Via Luigi Biraghi

Via Luigi Biraghi è una vietta milanese, duecento metri sì e no, che è sempre stata inopinatamente a doppio senso di marcia: inopinatamente perché è stretta, la gente ci parcheggiava sui due lati e quindi di spazio ce n’era pochino. A dire il vero non ci passava praticamente nessuno: insomma, non è che ci fossero tutti questi problemi.
A luglio l’amministrazione comunale, nella sua infinita saggezza, decise di tracciare una linea di mezzeria e contemporaneamente di vietare il parcheggio su uno dei lati della carreggiata (dimenticandosi di disegnare le strisce blu dall’altra parte, ma non importa). A onor del vero, il divieto di parcheggio era generalmente stato rispettato.
Un paio di settimane fa l’amministrazione comunale, nella sua infinita saggezza, decise di cambiare idea: la strada diventò senso unico e parcheggiabile su entrambi i lati. Naturalmente questo ha comportato cancellare la linea di mezzeria… tranne sulla piazzetta che finisce in via Murat. Decidersi prima? (ah, continuano a dimenticarsi di disegnare le strisce blu.)
P.S.: però l’amministrazione comunale ha appena fatto un’opera altamente meritoria: riasfaltare il controviale di Viale Zara, distrutto da anni di camion che passavano di là causa lavori M5. Vi garantisco che pedalarci era una tragedia immane per il sottosella 🙂

Arriva l’esercito

Il percorso che sto attualmente facendo per andare nel nuovo ufficio passa davanti al consolato egiziano in via Timavo. Me ne sono accorto perché al mattino trovavo sempre da dieci a venti persone davanti al cancello.
Stamattina ho anche trovato una jeep dell’esercito dall’altro lato della strada: l’unica cosa che non ho ben capito è perché uno dei militari avesse una ramazza e facesse finta di pulire non so bene cosa vicino a un albero.

Creperie d’Auriane (ristorante)

L’altra settimana, dopo avere accuratamente lasciato i gemelli dai nonni, Anna e io siamo andati a provare la Creperie d’Auriane, visto che prima che riusciamo ad andare in Francia a mangiarle ce ne vorrà.
Niente da dire sul locale, piccolo ma molto ben tenuto. Le galettes, dice mia moglie che è l’esperta di famiglia, sono troppo sottili, soprattutto se uno prende qualcosa appena oltre la base; le crepes dolci sono invece corrette. Detto questo, iniziano le note dolenti. Secondo il menu, tutti gli ingredienti sono scelti con cura: questo non era il caso della panna, che non era fresca ma industriale. In compenso la bottiglia di sidro francese costa 13 euro, e non c’è la possibilità di ordinarlo al bicchiere (“ma se vuole può portarsi a casa la bottiglia non terminata: il vuoto non è a rendere”. Scusa, ma portarsi a casa il doggy bag è il minimo sindacale, e con il ricarico che fai voglio vedere se mi avessi ancora fatto pagare il vuoto). La birra è solo in bottigliette francesi da 33 centilitri per sei euro, e il titolare nel versarla – manco fosse un vino d’annata – è anche riuscito a farla uscire fuori dal bicchiere.
In definitiva, uno dei tanti posti per cui Milano è famosa (famigerata). Non credo ci torneremo.

e se uno vuol fare il bravo cittadino?

Sabato ero all’assemblea di Wikimedia Italia. Solo che avendo due tremezzenni che hanno il corso di acquaticità, alle 11:45 ho inforcato la bicicletta per arrivare in piscina e aiutare Anna ad asciugare e rivestire i giovani. Arrivato in via Meravigli quasi all’angolo con piazza Cordusio ho visto che una delle lastre di pietra che il comune si ostina a lasciare “per arredare la città” era sollevata dalla sua sede e toccava la rotaia del tram.
Mi sono fermato e ho spostato la lastra, che si è tornata al suo posto: sabato sera era ancora ben messa. Però è chiaro che c’è comunque un problema di base, e basta poco perché si sposti di nuovo. Sì, probabilmente chiamando lo 02.02.02 avrei potuto spiegare cosa era successo in un tempo lungo a piacere. Ma non è proprio possibile inventarsi una specie di segreteria telefonica dove registare la segnalazione?

Metro lilla

Ieri pomeriggio per tornare a casa devo aver battuto ogni record: ho preso tutte e quattro le linee di metropolitana di Milano. Prenderne tre è in realtà il modo più veloce, visto che il concetto di linee tangenziali non è molto gettonato: però, visto che domenica avevano aperto la linea 5, ho provato a farci due fermate.
Così ad occhio mi pare leggermente più larga di quella di Torino, e quindi un po’ meno claustrofobica: il treno non era vuoto ma nemmeno pieno come un uovo, e le due fermate che ho fatto mi sono sembrate tranquille. È probabilmente vero che i corridoi sono in stile centro commerciale, e quindi assolutamente spogli: ma non è detto che sia un male.
Insomma, per il momento – a parte l’inutilità intrinseca – perlomeno l’usabilità c’è.

la segreta tela di Penelope

L’altra settimana improvvisamente l’incrocio tra viale Zara e via Ala / via Slataper è stato chiuso, con tanto di cartelli gialli “viabilità modificata”. La cosa non è per nulla passata inosservata: sia l’incrocio di piazzale Istria che soprattutto quello tra viale Zara e via Laurana / via Bisi Albini si sono intasati al punto tale che facevo fatica a passare con la bicicletta, oltre a dover fare un giro molto più pericoloso: il buffo è che il semaforo continuava a funzionare, non so se per i pedoni o cosa.
Sabato, se ho visto bene – in questi giorni faccio un percorso diverso – i cartelli sono stati tolti e l’incrocio riaperto. Tutto bene quel che finisce bene? per nulla. La scorsa settimana avevo scritto al Comune di Milano segnalando il problema, e mentre c’ero anche suggerendo di valutare una modifica del semaforo in piazzale Istria lato Fulvio Testi (sapete, siamo una nazione di santi, poeti e navigatori satellitari…). Peccato che quella lettera non abbia mai avuto risposta: nella migliore delle ipotesi la barocca architettura del sito del Comune non l’ha memorizzata, cosa che non posso sapere perché non esiste un feedback di avvenuta ricezione. Devo dire che ai tempi della Moratti le mail al Comune avevano risposta molto più rapida 🙁

il caldo mi fa male

ieri pomeriggio sono rimasto quasi dieci minuti a litigare con uno che stava facendo in macchina via Pallavicino e non voleva far passare me che stavo arrivando in bicicletta sulla ciclabile che dal parco va verso piazza della Conciliazione (sono passato io, ma chi mi conosce non avrà avuto dubbi).
Secondo lui il fatto che ci fossero le strisce tratteggiate di una pista ciclabile (e che dal suo lato ci fosse il cartello quadrato di “attraversamento pista ciclabile” non aveva alcuna importanza, perché la mia era una strada come le altre e quindi dovevo dare la precedenza.
A parte che qualcuno mi deve spiegare come si fa a fare una postselezione da furbofono, perché il menu registrato dopo lo 02.02.08 mi ha bloccato, è chiaro che il caldo non mi permette di pensare bene. Quello che arrivava da destra ero io.