Genitore 1, genitore 2, genitore X

È ironico che Salvini, non esattamente in regola con i sacramenti, abbia annunciato ai cattolici ultrareazionari della Nuova Bussola Quotidiana la sua Grande Controrivoluzione: nei moduli per la richiesta della carta d’identità per i minori non ci dovranno più essere le scritte “Genitore 1 / Genitore 2” ma si tornerà a “Padre / Madre”.

D’altra parte, se quanto riportato da Repubblica è vero – e come del resto ho trovato anch’io – nel modulo c’è scritto “Firme dei genitori o del tutore”.

Ora, c’è bisogno che qualcuno lo dica: inventarsi “genitore 1 / genitore 2” è stata un’idiozia di prima categoria, una di quelle cose in cui il PD ha sempre eccelso. Non c’era nessuna ragione per non scrivere direttamente “i genitori”, evitando un burocraticismo ridicolo e ottenendo lo stesso risultato voluto, anzi qualcosa in più perché si elimina la gerarchia implicita di quell’1-2. Il risultato pratico di quell’alzata d’ingegno è stato uno spot a favore del Ministro di Tutto-o-quasi, che essendo poi un furbo di tre cotte riesce anche a far credere quello che non c’è. Complimenti davvero.

Flat tax

Lasciamo perdere le promesse elettorali salviniane, e guardiamo con attenzione le promesse di flat tax (che poi tanto flat non può essere, perché la Costituzione parla di progressività delle imposte: ma quello significa relativamente poco, perché si può dire che fino a una soglia S l’imposta è zero e da lì in poi è X e il precetto costituzionale è formalmente assolto).

Quello che mi pare non sia chiaro a molti è che il passaggio alla flat tax implica una rivisitazione completa della struttura delle imposte: per abbassare l’aliquota finale e non perdere soldi si toglieranno le detrazioni attuali. Io, che guadagno piuttosto bene, ho preso il mio 730 e fatto un po’ di conti. L’anno scorso ho pagato il 30,5% del mio reddito in imposte statali (più il 2,6% in imposte locali che non verrebbero immagino toccate dalla legge), e non avevo nemmeno troppe detrazioni. Una flat tax al 25% insomma mi darebbe sì un po’ di soldini in più, ma nemmeno troppi. Detto in altro modo, si farà come Superciuk che ruba ai poveri per dare ai ricchi: fate pure i conti sulla vostra dichiarazione dei redditi e non state a guardare l’aliquota marginale, che serve solo a farvi capire quanto valga la pena di lavorare (e guadagnare, e pagare in tasse) di più.

Consigli dai farmacisti

pillole

Pillole (foto di LadyofProcrastination, da Wikimedia Commons, CC-BY-SA)

Stamattina, dopo essere andato dal medico, sono passato in farmacia a comprare delle medicine per Anna. La mia farmacia abituale è chiusa per ferie, quindi sono andato in un’altra vicino a casa mia. Sapendo che per una delle medicine prescritte ad Anna lei aveva già usato il generico, gliel’ho chiesto. Risposte, nell’ordine: (a) ma sono solo novanta centesimi di differenza; (b) comunque il generico in questo momento non ce l’abbiamo; (c) e poi i generici sono pericolosi, non ha letto sui giornali che ne hanno ritirati tantissimi prodotti in Cina.

Come potete immaginare, ho risposto “certo, certo”, ho pagato, sono uscito e penso di non rientrare più in quella farmacia. Per la cronaca, la notizia è probabilmente questa, dove si vede che tra i vari lotti ritirati ce ne sono anche della Sandoz, tanto per dire, il che mi fa pensare che il problema non sia tanto “farmaco generico / farmaco di marca” quanto “dove ci facciamo produrre il principio attivo”. Il punto ovviamente è un altro. Se io chiedo un farmaco generico (e tra l’altro specifico che è quello che mia moglie ha già preso, quindi non ci sono nemmeno problemi di intolleranza agli eccipienti o cose del genere) perché tu farmacista fai resistenza? Quanto ti paga il produttore del farmaco originale perché tu glielo venda? E la prossima volta magari mi “consiglierai caldamente” un bel prodotto omeopatico?

