Lavori fatti a regola d’arte

strisce a metà Qualche mese fa hanno fatto dei lavori nella via dove abito, e hanno bucato la strada (e il marciapiede). Alla fine dei lavori hanno fatto un’asfaltatura provvisoria per aspettare che il terreno si assestasse, e poi hanno riasfaltato in maniera corretta. Infine hanno ridisegnato le strisce blu nel pezzetto di nuovo asfalto.

Peccato che mancasse anche un po’ di colore per due o tre metri prima dell’inizio dell’asfalto nuovo: immagino che fosse stato cancellato dall’attrito della terra tolta per fare il buco. Come si può vedere dalla foto, quei metri sono rimasti come prima: lo stesso dall’altra parte della strada. Inutile dire che lo spazio era libero, perché erano stati messi cartelli col divieto provvisorio di sosta. Quanto sarebbe costato, in tempo e materiale, continuare a disegnare la riga? E perché non è stato fatto?

Il teatro Maciachini

Teatro Maciachini

Il teatro Maciachini – © Diego De Pol – Flickr.com / Comune di Milano

Una decina di giorni fa sono andato con i bimbi all’inaugurazione del teatro che da un po’ di tempo spuntava incompiuto – ci sono volute le Generali che hanno ficcato un po’ di soldi – nella zona della ex Carlo Erba, vicino alla palestra Virgin. Il bando di concorso per il suo utilizzo è stato vinto dal Teatro del Buratto, i cui membri hanno fatto visitare la struttura creata da Italo Rota a grandi e (soprattutto) piccini.
Lo scatolone esterno è composto all’interno da tante scatolette che possono venire usate per laboratori vari: a parte lo spazio del teatro vero e proprio, compresa la parte per le prove che però può essere usata per rappresentazioni più piccole spostando le sedie, molte pareti interne rimangono con cemento a vista. L’idea insomma è di un work in progress continuo. Il duo è rimasto piuttosto annoiato tranne che nei cinque minuti con l’assaggio di uno spettacolo (fatto con gli attori in nero che muovono i pupazzi, non chiedetemi il nome) che li ha avvinti 🙂 Immagino che vista la vicinanza da casa riuscirò a portarli qualche volta a vedere uno spettacolo!

E il premio “bicicletta improbabile” oggi va a…

Io mi ostino a percorrere qualche centinaio di metri della pseudopista ciclabile di viale Marche tutte le mattine. D’altra parte dopo che ho lasciato a scuola i bimbi non è che abbia chissà quali alternative per andare in ufficio (Farini-Stelvio? ecco, lasciamo perdere). La pista in questione è stata semplicemente disegnata sull’asfalto senza nessuna protezione, a nessuno è venuto in mente di mettere almeno qualche telecamera dissuasiva, e così è tipicamente il percorso preferenziale di non so quante centinaia di scooter al giorno, scooter che nell’altro lato spesso si lamentano perché la loro strada è bloccata dalle automobili che parcheggiano davanti al bingo. Insomma, una tipica palestra di vita.

Insomma, non dovrei stupirmi più di tanto. E invece stamattina alle 8:35 ho visto – un po’ a fatica, visto il sole negli occhi – nientemeno che un’ambulanza, targata EP203RV. Starete sicuramente pensando che l’ambulanza in questione stesse viaggiando a sirene spiegate per una qualche emergenza: per nulla. Si muoveva lemme lemme giusto con i lampeggianti accesi (che come spiegava il mio istruttore di scuola guida sono semplicemente il modo per dire di essere in servizio), anche perché lo spazio non è che poi sia chissà quanto, tanto che sono riuscito a raggiungerla quando ha deciso di svoltare in via Lario. Niente male, vero?

La tabaccheria Mory Cry e la cresta sui francobolli

Stamattina mi è capitato di dovere acquistare un francobollo. A volte succede ancora. Lasciati a scuola i bambini, mi fermo alla tabaccheria Mory Cry di piazzale Maciachini 10 a Milano e chiedo se hanno francobolli da lettera. Avendone dovuto comprare uno quest’estate per una cartolina che Cecilia ha spedito, sapevo due cose: (a) il francobollo costa 95 centesimi; (b) non c’è più scritto il prezzo ma solo una lettera B, immagino per semplificare i successivi aumenti. Bene: la tabaccaia me l’ha fatto pagare un euro dicendo che il prezzo era quello.

Ovviamente, per il punto (b), non ho potuto verificare la cosa al volo. Però tornato a casa mi sono connesso al sito delle Poste e ho verificato che il prezzo non è affatto cambiato.

È chiaro che avere pagato un francobollo cinque centesimi di troppo non mi cambia la vita. È anche chiaro che per il numero tipico di francobolli venduti in un anno cinque centesimi di cresta su ciascun francobollo non cambia loro la vita. Ma come dice il vangelo (Lc 16,10) «Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto» e io non ci sto a essere preso per i fondelli così. Potete stare certi che quel tabaccaio non mi vedrà più, e non certo solo per i francobolli.

esigenze

La mia biblioteca di zona mi manda una mail per farmi sapere che dal 18 settembre le biblioteche civiche cambieranno gli orari «una maggiore uniformità di servizio e una migliore rispondenza alle esigenze dei cittadini.» Dev’essere per questo che l’orario di apertura si ridurrà, seppur di poco: le mie esigenze non sono poi così tante…

