_A che serve la matematica_ (libro)

Ho dei forti dubbi che questo libro (Giuseppe Bruzzaniti e Ugo Bruzzo, A che serve la matematica, Vallardi 2017 [2009], pag. 268, € 12,90, ISBN 9788869874567, link Amazon ) mantenga le promesse della collana, che si intitola “Finalmente ho capito!”. Non che il contenuto sia malfatto; ci sono anche dei punti che a mio parere sono ottimi, come il premettere alle frasi dei grandi matematici che terminano i capitoli un minimo di spiegazione al contorno. Inoltre la derivazione delle proprietà della funzione esponenziale a partire da quella del logaritmo (naturale) mi pare un approccio davvero interessante, e fattibile anche alle superiori (certi punti di analisi matematica mi paiono invece un po’ troppo). Quella che invece trovo poco pratica è la parte di domande e risposte tipo FAQ – ma io direi quasi nello stile del Catechismo di Pio X – che apre i vari capitoli: lo studente a mio parere non capisce ma si trova semplicemente invischiato in un ragionamento non suo. Probabilmente il libro funziona meglio come un manuale per ripassare rapidamente i vari concetti matematici e avere uno sguardo d’insieme alle varie branche e a come sono nate, oltre che vedere effettivamente nell’ultimo capitolo alcune applicazioni matematiche: ma da qui a usarlo per capire la matematica ce ne vuole eccome.

_The Shepherd’s Crown_ (libro)

Quarantunesimo e definitivamente ultimo libro del Discworld (Terry Pratchett ha lasciato disposizioni molto fisiche per evitare che qualcuno completasse i suoi romanzi non terminati, facendo passare un rullo compressore sopra l’hard disk con i suoi appunti…), si torna ancora a parlare di Tiffany Aching, dei MacFeegle e degli elfi: Ankh-Morpork appare solo di striscio, così come il capo dei maghi e il Patrizio; d’altra parte non avrebbe avuto molto senso uno showdown con tutti i personaggi della saga. Il problema del libro (Terry Pratchett, The Shepherd’s Crown< , Corgi 2016 [2015], pag. 336, Lst. 7,99, ISBN 978-0-552-57447-1, link Amazon) è però duplice. Da un lato segna un punto fermo, con la morte di Granny Weatherwax già nelle prime pagine; dall’altro sembra una rivisitazione di temi già trattati, come per esempio quelli di Equal Rites declinati in senso opposto. Non so quanto sia stato il reale apporto di Pratchett non tanto nella definizione della storia quanto nel suo svolgimento: ho trovato molte meno battute e una definizione inferiore dei personaggi di contorno come Geoffrey e la strega Letice Earwig; in realtà quest’ultima ha uno sviluppo diverso dal passato che però pare lasciato lì a metà. Addirittura la “corona del pastore” che dà il titolo al libro sembra essere un’aggiunta quasi irrilevante. Come avrebbe detto Pratchett, il narrativium porta a un tipo ben specifico di sviluppi che qui purtroppo non appaiono; è insomma presente in concentrazione piuttosto bassa. Ma nonostante tutto il libro rimane una lettura piacevole.

_Conclave_ (libro)

Dai tempi di Fatherland il nome di Robert Harris è associato a thriller scritti con una estrema cura dei particolari. In questo caso (Robert Harris, Conclave [Conclave], Mondadori 2016 [2016], pag. 268, € 12,50, ISBN 978880466511, trad. Annamaria Raffo, link Amazon) ci si sposta in un fantafuturo nel quale il papa (che ricorda sin troppo Francesco…) è improvvisamente morto, e si tiene un conclave in un momento piuttosto difficile per il cattolicesimo. È abbastanza chiaro sin dall’inizio chi verrà eletto, e non è impossibile capire il colpo di scena dell’ultimo minuto; ma il libro non è un giallo e quindi questo non è così importante. Molto più interessante leggere degli intrighi intessuti dai vari papabili: il decano Lomeli che è la voce narrante della storia, il camerlengo quebeccaro Tremblay, il nigeriano Adeyemi, il segretario di Stato Bellini e il tradizionalista patriarca di Venezia Tedesco… ognuno con i propri scheletri nell’armadio. Gli intrighi non mi stupiscono; più difficile almeno per me credere alla quantità di informazioni che giunge dentro il conclave.
Un’ultima cosa: non posso perdonare alla traduttrice Annamaria Raffo (e naturalmente ai redattori: ma esiste ancora quella figura?) di aver fatto diventare “prefazione” la preghiera che precede il Santo (e Preghiera universale la Preghiera dei fedeli al di fuori del Venerdì Santo). Hai un libro con rituali cattolici da cima a fondo e non controlli qual è il termine italiano corrispondente a quello inglese?

