{"id":175045882,"date":"2013-10-01T10:39:58","date_gmt":"2013-10-01T10:39:58","guid":{"rendered":"http:\/\/xmau.com\/wp\/archivi\/?p=175045882"},"modified":"2022-08-12T09:55:31","modified_gmt":"2022-08-12T07:55:31","slug":"racconto-telecomando-quantistico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/xmau.com\/archivi\/2013\/10\/01\/racconto-telecomando-quantistico\/","title":{"rendered":"RACCONTO: Telecomando quantistico"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 vero, queste ultime settimane sono state molto pi\u00f9 pesanti di quanto avessi potuto immaginare: stare per diventare genitori \u00e8 un bel cambiamento, e s\u00ec che di cambiamenti epocali ho una bella esperienza! Eppure mi sembra impossibile che stessi per dimenticarmi che oggi, 22 settembre, sono due anni precisi dal giorno in cui tutta questa storia incominci\u00f2.<\/p>\n<p>Ero a casa e stavo preparandomi cena, quando Marco mi telefon\u00f2 col suo solito tono strafottente: \u201cEhi, testa d\u2019uovo, vieni a vedere che cosa ha trovato stavolta il tuo amico!\u201d. Beh, diciamocela tutta: dire che era mio amico era un bel po\u2019 esagerato. S\u00ec, avevamo fatto tutte le scuole insieme, dalla prima elementare fino alla fine del liceo. S\u00ec, eravamo inseparabili. Ma la nostra relazione era pi\u00f9 che altro utilitaristica. Anche da ragazzo ero un mingherlino, mentre lui era sempre stato grande e grosso; io mi avvicinai a lui per evitare che gli altri bambini mi picchiassero, e in cambio lui si faceva passare i compiti, anche perch\u00e9 a scuola non era certo una cima. Insomma, in comune avevamo ben poco, ma alla fine io ero per tutti l\u2019amico di Marco e lui l\u2019amico mio.<\/p>\n<p>Quella sera non avevo nulla di importante da fare, e le mie abilit\u00e0 culinarie a quei tempi si limitavano a selezionare il programma del forno a microonde: cos\u00ec presi l\u2019auto e andai a casa sua. Marco mi apr\u00ec e subito mi mostr\u00f2 un telecomando: lungo, stretto, con una quarantina di tasti etichettati con dei simboli buffi.<\/p>\n<p>\u2014 \u201cHai visto che cosa ho vinto? Non ti pare carino?\u201d<\/p>\n<p>Il mio sguardo doveva essere stato davvero perplesso.<\/p>\n<p>\u2014 \u201c\u00c8 un coso davvero speciale! Guarda che faccio a quel vaso!\u201d<\/p>\n<p>Punt\u00f2 il telecomando verso il vaso, una di quelle robacce kitsch di colore giallo canarino che erano la sua idea di accessorio di design; si gratt\u00f2 la testa, come se cercasse di ricordarsi qualcosa; infine ridacchi\u00f2 e schiacci\u00f2 quattro pulsanti in successione. Mi sembr\u00f2 di notare una specie di tremolio, come quando d\u2019estate il calore sale dal terreno. Il tremolio dur\u00f2 meno di un secondo; poi tutto torn\u00f2 come prima. No, non esattamente tutto. Strabuzzai gli occhi: il vaso era sempre l\u00ec, sempre kitsch, ma indubbiamente non giallo canarino ma di un azzurro elettrico se possibile ancora peggiore.<\/p>\n<p>Lo guardai stupefatto.<\/p>\n<p>\u2014 \u201cCome hai fatto? \u00c8 un gioco di prestigio?\u201d<\/p>\n<p>\u2014 \u201cMa che ti viene in mente? \u00c8 stato il telecomando! Senti qua: ieri sera ero andato alla nostra birreria a bermi qualcosa, quando arriva questo tipo strano giallo come un cinese con l\u2019itterizia. Mi ha detto che arrivava da un posto molto lontano ed era venuto qui perch\u00e9 ero stato scelto per avere un regalo, proprio come in televisione. Ha tirato fuori questo telecomando e mi ha fatto vedere come se puntavo a una cosa e schiacciavo i tasti nell\u2019ordine giusto potevo cambiare colore a quella cosa. Era un tipo buffo, e parlava come un libro stampato, peggio di te: mi ha anche detto che era un oggetto artistico&#8230; no, quartistico, e che avrei trovato le altre istruzioni puntandomi addosso il telecomando e schiacciando tre volte di fila questo pulsantone. Ho preso in mano il telecomando, l\u2019ho guardato un attimo, e il tipo era sparito. Gli altri amici del bar mi han detto che non si erano accorti di nulla: ho cominciato a dire che mi stavano prendendo per i fondelli, c\u2019\u00e8 stata una rissa e il barista mi ha sbattuto fuori. Ma non ero poi cos\u00ec ubriaco, e quel cazzo di telecomando ora ce l\u2019ho ben qui con me, no? Solo che non so cosa farci!