Vendite 2017 di Matematica in relax

Tecnicamente il libro, almeno in edizione cartacea, è fuori catalogo: però l’anno scorso ne sono state comunque vendute 49 copie, e la giacenza finale è di 52. Poi ci sono 31 copie in ebook… e non mi sono neppure accorto che finalmente non è solo in pdf ma anche in epub/kindle. Magari una volta che è in offerta me lo compro anche 🙂

(per i curiosi: il totale lordo delle royalties è 47,55 euro, che rimangono lì in attesa finché non arrivano a una cifra decente. Quindi non pago da bere 🙂 )

Il mio prossimo libro

Ci siamo (si fa per dire): stanotte ho spedito all’editore il manoscritto del mio prossimo libro. Se tutto va bene lo troverete a settembre nelle librerie reali ed elettroniche.
Una buona notizia per molti dei miei ventun lettori: di matematica stavolta ce n’è ben poca. (Un po’ ce n’è, non riesco proprio a farne a meno). Più che altro parlo di pettegolezzi su alcuni numeri, partendo dai significati non matematici, raccontando cose non sempre note e soprattutto rovinando le leggende che circolano spesso. Inutile dire che c’è un capitolo sul Quarantadue.

Non mi volete bene

A fine aprile arrivano i report di vendite dei libri. I miei ventun lettori sanno che a meno di casi eccezionali (quorum non ego) con i libri non si guadagna nulla, e sanno anche che io non ho problemi a rendere pubblico il numero di copie vendute.
Ho avuto con qualche settimana di anticipo il rendiconto di Codice, e ho scoperto che ho venduto meno 129 copie cartacee di Matematica in pausa pranzo (e 193 positive elettroniche, ma con quelle si guadagna molto meno). Per Matematica in pausa caffè i numeri sono 66 e 338 rispettivamente, per la cronaca.
Non è impossibile vendere un numero negativo di copie: mi era capitato nel 2015 con Matematica in relax. Quello che succede è che le librerie piazzano ordini in conto vendita, e se dopo un po’ il libro non vende te lo rimandano indietro. È anche per questo che il distributore si fa pagare così tanto, tra l’altro. Quello che però non capisco è tutta questa differenza con l’altro libro, perfino adesso: non sto insomma confrontando lo stesso periodo di tempo dalla loro uscita, ma proprio quello che succede nel qui-ed-ora. Se qualcuno di voi li ha letti entrambi, saprebbe dirmi che ne pensa?

Proprietà di linguaggio

Mentre uscivo per andare in palestra, ho visto cartelli appesi per ogni dove nella mia sede che comunicavano che domani sarebbero state testate le sirene antincendio, che non era un’esercitazione o tanto meno un pericolo e quindi non era necessario “evaquare” lo stabile.
Un’ora dopo sono rientrato e i cartelli erano stati tutti sostituiti: ora non è più necessario “abbandonare” lo stabile. (Ah, prima erano anche firmati e ora no)
Giuro che io non ho detto nulla a nessuno.

truffe telefoniche: non sono più il giaguaro di una volta

Sabato mattina squilla il telefono (fisso). Risponde Anna, già sapendo di che si trattava: solo che non aveva voglia di divertirsi e ha detto “ah, aspetti che le passo quello di Tim”. Io ho preso il telefono e detto “Buongiorno, sono un dipendente Tim, mi dica pure”. Bisogna dare atto alla signora dall’altra parte della linea che dopo un attimo di smarrimento è andata avanti commentando “allora sa già dei prossimi aumenti”, al che io ho risposto “certo, ma so anche che l’Authority li ha bloccati” (il che è tecnicamente vero, anche se irrilevante nel contesto”. Il dialogo è continuato con “ah, a noi non ce l’hanno ancora detto…” “Beh, è possibile che non sia arrivata la notizia ufficiale, ma è su tutti i giornali”.
Vabbè, la tipa ha poi detto di non essere davvero di Tim ma di Federconsumatori, e io l’ho salutata gentilmente senza nemmeno chiederle come mai avesse il mio numero di telefono che non è negli elenchi. Sto invecchiando.

