Omelette&Baguette (ristorante)

Domenica alle 13 Anna e io stavamo tornando a piedi verso casa da piazza Gramsci, e lei ha visto un posto dove la gente stava mangiando, sembrava anche con gusto; mi chiede “sai cos’è?”, e io ho risposto “il locale che ci rompe da mesi e mesi con la pubblicità su Radio Popolare… solo che ho cancellato il nome”. Beh, non è stato difficile alzare gli occhi e vedere che si chiama Omelette&Baguette (il sito sarebbe questo, ma è completamente inutile, a partire dall’indirizzo che sarà fiscalmente corretto ma in pratica è sbagliato: dovete andare in via Paolo Sarpi 62. Se volete una recensione più completa, guardate piuttosto qua).
A farla breve, siamo entrati e abbiamo mangiato. Inutile dire che è un posto da evitare se si hanno problemi di colesterolo, anche se c’è la possibilità di avere delle insalate; la cucina sembra un misto tra italiana e nordafricana (il Brick che mi sono preso io è un piatto tunisino), le porzioni generose, i prezzi onesti e l’ambiente è simpatico; persino il caffè è ottimo. Se si vuole provare l’ebbrezza del brunch domenicale (20 euro) conviene però prenotare, mi sa: il locale è su due piani, ma non è che sia così grande.

Sono proprio (futuri) ingegneri

Ieri in pausa pranzo ho pedalato fino al Politecnico a sentire un seminario sulla “soft matter”. Al ritorno mi accorgo che nella bici non c’è più il faretto davanti, quello con le celle fotovoltaiche. La sottrazione è stata sicuramente in quell’oretta in cui seguivo il seminario, visto che martedì sera il faretto l’avevo usato per andare e tornare da Macchiaradio, e ieri mattina la bicicletta era all’interno della sede, come al solito.
A dire il vero non mi sono arrabbiato più di tanto, visto che ne avevo un altro. Quello che però mi lascia un po’ perplesso è che hanno preso il faretto, ma non il pezzo di plastica con la guida per fissarlo, senza il quale in effetti uno se ne fa poco. In effetti la guida era stata svitata, cosa nemmeno troppo complicata perché c’è una manopolina, ma era appunto rimasta attaccata al manubrio della bici. Partendo dall’assunzione piuttosto probabile che il ladro del faretto sia stato uno studente del Poli, mi resta il dubbio di come mai abbia lasciato il lavoro a metà. Forse che tutto quello che gli interessava davvero erano le cellette fotovoltaiche e/o i led bianchi? Da un ingegnere ci si aspetta di tutto 🙂