Ah, la burocrazia

Due simpatiche chicche.
– L’ospedale mi aveva fatto un certificato medico fino a venerdì prossimo, perché dal punto di vista tecnico poi lunedì sono a posto. Dal punto di vista pratico, però, lunedì continuerò a non vederci da un occhio, e stare otto ora al computer non è il massimo. A questo punto ho contattato il mio medico di base – anzi il sostituto, perché è periodo di ferie – per chiedere qualche giorno in più di malattia, in modo da rientrare giovedì 9, fare le ultime cose in ufficio e poi andare tranquillamente in ferie (più giornate di solidarietà) fino a inizio settembre. Bene. Ho scoperto che essendo stato fatto il certificato medico in ospedale, il medico di base non può prolungare la malattia prima che sia finito il periodo. Però visto che tra venerdì e lunedì ci sono due giorni in mezzo, non posso avere continuazione della malattia; quindi sabato mattina sarei dovuto andare alla guardia medica, chiedere un certificato per sabato e domenica, e arrivare poi lunedì per il terzo certificato. (Alla fine sono riuscito a far prolungare quello ospedaliero fino a domenica, per la cronaca)

– Ieri sera mi sono dimenticato di attivare il tagliando cartaceo di Area C. Quando l’ho fatto mezzanotte era passata da qualche minuto, e il messaggio di risposta diceva che l’attivazione era valida per il giorno 2 e non 1. Ho passato una mattina e metà pomeriggio a cercare di contattare il call center. Alla fine ho detto “paghiamo dal sito, che almeno quello vale sicuramente anche per il giorno prima”: naturalmente dal sito non c’è nessun modo per capire qual è la data di attivazione. Però dieci minuti dopo aver pagato ha magicamente risposto un operatore che mi ha detto che il ticket pagato oggi non si era ancora visto, ma quello di dopo mezzanotte era valido per ieri. Ma è possibile che non ci sia un modo civile per capire direttamente cosa si è fatto?

Come pagare due volte il bollo ACI

Tre anni fa abbiamo acquistato la nostra automobile di seconda mano: era un’auto aziendale immatricolata in Spagna per cui ci hanno fatto un prezzaccio. Sono andato a una sede ACI distaccata, ed essendo giugno ho pagato il mio bel bollo con scadenza maggio. Tutto bene per due anni: a fine maggio-inizio giugno Regione Lombardia scriveva ad Anna per ricordarle di pagare, io andavo al bancomat e pagavo.

Quest’anno non è arrivata la lettera. Io non mi ero ricordato di far partire la richiesta di pagamento via addebito su conto, e quindi non mi sono preoccupato più di tanto della cosa. Solo che quando sono andato a fine mese al bancomat per pagare, mi è arrivata una pernacchia e mi è stato detto di andare direttamente a pagare. Oramai giugno era terminato; quindi con un po’ di calma venerdì scorso sono andato alla sede distaccata ACI per pagare. Mi si dice che a inizio anno la regione ha riordinato tutte le scadenze del bollo, e quindi la scadenza per la nostra auto non è più maggio (immatricolazione in Italia) ma marzo (prima immatricolazione in Spagna). Vabbè, pago il bollo auto: ci sono sei euro di mora, il che mi pare corretto visto che la “mia” scadenza l’ho saltata. Il problema pratico è però che io ho pagato fino a marzo, e quindi due mesi sono pagati doppi. Forse (forse) se vado alla sede centrale ACI di via Durando potrò fare qualcosa, ma quella è una bolgia dantesca: non so se valga la pena di perderci almeno una mattinata per una sessantina di euro. Il tutto non è una bella cosa, non trovate?

Daniele Manca e il copyright

Ricordate il mio post di ieri su link tax e controllo del copyright? Bene. Oggi la mia azienda mi ha fatto stare a casa, per risparmiare. (Assieme ad altre 29000 persone, non preoccupatevi troppo per me). Così mi è capitato di mangiare al bar con Anna e mi è saltato l’occhio su un articolo in prima pagina, taglio alto, del Corsera: articolo a firma Daniele Manca – che poi ho scoperto essere vicedirettore del giornale – dal titolo Copyright e direttiva Ue, il lavoro intellettuale va riconosciuto (archiviato qui). Mal me ne incolse.