\u201d<\/p>\n<p>\u2014\u201dMa quel tipo non ti aveva detto che c\u2019erano le istruzioni?\u201d<\/p>\n<p>\u2014 \u201cIstruzioni? Macch\u00e9! Ho schiacciato il pulsante e mi \u00e8 arrivato solo un mal di testa come la peggiore sbornia! Sentitelo anche tu, testa d\u2019uovo!\u201d<\/p>\n<p>Prima che potessi ribattere, punt\u00f2 il telecomando contro di me e schiacci\u00f2 il tasto. Non ci sono parole per spiegare cosa mi successe: fu come un\u2019illuminazione zen, un lampo in cui io e il telecomando eravamo una cosa sola. Purtroppo dur\u00f2 un solo istante: poi la consapevolezza svan\u00ec, e mi restarono in testa solo mille frammenti di ricordi, oltre a un dolore lancinante alle tempie. Marco sghignazz\u00f2: \u201cVisto, testa d\u2019uovo? Mal di testa e basta, altro che istruzioni!\u201d<\/p>\n<p>Mentre il dolore mi stava lentamente passando, alcuni frammenti di quei ricordi si collegarono, e mi balen\u00f2 un\u2019idea che mi avrebbe permesso di capire qualcosa in pi\u00f9. Chiesi subito a Marco se mi poteva prestare il telecomando per qualche giorno.<\/p>\n<p>\u2014 \u201cCerto che s\u00ec! Basta che me lo riporti la settimana prossima, che ci ho un appuntamento con una tipa che si diverte tantissimo a iniziare con questo tipo di giochetti prima di quelli erotici!\u201d<\/p>\n<p>Assentii, tornai faticosamente a casa, e il mattino dopo mi misi a studiare il telecomando. Provai di nuovo a puntare il telecomando verso di me schiacciando il pulsantone, ma senza nessun risultato: a quanto pare, il cervello di una persona poteva essere attivato una sola volta. L\u2019illuminazione della sera prima mi aveva per\u00f2 fatto capire che Marco aveva ricevuto un dispositivo quantistico (\u201cquartistico\u201d&#8230; haha!): la dimostrazione pratica, tra l\u2019altro, che l\u2019interpretazione del multiverso era reale, e non un semplice artificio matematico per far tornare i conti dei paradossi della teoria dei quanti. Avete presente il gatto di Schr\u00f6dinger, quello che \u00e8 contemporaneamente vivo e morto fino al momento in cui non apriamo la scatola dove era stato messo? La verit\u00e0 \u00e8 un altra. Se si potesse fare davvero questo esperimento, l\u2019universo si sdoppierebbe: ce ne sarebbe uno in cui il gatto \u00e8 morto (e dove gli animalisti ci stanno saltando addosso per aver fatto un esperimento cos\u00ec violento), e un altro in cui invece \u00e8 vivo (e presumibilmente molto arrabbiato per essere rimasto chiuso nella scatola). Col passare del tempo si creano pertanto innumerevoli universi. Essi in genere nascono infinitamente vicini tra loro relativamente a una direzione non meglio identificata ma sicuramente diversa da quella misurata con le usuali coordinate spaziotemporali; potranno poi rimanere vicini, come immagino sia successo nel caso del vaso dei due diversi colori, oppure eventualmente allontanarsi col passare del tempo. Il telecomando permetteva dunque di spostarsi in un universo dove l\u2019unica differenza era l\u2019essenza dell\u2019oggetto su cui veniva puntato, o meglio di spostare tutta la parte dell&#8217;universo di partenza tra chi lo maneggiava e l&#8217;oggetto puntato. Ecco perch\u00e9 anch&#8217;io avevo visto il vaso di Marco cambiare di colore!<\/p>\n<p>A furia di esperimenti, cercando disperatamente di ricordare una parte quanto maggiore possibile dell\u2019illuminazione che avevo ricevuto a casa di Marco, arrivai a formulare alcune regole pratiche. Innanzitutto, proprio come un usuale telecomando, la sua portata era limitata: se puntavo a qualcosa pi\u00f9 lontano di un paio di metri non succedeva assolutamente nulla. Pi\u00f9 tasti si schiacciavano maggiori erano le differenze tra l\u2019universo di partenza e quello di arrivo; inoltre non tutte le sequenze ottenevano un effetto. Marco ne aveva trovata una, oppure l&#8217;alieno gliel&#8217;aveva mostrata, e non si era curato di vedere qual era la regola per trovarne altre. Infine il telecomando si scaldava tanto