva proprio esserci in quel casco. Surreale nell'imma-
 gine ma iperrealista nelle interazioni. Ottimo per pilotare...
      Inciampo` nella sedia.
      Con  maggior prudenza, inizio` l'esplorazione delle stanze adiacenti.  Il
 tempo scorreva, stando all'orologio interno del casco, ma Tersi non ci  faceva
 caso. Completamente assorbito dalla riscoperta della sua vecchia casa, ignoro`
 quelle cifre che flickeravano sul bordo inferiore del mondo.
      Sali`  al  piano superiore, poi ridiscese. Il profilo netto  dei  gradini
 scorreva  sotto le sue scarpe consunte come una funzione periodica. Un  nastro
 immacolato,  che nessun uomo avrebbe mai potuto sporcare. Si sentiva come  una
 mosca in un paradiso profano. Per un istante immagino` di vedere il gradino su
 cui  stava scendendo restringersi alla meta` del precedente, ed il  successivo
 ad  un quarto. E tremo`, pensando ad una scala che gli avrebbe  permesso  solo
 passi sempre piu` brevi, chiudendolo in una discesa infinita.
      Ma  i suoi piedi poggiarono sul piccolo pianerottolo, e la  temuta  serie
 convergente venne riassorbita nel regno delle sue fantasie. Le sue mani corse-
 ro alla pipa, ma si costrinse a lasciarla al suo posto. In quel posto  nessuno
 doveva aver mai fumato. Perfettamente cosciente dell'inganno, felice di essere
 ingannato, decise di stare al gioco.
      Termino` alle due passate. Tutto quadrava al millimetro, compresa la por-
 ta-finestra del soggiorno. Un soldato avrebbe potuto uccidere il nemico  senza
 tanti rimorsi, in un universo cosi` pulito. E forse era cosi` che vedevano  le
 api.  La fascia di microcamere ricordava in modo inquietante un enorme  occhio
 composto. E le api erano ottimi soldati...
      Una sensazione indescrivibile interruppe il flusso dei suoi pensieri.  La
 certezza che mancava qualcosa di fondamentale in quelle immagini, certezza che
 lo inquietava perche` non si fondava su dati oggettivi. Indizi troppo sfuggen-
 ti per giungere alla coscienza avevano gettato in lui le basi per una irrazio-
 nale  paura.  Attendeva quasi l'arrivo dei mitici abitanti  di  quello  spazio
 sterile.
      Credette piu` volte di vedere movimenti ai margini del suo campo  visivo.
 E comprese come, all'alba del ventunesimo secolo, si potesse ancora credere ai
 fantasmi. Creature di pura informazione, che abitavano le locazioni di memoria
 inutilizzate e deponevano le loro uova nei livelli piu` profondi degli  stack.
 Scavalcando  le difese coscienti, il suo sistema limbico popolava  di  miraggi
 l'ambiente innaturalmente deserto.
      Due  rivoli di sudore iniziarono a scorrergli sulle guancie. Incolpo`  il
 pesante casco, senza riuscire a convincersi pienamente. Sogno` perfino Rosetta
 che  entrava dalla porta del ripostiglio, ridotto ad uno scheletro  di  linee,
 per  comunicargli che era stato un virus ad ucciderlo. E che quel virus  stava
 per prendere anche lui.
      Per questo sobbalzo` quando, alle tre in punto, comparve davanti ai  suoi
 occhi  un menu`. Era un rettangolo pieno di scritte, fluttuante a mezzo  metro
 di  distanza. Ruotava sul suo asse mentre ci camminava attorno, ma senza  spo-
 starsi. Un meccanismo a tempo lo aveva fatto saltar su al momento giusto.
      Le scritte, in un bel carattere fiorito, lo informavano che avrebbe fatto
 meglio ad andare a dormire. Che l'array aveva bisogno della ripulitura  quoti-
 diana, e che poteva scegliere di uscire dalla simulazione. O di utilizzare  la
 libreria 3D a basso carico elaborativo, fino ad ultimata manutenzione.
      La libreria di Marana. Il logo di Pisa faceva bella mostra di se`, accan-
 to all'opzione.
      Come in sogno, scelse quest'ultima voce con l'indice destro. Ma, con  sua
 somma  delusione,  non cambio` niente. Solo il punto di vista,  in  precedenza
 calcolato  in  base all'orientazione del casco, era stato congelato su  di  un
 convenzionale  orizzonte, a meta` strada tra soffitto e pavimento.  Passo`  il
 resto della notte a verificare, stanza per stanza, l'assoluta identita`  delle
 due rappresentazioni.
      Erano quasi le quattro quando, con la testa che gli doleva, Tersi si pre-
 paro` alla prova finale. Apri` la porta dell'appartamento e si affaccio` sulle
 scale.  Davanti a lui, le due rampe che costeggiavano la tromba  si  snodavano
 ciclicamente nella loro noiosa perfezione. Esattamente come nel laboratorio di
 Rosetta.
      Mosse un passo verso la rampa che scendeva, alla sua destra, imitando  il
 percorso del defunto ricercatore. E fu solo per un caso che si avvide del tra-
 gico errore, cosi` macroscopico da costringerlo a sedersi ad occhi chiusi men-
 tre si slacciava il casco.



















