va bene le biciclette, però…

Ieri mattina quando sono uscito non nevicava più e quindi ho preso il BikeMi per andare in ufficio. I pezzi di pista ciclabile erano ancora innevati – il sale l’hanno poi sparso in giornata, a sera erano puliti – ma si poteva pedalare senza troppi problemi, se non il tipico pedone che ha in ubbia il marciapiede.

Stamattina nevicava e soprattutto le strade erano più sporche: non avevo voglia di beccarmi i getti di fango dalle auto dove le piste non ci sono e quindi ho preso la metro. Ho però fatto un po’ fatica, perché davanti alla porta in cima al primo vagone c’era uno con una bici di quelle pieghevoli (ma non piegata) messa esattamente nella direzione parallela alle porte.

Io mi domando e dico: ma come fa a non venirti in mente di mettere la bici parallela alla parete della cabina di guida e non dare fastidio a nessuno?

_Alla caccia del teatro_

Marica Mastromarino e Claudio Pellerito,
i due attori di Alla caccia del Teatro

Sabato abbiamo portato i gemelli al Piccolo a vedere Alla caccia del teatro, uno spettacolo con due attori, Marica Mastromarino e Claudio Pellerito, che fanno un’archeologa e il suo aiutante un po’ tonto che con i bambini esplorano il teatro per scoprire un tesoro nascosto al suo interno. Spettacolo non convenzionale, insomma, vista l’interazione tra attori e pubblico, ma pur sempre spettacolo teatrale. (E gli attori sono bravi, lo si vede anche alla fine quando rappresentano una scena de Gl’innamorati di Goldoni).

Non garantisco che i due ottenni abbiano capito più di tanto come funziona il teatro, anche se è stato divertente sentire Jacopo dire a Claudio, quando ci eravamo divisi in due gruppi e quindi era lui che doveva spiegare le cose, “Ma allora non sei stupido come dice la prof!”. Mi sa che dovremo un po’ lavorare sul concetto di “magia” del teatro. Ma devo confessare che portare i bambini è stata una scusa per poter vedere in lungo e in largo lo Strehler, passando dagli uffici per arrivare alla sartoria e giù nel magazzino dove sono conservati gli oggetti di scena. Non so se per quest’anno ci sono ancora posti disponibili (l’iniziativa chiude l’11 febbraio), ma se sì fiondatevi!

sant’Antonio ha fatto la grazia!

Sant'Antonio Abate (da Wikipedia)

Sant’Antonio Abate (da Wikipedia)

A novembre, nella pista ciclabile di Melchiorre Gioia lato la passeggiata di Porta Nuova, hanno fatto dei lavori a un microtombino, di quelli da 15 centimetri di diametro. Solo che naturalmente hanno dovuto scavare tutto intorno, e quindi il tombino era stato rimesso sì a posto ma lasciando un buco tutto intorno. Buco che si è fatto tutto dicembre, le vacanze di Natale e gennaio en plein air, per dare un tocco di hipsterismo alla zona.

Era un po’ che mi chiedevo a chi diavolo segnalare la cosa, quando ieri sera, rientrando a casa, ho visto che era stato buttato un po’ di catrame a tappare il buco. Non esattamente una riparazione a regola d’arte, e non so cosa potrà succedere alla prima pioggia, anche se è vero che auto e camion non passano di lì e quindi le sollecitaizoni sono minori: ma ciò significa che qualcuno ha scoperto l’esistenza della buca, o forse finanche della pista ciclabile. Ieri era sant’Antonio: vuoi vedere che ha fatto la grazia?

(Sì, lo so che questo non è sant’Antonio da Padova ma sant’Antonio abate. D’altra parte il sant’Antonio di ieri è quello “delle bestie”, e che cos’altro possiamo essere noi ciclisti? Tutto torna)

Parcheggi creativi


In viale Monte Santo stanno (lentamente) costruendo un tratto di pista ciclabile. In questo momento sul lato nord la pista c’è, ma è ancora transennata, non so esattamente per quale ragione. Come vedete, qualcuno deve avere deciso che era un peccato lasciare libero tutto quello spazio.
(Per la cronaca, immagino che sia qualcuno degli operai che ha spostato le transenne: saltare lo scalino non è poi così semplice)

“ciclopedonale”, certo

Il cavalcavia Eugenio Bussa, a due passi dalla stazione di Porta Garibaldi, è un manufatto assolutamente incongruo. Nacque perché il piano regolatore del 1953 prevedeva una strada di penetrazione urbana che proseguisse da viale Zara fino al parco Sempione, buttando giù un po’ di case e oltrepassando appunto la ferrovia: le case sono rimaste e ora trovate un ponte a senso unico con un enorme parcheggio e due striminzite rampe ricavate alla bell’e meglio. Ah, no: c’è anche una pista ciclabile. Arrivando da via De Castilla, si sale su una ripida rampa (con a fianco un marciapiede che però pare invisibile per i pedoni), arrivati in cima si attraversa la strada e si ha un percorso delimitato da cordoli, finito il ponte finisce la pista e si torna indietro perché la carreggiata è a senso unico nella direzione contraria. Se si ha una mountain bike si può tentare di scendere dall’altro lato, nell’erba a fianco della scaletta pedonale. Oppure ci si butta in contromano, il che è comunque scomodo perché si deve continuare in contromano fino a via Farini oppure tornare indietro e infilarsi nelle strade che portano a viale Pasubio. (Io ho smesso di farla da un pezzo in quella direzione, uso il cavalcavia solo per tornare verso casa).

