Il comune risponde (più poi che prima)

Il 24 aprile scorso, mentre pedalavo per andare in ufficio, mi sono accorto che un semaforo era stato girato e quindi puntava nella direzione opposta rispetto a quella corretta. Sono abbastanza convinto che ci sia qualcuno che si diverta a girare i semafori: qualche volta, se sono a piedi, li ho rimessi direttamente a posto io, ma qua era in una pessima posizione e quindi mi sono limitato a segnalare la cosa sul sito del comune, nella solita pagina dove ti devi tra l’altro autenticare per ridurre la possibilità che qualcuno si diverta.

La risposta («la Sua segnalazione è stata inoltrata al servizio tecnico competente che attiverà la procedura necessaria alla risoluzione del problema intervenendo quanto prima possibile per rimuovere l’inconveniente segnalato . a seconda del grado di urgenza riscontrato rispetto ad altre situazioni critiche presenti sul territorio.») mi è arrivata ieri pomeriggio, 10 maggio.

Attenzione: non mi sto lamentando per i tempi lunghi di ripristino del semaforo (che comunque è ancora storto, per la cronaca): non ho idea dei tempi necessari per mandare fuori una squadra. Mi sto lamentando per i dieci giorni lavorativi necessari per prendere una segnalazione dal CRM e smistarla. E mi sto lamentando per una ragione ben precisa: come puoi sperare di aumentare almeno un po’ il senso civico della gente se non mostri che effettivamente le segnalazioni servono a qualcosa?

Casamonica e la telecrazia

Premessa di base: se io fossi stato nel bar oggetto del raid dei Casamonica me se sarei stato zitto e muto. Il problema non è “solo la disabile ha protestato”, a meno che la NRA abbia aperto una filiale italiana e cerchi di venderci delle armi.

Le domande che mi faccio sono un po’ diverse da quelle standard, mi sa.
– com’è che l’aggressione è arrivata a Pasqua e lo si è venuto a sapere solo l’altro ieri?
– anche la polizia l’ha saputo solo l’altro ieri?
– com’è che all’atto dell’arresto erano presenti «Nello Trocchia e il filmaker Giacomo del Buono della troupe di Nemo»? Erano lì per caso?

Sarò grato a chiunque sappia darmi qualche risposta: magari sono sotto gli occhi, bastava cercare, ma non ci sono riuscito.

C’è qualcosa che non va

Quello che si ha nel campionato di calcio italiano è uno dei pochi casi in cui si può davvero dire “solo la matematica impedisce alla Juventus di dire di aver vinto lo scudetto”. Perché non lo vinca dovrebbe infatti perdere le prossime due partite mentre il Napoli le vince, il tutto con una differenza reti totale di almeno 16 gol, tipo due sconfitte 4-0 e due vittorie con lo stesso risultato. Diciamo che è alquanto improbabile.

Il punto è che in questo modo sarebbe il settimo scudetto consecutivo per la squadra bianconera. Se volete, potete dire che sono tutti rubati: non cambia molto la cosa. Quello che penso, da persona che viene a sapere i risultati delle partite tipicamente il giorno dopo, è che se non ci sono alternative vuol dire che il calcio nostrano qualche problema ce l’ha. Posso immaginare un gruppetto di quattro o cinque squadre più forti con le altre che fanno da comprimarie, ma almeno tra di esse un minimo di alternanza ci dovrebbe essere. Così mi pare invece una roba tipo la DC nella prima repubblica. Moriremo tutti juventini?

L’app di PosteItaliane pensa agli umarell

Ieri mattina sono dovuto andare a ritirare una raccomandata in posta. Una volta le lasciavano in un ufficio più lontano ma che era aperto al pomeriggio: ora invece devo andare in quello più vicino che però chiude alle 13:50.
Per evitare di perdere tempo ho pensato “usiamo l’app e prenotiamo”. Peccato che alle 8:05 il primo orario disponibile fosse per le 9:00, tanto che ho fatto prima ad arrivare, prendere il mio numerino e aspettare il turno. Non pretendevo le 8:20, ma immaginavo che 35 minuti di anticipo per il turno delle 8:40 fossero sufficienti, e invece no. Per la cronaca, il numerino preso con il furbofono era A00, quindi nemmeno da dire “avevano già riempito lo slot”.
Evidentemente non vogliono dare troppo fastidio ai pensionati e agli umarell che si fiondano non appena l’ufficio postale apre”.

Sai a quanto serve

Io sono contrario alla Polizia Postale che “si attiva nei termini di legge” per gli auguri di morte a Giorgio Napolitano.

Giusto per mettere le cose in chiaro, ritengo quei commentatori dei minus habens – mi sono scocciato di dire “analfabeti funzionali” – che non si rendono conto di quello che scrivono, e probabilmente cascheranno dalla nuvole quando la PolTel andrà a trovarli… salvo poi cercare i quindici minuti di notorietà facendosi intervistare da Corriere o Repubblica. L’unica condanna sensata sarebbe vietare loro l’uso di Internet e costringerli a tornare al bar a vomitare odio.