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 ###   6  ###                                   IL GERGO HACKER - PARTE 17  ###
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      <dinosaur>  s.  Un qualunque hardware che richieda pavimenti  rialzati  e
 della speciale corrente. Usato sp. per i vecchi mini e mainframe in  contrasto
 alle  piu` moderne macchine a microprocessori. In una famosa  citazione  dalla
 UNIX  EXPO 1988, Bill Joy ha confrontato il mainframe  nell'imponente  display
 IBM con un dinosauro al pascolo, "con un camion qui fuori per pompargli dentro
 i suoi fluidi corporei". All'IBM non si sono divertiti. Confr. <big iron>.

      <dinosaur  pen> s. Una tradizionale stanza per un mainframe, completa  di
 pavimenti rialzati, prese speciali di corrente, un sistema di aria condiziona-
 ta funzionante a tutta potenza, e una teoria di estintori ad Halon su una  pa-
 rete. V. <boa>.

      <Discordianism>  /dis-kor'di-uhn-ism/  s. L'adorazione di  <eris>,  alias
 Discordia; assai popolare tra gli hacker. Popolarizzata dalla trilogia di  Ro-
 bert Anton Wilson's _Illuminatus!_ come una specie di Zen dada  autocorrompen-
 tesi  ad uso e consumo degli occidentali - non dovrebbe in alcun  modo  essere
 presa  sul  serio, ma e` molto piu` seria della maggior parte  degli  scherzi.
 Connessa solitamente a una teoria/scherzo di un'elaborata cospirazione a  pro-
 posito di una millenaria guerra tra i partigiani anarchico-surrealisti di Eris
 e  una  malevola societa` segreta autoritarista detta degli  Illuminati.  Vedi
 l'Appendice B, <Church of the Sub-Genius>, e <ha ha only serious>.

      <display hack> s. Un programma con piu` o meno lo stesso scopo di un  ca-
 leidoscopio: fare dei bei disegni. Tra i piu` famosi d.h. si ricordano i <mun-
 ching  squares>, lo <smoking clover>, il programma `rain(6)' nello  UNIX  BSD,
 `worms(6)' su vari UNIX, e il programma <X> kaleid. I d.h. possono anche esse-
 re implementati senza progrmmazione scrivendo un file testuale contenente  nu-
 merose sequenze di escape che verranno interpretate da un terminale video:  un
 rimarchevole  esempio disegnava su un terminale VT100 un albero di Natale  con
 le  luci scintillanti e un trenino giocattolo che girava ai suoi piedi.  [NdE:
 l'ho visto con i miei stessi occhi.... carino!]

      <do protocol> [fare un protocollo, dalla programmazione dei protocolli di
 rete] vt. Compiere con qualcuno o qualcosa un'interazione che segue una proce-
 dura  chiaramente definita. Per esempio, in un ristorante "Facciamo un  proto-
 collo  per  il conto" significa chiedere il conto al cameriere,  calcolare  la
 mancia  e la quota per ciascuno, cambiare i soldi se necessario, e  pagare  il
 conto.

