Il berlusconismo di Renzi

Sia da sinistra che da destra sono tanti le voci che hanno definito Renzi “un Berlusconi giusto più giovane” (e senza aziende, aggiungo io). Beh, bisogna dire che la mozione contro Ignazio Visco in effetti mi fa propendere per questa ipotesi.

Io non ne so molto di economia, e quindi non posso valutare se l’operato di Ignazio Visco sia stato sufficientemente incisivo in questi anni in cui abbiamo visto cadere Montepaschi, Banca Etruria, le due popolari venete, Carige (ah no, quella non è ancora caduta, magari riescono a tenerla in piedi). Ricordo anche che prima di Visco avevamo anche avuto gente come questo signore. Il punto – politico – è però un altro. Per quello che mi consta, il Partito Democratico è la forza principale nel Parlamento italiano e nella maggioranza di governo. Non c’è nulla di male se ritiene che l’attuale governatore non sia stato così bravo e quindi non voglia che il suo incarico sia rinnovato – cosa diversa tra l’altro dal revocare la nomina. Però lo fai appunto attraverso una delibera del Consiglio dei ministri. La mozione di sfiducia la lasci fare alla minoranza, che ha per l’appunto quella come unica strada possibile. Bene: chi è che ha sempre governato come se fosse all’opposizione? Silvio. Signori, ho concluso.

P.S.: a chi dice “ma è Mattarella a nominare il Governatore della Banca d’Italia”, rispondo che forse è meglio che ripassi un po’. La frase completa è «La nomina del governatore è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia.» Datto in altri termini, la nomina è governativa.

Rosatellum (bis) vuol dire fiducia

Premetto: secondo me il Rosatellum bis è una schifezza. L’idea iniziale era buona, la realizzazione attuale no. Detto ciò, definire anticostituzionale il ricorso alla fiducia per evitare gli emendamenti ai primi tre articoli mi pare eccessivo: certo però che c’è qualcosa che non va, se un disegno di legge che accorpa non so quante proposte (il primo firmatario formalmente è il pentastellato Toninelli) e sulla carta ha una maggioranza trasversale che lo supporta con PD, Forza Italia e Lega deve ricorrere alla fiducia per avere una qualche speranza di passare (alla Camera, per di più). Ma forse il problema è un altro: in questo modo si evita di dover votare non so quanti emendamenti. Ma se il problema è questo, non è che forse bisognerebbe tornare a discutere – nella prossima legislatura, ormai – sul regolamento delle Camere e trovare un compromesso tra il diritto di modificare una legge e quello di fare proposte sensate. Non credo però capiterà 🙁

il nostro ministro degli Esteri

Come avrete letto sui giornali, il nostro ministro degli Esteri Marco Minniti è andato a Bengasi a parlare con il generale Khalifa Haftar, quello insomma che controlla la maggior parte della Libia (diciamo Cirenaica e Fezzan, sulla Tripolitania probabilmente c’è un po’ più di gente sotto il governo ufficiale ma non è detto). Come? Minniti non è il ministro degli Esteri? E chi è allora? Mogherini? Gentiloni? No, sono stati promossi entrambi. Mi sa che il posto sia vacante 🙂

A parte le battute, potrebbe anche avere senso non mandare il ministro degli Esteri a parlare con il capo di una milizia non riconosciuta formalmente dalla comunità internazionale. Minniti è noto per essere un poliziotto dentro, e quindi probabilmente ha parecchi punti di contatto con Haftar; il tenere il piede in due scarpe è una costante caratteristica della politica estera italiana, e una semilegittimazione come questa – pur richiedendo un equilibrio perfetto – può aiutare la nostra Realpolitik più dei colloqui a livello di servizi segreti che pur ci sono stati. Anche i tempi sono perfetti: l’offensiva macroniana di luglio sembra essere naufragata, e possiamo provare a riprenderci la nostra storica influenza. Ma posso comunque dire che la cosa è buffa?

Pisapia e l’abbraccio a MEB

È stato interessante vedere le critiche da sinistra – pardon sinistre – a destra (nel senso di PD) alla foto che mostra l’abbraccio tra Giuliano Pisapia e Maria Elena Boschi durante la festa milanese dell’Unità.
Non riesco a capire però cosa ci sia di così strano. Quello che Pisapia vuole fare è rimettere insieme i cocci del centrosinistra, e a parte le battute è ovvio che tra questi cocci c’è anche il PD. Di avere un gruppetto di duri e puri e ultraminoritari non se ne fa nulla; ergo, deve fare da pontiere. Possiamo dire che una simile strategia è velleitaria e non funzionerà mai (è ciò che io penso) ma non possiamo etichettarla come un dietrofront o peggio.

Disfatta

Adesso diranno che però hanno riconquistato Lecce e Padova. Ma resta un fatto: Genova è passata alla destra, così come Sesto San Giovanni, la ex-Stalingrado d’Italia (quantunque in effetti anche in Russia oramai…). Nemmeno ai pentastellati, cosa che avrebbe potuto far dire “sì, ma la destra ha voluto votare contro di noi”. A Radio Popolare sentivo la candidata sindaco lamentarsi che il problema era nazionale. Palle. Quella di Genova era una sconfitta annunciata, lo sapevo persino io che a Genova non ci vivo. Tutt’al più il problema è anche nazionale, ma se sul territorio ci fosse gente tosta il risultato sarebbe stato diverso.
Quello che è successo è che l’elettorato di centrosinistra se ne è stato a casa, perché non vedeva nessun vantaggio ad avere un sindaco formalmente dei loro. (Quelli di sinistra se ne sono stati a casa, ma tanto contano come il due di picche con briscola cuori). Vedremo cosa succederà al Nazareno 🙂