Per chi ha fretta: Manca è stato arruolato nel folto gruppo dei fan della nuova proposta della direttiva europea, insieme agli altri grandi nomi di cui ho dato conto ieri. Ma andiamo nel dettaglio. Riguardo all’articolo 13, quello sull’obbligo di verificare a priori il copyright di quanto caricato dagli utenti, il giornalista ha scritto

«Si fissa cioè il principio che un lavoro intellettuale non perché semplice prodotto della mente, della creatività, che si tratti di uno spettacolo teatrale di una canzone o di un racconto, possa essere tranquillamente scambiato on line senza che al lavoratore venga corrisposto il minimo compenso.»

Confesso che ho dovuto leggere tre volte la frase per comprendere cosa volesse dire: che cioè le opere dell’ingegno non possono essere scopiazzate a piacere e senza pagare chi le ha prodotte. Sorvoliamo sul fatto che a essere pagato non è “il lavoratore” ma chi detiene i diritti: se qualcuno pirata i miei libri il danno è recato all’editore, non a me. Il punto è che quel principio è già – giustamente – sancito nelle leggi attuali: la differenza è che ora è il titolare dei diritti che deve dimostrare di averli, mentre in futuro l’onere della prova finirà sul service provider che dovrà spesso tirare a indovinare e quindi per sicurezza si troverà costretto a censurare cose fuori copyright.

Per quanto riguarda la link tax, Manca spiega che

«la norma è stata battezzata furbescamente come link tax, cosa che non è. Si tratta del pagamento di informazioni, non di tassa. Si prenda il caso dei cosiddetti “snippet”. Molti aggregatori cosa fanno? Mandano in giro i loro spyder [sic], ragni elettronici, che prelevano dai siti di informazione titoli, sommari, foto e qualche rigo di testo, per trasferirli su proprie piattaforme. Anche qui in molti casi senza accordi o pagamenti con chi ha prodotto quelle informazioni.»

Peccato che gli OTT (Over The Top), le grandi corporation contro cui Manca si scaglia perché probabilmente sa che ha facile gioco verso i lettori, non se ne farebbero nulla di copiare semplicemente le righe e quindi mettono esplicitamente i collegamenti ai siti in questione. D’altra parte, si può anche stabilire che non si possono raccogliere gli snippet in nessun caso: basta che sia chiaro che questa scelta significa abolire il diritto di citazione e quindi rendere illegale un post come questo.

La mia domanda è se Manca ha presente tutte queste cose: la cosa peggiore è che temo che potrebbe non essere una domanda retorica.

ParteciPA! (si fa per dire)

Sto seguendo un corso di formazione online, che a un certo punto si è messo a parlare del portale delle consultazioni pubbliche ParteciPA! (anzi “PartecipaPA!”, come scritto nelle slide), dove dovrebbero esserci “consultazioni aperte”. In questo momento ci sono due consultazioni aperte: una fino al 26 aprile 2017 e l’altra fino al 27 maggio 2017 (sì, 2017, non 2018). Essendo poi indicate “consultazioni chiuse”, immagino che in effetti sia un po’ più di un anno che nessuno controlli quel sito. Bene ma non benissimo.

Notizie vere o false?

Leggo sul Post (che cita il Guardian) che il ministero della Sanità della striscia di Gaza ha tolto dall’elenco delle vittime palestinesi durante le rivolte dei primi di maggio la bambina di otto mesi che era stata inizialmente inserita.

Ricordo che la bambina sicuramente è morta come sono morte altre 60 persone in quella circostanza, e che non sto parlando di cosa sia effettivamente successo. Mi chiedo solo una cosa, anzi due. Il ministro (rectius, il portavoce) non ha detto “non è stata uccisa dai gas lanciati dagli israeliani” ma “non è certo che sia stata uccisa dai gas, o che almeno questi abbiamo aggravato la sindrome cardiaca di cui soffriva sin alla nascita, quindi dobbiamo fare ulteriori analisi”. Domanda uno: cosa hai fatto in queste tre settimane? Domanda due: se devi ancora fare analisi, perché intanto togli la bimba da quell’elenco?