      <dodgy> agg. Sin. di <flaky>. Preferito fuori dagli U.S.

      <dogwash>  [lavaggio del cane, da una battuta nel campo "urgenza" di  una
 richiesta  veramente opzionale di modifica di software, datata ca.  1982.  Era
 qualcosa  del tipo "Urgenza: Lavate prima il vostro cane."] s. Un progetto  di
 minima  priorita`, fatto per fuggire dal lavoro piu` serio. Anche,  imbarcarsi
 in  un tale progetto. Molti giochi e <freeware> sono stati scritti  in  questo
 modo.

      <Don't do that, then!> [E allora non farlo!, da una vecchia battuta]  in-
 ter.  Risposta scontata alla lamentela di un utente. "Se digito control-S,  il
 sistema si blocca per trenta secondi". "E allora non farlo!" Confr. <RTFM>.

      <dongle> /don-gl/ [chiave hardware] s. 1. un dispositivo di sicurezza per
 programmi commerciali per microcomputer, consistente di una EPROM serializzata
 e alcuni drivers in un connettore RS-232. I programmi che usano un d.  pollano
 la  porta all'inizio e quindi a intervalli prefissati, e terminano se non  ri-
 sponde col corretto codice di validazione programmato nel d. . Gli utenti pos-
 sono percio` farsi tutte le copie che vogliono del software, ma devono  pagare
 per  ogni d. . L'idea era intelligente, ma all'inizio e` stata un  fallimento,
 visto  che gli utenti non sopportavano di avere una porta seriale bloccata  in
 questo modo. Molti d. sul mercato oggi (1990) fanno passare i dati  attraverso
 la porta, e monitorano l'arrivo di "codici magici" (e combinazioni di linee di
 stato) con interferenza minima se non nulla con altri devices nel seguito del-
 la linea (questa innovazione si e` resa necessaria per permettere d. in catena
 per software multipli). I dispositivi non sono comunque molto usati, visto che
 l'industria si e` allontanata dagli schemi di protezione della copia in  gene-
 re.   2. Per estensione, ogni chiave elettronica fisica o ID trasferibile  ri-
 chiesta da un programma per funzionare. Vedi <dongle-disk>.

      <dongle-disk>  /don'gl  disk/ s. Vedi <dongle>; un  "dongle-disk"  e`  un
 floppy con un codifica che permette ad un'applicazione di identificarlo univo-
 camente.  Puo`  percio`  essere usato come un <dongle>.  Chiamato  anche  "key
 disk".

      <donuts> [ciambelle] s. Nome collettivo per un insieme di bit di memoria.
 Questo termine e` davvero arcaico e probabilmente non piu` usato nello  slang:
 risale ai giorni delle memorie a nucleo di ferrite in cui ogni bit era rappre-
 sentato  da  un  circuito magnetico flip-flop a  forma  di  ciambella.  Confr.
 <core>.

      <doorstop> [fermaporte] s. Usato per descrivere dell'hardware che non  e`
 funzionale e che si suppone rimanga cosi`, specialmente se e` obsolescente  ma
 tenuto  in  giro per ragioni politiche o ostensibilmente per  backup.  "Quando
 riusciremo  ad ottenere un altro Wyse-50, quell'ADM3 diventera` un d.".  [NdE:
 in  italiano, "fermaporte" ha un connotato molto piu` dispregiativo,  dato  in
 genere agli Amiga dai possessori di compatibili PC, e viceversa]

      <dot file> [file punto, UNIX] s. Un file che non e` visibile dai  normali
 strumenti  di lettura di una directory: l'equivalente PC di un file  nascosto.
 (Sugli  UNIX, i file il cui nome inizia per . non sono listati dal comando  di
 directory ls).

