Il Macchianeragate

Non ho mai parlato della vicenda giudiziaria che ha coinvolto Gianluca Neri (oltre a Selvaggia Lucarelli e Guia Soncini, delle quali m’importa poco o nulla) per le foto “rubate” a Elisabetta Canalis e non ricordo chi altro. La ragione è semplice: non avevo informazioni sufficienti per parlare. Diciamo che la lectio facilior mi faceva propendere per la versione del Neri (macché entrare abusivamente nell’email dell’ex-velina: era oggettivamente molto più probabile che qualcuno avesse lasciato quei file nei “soliti posti”.

Ma non avrei mai creduto a quanto scritto nelle motivazioni per l’assoluzione: a parte tutto questo, c’è una buona probabilità che il giornalista di Chi Gabriele Parpiglia avesse già ottenuto quelle foto per altre vie. Niente male, vero?

I sedicenti referendum sull’autonomia lombarda e veneta

Come sicuramente tutti i lombardi sanno, non foss’altro che per la quantità assurda di poster seipertré e affissioni sui mezzi pubblici, il 22 ottobre i cittadini lombardi voteranno per un “referendum sull’autonomia”. Anche i cittadini veneti hanno un referendum simile. I veneti sono più stringati e generici, e sulla scheda hanno scritto “Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?” (potevano fare di peggio, vedi la legge regionale, mentre i lumbard sono molto più precisini e specificano tutto:

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Entrambi i referendum sono consultivi, a dire il vero; la differenza è che in Veneto perché il governo regionale si attivi occorre che il referendum, oltre che la maggioranza dei voti, sia stato anche votato dalla maggioranza degli elettori mentre in Lombardia prendono molto sul serio la parola “consultivo” e quindi non esiste alcun quorum. Se votasse una sola persona ed essa fosse favorevole la Regione si impegnerebbe. Tutto molto interessante. Peccato che di per sé non servisse nemmeno chiedere il parere dei cittadini ma la Regione avrebbe potuto attivarsi direttamente, come per esempio ha fatto l’Emilia-Romagna (occhei, quelli lì ora hanno altri problemi). Per la cronaca, il terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione afferma

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Lasciamo perdere che avere un'”istruzione lombarda” mi preoccuperebbe assai, e lasciamo anche perdere i 23 milioni di euro per i tablet “lasciati in comodato d’uso alle scuole”, che per me sarebbero già ragioni sufficienti. Io andrò a votare al referendum e voterò NO proprio perché l’unico risultato di questa consultazione sarà di far sprecare un (bel) po’ di soldi alla Regione, e a questo punto voglio partecipare anch’io sprecando un po’ del mio tempo. Certo, potrei votare scheda bianca; ma se proprio devo perdere tempo tanto vale che mi diverta un poco.

Catalogna

Non parlo della liceità del referendum catalano né del diritto all’autodeterminazione, perché non ne so abbastanza neppure per dare un’opinione disinformata come mio solito. Noto però che Mariano Rajoy con la sua voglia di mostrare i muscoli è riuscito a convincere molti catalani dubbiosi ad andare a votare sì: la mia impressione è che se avesse tenuto un profilo più basso il numero di votanti sarebbe stato inferiore, pur contando coloro che a votare non ci sono potuti andare causa polizia che ha chiuso i seggi. (Nota a margine: stamattina sulla filocatalana Radio Popolare il commentatore da Barcellona ha fatto notare complottisticamente che a Badalona, città catalana dove il PSOE ha una forte maggioranza e che quindi si presume meno indipendentista, la polizia mica è arrivata. Mavalà? Se hai deciso di fare un’azione di forza e non hai risorse per farla dappertutto, dove ti metti a farla, secondo te?)

Ma quello che mi stupisce di più è il profilo davvero basso tenuto dalla UE. Quello che io mi sarei aspettato era un’affermazione tipo “Non entriamo nelle questioni nazionali, ma ci teniamo a ricordare che una nuova entità nazionale non può essere automaticamente parte dell’Unione Europea, e quindi occorre una procedura formale di adesione che veda l’assenso di tutte le altre nazioni”. Perché poi è questo che capiterà, anche se buona parte di chi ha votato per l’indipendenza non lo sa. Immagino che gli alti vertici indipendentisti catalani lo sappiano perfettamente, ma o giocano d’azzardo per avere un’autonomia ancora più ampia, tipo quella scozzese con unione delle corone, oppure sperano in qualche miracolo non meglio identificato. In definitiva, una brutta storia.

Seduto in quel caffè

Oggi è il 29 settembre, compleanno di Silvio B., compleanno di Pierluigi B., e giorno in cui tutti si sentono in dovere di ricordare la canzone battistiana dal titolo omonimo, magari nella versione dell’Equipe ’84 con gli spezzoni del giornale radio che ribadiscono la data.

Peccato che la canzone parli di cosa è successo al protagonista il 29 settembre, ma con i fatti che avvengono il giorno dopo, 30 settembre. Non ci credete? Riascoltatela. Le prime strofe usano l’imperfetto (“Seduto in quel caffè, io non pensavo a te”), mentre nell’ultima si passa al presente dopo il risveglio del protagonista. Ma soprattutto il giornale radio comincia con “Ieri, 29 settembre” (lo si sente dal minuto 0:16)…

l’ottimismo di Microsoft

Tra domenica e lunedì mi è stato installato sul PC il nuoverrimo aggiornamento di Windows. A parte avermi chissà perché tolto Classic Shell 🙂 e avere fatto grandi casini con le VPN :-(, dopo una mezza giornata di ruminio è ripartito da zero con le opzioni di condivisione dati, tra cui quella sui “relevant ads” (“pubblicità pertinenti”, o come l’hanno tradotto in italiano). Io gli ho gentilmente detto che no, non mi interessa che mi scelga la pubblicità, e il commento è stato “The number of ads you see won’t change, but they may be less relevant to you”.