Quello che io vorrei è che i giornali smettessero di segnalare questi commenti. Tanto lo sappiamo tutti che i minus habens esistono, e siamo anche capaci di andare da soli a leggerli. Ogni volta che questi commenti vengono pubblicizzati è un passetto in più verso una leggina che con la scusa di evitarli taglierà pesantemente la libertà di opinione, cosa che mi preoccupa molto più di una serie di “possa tu morire male”.

Adda venì GDPR

Ieri dopo pranzo mi arriva sul cellulare una chiamata da un numero romano. Rispondo e una persona, dall’accento non italiano, mi dice che vuole parlarmi di crittovalute. Dico che non me ne può importare di meno – se avete notato, non ne ho mai neppure parlato dal lato teorico – ma la tipa continua a dirmi che deve farmi passare la sua collega, al che abbastanza scazzato le chiedo come ha fatto ad avere il mio numero di telefono. La tipa risponde che si trova sui siti in rete (il che è parzialmente vero, nel senso che se lo scrivi tutto attaccato non lo trovi, ma se stacchi il prefisso sì)

Tra un mese finalmente il GDPR sarà attivo, e a quel punto la risposta sarà semplice: non puoi usare un dato per uno scopo X se non me l’hai chiesto, ed eviterò di perdere cinque minuti a sbraitare alla tipa (che poi ha buttato giù lei, mica io). Lo so che se ne strafregheranno, ma l’altra parolina magica “aspetti che registro la chiamata” dovrebbe aiutare.

Il figlio non riconoscibile

A inizio settimana potreste aver letto della consigliera comunale PD Chiara Foglietta che è (presumo) unita civilmente con una compagna, ha avuto un figlio mediante inseminazione eterologa e ha affermato che “l’anagrafe non lo registra se non con una dichiarazione falsa”. Più precisamente, le formule usate dall’anagrafe, datate 2002, «obbligano a dichiarare che la nascita deriva da “un’unione naturale (cioè dal rapporto sessuale) con un uomo”, di cui si può non fare il nome, ma che si garantisce non essere né parente né nei gradi di parentela vietati dall’ordinamento italiano».

Ho provato a fare qualche ricerca, partendo dal presupposto che Foglietta non sia sposata (l’unione civile non è sicuramente un matrimonio). Il Codice Civile (articolo 258) dice «L’atto di riconoscimento di uno solo dei genitori non può contenere indicazioni relative all’altro genitore. Queste indicazioni, qualora siano state fatte, sono senza effetto.». Sia il portale delle prefetture che il DPR 396/2000 e successive modifiche non mi pare dicano nulla del genere. Il massimo che ho trovato è l’articolo 42 che dice «Chi intende riconoscere un figlio nato fuori del matrimonio davanti all’ufficiale dello stato civile deve dimostrare che nulla osta al riconoscimento ai sensi di legge.» Il “nulla osta” dovrebbe essere (a) che non è già riconosciuto come figlio da altri e (b) che non è nato «da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, ai sensi dell’articolo 251 del codice civile», cosa che si può fare senza indicare come è stato concepito il bambino. D’altra parte non vedo perché prima del boom della fecondazione artificiale fosse necessario esplicitare che il figlio giunge da un’unione naturale con un uomo; e se il problema è l’espressione “figlio naturale” la legge ha tolto da mo’ questa dicitura per un più neutrale “figlio nato fuori dal matrimonio”.

Naturalmente questo non è il mio campo e posso avere tralasciato qualcosa di ovvio, nel qual caso sono certo che qualcuno mi posterà direttamente il testo del modulo in questione. Però tutte le notizie che ho trovato partono dalla stessa fonte, che non presenta questi formulari. Misteri.

Bidone dell’immondizia

I miei ventun lettori sanno che non seguo il calcio. Quindi sia per Roma-Barcellona di martedì che per Real Madrid-Juventus di ieri ho saputo cosa è successo dopo la fine delle partite.
Mentre ieri ero fondamentalmente soddisfatto di avere letto commenti sostanzialmente positivi – non parlo ovviamente di quelli dei tifosi della Maggica, oggi ho capito che non ce la potremo mai fare. Non entro ovviamente nel merito “il rigore c’era / non c’era”: anche se avessi guardato l’azione non avrei le competenze per parlarne con un minimo di cognizione di causa. Però continuo a non capacitarmi di questo livore aprioristico, che poi genera ovviamente livore uguale e contrario tra i tifosi juventini.

Detto questo, spero che la dirigenza juventina prenda provvedimenti contro Gianluigi Buffon. Certe frasi sono comprensibili nell’eccitazione del momento, ma comunque non sono scusabili, e contribuiscono solo a esacerbare gli animi. (Ah: divertente il titolo dell’articolo sul sito BBC, “Gianluigi Buffon unhappy with referee Michael Oliver”. Il classco understatement albionico)