      <double bucky> [doppia opposizione (??)] agg. Usare sia il tasto CTRL che
 il  tasto META [NdE: CTRL-ALT sui PC, o Command-Option sui Mac].  "Il  comando
 per  accendere  tutti i LED e` d.b. F". Vedi anche <meta  bit>,  <cokebottle>,
 <quadruple bucky>, <space-cadet keyboard>. Il testo piu` sotto e` stato compo-
 sto il 27 maggio 1978, in celebrazione della tastiera usata a Stanford. Un ti-
 pico  commento del MIT era che i <bucky bits> (i tasti control e  meta)  della
 tastiera  a Stanford erano carini, ma non ce n'erano abbastanza:  si  potevano
 comporre solamente 512 caratteri differenti. Una cosa ovvia era  semplicemente
 aggiungere  altri tasti di shift, e alla fine fu fatto cosi`; un problema  che
 nacque  fu pero` che una tastiera con molti tasti di shift risulta  ostica  ai
 dattilografi che non amano muovere le mani dalla posizione centrale sulla  ta-
 stiera.  E` stato suggerito in maniera semiseria che i tasti di shift in  piu`
 fossero dei pedali; scrivere su una simile tastiera sarebbe stato un po'  come
 suonare  un organo a canne. Quest'idea e` sotto menzionata, in una parodia  di
 una  bella  canzone di Jeffrey Moss chiamata "Rubber Duckie"  [anatroccolo  di
 gomma],  pubblicata in "The Sesame Street Songbook" [Il Canzoniere  di  Sesamo
 Apriti].

                        Double Bucky

        Double bucky, you're the one!
        You make my keyboard lots of fun.
            Double bucky, an additional bit or two:
        (Vo-vo-de-o!)

        Control and meta, side by side,
        Augmented ASCII, nine bits wide!
            Double bucky!  Half a thousand glyphs, plus a few!
                Oh,
                I sure wish that I
                Had a couple of
                    Bits more!
                Perhaps a
                Set of pedals to
                Make the number of
                    Bits four:
                Double double bucky!
        Double bucky, left and right
        OR'd together, outta sight!
            Double bucky, I'd like a whole word of
            Double bucky, I'm happy I heard of
            Double bucky, I'd like a whole word of you!

        --- The Great Quux (with apologies to Jeffrey Moss)

 [traduzione:

 Double bucky, sei un bel tipo! Fai diventare divertentissima la mia tastiera.
 Double bucky, un bit o due in piu`: (Vo-vo-di-o!)

 Control e meta, fianco a fianco, ASCII aumentato, da 9 bit! Double bucky!
 mezzo migliaio di glifi, e ancora un po'!

 Oh, vorrei proprio avere un paio di bit in piu`! Forse una pedaliera per
 portare i bit a quattro: Double double bucky!

 Double bucky, sinistra e destra, ORati insieme, fuori vista!
 Double bucky, ne vorrei un mondo intero
 Double bucky, che gioia avervi sentito
 Double bucky, ne vorrei un mondo intero di voi!

        --- The Great Quux (con scuse a Jeffrey Moss)
 ]

  [Questo e` tra l'altro un eccellente esempio di <filk> computeresco --- ESR]

      <doubled sig> /duh'b@ld sig/ [firma doppia: USENET] s. Un <sig block> che
 e` stato incluso due volte in un articolo <USENET> o, meno frequentemente,  in
 un  messaggio di posta elettronica. Un articolo o messaggio con una d.s.  puo`
 essere  causata da un software mal configurato. Piu` spesso, pero`  rivela  la
 mancanza  di  esperienza  dell'autore nella  comunicazione  elettronica.  Vedi
 <biff>, <pseudo>.

      <down>  [giu`]  1. agg. Che non funziona. "L'ascensore lassu`  e`  giu`".
 Questa  e` considerata una cosa umoristica da dire, ma "L'ascensore  e`  giu`"
 significa sempre "L'ascensore non funziona" e non si riferisce mai al piano in
 cui  esso si trova. Per quanto riguarda i calcolatori, questo uso  e`  passato
 nel linguaggio comune; l'estensione ad altri tipi di macchine e` ancora gerga-
 le.   2. <go down. [andare giu`] vi. Smettere di funzionare; detto  di  solito
 del sistema (v. <system>). Il messaggio che ogni hacker odia udire dall'opera-
 tore  e`  "Il sistema andra` giu` tra cinque minuti".  3.  <take  down,  bring
 down>  [mandare giu`, buttar giu`] vt. Disattivare volontariamente, di  solito
 per  fare delle riparazioni. "Butto giu` il sistema per lavorare su quel  baco
 del drive del nastro".

