_Il crepuscolo dei media_ (libro)

Si parla sempre della crisi dei media. Ma i dati in questo saggio (Vittorio Meloni, Il crepuscolo dei media : informazione, tecnologia e mercato, Laterza 2017, pag. 137, € 13, ISBN 9788858129685, link Amazon) mostrano una fotografia impietosa del tracollo sempre più rapido del peso della stampa, italiana ma anche estera, sia nel numero di copie che nei ricavi pubblicitari; anche la televisione, neppure in Italia dove comunque resiste ancora, non se la passa troppo bene: gli OTT (Over The Top, Facebook, Google e pochi altri) prendono buona parte dei soldi che mancano. (Altri si sono definitivamente persi, si direbbe) Mi sarebbe piaciuto vedere più tabelle, e non solo puntatori ai documenti da cui Meloni ha tratto i dati; per il resto, il libro non dà soluzioni, anzi mostra come anche quelle previste negli anni scorsi in realtà non funzionano; ma non le promette nemmeno, quindi è onesto.

_Parole e potere_ (ebook)

Questo (Giuseppe Pitruzzella, Oreste Pollicino, Stefano Quintarelli, Parole e potere : Libertà di espressione, hate speech e fake news, Egea 2017, pag. 159, € 9,99, ISBN 9788823815148, link Amazon), più che un saggio, è un resoconto a tre voci su cosa succede nel campo di fake news e hate speech. La mia sensazione a pelle è che sia un testo preparato “per portarsi avanti col lavoro”, e avere qualche “bella” legge al riguardo. Delle tre parti, quella di Pollicino (a parte la sintassi terribile) che presenta il problema da un punto di vista costituzionalista è interessante perché mostra la differenza di concezione tra europei e americani per quanto riguarda il free speech (da noi più diritto universale, da loro legato a una concezione di mercato); quella di Pitruzzella mi è scivolata via senza lasciarmi molto; infine mi sarei aspettato da Quintarelli qualcosa in più di una panoramica seppure molto completa. In definitiva il testo serve più che altro a chi non conosce questi temi e vuole un’idea di base, sempre facendo la tara di un approccio politico al tema.

_Noi e i numeri_ (libro)

Questo libretto (Luisa Girelli, Noi e i numeri, il Mulino 2010, pag. 132, € 8,80, ISBN 9788815109804, link Amazon) racconta dal punto di vista delle scienze neurologiche come il nostro cervello gestisce i numeri e le operazioni aritmetiche. Dire “nostro” è limitante, visto che Girelli racconta anche il senso matematico di neonati e animali. Personalmente ho trovato un po’ inutile la parte iniziale sulla storia dei numeri, mentre mi è piaciuta la parte finale (un po’ alla Oliver Sacks…) sui pazienti che hanno avuto lesioni cerebrali e devono ovviare in qualche modo. La conclusione è che noi operiamo con i numeri a tanti livelli diversi, dalle formule imparate a memoria come le tabelline alla memoria a medio termine per compiere le operazioni.

_What Is This Thing Called Science?_ (libro)

“Che cos’è la scienza?” Questa domanda non fa parte della scienza, ma della filosofia della scienza. Quindi, come per tutta la filosofia, la risposta finale è “boh”. La cosa più divertente di questo libro (Alan Chalmers, What Is This Thing Called Science?, Hackett 2013 [1976], pag. 282, $23, ISBN 9781624660382, link Amazon) sono le introduzioni alle varie edizioni. Nella prima, un allora giovane Chalmers spiega che aveva scritto il libro perché non aveva trovato nessun compendio. Nella seconda, spiega che si è riletto il libro e si è accorto che la prima metà era da rifare. Nella terza, spiega che si è riletto il libro e si è accorto che la seconda metà era da rifare. In questa quarta edizione, per fortuna, ci sono solo modifiche minori… A parte questo teatrino e parlando seriamente, il libro è scritto in stile “filosofico”, nel senso che le varie posizioni (quelle note di Popper e Kuhn, quell meno note di Lakatos e Feyerabend, quelle per nulla note dei bayesiani e degli sperimentalisti estremi) sono mostrate nelle loro forze e sopratutto debolezze. Come capita sempre in filosofia, nessuno di questi sistemi ha le risposte definitive: ognuno di essi parte da qualcuno degli esempi tipici usati in questo campo (sono in definitiva sempre gli stessi…) scegliendo quelli che si attagliano meglio. Il mio sospetto è che gli scienziati facciano scienza per conto loro, senza stare a considerare la filosofia; le rivoluzioni scientifiche, o se preferite i cambiamenti di programma, avvengono per ragioni completamente casuali. Ma in ogni caso è bello scoprire che cosa potrebbe esserci dietro.

_Magnificat in D-Dur_ (spartito)

Avendo cantato col Forum Corale Europeo il Magnificat di Bach, mi sono comprato e “letto” questa edizione filologica (J.S.Bach, Magnificat in D-Dur BWV 243, Bärenreiter 1956, pag. 87, € 8,50, ISBN 9790006464272, link Amazon).
Bach era un genio, ma era anche un cesellatore sopraffino. Aveva scritto il Magnificat nel 1723, e nove anni dopo decise di rimetterlo in sesto per un uso più generale, togliendo le parti strettamente natalizie e riaggiustando qua e là la tessitura armonica (a cinque parti, tra l’altro, mica pizza e fichi). Quello che succede quando si studia lo spartito, che è cosa diversa dall’ascoltarlo, è che si scopre tutta una serie di giochini armonici tra le parti che sono piacevoli persino all’occhio e non solo all’orecchio, il che tra l’altro significa che questa edizione è ben curata anche nei dettagli. Insomma, una gioia.