Il Comune di Milano si è impegnato da un pezzo per fare “un percorso ciclopedonale in sicurezza”: quello che è uscito fuori è mostrato nella foto qui a fianco (presa da Facebook, non so se sia di Marco Mazzei o lui l’abbia a sua volta presa da qualcun altro). Non solo non ho ben capito quale dovrebbe essere la parte “ciclo” di “ciclopedonale”; ma dubito che una carrozzella o un passeggino riescano a passare di là, non aggiungendo pertanto alcun valore alla discesa preesistente. Mi è stato detto che non si poteva fare una pista ciclabile a causa di questo regolamento; ma allora nemmeno l’altra rampa sarebbe in regola, e del resto l’articolo 8 scrive che la pendenza «non può generalmente superare il 5%» (grassetto mio). Insomma, soldi sprecati.

Lavori fatti a regola d’arte

strisce a metà Qualche mese fa hanno fatto dei lavori nella via dove abito, e hanno bucato la strada (e il marciapiede). Alla fine dei lavori hanno fatto un’asfaltatura provvisoria per aspettare che il terreno si assestasse, e poi hanno riasfaltato in maniera corretta. Infine hanno ridisegnato le strisce blu nel pezzetto di nuovo asfalto.

Peccato che mancasse anche un po’ di colore per due o tre metri prima dell’inizio dell’asfalto nuovo: immagino che fosse stato cancellato dall’attrito della terra tolta per fare il buco. Come si può vedere dalla foto, quei metri sono rimasti come prima: lo stesso dall’altra parte della strada. Inutile dire che lo spazio era libero, perché erano stati messi cartelli col divieto provvisorio di sosta. Quanto sarebbe costato, in tempo e materiale, continuare a disegnare la riga? E perché non è stato fatto?

Il teatro Maciachini

Teatro Maciachini

Il teatro Maciachini – © Diego De Pol – Flickr.com / Comune di Milano

Una decina di giorni fa sono andato con i bimbi all’inaugurazione del teatro che da un po’ di tempo spuntava incompiuto – ci sono volute le Generali che hanno ficcato un po’ di soldi – nella zona della ex Carlo Erba, vicino alla palestra Virgin. Il bando di concorso per il suo utilizzo è stato vinto dal Teatro del Buratto, i cui membri hanno fatto visitare la struttura creata da Italo Rota a grandi e (soprattutto) piccini.
Lo scatolone esterno è composto all’interno da tante scatolette che possono venire usate per laboratori vari: a parte lo spazio del teatro vero e proprio, compresa la parte per le prove che però può essere usata per rappresentazioni più piccole spostando le sedie, molte pareti interne rimangono con cemento a vista. L’idea insomma è di un work in progress continuo. Il duo è rimasto piuttosto annoiato tranne che nei cinque minuti con l’assaggio di uno spettacolo (fatto con gli attori in nero che muovono i pupazzi, non chiedetemi il nome) che li ha avvinti 🙂 Immagino che vista la vicinanza da casa riuscirò a portarli qualche volta a vedere uno spettacolo!

E il premio “bicicletta improbabile” oggi va a…

Io mi ostino a percorrere qualche centinaio di metri della pseudopista ciclabile di viale Marche tutte le mattine. D’altra parte dopo che ho lasciato a scuola i bimbi non è che abbia chissà quali alternative per andare in ufficio (Farini-Stelvio? ecco, lasciamo perdere). La pista in questione è stata semplicemente disegnata sull’asfalto senza nessuna protezione, a nessuno è venuto in mente di mettere almeno qualche telecamera dissuasiva, e così è tipicamente il percorso preferenziale di non so quante centinaia di scooter al giorno, scooter che nell’altro lato spesso si lamentano perché la loro strada è bloccata dalle automobili che parcheggiano davanti al bingo. Insomma, una tipica palestra di vita.

Insomma, non dovrei stupirmi più di tanto. E invece stamattina alle 8:35 ho visto – un po’ a fatica, visto il sole negli occhi – nientemeno che un’ambulanza, targata EP203RV. Starete sicuramente pensando che l’ambulanza in questione stesse viaggiando a sirene spiegate per una qualche emergenza: per nulla. Si muoveva lemme lemme giusto con i lampeggianti accesi (che come spiegava il mio istruttore di scuola guida sono semplicemente il modo per dire di essere in servizio), anche perché lo spazio non è che poi sia chissà quanto, tanto che sono riuscito a raggiungerla quando ha deciso di svoltare in via Lario. Niente male, vero?