      <download> vt. Trasferire dati o (spec.) codice da un sistema `host' piu`
 grande  (spec. un mainframe) su una linea digitale verso un  sistema  `client'
 piu` piccolo, spec. un microcomputer o un device specializzato. Opp. <upload>.

      <DP> s. Data Processing. Indicato qui perche`, secondo gli hacker, il suo
 uso marca immediatamente una persona come un <suit>. Vedi <DPer>.

      <DPer> s. Data Processor [processore di dati]. Gli hackers sono assoluta-
 mente sconvolti dal fatto che i <suit> usano questo termine per autoriferirsi.
 "Sono i *computer* a processare i dati, non la gente!". Vedi <DP>.

      <dragon>  s. [MIT] Un programma simile a un <daemon>, tranne che  non  e`
 affatto invocato, ma e` invece usato dal sistema per fare vari lavori seconda-
 ri. Un esempio tipico potrebbe essere un programma di account, che tiene trac-
 cia  di  chi e` loggato, accumula statistiche d'uso, ecc. Sotto  l'ITS,  molti
 terminali  mostravano una lista di persone loggate, dove erano,  cosa  stavano
 facendo, ecc., insieme con qualche disegno a caso (tipo un unicorno, Snoopy  o
 l'Enterprise) che era generato dal "name dragon".  Uso: raro fuori dall'MIT --
 - sotto UNIX e molti altri sistemi, esso sarebbe chiamato un `demone in  back-
 ground'  (v.  <demon>, <daemon>). L'esempio piu` noto di un d. sotto  UNIX  e`
 `cron(1)'.

      <Dragon  Book>  s. Il classico testo di teoria dei  compilatori  di  Aho,
 Sethi e Ullman `Principles Of Compiler Design', chiamato cosi` perche` la  sua
 copertina  mostra un cavaliere che sta domando un drago etichettato  "compiler
 complexity". Piu` precisamente, questo descrive il "Red Dragon Book"; una pre-
 cedente edizione (senza Sethi) [NdE: e molto piu` complicata a capirsi...] era
 il  "Green  Dragon Book". Vedi anche <Blue Book>, <Red  Book>,  <Green  Book>,
 <Silver Book>, <Purple Book>, <Orange Book>, <White Book>, <Pink-Shirt  Book>,
 <Aluminum Book>.

      <dread high bit disease> [malattia dello spaventoso bit alto] s. Una con-
 dizione endemica ai minicomputer PRIME (precedentemente PR1ME) che faceva  si`
 che  tutti i caratteri avessero il loro bit alto (0x80) ON piuttosto che  OFF.
 Questo  naturalmente  rende il trasportare files ad altri sistemi  molto  piu`
 difficile,  per non dire del colloquiare con sistemi a 8 bit reali.  E`  stato
 detto  che PRIME ha adottato la convenzione inversa per l'ottavo bit  per  ri-
 sparmiare  25 cent per linea seriale per macchina. Questo si qualifica  proba-
 bilmente come una delle scete di progettazione piu` <cretinous> mai fatte. Ve-
 di <meta bit>.

      <DRECNET> /drek'net/ [dallo Yiddish `dreck'] s. Deliberata distorsione di
 DECNET,  un protocollo di rete usato nella comunita` VMS. Chiamata cosi`  per-
 che` DEC ha aiutato a scrivere le specifiche Ethernet, e poi (o per  stupidag-
 gine  o come tattica maligna per controllare gli acquirenti) ha  violato  tale
 specifica nel disegno di DRECNET (tra le altre cose, hanno implementato la ve-
 locita` sbagliata di <heartbeat>). Vedi anche <connector conspiracy>.

