Il posto delle biciclette (1)


Ieri pedalavo dai bastioni di Porta Venezia e stavo per girare in direzione corso Buenos Aires, quando dall’altro lato della strada ho visto la transenna mostrata nella foto qui sopra. Ho attraversato apposta la strada per fotografarla.
Cosa succede? Dal lato di viale Majno ci sono dei lavori in corso, che bloccano il passaggio pedonale. Quindi i solerti operai dell’impresa che sta facendo i lavori hanno messo un cartello avvisandoli. (In realtà, come vedete, le strisce pedonali sono assolutamente libere: quello che non si può fare è continuare su Majno). Come si avvisano i pedoni? Bloccando la pista ciclabile, è ovvio. Ma quel che è peggio è che il povero ciclista che arriva da corso Buenos Aires e pensa di svoltare a destra per andare sui bastioni va a sbattere contro la transenna. Tutto questo mostra come il concetto di pista ciclabile è completamente alieno: d’altra parte stamattina in via Volturno (marciapiedi di tre metri di larghezza) mi sono trovato tutta una famiglia con trolley che si è spostata dal marciapiede in questione sulla pista ciclabile, evidentemente perché riteneva che il rossastro dell’asfalto facesse pendant con le ruote dei trolley… o forse che l’asfalto rosso le rovinasse meno. Non ce la possiamo fare.

piazzale Lavater e le rotaie del tram

Fino all’anno scorso, per andare in ufficio passavo da piazzale Lavater, arrivando da via Omboni per proseguire su via Stoppani. Il pezzo di strada pertinente alla piazza era una tragedia, con l’asfalto rattoppato poco e male intorno ai binari del tram: non esattamente il miglior percorso ciclistico. Nel 2015 avevo anche segnalato la situazione all’ufficio preposto del comune, e mi era stato risposto che la manutenzione straordinaria era prevista per il 2016 (anno di elezioni, pensavo io).
Le elezioni sono passate, e il luglio scorso ho cambiato sede e quindi faccio strade diverse. Ma lunedì mi è capitato di passare di là: anche se con un anno di ritardo, la riasfaltatura è stata fatta alla perfezione… salvo che sono rimaste le rotaie. Peccato che il tram non passi più da lì da decenni, la linea aerea sia stata tolta e da un lato via Morgagni e dall’altro via Spallanzani siano state completamente rifatte per togliere anche solo l’idea di un tram. Posso capire che togliere le rotaie sia un intervento più costoso, ma buttarci un po’ di asfalto sopra, anche se non è una soluzione perfetta, sarebbe stato relativamente semplice… e invece no.

Ma la gestione dei binari a Milano è sempre pessima. A parte quando l’anno scorso mi sono rovinato una ruota in piazzale Oberdan causa binario – sempre non più usabile – che sporge di un centimetro abbondante, quando attraverso piazza della Repubblica c’è un punto in cui devo praticamente fermarmi per passare i binari, e se andate a vedere via Bramante è tutta una buca a fianco dei binari. Io ricordo perfettamente che venti e più anni fa a Torino avevano rifatto i binari del tram che arrivava a casa mia: nella parte più periferica avevano rifatto tutta la massicciata, messo le traversine di cemento, aspettato che si assestasse il tutto e poi asfaltato, mentre in quella che portava al deposito e quindi era molto più usata avevano direttamente fatto la massicciata in cemento e usato traversine di legno. Cosa fanno qui a Milano?

non è Tempo di Libri

Dopo il flop di quest’anno, l’AIE ha pensato bene di rivedere Tempo di Libri, la fiera della (grande) editoria nata per soppiantare il Salone del libro di Torino ma senza i risultati attesi. La data è stata anticipata ai primi di marzo (dall’8 all’11), pare che la sede non sarà più Rho ma il Portello (tanto da Torino la gente non arrivava comunque…) e soprattutto c’è stato il tentativo di fare fronte comune con Bookpride, la fiera dell’editoria indipendente che si tiene al BASE sempre a marzo, l’anno prossimo dal 23 al 25. Ma quest’ultima possibilità è stata rimandata seccamente al mittente, leggo sul Corriere.

Onestamente non comprendo il “rammarico” di Odei per la quasi sovrapposizione delle due iniziative, che mi sembrano completamente diverse. Ammetto di non essere andato a Tempo di Libri, ma a Bookpride ci ho fatto un rapido giro sfruttando la giornata in cui ero a casa in solidarietà e – a parte tutti quelli che chiedevano soldi, Save the Children, Unicef, MSF, Emergency e mi pare un altro – la struttura era molto più egualitaristica. Tutt’al più mi potrei lamentare della difficoltà di sapere a priori di cosa si occupa ciascun editore per concentrarmi sui più interessanti per me; Tempo di Libri nasce pensando soprattutto ai grandi editori. Ma proprio per questo mi risulta incomprensibile la volontà dell’AIE di “fare sinergia”, diciamo così: a me sembra più un accerchiamento nei confronti del povero lettore.

