scappellamenti a destra

Sabato mattina è squillato il telefono fisso: il numero era il famigerato 0898423621 (cercatelo pure su Internet). Visto che ero di buonumore, ho risposto al telefono e la tipica tipozza mi ha detto che c’era un rimborso sulla mia bolletta telefonica; poi ha commesso l’errore di continuare dicendo “lei è un utente Telecom, vero?” al che ho risposto stupito “no!”.

L’interlocutrice è rimasta un attimo spiazzata, mi ha chiesto qual era il mio operatore, e io ho risposto sempre candidamente “NoiCom” (qualcuno magari si ricorda ancora di loro…), spiegando che avevo cambiato gestore da poco; mi ha chiesto se era un operatore locale, al che io “certo che sì!” e se mi trovavo bene (“per il momento sì”). La chiamata è terminata con la tipa che ha salutato e ha detto che avrebbe aggiornato l’anagrafica 🙂

La prossima volta userò un altro sistema. Questa gente non può sapere a chi è intestata la nostra linea, perché non siamo negli elenchi; ma probabilmente hanno il nome del vecchio abbonato. Io posso tranquillamente rispondere che appunto non sono io, che mi chiamo Pepito Sbazzeguti (beh, diciamo che userò un nome più comune)…

Perché tanto odio?

Ieri sera abbiamo ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Ha risposto Anna, e una signora (con forte accento napoletano, capirete dopo il perché è importante) le ha detto che la nostra promozione Tim era quasi scaduta. Anna è subito salita da me dicendo (con voce un po’ troppo stentorea, in effetti) “Mau! Qui mi stanno dicendo una cosa incredibile! La nostra promozione Tim è quasi scaduta!” al che io rispondo “Mannò, mi sembra strano. Chiedi quale sarebbe la promozione”. Risposta: “Tim Smart Casa”. Mia controrisposta “no, guardi, quello non è il nostro contratto. È possibile che ci sia stato un errore, chiedi che ricontrollino”. La tipa ha detto che “al terminale dice questo”, Anna ha continuato sempre con la voce falsamente stupita, e alla fine quella le ha sputato una raffica di insulti in napoletano stretto e ha buttato giù.

Immagino che gli insulti siano dovuti al fatto che abbiamo fatto durare la telefonata troppo tempo, anziché buttare giù subito noi, e quindi abbiamo ridotto il guadagno della telefonista: non ho nessun problema a confessare che la cosa non mi fa sentire affatto in colpa. Non mi chiedo nemmeno come mai queste sedicenti “aziende” il cui unico scopo è carpirti il codice per il cambio operatore in bolletta siano ancora presenti sul mercato: ormai sono disilluso. L’unica curiosità che mi resta è capire se questa gente prova numeri a caso, perché finché lo fanno con mia mamma quasi ottantenne è un conto, ma con i cinquantenni forse le cose sono un po’ diverse anche per loro… (I trentenni probabilmente non hanno una linea telefonica fissa 🙂 )

le mie basi dati librarie

Io ho tanti libri a casa. Ho anche tanti ebook. Ho poi letto tanti libri presi in prestito in biblioteca. Diciamo che sono un bulimico dell’informazione. Questo significa che ho salvato i dati di lettura e soprattutto le mie recensioni dell’ultimo quindicennio prima su Anobii, poi su Goodreads e infine su LibraryThing. L’idea di per sé sarebbe sensata, a parte il lavoro attuale per copiare tre volte le stesse informazioni, se non fosse che l’esportazione-e-importazione delle basi dati è sempre stata molto subottimale. La ragione è semplice: ho molti libri vecchi senza ISBN per i quali trovare il match è sempre difficile, e ho moltissimi libri in italiano (mavalà) che Anobii di solito gestisce ma gli altri due sistemi no. È vero che posso aggiungerli a manina, ma non è velocissimo. Il risultato è che su Anobii ho 1017 libri, su Goodreads 935 e su LibraryThing 832.

Ieri pomeriggio ho provato a mettere in ordine di ISBN i due file excel dell’esportazione Anobii e Goodreads per vedere se potevo creare un file di differenze e darlo in pasto. Diciamo che fino ai primi 200 libri in inglese la cosa è stata facile, c’erano giusto alcuni libri salvati con ISBN diverso (evidentemente perché non c’era l’edizione giusta). Poi il dramma. Non credo riuscirò mai a finire 🙁

Il tempismo del comune di Milano

A giugno il Comune di Milano mi ha scritto (rectius, ha scritto ad Anna che è il capofamiglia) ricordandoci che anche quest’anno bisogna pagare la TARI. Ci ha mandato i bollettini ma ha anche scritto “se volete però potete attivare un SEPA Direct Debt, così non dovete più preoccuparvi”. Che bello, dico io. Compilo il modulo, lo faccio firmare al capofamiglia e lo porto allo sportello bancario di Palazzo Marino che mi rilascia la mia bella ricevuta. Data: 14 giugno 2017.

A inizio agosto Anna mi chiede “ma non doveva essere già passata la prima rata della TARI”? Io rispondo “magari la prendono tutta assieme a settembre. Tanto ho qua il mio bel foglietto, aspetta che apro il file dove l’ho salvato. Non trovo il file. Vado allora a cercare tra le scartoffie, recupero la ricevuta, la scansiono e le dico “Visto? Tuttapposto”. Poi ci penso ancora su un attimo e noto qualcosa che non mi torna. Apro il sito dell’home banking, guardo il mio IBAN, e vedo che non è quello che ho scritto nel modulo. Più precisamente avevo copiato il precedente IBAN del nostro conto, che era stato cambiato nell’ambito dell’ennesima riorganizzazione della banca.