      <drool-proof  paper> [carta a prova di buffone] s. La documentazione  che
 e` stata ossessivamente instupidita, fino al punto in cui solo un <cretin> po-
 trebbe sopportare di leggerla, e` detta essere succuba della "drool-proof  pa-
 per syndrome" o essere stata scritta su "d.-p. p.". Per esempio, questa e` una
 citazione tratta dal manuale della LaserWriter Apple: "Non esponete la  vostra
 LaserWriter alle fiamme vive o agli incendi."

      <drop on the floor> [far cadere a terra] vt. Reagire a una condizione  di
 errore  scartando  silenziosamente messaggi o altri dati di valore.  Es.:  "Il
 gateway ha finito la memoria, cosi` ha semplicemente cominciato a far cadere a
 terra i pacchetti". Usato anche spesso per relay di posta e netnews che perdo-
 no messaggi. Vedi anche <black hole>.

      <drunk  mouse syndrome> [sindrome del mouse ubriaco] s. Malattia  esibita
 dal mouse di alcune workstation. Il sintomo tipico e` che il cursore del mouse
 si muove in direzioni casuali e non in sincronia con le mosse del mouse  stes-
 so.  Si puo` generalmente curare staccando e riattaccando il mouse.  Un  altro
 metodo  raccomandato e` quello di ruotare di 90 gradi il pad del vostro  mouse
 ottico.

      <dumbass  attack>  /duhm'ass @-tak'/ [Purdue: attacco di  cretineria]  s.
 L'errore di un novizio fatto da un esperto, specialmente se fatto da una  per-
 sona  che girava come root sotto UNIX, tipo scrivere "rm *" o fare un mkfs  su
 un file system montato.

      <dusty  deck> [deck polveroso] s. Vecchio software  (spec.  applicazioni)
 con  cui  si e` obbligati a rimanere compatibili. Il termine  implica  che  il
 software  in questione e` un relitto dai tempi delle schede  perforate.  Usato
 spec. quando ci si riferisce al vecchio software scientifico e  number-crunch-
 ing, molto del quale e` stato scritto in FORTRAN e documentato molto male,  ma
 che sarebbe troppo costoso da rimpiazzare. Vedi <fossil>.

      <DWIM>  /dwim/ [Do What I Mean, fai quello che intendo] agg. In grado  di
 supporre, spesso addirittura correttamente, quale risultato e` richiesto anche
 se  i dati forniti sono <bogus>. Spesso suggerito scherzosamente come una  ca-
 ratteristica desiderabile per un programma complesso; descritto anche a  volte
 come l'unica istruzione che il calcolatore ideale dovrebbe avere. (Ai tempi in
 cui erano in voga le prove di correttezza formale dei programmi, c'erano anche
 scherzi  con `DWIMC': Do What I Mean, Correctly). Un termine correlato,  visto
 piu` spesso come verbo, e` DTRT (Do The Right Think, fa' la cosa giusta): vedi
 <Right Thing, The>. 

      <dynner>  /din'r/ 32 bits, in analogia con <nybble> e byte.  Uso: raro  e
 estremamente stupido. Vedi anche <playte>, <taste>, <crumb>.













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                La region 28 in lotta contro lo ZC
                ==================================