_Matematica e mondo reale_ (libro)

Il titolo di questo libro (Zvi Artstein, Matematica e mondo reale : Il ruolo decisivo dell’evoluzione nella costruzione matematica del mondo [Mathematics and the Real World – The Remarkable Role of Evolution in the Making of Mathematics], Bollati Boringhieri 2017 [2014], pag. 380, € 32, ISBN 978-88-339-2775-6, trad. Simonetta Frediani, link Amazon) è un po’ fuorviante, sia in italiano che nell’originale inglese. Quello che Artstein intende davvero fare è raccontare – in maniera divertente, tra l’altro – come lui pensa che si dovrebbe insegnare la matematica. Per farlo, però, non segue un percorso diretto ma comincia con quella che sembra una storia delle conquiste matematiche (non “della matematica”, notate) facendo varie digressioni per esempio sul calcolo delle probabilità. Le conquiste però vengono viste pensando a cosa sia “facile” e “difficile” per il nostro cervello, che si è evoluto per sopravvivere in un ambiente dove il ragionamento logico e le inferenze probabilistiche non sono la via migliore per non essere mangiati da una tigre. Ecco dunque che il formalismo logico è per Artstein fondamentale per essere sicuri che le nostre basi siano solide, ma non è quello che usiamo per capire le cose, né tanto meno possiamo usarlo per impararle. Purtroppo nella traduzione di Simonetta Frediani sono rimaste alcune imprecisioni che in certi punti rendono più complicata la lettura. Ah: Artstein è israeliano, e nel testo i risultati dei suoi connazionali hanno un rilievo simile a quello del Popov che nelle barzellette sull’Unione Sovietica aveva inventato tutto…

_Val più la pratica_ (libro)

Andrea De Benedetti è sabaudo. E quindi non puo fare a meno di terminare questa sua pseudogrammatica (Andrea De Benedetti, Val più la pratica : Piccola grammatica immorale della lingua italiana, Laterza maggio 2014 [2010], pag. 187, € 8,50, ISBN 9788858113745) facendo notare come il piemontesismo “solo più” ha un significato ben diverso dal semplice “solo”, come del resto noi nativi sappiamo bene ma la cricca dei grammatici continua a negare. A parte la battuta, il testo è molto bello, non solo perché ha un approccio più descrittivista che prescrittivista a regole e regolette – e soprattutto a quel mischione che è l’analisi logica – ma perché porta man mano il lettore a scoprire qual è il concetto contemporaneo di grammatica tra gli studiosi, concetto che non è ancora percolato tra gli insegnanti e tanto meno tra gli studenti. Quanti di voi hanno studiato il sistema valenziale dei verbi?
Se mi è concesso un appunto, io sarei stato ancora più indulgente col povero Trapattoni. È vero, il suo periodare si regge su un equilibrio assai creativo, ma il significato dell’esempio che è postato nel libro è sufficientemente chiaro anche a chi come me non è certo un esperto calciofilo.