pi\u00f9 quanto maggiori erano le differenze tra gli universi, probabilmente come sottoprodotto della reazione sconosciuta che permetteva di ottenere questo spostamento. Cambiare il colore di un vaso non dava alcun effetto percepibile, mentre sostituirlo con un vaso pseudoMing, o meglio finire in un universo dove in casa mia ce n&#8217;era uno, rendeva leggermente tiepido il telecomando. Mi chiedo ancora oggi come siano le menti degli alieni \u2013 il telecomando non poteva essere nulla di fattura terrestre \u2013 che avevano creato questo marchingegno: non tanto per creare un oggetto simile, quanto per poter essere in grado di assorbire tutta la conoscenza del \u201clibretto di istruzioni\u201d in un solo istante, e presumibilmente senza mal di testa, o di qualunque cosa abbiano al posto della testa. Mi pare ovvio che l&#8217;essere che si era avvicinato a Marco (per fare uno scherzo? Un esperimento su una specie arretrata? Chiss\u00e0&#8230;) aveva semplicemente assunto sembianze umane per non dare nell&#8217;occhio; ma chiss\u00e0 qual era la sua forma reale.<\/p>\n<p>A quanto pareva, il fatto stesso di adoperare il telecomando in modi sempre diversi mi permetteva di ricordare qualcosa in pi\u00f9. Riuscii cos\u00ec a impratichirmi rapidamente delle operazioni di base, e trovai qual era la sequenza specifica di tasti che permetteva di puntare il telecomando sugli esseri viventi. Cominciai subito a fare qualche esperimento sulle piante di casa, che tanto non avrebbero potuto soffrire pi\u00f9 di tanto considerando la mia totale mancanza di pollice verde; poi mi azzardai anche a provarlo sugli animali. La differenza maggiore sembrava essere la quantit\u00e0 di calore generata dal telecomando: trasformare un gattino nero in uno bianco era probabilmente molto pi\u00f9 dispendioso che tramutare una scatola nera delle stesse dimensioni in una bianca, anche se non saprei come associare il concetto di \u201cdispendioso\u201d a un oggetto che non sembrava aver bisogno di alcuna fonte di energia. Anche quello era un mistero: l&#8217;unica certezza era che la seconda legge della termodinamica continuava a valere in tutti gli universi, e parte dell&#8217;energia usata veniva dissipata come calore.<\/p>\n<p>Decisi alla fine di fare una sperimentazione su me stesso: era sicuramente un rischio, ma non volevo che nessun altro sapesse quali erano le capacit\u00e0 di questo telecomando. Inutile dire che preparai l\u2019esperimento con la massima cura. Per sicurezza scrissi tutte le istruzioni d\u2019uso che avevo scoperto in un quadernetto (niente file al computer, non si sa mai\u2026) sulla cui copertina avevo scritto \u201cLEGGIMI!\u201d, e che misi ben lontano dalla portata del telecomando; in questo modo sarei sempre potuto ripartire da capo, se il mio alter ego avesse perso la memoria delle operazioni. Tremando un po\u2019, puntai il telecomando verso di me e digitai i comandi che asecondo i miei calcoli mi avrebbero fatto guadagnare qualche etto di muscoli. Non mi parve che fosse successo nulla, a parte l&#8217;ormai usuale tremolio intorno a me e un netto calore del telecomando. Dopo qualche istante per\u00f2 mi resi conto che la maglietta che avevo indosso sembrava essersi ristretta. La sollevai e vidi dei favolosi addominali a tartaruga e un torace corrispondente. Da un punto di vista logico, la cosa non aveva alcun senso: il mio corpo era cambiato, ma la mia mente era rimasta quella del \u201cvecchio\u201d universo che avevo lasciato, dove il &#8220;me&#8221; che aveva preso il mio posto si sar\u00e0 stupito di essere improvvisamente diventato una mammoletta: poco male, si riallener\u00e0 e in breve tempo rifar\u00e0 i muscoli. \u00c8 inutile: la teoria dei quanti \u00e8 tutta un paradosso. Magari \u00e8 proprio vero che la coscienza segue leggi diverse da quelle fisiche. Comunque non feci troppo caso alla cosa; col senno di poi, quello fu il mio primo grande errore. Il secondo mio errore fu pi\u00f9 sottile: non avevo infatti notato che il risultato che avevo ottenuto &#8211; e il calore relativo del telecomando &#8211; erano molto maggiori di quello che mi aspettavo. Anche in questo caso la spiegazione a posteriori \u00e8 abbastanza intuitiva: la mia eccitazione aveva interagito con ilcampo quantistico generato dal telecomando, aumentando cos\u00ec la potenza del risultato. Ma tutto questo lo compresi troppo tardi.