_Filosofia per tutti_ (libro)

Introduzioni alla filosofia ce ne sono tante. Questa (Richard H. Popkin e Avrum Stroll, Filosofia per tutti [Philosophy Made Simple], Il Saggiatore 2014 [1993, 1997], pag. 422, € 15, ISBN 978-88-628-2053-2, trad. Pietro Adamo, link Amazon) ha almeno per quanto mi riguarda un vantaggio: non è una storia dei filosofi ma piuttosto dei temi filosofici. La differenza è enorme: pur seguendo l’uso anglosassone di presentare i sistemi filosofici come risposta a quelli che li hanno immediatamente preceduti, concentrarsi sul singolo tema significa disperdere meno le forze dello studente un po’ tonto quale io sono, e fargli capire qualcosa in più appunto della filosofia. Certo, il lato opposto della medaglia è che si perde la visione unitaria del pensiero dei grandi filosofi, ma almeno per me il gioco vale la candela. Il testo – ben reso da Pietro Adamo – è abbastanza discorsivo e pensato per chi preferisce idee tagliate con l’accetta alle mille sfaccettature della realtà; di nuovo la scelta mi pare ottima visto che non è un manuale scolastico. Poi è chiaro che l’approccio è anglosassone in tutto, e per esempio dà una preferenza nemmeno troppo nascosta all’empirismo humeiano: ma non si può pretendere tutto dalla vita. Nota di demerito all’edizione 2014 che ho comprato, che è semplicemente quella precedente ristampata (in anastatica?) nella nuova collana. Non mi lamento tanto della mancanza di aggiornamento delle date di morte dei filosofi contemporanei quanto proprio della stampa; soprattutto verso la fine i caratteri sono poco leggibili. Capisco che se quello era l’originale a disposizione non si poteva pensare che un OCR avrebbe fatto miracoli, ma forse il risultato sarebbe stato più piacevole.

_Matematica: stupore e poesia_ (libro)

Bruno D’Amore ha sempre avuto un approccio molto personale nei suoi libri. In questo caso (Bruno D’Amore, Matematica: stupore e poesia, Giunti 2009, pag. 216, € 18, ISBN 9788809754492, link Amazon) direi che la scelta è molto felice. Il tema, più che quello che il titolo farebbe pensare, non è la bellezza per così dire poetica della matematica ma la sua filosofia. D’Amore non entra nel merito dei temi specifici – quantunque l’accenno alla definizione gödeliana di matematica “di destra” e “di sinistra” sia davvero allettante – ma riesce molto bene a trasmettere al Lettore (con la L maiuscola..) il senso di meraviglia per come essa riesca a funzionare. Pensate un attimo: com’è che possiamo essere certi che le dimostrazioni geometriche per esempio sui triangoli, fatte con l’ausilio di un disegno, valgano per tutti i triangoli possibili? E come è possibile che un ragazzo passi dal riconoscimento per intuizione di un risultato all’astrazione che gli si richiede quando cresce? (Tra l’altro, D’Amore è molto critico con la riforma universitaria del 3+2, e non si perita di scriverlo a chiare lettere nel testo). All’interno della trattazione, D’Amore inserisce inoltre brani di altri “amici matematici”, il che da un lato gli permette di entrare meglio nei temi che tratta e dall’altro mostra paradossalmente come non esista in realtà un pensiero unico della matematica.

_Dino Buzzati al Giro d’Italia_ (ebook)

Anno 1949. Non solo l’Italia era uscita dalla guerra da pochi anni ed era piuttosto sgarrupata, ma la televisione non esisteva, al più c’era la radio che raccontava il mondo… e c’erano i quotidiani. Come potremmo oggi immaginare un resoconto del Giro d’Italia, l’avvenimento sportivo più improtante dell’anno, date queste condizioni? Una cronaca di tutto quello che è accaduto: cronaca non necessariamente asettica ma comunque informativa. E invece no. Il Corriere della sera prende come inviato uno scrittore come Dino Buzzati, che di ciclismo ne sa poco o nulla e lo confessa il primo giorno, anzi due giorni prima della partenza nel primo articolo. Nel suo reportage (Dino Buzzati, Dino Buzzati al Giro d’Italia, Mondadori 2014, pag. 196, € 6,99, ISBN 9789788852043505, link Amazon) tecnicamente troviamo alcuni dati della corsa (i suoi taccuini di appunti contengono i dati essenziali, il che significa che la gara la seguiva davvero) sotterrati all’interno di una epopea quasi militare tutta sua, da scrivere giorno per giorno senza riletture. La differenza con i resoconti delle tappe domenicali (il lunedì il Corsera non usciva in edicola), raccontate da Ciro Verratti e presenti in appendice, è enorme: Verratti in effetti racconta la corsa, anche se non certo asetticamente. In definitiva, un’epopea più che una cronaca.
L’unico punto dolente riguarda il prezzo dell’ebook. Io l’ho preso in prestito digitale, ma sette euro per un testo che si suppone si sia già ampiamente ripagato nei decenni secondo me è un furto.