_Diciamolo in italiano_ (libro)

Avete presente le diatribe sul riscaldamento globale, con tanti scienziati che negavano (e alcuni che negano ancora oggi) che gli eventi che si trovano davanti ai nostri occhi abbiano correlazione alcuna con l’aumento della temperatura del pianeta causato dalle nostre emissioni? Ecco: in questo libro (Antonio Zoppetti, Diciamolo in italiano : Gli abusi dell’inglese nel lessico dell’italia e incolla, Hoepli 2017, pag. 216, € 17,90, ISBN 9788820380335) Zoppetti mostra come l’ingresso degli anglismi nella lingua italiana stia seguendo lo stesso percorso, con un effetto valanga che è nato sottotraccia, addirittura minimizzato da illustri italianisti come Tullio De Mauro, ma è arrivato a un punto tale che potrebbe persino essere troppo tardi per evitare danni irreparabili non solo al lessico ma anche alla struttura stessa dell’italiano. Zoppetti lavora nel campo della linguistica computazionale da un quarto di secolo; io lo conosco dai primi anni zero quando ho collaborato al suo progetto di Esercizi di stile web. Qui difende la sua tesi non solo con una grande quantità di dati numerici – ngrams di Google è uno strumento utilissimo – ma anche mostrando come le metodologie usate di solito per valutare il peso degli anglismi siano intrinsecamente biased (ehm, scusate… “distorte”) e quindi non colgano la vera portata della trasformazione della nostra lingua.

Io sono più dell’idea che più che lottare contro gli anglismi dovremmo fare una campagna più generale contro la pigrizia che ci porta a usare sempre i soliti ritriti termini; che il lessico tenda sempre più a usare parole inglesi mi pare un corollario più che un teorema. Ma il problema in un modo o nell’altro resta: speriamo di non ritrovarci a discutere de L’Innominato Wedding Planner for Renzo & Lucia, by Alex A. Manzoni, oppure de Il passero single by James G. Leopardi, come da esempi iniziale e finale del testo!

_L’ultima equazione_ (libro)

“Herr Doktor”, Albert Einstein, era alla fine riuscito a creare una teoria del tutto: ma resosi conto del suo potenziale distruttivo qualora fosse caduta nelle mani sbagliate non la pubblicò mai e ne comunicò qualche parte ai suoi assistenti degli ultimi anni. Cinquant’anni dopo, qualcuno scopre la cosa e cerca di recuperare quelle formule… Questa è la trama alla base di questo libro (Mark Alpert, L’ultima equazione [Final Theory], Tea 2010 [2008, 2009], pag. 376, € 8,90, ISBN 978-88-502-2166-0, trad. Roberta Zuppet); ma possiamo tranquillamente dire che è solo una scusa per un romanzo d’azione con colpi di scena a ogni pagina e tanto, tanto sangue. Alpert scrive per Scientific American, e il suo lavoro, come dice nei ringraziamenti, è quello di semplificare le formule matematiche per i lettori della rivista, quindi la parte scientifica è a prima vista sensata (e tradotta bene da Robeta Zuppet); ma diciamo che nessuno sta a controllarla, come nessuno si mette a verificare i buchi nella trama anche perché l’autore non lascia il tempo di pensarci su. Una bella lettura leggera, in definitiva.

_La natura dello spazio e del tempo_ (libro)

Vent’anni fa Stephen Hawking e Roger Penrose hanno tenuto una serie di conferenze per raccontare come loro pensavano si potessero mettere insieme la teoria della relatività generale e la teoria quantistica dei campi. Non che ci si sia riusciti nemmeno ora a farlo, intendamoci. Ad ogni modo questo libro (Stephen Hawking e Roger Penrose, La natura dello spazio e del tempo : Che cosa la mente umana può comprendere dell’universo [The Nature of Space and Time], BUR 2017 [1996, 1996], pag. 150, € 6,99, ISBN 978-88-586-87499, trad. Libero Sosio) raccoglie il testo di queste lezioni. Ve lo dico subito: se non avete studiato fisica a livello universitario non ci capirete molto, o almeno io non sono riuscito a cavarci molto, anche perché la versione epub che ho letto (e che tanto per dire ha un ISBN errato nel colophon…) ha perso dei caratteri una volta letta con Aldiko che è tra i pochi programmi che permettono di leggere un file protetto da DRM; una versione pdf sarebbe stata migliore. Penrose si fa capire un po’ di più, Hawking è davvero tosto. Stranamente in un paio di punti mi è parso che Libero Sosio si sia perso: solo che non sono riuscito a copiarmi il testo, sempre per colpa del DRM 🙁