Posso capire che Microsoft voglia guadagnare con la pubblicità. Però non capisco perché qualcuno dovrebbe avere un incentivo ad avere pubblicità pertinenti, anche ammesso e non concesso che si riuscisse davvero a scremarle dalle altre: chi è che si diverte a guardare le pubblicità? (la buonanima del catalogo Postal Market non conta) Aggiungiamo poi un altro punto. Posso immaginare che Microsoft guadagni un po’ dal numero di visualizzazioni delle pubblicità e un po’ di più dal numero di clic su di esse; questo significa che più le pubblicità sono pertinenti più è probabile che guadagni. A questo punto, se proprio vuole cercare di intortare l’utente, non gli converrebbe dire “Avrai più pubblicità totale (di tipo generico) rispetto a quella con l’opzione con le pubblicità pertinenti”? A questo punto l’utente potrebbe anche essere incentivato a scegliere l’opzione 🙂

“Come ho perso – di Hillary Clinton”

OR Book Going Rouge

Ho scoperto dalla Stanzetta dei Bottoni su Facebook l’esistenza del libro How I Lost By Hillary Clinton, pubblicato dalle edizioni O/R. Occhei, loro stessi si definiscono “Alternative Publishing”, e quindi un lettore dovrebbe già sapere sin dall’inizio quale può essere il loro punto di vista: ma non è di questo che vi voglio parlare.

Tanto per essere ancora più chiari: quando O/R pubblica il libro di Doug Henwood My Turn – Hillary Clinton Targets the Presidency, con una foto in copertina di una Clinton ancora più rugosa che punta contro il lettore una pistola, non trovo nulla di cui lamentarmi. Non so quale sia il contenuto effettivo del libro, ma so che è di un autore che le è ostile e che lo vuole dire al mondo. Ma in questo caso c’è un problema. Se guardate bene la copertina, non c’è un autore. Il “By Hillary Clinton” può far credere che l’autrice sia l’ex Segretaria di Stato, ma non è naturalmente così: l’autore del testo è probabilmente il Joe Lauria che si nasconde dietro l’umile qualifica di “introduttore e annotatore” (la prefazione di Assange è la ciliegina sulla torta, ma di nuovo la cosa è irrilevante).

Posso immaginare che i discorsi pubblici di Clinton in qualità di membro del governo USA, come quelli di tutti gli altri membri del governo, siano nel pubblico dominio. Ma leggendo la presentazione del libro direi che qui si parla delle famose email spedite dall’indirizzo personale (“e le email, allora”), che per definizione sono private perché altrimenti non ci sarebbe stato tutto il problema. Ma il punto non è nemmeno quello: se il libro si fosse intitolato “How Hillary Clinton Lost in Her Own Words, by Joe Lauria” mi sarebbe andato tutto bene. (Oh, se ci fossero contenuti penalmente rilevanti è un loro problema, mica mio). In questo modo però si dà l’impressione che il libro sia stato scritto da Clinton, e almeno in Europa il concetto di proprietà intellettuale dovrebbe essere separato da quello di diritto d’autore. Insomma, tu puoi anche usare i miei testi, ma non puoi metterci la mia firma sotto senza il mio permesso, perché sono io che decido come gestirmeli. In America non funziona così?

Un asteroide ci seppellirà

Lo spot del Buondì Motta, con la bambina che recita una mielosa formula pubblicitaria e la sua mamma che la prende in giro e viene “punita” da un asteroide a forma di Buondì che l’annienta (vedetevi Artribune oppure Livecode se non ne avevate sentito parlare) sembra avere sbancato le discussioni in rete, superando persino gli sbarchi di migranti economici e no, e i pipponi su settembre = vero inizio dell’anno.

Mi chiedo solo come sia stato possibile arrivare a questo livello di odio per uno spot. L’avverarsi alla lettera di un’iperbole è una tecnica vecchissima, e non è che si possa sempre diventare dei Babbo Natale…

(una cosa che io non avrei invece voluto sapere è l’esistenza dei gruppi Facebook di mamme-pancine)

Vitalizi

Nella Amaca odierna, Michele Serra se la prende con Sposetti contrario alla legge sull’abolizione dei vitalizi ai parlamentari, argomentando che “se l’indicazione, per tutti, è andare verso un sistema pensionistico proporzionale ai contributi versati, non si vede perché mai i parlamentari dovrebbero fare eccezione in maniera così vistosa”. Parole sacrosante. Però a quanto mi consta le pensioni attuali dei parlamentari sono calcolate con il metodo contributivo: ci sono delle differenze a loro vantaggio rispetto a noi volgari cittadini, ma sono legate all’età pensionabile e alla quantità di contributi necessari. Il disegno di legge vuole invece ricalcolare i vitalizi del passato. Tutto è possibile, intendiamoci: mi chiedo solo se Serra sarebbe d’accordo – per equità – a vedersi ricalcolata anche la sua (futura) pensione.