      Alla fine il batti e ribatti tra il coordinatore europeo Fidonet, il fin-
 landese Ron Dwight, e i sysop della rete olandese ha imboccato l'unica via  di
 uscita rimasta: la lotta dura. Questi gli antefatti: Henk Wevers, ex-ZC  euro-
 peo,  fu scalzato da tale incarico nell'89 dopo lunghe polemiche,  nelle  aree
 messaggi  internazionali  proprio dal Ron, suo acceso denigratore. Un  po'  di
 astio, fra i due e' rimasto, dunque.
      Da tempo Dwight richiamava la region olandese ad un rispetto del  regola-
 mento internazionale poiche' al suo interno la divisione in net non ricalca la
 struttura geografica bensi' la presenza di 2 computer club (tra loro molto ag-
 guerriti!).  In soldoni ad esempio a Rotterdam esistono sia nodi del  net  500
 che del net 285. Questo nell'ottica americana che permea l'attuale policy  non
 puo' esistere. Non per niente da anni si parla di modificare la policy FidoNet
 per  renderla puo' malleabile e piu' vicina alle realta' non-americane.  Ma  i
 contrasti in seno a FidoNet, non sono pochi, data la parte preponderante della
 presenza americana (come sempre :-) ).
      Trovato un olandese disponibile (al di fuori cioe' dei club di cui sopra)
 Ron  ha esautorato l'RC eletto Hanno van der Maas (fidatissimo di Henk) e  gli
 ha dato l'incarico di riorganizzare: questo si e' tradotto nella cancellazione
 di gran parte dei nodi della region 28 che non 'seguivano' le nuove direttive.
 I  sysop hanno sguainato le spade, condotti da Henk Wevers redivivo,  si  sono
 ribellati  alla  decisione dello ZC e hanno predisposto una  propria  autonoma
 porzione  di  nodelist per la region 28. Ed hanno invitato  tutti  i  Regional
 Coordinator a prelevarla direttamente da loro andando a sostituire quella  uf-
 ficialmente rilasciata dallo ZC (ove loro non appaiono listati).
      Si  sono spinti oltre: rilasciano una NUOVA versione della nodelist  com-
 pleta  aggiornata correttamente con i loro numeri identificativi. Una  vera  e
 propria spaccatura: ora in Europa esistono 2 nodelist diverse e nessuna  vuole
 perdere la ufficiale rappresentanza della rete FidoNet.
      Ma Ron poteva fare cio'? A stretta lettura di policy si. E' lui che nomi-
 na l'RC; le elezioni sono una prassi introdotta in Europa ma mai ufficializza-
 ta  nei  regolamenti. Puo' lo ZC assegnare l'incarico a  qualcuno  diverso  da
 quello  `democraticamente' eletto? Sinora la domanda era solo teorica.  Adesso
 siamo alla resa dei conti.

                                              f.c.


                La Region 33 retta pro-tempore da Giorgio Rutigliano
                ====================================================

      Dal 7 luglio u.s. la Region italiana e' coordinata, in attesa delle  ele-
 zioni  previste a settembre/ottobre, da Giorgio Rutigliano, gia'  ininterrotto
 RC  dal 1985 al novembre 1992. Giorgio ha accettato la  reggenza  dimostrando,
 ancora una volta, un vero spirito di dedizione alla rete FidoNet.
      Chiusura  dei bbs e conseguenti dimissioni dagli incarichi erano  latenti
 da  tempo. Sono state fulminanti solo perche' non potevano essere  altrimenti:
 pensarci voleva dire cedere, ancora una volta, a compromessi con se stessi in-
 nanzitutto.
      Molti vi hanno intravisto un vero e proprio defilarsi ma, a parte i soli-
 ti dietrologi che vi intravvedevano indagini giudiziarie e arresti per motiva-
 zioni  assortite, ai piu' la vicenda non e' parsa interessare.  D'altronde  le
 elezioni  del novembre scorso avevano visto un esiguo numero di  partecipanti,
 segno  che nella rete vale piu' la presenza che la partecipazione. Ma e'  cosi
 in  molti altri campi e pretendere di piu, forse, vuol dire vivere  fuori  dal
 mondo.
      Certo,  lo ammetto, sono stato impulsivo e per uno, come dice il  Bianki,
 che `aveva studiato da coordinatore'  sin da piccolo, riferendosi alla mia as-
 sidua  presenza alle varie riunioni, piu' mediatore che `dittatore', piu'  ri-
 flessivo che in preda a crisi isteriche, il passo e' stato di difficile `cata-
 logazione'.
      L'RC  non puo' essere uno che `impone': l'unica cosa che puo' imporre  e'
 il buon senso di tutti. Non puo' prendere decisioni drastiche se su queste non
 vi  e' il consenso. In una struttura volontaristica, ove la sola  parola  `re-
 pressione'  fa ridere perche' senza significato, e' sul `consenso' sulle  cose
 da  fare (quali e come, con che priorita') che si puo' progredire e  crescere.
 Beh,  vi parra' strano, ma sulle (poche) iniziative che ho cercato di  portare
 avanti i consensi mi sono sembrati piu' di facciata che di sostanza (salvo ec-
 cezioni, s'intende!) forse perche' non erano quelle le cose che dovevano esse-
 re `smosse'.
      Ben piu' peso hanno avuto, forse, minacce, velate e non, che, in un hobby
 fatto  per divertirsi, non riesco proprio a concepire: ed ecco il  mio  limite
 allora,  non sopportare vessazioni! Ma chi arriva in alto (!) deve  essere  in
 grado di non curarsene, purtroppo.
      E poi un po' di riposo dopo 5 anni fa bene. Partire per le vacanze  senza
 Murphy in agguato da' un po' sollievo! Fare il point e' divertente e rilassan-
 te, ma la nostalgia gia' si affaccia e gia' fantastico su che bbs aprire...nel
 '93!