<\/p>\n<p>Quando gli raccontai delle mie scoperte, Marco fu entusiasta. Come prima cosa, mi intim\u00f2 di fargli ricrescere i capelli, che gli si stavano diradando. Fortuna che avevo rafforzato il mio fisico, perch\u00e9 solo qualche giorno prima sarei stato buttato a terra dalla gioiosa pacca sulla schiena che mi diede per festeggiare la sua nuova zazzera. Ma la mia sorpresa fu massima qualche ora dopo. Eravamo andati alla solita birreria; lui stava chiacchierando di donne, io giocherellavo sbadatamente con il telecomando che ci eravamo portati dietro, e sovrappensiero tramutai il suo maglione in un gilet rosa shocking. Marco sembr\u00f2 quasi risvegliarsi da chiss\u00e0 quali pensieri, ammesso che ne avesse, e tutt\u2019a un tratto mi disse: \u201cMa com\u2019\u00e8 che non mi hai ancora detto nulla del mio bellissimo gilet nuovo?\u201d Non solo non si era accorto di nulla, ma anzi credeva di aver comprato lui il gilet, che in effetti non stonava affatto con i suoi gusti estetici. Eppure negli esperimenti su me stesso io non avevo mai avuto queste memorie artificiali di un passato che non era esistito! Quanto scritto nel mio quadernetto, che avevo regolarmente continuato ad aggiornare esperimento dopo esperimento, collimava perfettamente con i miei ricordi. Cosa poteva essere capitato? Mi ci volle tutta la notte per fare un\u2019ipotesi. Come sapete, uno degli assunti della teoria dei quanti afferma che l\u2019osservatore influenza gli eventi; a quanto pare, \u00e8 proprio cos\u00ec. Se qualcuno osservava il telecomando mentre veniva azionato, la sua mente non passava nell&#8217;altro universo. Se invece non lo osservava, non succedeva nulla di tutto questo: il Marco col gilet rosa shocking era insomma una persona diversa dal mio amico originale, almeno per quanto riguardava il gilet. Non una grande differenza, ma comunque una differenza.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che congegnai un piano che definire diabolico era poco. La prima fase fu la pi\u00f9 semplice da eseguire. Un paio di giorni dopo tornai da Marco, presi il telecomando, lo puntai di nascosto verso di lui e digitai la combinazione per sostituirlo con un suo alter ego che non ne aveva mai sentito parlare. Mi venne un colpo quando vide il telecomando che scottava tra le mie mani e sbott\u00f2: \u201cMa che ci fai con quello?\u201d; mi rilassai solo quando soggiunse \u201cTe lo sei portato da casa per vedere se funziona con la mia nuova tiv\u00f9 64 pollici?\u201d Il segreto del telecomando era ormai solo mio; ora potevo dedicarmi con tranquillit\u00e0 ad Ale. L\u2019avevo conosciuta l\u2019anno prima, e avevamo iniziato a vederci ogni tanto per andare al cinema o a bere qualcosa. Mi ero subito innamorato di lei, per la sua risata, la sua intelligenza ma soprattutto per la disinvoltura con cui portava la sua quarta; non avevo per\u00f2 mai osato confessarglielo, aspettando sempre che arrivasse il momento giusto. Inutile dire che quel momento non arriv\u00f2 mai. Anzi, un giorno Ale ed io andammo in pizzeria insieme a Marco, il giorno dopo lei mi chiese il suo numero di telefono e per qualche mese i due furono inseparabili. Poi come al solito Marco si stuf\u00f2 e ruppe la relazione.<\/p>\n<p>Fare un secondo passaggio di telecomando su Marco, sostituendolo con uno che non aveva mai conosciuto Ale fu semplicissimo; il telecomando praticamente non si scald\u00f2, segno che per lui quella storia era gi\u00e0 bell\u2019e dimenticata. Fare la stessa cosa con Ale fu parecchio pi\u00f9 difficile, non solo perch\u00e9 probabilmente si era davvero innamorata del mio amico ma anche perch\u00e9 dovetti fare letteralmente i salti mortali per convincerla a rivederci: lei ce l\u2019aveva ancora con me per averglielo fatto conoscere. Ma una volta che mi ritrovai con un\u2019Ale che non aveva mai conosciuto Marco le cose furono molto pi\u00f9 semplici. Vi sembrer\u00e0 incredibile, ma non dovetti neppure usare il telecomando; ero diventato probabilmente diventato molto pi\u00f9 sicuro di me, e cominciammo a vederci sempre pi\u00f9 spesso&#8230; fino a quella maledetta notte, la prima volta in cui facemmo sesso.