(leggo anche che «I nuovi orari intendono inoltre privilegiare l’apertura delle biblioteche nella fascia oraria pomeridiana, soprattutto nei giorni di venerdì e sabato caratterizzati da una maggiore affluenza di pubblico». A dire il vero la mia biblioteca continuerà a essere aperta il venerdì fino alle 19, mentre il sabato chiuderà alle 14:30 anziché alle 15. Siamo diversamente sabatisti)

Il posto delle biciclette (1)


Ieri pedalavo dai bastioni di Porta Venezia e stavo per girare in direzione corso Buenos Aires, quando dall’altro lato della strada ho visto la transenna mostrata nella foto qui sopra. Ho attraversato apposta la strada per fotografarla.
Cosa succede? Dal lato di viale Majno ci sono dei lavori in corso, che bloccano il passaggio pedonale. Quindi i solerti operai dell’impresa che sta facendo i lavori hanno messo un cartello avvisandoli. (In realtà, come vedete, le strisce pedonali sono assolutamente libere: quello che non si può fare è continuare su Majno). Come si avvisano i pedoni? Bloccando la pista ciclabile, è ovvio. Ma quel che è peggio è che il povero ciclista che arriva da corso Buenos Aires e pensa di svoltare a destra per andare sui bastioni va a sbattere contro la transenna. Tutto questo mostra come il concetto di pista ciclabile è completamente alieno: d’altra parte stamattina in via Volturno (marciapiedi di tre metri di larghezza) mi sono trovato tutta una famiglia con trolley che si è spostata dal marciapiede in questione sulla pista ciclabile, evidentemente perché riteneva che il rossastro dell’asfalto facesse pendant con le ruote dei trolley… o forse che l’asfalto rosso le rovinasse meno. Non ce la possiamo fare.

piazzale Lavater e le rotaie del tram

Fino all’anno scorso, per andare in ufficio passavo da piazzale Lavater, arrivando da via Omboni per proseguire su via Stoppani. Il pezzo di strada pertinente alla piazza era una tragedia, con l’asfalto rattoppato poco e male intorno ai binari del tram: non esattamente il miglior percorso ciclistico. Nel 2015 avevo anche segnalato la situazione all’ufficio preposto del comune, e mi era stato risposto che la manutenzione straordinaria era prevista per il 2016 (anno di elezioni, pensavo io).
Le elezioni sono passate, e il luglio scorso ho cambiato sede e quindi faccio strade diverse. Ma lunedì mi è capitato di passare di là: anche se con un anno di ritardo, la riasfaltatura è stata fatta alla perfezione… salvo che sono rimaste le rotaie. Peccato che il tram non passi più da lì da decenni, la linea aerea sia stata tolta e da un lato via Morgagni e dall’altro via Spallanzani siano state completamente rifatte per togliere anche solo l’idea di un tram. Posso capire che togliere le rotaie sia un intervento più costoso, ma buttarci un po’ di asfalto sopra, anche se non è una soluzione perfetta, sarebbe stato relativamente semplice… e invece no.

Ma la gestione dei binari a Milano è sempre pessima. A parte quando l’anno scorso mi sono rovinato una ruota in piazzale Oberdan causa binario – sempre non più usabile – che sporge di un centimetro abbondante, quando attraverso piazza della Repubblica c’è un punto in cui devo praticamente fermarmi per passare i binari, e se andate a vedere via Bramante è tutta una buca a fianco dei binari. Io ricordo perfettamente che venti e più anni fa a Torino avevano rifatto i binari del tram che arrivava a casa mia: nella parte più periferica avevano rifatto tutta la massicciata, messo le traversine di cemento, aspettato che si assestasse il tutto e poi asfaltato, mentre in quella che portava al deposito e quindi era molto più usata avevano direttamente fatto la massicciata in cemento e usato traversine di legno. Cosa fanno qui a Milano?

non è Tempo di Libri

Dopo il flop di quest’anno, l’AIE ha pensato bene di rivedere Tempo di Libri, la fiera della (grande) editoria nata per soppiantare il Salone del libro di Torino ma senza i risultati attesi. La data è stata anticipata ai primi di marzo (dall’8 all’11), pare che la sede non sarà più Rho ma il Portello (tanto da Torino la gente non arrivava comunque…) e soprattutto c’è stato il tentativo di fare fronte comune con Bookpride, la fiera dell’editoria indipendente che si tiene al BASE sempre a marzo, l’anno prossimo dal 23 al 25. Ma quest’ultima possibilità è stata rimandata seccamente al mittente, leggo sul Corriere.

Onestamente non comprendo il “rammarico” di Odei per la quasi sovrapposizione delle due iniziative, che mi sembrano completamente diverse. Ammetto di non essere andato a Tempo di Libri, ma a Bookpride ci ho fatto un rapido giro sfruttando la giornata in cui ero a casa in solidarietà e – a parte tutti quelli che chiedevano soldi, Save the Children, Unicef, MSF, Emergency e mi pare un altro – la struttura era molto più egualitaristica. Tutt’al più mi potrei lamentare della difficoltà di sapere a priori di cosa si occupa ciascun editore per concentrarmi sui più interessanti per me; Tempo di Libri nasce pensando soprattutto ai grandi editori. Ma proprio per questo mi risulta incomprensibile la volontà dell’AIE di “fare sinergia”, diciamo così: a me sembra più un accerchiamento nei confronti del povero lettore.