                                         Franco Carcillo.



                Net 334
                =======

      A  parte  l'uscita  piu` o meno traumatica dei nodi  334/0,  /1  e  /103,
 abbiamo l'ingresso in nodelist di Marco Russo con WinFront (334/108, tel. 011-
 5681765) che come avrete certamente immaginato e` pesantemente orientato verso
 windows, soprattutto a livello developer.

      Lunedi`  5 ottobre riprenderanno le serate di incontro con gli utenti  al
 CRDC  in  corso Sicilia, in tale data alle ore 21 ci sara`  anche  l'assemblea
 dell'associazione TamTam.


                Net 335
                =======

      Dopo  la rinuncia da parte di Pasquale Cantiello a rivestire le vesti  di
 NEC  si e' passati ad una seconda votazione, ma questa volta con piu'  di  due
 aspiranti NEC. Considerato il periodo preferie il risultato e' stato piu'  che
 soddisfacente.  Su  52  votanti hanno risposto all'appello  41  SysOp,  quindi
 l'84.31% del NET.

      Risultati relativi all'elezione del Net Echo Coordinator per il Net 2:335
 Fidonet.


 *****  Alberto_Enna       ==================== Total 8 (19.51%)
 *****  Gianluca_Pesaturo ==================== Total 17 (41.46%)
 *****  Marco_Fratta       ==================== Total 0 (0.00%)
 *****  Mario_Pacchiarotti ==================== Total 8 (19.51%)
 *****  Ignazio_Geraci     ==================== Total 4 (9.76%)
 *****  Angelo_Corsaro     ==================== Total 4 (9.76%)
 *****  Astenuto           ==================== Total 0 (0.00%)

 ------------------------------------------------------------------------

      Dato l'esito e' stato nominato NEC per il 335 Gianluca Pesaturo  (335/3).
 Da parte nostra un augurio a Gianluca di buon lavoro.


                                        Giovanni Pugliese 335/211



      Telematicus puo` essere downloadato dai seguenti nodi Fidonet:   

 334/100 - 011-3299706     | 334/104 - 011-502423      | 331/112 - 0341-360511
 333/603 - 040-3783111     | 332/315 - 0721-30783

      da Sintel, 011-596274,

      e dai nodi ISN

 331/301 - 02-76006857     | 331/106 - 0332-706469     | 331/201 - 030-293250
 331/202 - 0373-273188     | 331/206 - 0523-896512     | 331/318 - 0382-575369
 332/206 - 019-853037      | 332/404 - 051-554430      | 332/305 - 0541-777003
 332/402 - 051-6331730     | 332/403 - 051-6231940     | 332/102 - 055-2364065
 332/108 - 055-2298120     | 332/502 - 0522-824379     | 332/504 - 059-450643
 333/304 - 049-9200386     | 333/207 - 0445-530103     | 333/401 - 0471-200004
 333/404 - 0474-21123      | 333/505 - 0422-431041     | 333/507 - 0431-430945
 334/306 - 0121-542795     | 335/210 - 081-5709527     | 335/405 - 06-315323



####                            End of TELEM021                            ####