<\/p>\n<p>La serata era stata perfetta: avevo preparato una cena giapponese che era sempre stata il mio cavallo di battaglia, e poi eravamo finalmente finiti a letto. La mia gatta Lucrezia continuava a girellare per la camera, innervosita dal mio comportamento ben diverso dal solito. Avevo stoltamente lasciato il telecomando quantistico sul comodino: mentre stavamo facendo l\u2019amore mi accorsi con la coda dell\u2019occhio che Lucrezia era salita sul comodino e stava schiacciando tasti su tasti, terminando con quello che corrispondeva all&#8217;attivazione; e il telecomando era proprio puntato su noi due! Vidi con orrore il solito tremolio, ma non ebbi nemmeno il tempo di impietrirmi dalla paura, perch\u00e9 in quel preciso istante ebbi l&#8217;orgasmo, e vi posso assicurare che non mi era mai capitato qualcosa anche solo pallidamente paragonabile a quello che stavo provando. Rimasi senza fiato tra le braccia di Ale e caddi quasi immediatamente in un sonno profondo; quando il mattino dopo mi svegliai capii finalmente cosa era successo.<\/p>\n<p>La nostra eccitazione mentre eravamo arrivati al climax, unita al gran numero di tasti schiacciati da Lucrezia, doveva aver fatto scaturire una trasformazione davvero eccezionale, spostandoci di parecchio (e non potevo fare a meno di accorgermene!) all\u2019interno dell&#8217;iperspazio di tutti gli universi; l&#8217;enorme calore generato dalla trasformazione aveva distrutto completamente il telecomando quantistico, lasciando solo un pezzo di plastica e metallo fusi insieme. Ritornare all\u2019universo precedente ci era ormai impossibile; mi toccava restare qui.<\/p>\n<p>Mi crucciai per un po\u2019, ma alla fine mi misi l\u2019anima in pace: in fin dei conti la nuova situazione non era poi cos\u00ec malvagia. Ale non aveva ovviamente notato nulla, e dopo un breve periodo di ovvio mio assestamento a questo nuovo universo che avevamo raggiunto la nostra relazione continu\u00f2 meglio di quanto avessi mai potuto sperare. Dopo quel primo, fantastico amplesso Ale perse infatti letteralmente la testa per me, e al piacere della compagnia reciproca si affianc\u00f2 quello di un\u2019intesa sessuale perfetta. Immaginare una vita l\u2019uno senza l\u2019altro ci sarebbe ormai stato impossibile. L\u2019anno scorso ci siamo sposati e a marzo nascer\u00e0 il nostro (speriamo primo) bambino: non abbiamo voluto sapere qual \u00e8 il suo sesso, ma se sar\u00e0 maschio lo chiameremo Marco. Ah, s\u00ec: il Marco di questo nuovo universo, che mi ha anche fatto da testimone di nozze, \u00e8 molto pi\u00f9 gentile con me dell\u2019altro. Gli piace farmi da fratello maggiore e rievocare le nostre passate avventure, avventure di cui ovviamente non posso avere alcuna memoria ma a cui annuisco con convinzione e che ormai, a furia di sentirgliele raccontare, fanno in un certo parte del mio nuovo passato. Soprattutto non mi chiama \u201ctesta d\u2019uovo\u201d, e non sapete quanto la cosa mi faccia piacere. Non c&#8217;\u00e8 nessuna crisi di gelosia neppure con Ale. In questo universo i due non si erano mai conosciuti; quando li ho reciprocamente presentati \u00e8 andato tutto liscio, e ora sono due compagnoni. C\u2019era da aspettarselo, per\u00f2: in fin dei conti mi vogliono entrambi bene, pur se in modo diverso.<\/p>\n<p>Tutto perfetto, insomma, o quasi, se non per una cosa. In questi due anni non ho ancora fatto l\u2019abitudine ad avere le tette: figuriamoci ora che sono incinta e mi sono ancora cresciute&#8230;<\/p>\n<p stile=\"text-align:right; font-size:small\">(9 agosto 2013; rivisto 11 agosto 2022)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 vero, queste ultime settimane sono state molto pi\u00f9 pesanti di quanto avessi potuto immaginare: stare per diventare genitori \u00e8 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