Elezioni amministrative 2017 (primo turno)

Come sempre, io non riuscirò mai a capire nulla di politica, però mi diverto a commentare i risultati delle elezioni. Cosa è successo a questo giro? Beh, tante cose. Abbiamo per esempio scoperto che M5S non riesce più, almeno a livello locale, a coagulare i voti di protesta, quelli che ancora l’anno scorso avevano permesso loro di andare ai ballottaggi e poi vincere sfruttando il “voto contro” (l’eccezione era stata Roma: ma lì Paola Taverna aveva capito tutto quando sbottò che c’era un complotto degli altri partiti per perdere e lasciare governare loro). In assoluto i voti al M5S, almeno nei grandi comuni, sono comunque ancora parecchi: forse il caso più interessante è quello di Genova, dove il candidato ufficiale ha preso il 18%, il transfuga dopo cinque anni di consiglio il 5% scarso e la ex M5S che aveva vinto le comunarie ma era stata sconfessata dal Vate si è fermata all’1%, dimostrando come nonostante tutti questi anni M5S non sia ancora riuscito a creare una classe politica votabile dai simpatizzanti, che si limitano a mettere la crocetta sul simbolo. L’unica eccezione è stata Parma, con Pizzarotti che ha mostrato come affrancarsi conviene.

I non-voti al moVimento sono finiti in parte tra gli astenuti e in parte al centrodestra, che essendosi spesso presentato unito ha surclassato il centrosinistra; vedremo ai ballottaggi, ma secondo me le cose resteranno così. All’interno della destra la Lega poi surclassa Forza Italia, ma quello probabilmente lo sapevamo già. In definitiva, possiamo ora stare certi che non ci saranno elezioni anticipate, e secondo me non si cambierà nemmeno legge elettorale: alla fine il Consultellum farà schifo, ma è il più sicuro per tutti 🙂

Sbarramenti

Siamo di nuovo arrivati al tormentone sulla soglia di sbarramento di una legge elettorale proporzionale. 5%, come vorrebbero i partiti grandi? 3%, come vorrebbero i partiti piccoli?
Premesso che io sono più amante del maggioritario puro, perché almeno sai davvero per chi voti, a inizio mese avevo già scritto che il Rosatellum (metà maggioritario e metà proporzionale, ma senza gli scorpori del Mattarellum) poteva essere un buon compromesso. Ma per l’appunto in quel caso non era stata definita alcuna soglia di sbarramento. Certo, senza sbarramento si rischia una frammentazione della composizione del Parlamento in mille partitini. E allora? Forse che in questo Parlamento non c’è stata una frammentazione? In questo momento alla Camera ci sono undici gruppi parlamentari, più il misto dove confluiscono coloro che appartengono a partiti e movimenti troppo piccoli per raggiungere la soglia di 20 deputati. La quantità di onorevoli che hanno lasciato il partito con cui sono stati eletti è enorme. Visto che per quanto mi riguarda (come anche per la Costitzione…) un parlamentare ha tutti i diritti di cambiare casacca, il risultato finale sarebbe comunque quello di fare rassemblement che si scioglieranno subito dopo il voto; e magari mi toccherebbe votare per uno di essi e contribuire a fare eleggere qualcuno che non avrei mai votato. A questo punto non è più semplice evitare questi mischioni e lasciare libertà di aggregarsi solo tra simili?

La legge elettorale proposta da YouTrend

Quando stamattina ho visto che YouTrend ha preparato una proposta di legge elettorale (occhei, l’ha proposta due settimane fa, ma non è che io sia sempre sul pezzo) mi sono detto “sarà la solita schifezza”. Poi sono andato a leggerla e mi sono dovuto ricredere.

Nella loro proposta, in entrambe le camere si vota metà con il maggioritario e metà con il proporzionale: 309 collegi alla Camera e 154 al Senato. I primi sono anche stati presentati, i secondi che io sappia no. La scheda sarebbe unica, simile a quella delle elezioni del sindaco nei grandi comuni: in ogni collegio sono indicati i candidati all’uninominale, con le liste collegate, e quelli al proporzionale. Non esiste nessun concetto di scorporo: l’unico “passaggio di voti” si ha se si indica solo una preferenza di lista nel qual caso il candidato uninominale corrispondente prende il voto, mentre non è vero il viceversa (un voto solo a un candidato uninominale non viene assegnato a nessuna lista); è anche possibile il voto disgiunto. Nella parte uninominale vince chi prende più voti, non c’è il doppio turno; in quella proporzionale si ha un proporzionale puro su base nazionale alla Camera (metodo Hare, quindi quozienti interi e i seggi non assegnati vanno a chi ha i resti più alti) e su base regionale al Senato (Hare modificato, perché occorre aver avuto almeno un seggio come quoziente per accedere alla ripartizione dei resti).

La “dimenticanza” che io vedo nella proposta è il non avere esplicitato l’impossibilità di candidarsi in più collegi nella parte proporzionale (e magari anche in un maggioritario, giusto per fare l’en plein). Per il resto, mi pare un buon compromesso per tenere insieme una rappresentanza popolare con un’attenzione al territorio. Che il tutto funzioni in pratica in un contesto fondamentalmente tripolare non lo so, ma tanto non è che le altre alternative siano così migliori… a meno naturalmente che non si scelga il modello “enorme premio maggioritario a chi arriva primo”. Voi che ne pensate?