Free floating bike sharing

Il titolo di questo post batte ogni record, visto che non ha una parola in italiano. In pratica significa “condivisione di biciclette a flusso libero”, un po’ come capita oggi con il car sharing (sempre inglese è…) dove non devi lasciare il mezzo in un posto specifico dopo che l’hai usato. A quanto pare, il comune di Milano ha lanciato un bando, più o meno scopiazzato da quello che aveva fatto a fine maggio il comune di Firenze.
Ora voglio vedervi a pedalare con una bicicletta di 30 kg (limite massimo indicato nel bando), ma soprattutto voglio vedervi ad avere ancora non si sa quante app sul telefono – la bicicletta si sbloccherà solo così – e fare una serie di micropagamenti a non si sa quante aziende che decideranno di offrire il servizio, tralasciando il discorso che vediamo già con le automobili della transumanza. Insomma, siamo sicuri che sia così una buona idea?

UCI Bicocca (più Supermercato del futuro)

Come avevo scritto ieri, sono stato all’UCI Bicocca a vedere un film. Sarà la stagione morta, ma mi pare che non sia poi messo così bene: non c’era praticamente coda in biglietteria, le distributrici di schifezze varie erano tutte “momentaneamente non funzionanti – rivolgersi al bar”, c’era una sezione transennata nella sala 13 dove siamo andati, i vespasiani nei bagni erano coperti. Al piano di sotto dove si mangia la situazione mi sembrava più normale, ma non ho fatto un controllo rapido.

Nella parte esterna del complesso ho finalmente visitato il “Supermercato del futuro” Coop, che continua a tormentarmi con le pubblicità su Radio Popolare. Come dimensioni è poco più di un superette, ma del resto a neanche un chilometro c’è l’Ipercoop al CentroSarca; la parte “futuristica” si estrinseca nell’avere solo casse automatiche e una serie di monitor touch screen che – se la connessione HDMI funziona – mostrano le caratteristiche dei prodotti ivi venduti. Aggiungiamo le pareti dipinte di marrone e un’illuminazione bassa, l’opposto di quella che ci si aspetta in un supermercato, e vi lascio immaginare la sensazione di oppressione che mi è arrivata.

Vigili di quartiere

Io sono favorevolissimo ai vigili di quartiere (con un minimo di rotazione tra i vigili stessi, per non dare adito alla possibilità di veri o presunti inciuci). Da un lato ci sarebbe il vantaggio di una presenza amica, dall’altro è un modo per far sentire alla gente che Milano non è solo Duomo, Brera e Navigli. Poi leggo questo articolo del dorso milanese del Corsera e mi chiedo “a che serve un vigile in piazza Caserta?” Poi leggo l’articolo e trovo scritto come primo luogo “il quartiere fra piazzale Nizza e piazza Caserta” e rimango ancora più dubbioso. Solo andando avanti con la lettura capisco cosa sta succedendo. Gianluca Comazzi (nome non nuovo a chi legge queste mie notiziole) in questa legislatura è stato promosso ed è capogruppo di Forza Italia: e direi che è chiaro che abita al massimo a quattrocento metri da casa mia.

Il punto è che il quartiere fra piazzale Nizza e piazza Caserta è davvero la parte più tranquilla della zona. Basta spostarsi di un paio di centinaia di metri e arrivare in via Benefattori dell’Ospedale e soprattutto in via Villani-piazzale Maciachini per avere una situazione molto diversa: nei tre anni in cui i gemelli andavano all’asilo non so quante petizioni dei genitori ci sono state, con risultati non così eclatanti: ogni tanto stazionava un’auto dei vigili. Diciamo che se si fosse aggiunto Maciachini alla zona di competenza dei vigili non avrei avuto nulla da obiettare, considerando che l’area avrebbe anche preso i giardini di via Populonia dove la situazione generalmente è migliore che in Maciachini ma sicuramente peggiore sia di piazzale Nizza che di piazza Caserta, ma nulla da fare. Evidentemente Gianluca Comazzi, pur abitando dietro casa mia, gravita più verso piazzale Istria sopratutto ora che c’è la fermata della lilla…

P.S.: Massimo Chierici, sempre su Facebook, mi dice che i vigili di quartiere sono già stati (re)istituiti sotto la giunta Pisapia. Io purtroppo non ho mai avuto la ventura di vederli dalle mie parti, l’auto dei vigili di cui ho parlato sopra mi sembrava una semplice pattuglia che veniva comandata quel giorno in quella sede.

E se non ci sta?

Come vedete dalla foto, qui a Milano AMSA (l’azienda che si occupa tra l’altro dei rifiuti urbani) ha lanciato una campagna contro l’uso improprio dei cestini per la spazzatura, che vengono riempiti con la qualunque.

Ora non vorrei dire, ma ho come il sospetto che la gente butti nei cestini i rifiuti ingombranti perché non ha alcuna voglia di fare una raccolta differenziata, e AMSA non voglia i rifiuti ingombranti, oltre che perché occorre fare più passaggi per svuotare i cestini, perché quei rifiuti sono per definizione indifferenziati e pertanto abbassano la percentuale di differenziata. Tutto bene, ma perché mai questa gente dovrebbe essere intimidita o illuminata e cambiare le proprie abitudini?