Una cosa simile mi era capitata qualche anno fa: mi ero dimenticato di cambiare IBAN nella domiciliazione dello stipendio, e al secondo cambiamento di codice mi sono trovato un mese senza stipendio sul conto corrente. Sapevo quindi che probabilmente il SEPA sarebbe passato comunque, visto che questo era il penultimo IBAN e non il terz’ultimo. Per sicurezza mi connetto al sito del Comune per chiedere informazioni; chiedo lumi alle 19:06 dell’11 agosto. Non mi aspetto naturalmente una risposta prima di Ferragosto.

Ieri (domenica 10 settembre) alle 12:31 mi arriva un’email in cui mi viene scritto in burocratese puro «in riferimento alla sua richiesta, la informiamo che dovrà comunicare alla sua filiale di inviare una modifica, entro il 10/8/2017, del mandato SEPA attualmente attivo, segnalando il nuovo iban, che verrà rilevato grazie al servizio SEDA.».

Ora io non mi lamento nemmeno più di tanto del fatto che per avere una risposta ci abbiano messo trenta giorni. Mi lamento un (bel) po’ di più del fatto che ci dev’essere qualcosa che non funziona nella spedizione delle email, a meno che un solerte funzionario si trovasse a mezzogiorno di domenica in ufficio. Ma quello di cui mi lamento davvero è che non è possibile rispondere a un messaggio scritto l’11 agosto dicendo che dovevo fare qualcosa entro il 10 agosto. Piuttosto scrivete “essendo passata la data del 10 agosto, non garantiamo sia possibile fare alcunché”, no?

(per i curiosi: stamattina ho controllato, il SEPA è attivo sul mio conto)

Google e riconoscimento delle immagini

È un bel po’ che Facebook sfrutta il riconoscimento delle immagini nei suoi post. Ma non mi aspettavo che dopo aver scattato questa foto ai gemelli spiaggiati la mattina del loro compleanno Google Maps mi suggerisse di aggiungerla all’albergo ivi presente a una cinquantina di metri di distanza in linea d’aria, e quindi confondibile per GPS. In effetti ha senso, ma è preoccupante…

Carta Nazionale dei servizi

Ieri sera mi è arrivata una busta intestata SOGEI. Mi sono preoccupato un po’, ma quando l’ho aperta ho scoperto che era semplicemente la nuova Carta Nazionale dei Servizi. Nazionale, sì. Noi in Lombardia avevamo sempre avuto una tessera regionale (oltre che quella nazionale), ma ho scoperto che «Dato il livello raggiunto dai servizi socio–sanitari nazionali, Regione Lombardia ha avviato il progetto di convergenza della CRS verso la TS–CNS. Ai cittadini lombardi con la CRS in scadenza, quindi, verrà recapitata la nuova Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi da utilizzare comodamente da casa.» Diciamo che se fossi un funzionario di un’altra regione mi arrabbierei un poco.

Ma veniamo all'”utilizzare comodamente da casa”. La letterina che era allegata alla tessera specificava che avrei potuto chiedere il pin, da usare “comodamente” con un lettore di smart card, oppure una password comprensiva di codice “usa e getta” (one-time password) che sarebbe arrivata via telefono, e sarebbe basato andare in un’Unità Ospedaliera. Il mio ufficio è attaccato al Fatebenefratelli: in tredici minuti sono andato, ho fatto le pratiche, sono anche passato al bancomat e sono rientrato. Questo è bello. (Un po’ meno bello scoprire che con SPID avrei comunque potuto fare tutto). Entro, metto la password provvisoria, scrivo la password definitiva, accetto l’accettabile, e guardo il mio fascicolo sanitario: vuoto. Però posso aggiungere nel “taccuino” le informazioni sanitarie e condividerle con il mio medico di base: così ho inserito la scansione degli ultimi esami del sangue Avis, esami che naturalmente sono stati fatti al Niguarda ma che a quanto pare non possono essere messi automaticamente (e in formato elettronico nativo, non scansionato), nel senso che non è previsto da nessuna parte che io possa dare l’ok all’operazione. Bene, ma non benissimo.

Specchio dei tempi è in fase calante

Se siete piemontesi, sapete certamente che cos’è Specchio dei tempi: la rubrica di lettere nella cronaca cittadina de la Stampa, presente da decenni sempre nello stesso formato. L’altra settimana ero in montagna in vacanza con i gemelli, acquistavo tutti i giorni il giornale per far passare un po’ il tempo, e mi sono anche rimesso a leggere la rubrica. Un giorno tra le lettere ne ho trovata una che si lamentava del compito di matematica dato alla maturità scientifica. Non so come mai l’autore l’avesse spedita un mese e mezzo dopo l’esame, ma tant’è. Sempre perché non avevo nulla da fare, ho preso il tablet e ho mandato una risposta che qualche giorno dopo è stata pubblicata. (Nota: non è poi così difficile farsi pubblicare, ci ero riuscito già trent’anni fa: il trucco è scrivere in modo acribico). Un tempo mi sarebbero arrivati i messaggi degli amici piemontesi che avevano visto la lettera: stavolta niente da fare… È assodato che ormai la rubrica è diventata residuale.