Amazon mi ha scritto

Ieri mi sono trovato nella buca delle lettere una letterina di Amazon. No, non è Bezos che mi annuncia l’aumento dell’80% di Prime, che io non posseggo. (Ce l’ha Anna, e quella email è arrivata a lei). Molto più prosaicamente, c’era un modulo 1042-S. E che cos’è, direte voi?

Beh, ricordate che quest’autunno mi sono autopubblicato Matematica in relax 2? Io l’ho anche messo in vendita negli USA, perché non si sa mai dove vivano i miei fan. Per farlo ho dovuto compilare non so quanti moduli, indicare che non sono un cittadino USA e che mi andava bene pagare le tasse a nonno Trump. Orbene, nel 2017 ho avuto un reddito lordo di 2,55 dollari (credo equivalenti a tre copie vendute, non ho voglia di controllare), il 30% del quale (77 cent) è rimasto all’IRS. Felice di contribuire all’economia USA, mi rimane questo dollaro e settantotto centesimi che non so se e come dichiarare. Se non ho capito male, in realtà ci dovrebbe essere un accordo tra Italia e USA per evitare la doppia tassazione: ma sarà vero?

(Mettiamola così: se va tutto bene, anche quest’anno accetto il 730 precompilato ed evito il problema)

La scalata alle aziende passa anche per il Web

Se siete tra i miei ventun lettori sapete più o meno cosa succede in Telecom Italia (o Tim, se preferite), visto che ogni tanto ne parlo. Magari avete anche sentito che c’è un “fondo avvoltoio” che sta rastrellando azioni per la prossima assemblea, dove proporrà all’ordine del giorno di far fuori tutti i consiglieri stranieri. Bene: il fondo Elliot ha deciso che gli articoli sulla stampa potevano non essere il massimo e ha scelto di creare un minisito, nel quale ha postato una lettera agli azionisti dove spiega cosa vuole fare (far salire di valore le azioni facendo fuori l’attuale management che a loro parere fa schifo: risultato che in parte hanno già ottenuto, visto che dal baratro di 0,647 del 6 febbraio, quando immagino hanno cominciato a comprare, le azioni sono risalite a 0,81).
La cosa più divertente per me è vedere la parentesi “(italiano)” a fianco di ciascuno dei nomi proposti per il board. Mi sa che con Vivendi questi qua hanno proprio il dente avvelenato.

Intenzioni di voto

i partiti in lizza (da Ministero dei meme)

i partiti in lizza (da Ministero dei meme)

Domenica prossima si vota. Per i curiosi, ecco quali sono le mie tendenze di voto.
All’uninominale per la Camera non ci sono se e ma: come fa un vecchio democristiano come me a non votare per il compagno BR1? Più complicata la parte proporzionale. Temo che poi terminerò una mia tradizione più che trentennale (niente socialisti) e voterò Insieme. Con ogni probabilità la lista non raggiungerà l’1% su base nazionale e quindi quel voto andrà perso: nella peggiore delle ipotesi sarà tra l’1% e il 3% e quindi sarà immeritatamente preso dal PD, che però non potrà sfoggiarselo nelle sue percentuali di voto. Al Senato la situazione è molto più complicata: sono indeciso se annullare direttamente la scheda (non platealmente, semplicemente con una grande croce su tutto il foglio) oppure scegliere un partitucolo a caso che tanto non raggiungerà la soglia minima. Io sono per principio contrario ai listini bloccati: se i candidati uninominali, gli unici per cui posso fare una scelta, non mi piacciono allora è inutile che io voti.
Ah sì, noi in Lombardia votiamo anche per la regione. Non mi sono preparato e non so che fare: chi offre di più?